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Posts Tagged ‘jean-auguste-dominique ingres’

Dusciana Bravura, Question Mark Cuori, 2007, paste vitree, oro mosaico, vetro opalescente, vetro argentato, murrine, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 220x100x45, collezione privata

Dusciana Bravura, Question Mark Cuori, 2007, paste vitree, oro mosaico, vetro opalescente, vetro argentato, murrine, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 220x100x45, collezione privata

Metti un tardo pomeriggio d’inverno a passeggiare per le vie del centro di Ravenna, imboccando una strada non particolarmente illuminata, via Cerchio, dove si scopre il nuovo studio-laboratorio di Dusciana Bravura.

E si parla con quest’artista veneziana di nascita (a proposito, altro suo showroom è lo Studio Du accanto a Palazzo Grassi, in Calle de le Carrozze, san Marco 3283, Venezia) e ravennate, anzi “bravuresca” per formazione, nel senso che da sempre in famiglia ha respirato la poesia faticosa del fare.

Dusciana Bravura, Becco giallo, 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30x28, proprietà dell’artista

Dusciana Bravura, Becco giallo, 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30×28, proprietà dell’artista

 

Dusciana Bravura, Becco giallo (particolare), 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30x28, proprietà dell’artista

Dusciana Bravura, Becco giallo (particolare), 2014

E si ascoltano i pezzi suoi che circondano avvolgendo il visitatore: sculture, gioielli, specchi in cui tutto si moltiplica (e non è inopportuno il riferimento riattualizzato all’Arts & Crafts morrisiano). Cose diverse dalla matrice comune, non solo perché, banalmente, le ha pensate e realizzate lei coi suoi collaboratori. Il segreto è un velo sottile da percepire, pur essendo sotto gli occhi.

Dusciana Bravura, Orso bianco, 2006, scultura in mosaico realizzata con vetro argentato, vetro opalescente, murrine, madreperle, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 130x90x60, collezione privata

Dusciana Bravura, Orso bianco, 2006, scultura in mosaico realizzata con vetro argentato, vetro opalescente, murrine, madreperle, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 130x90x60, collezione privata

 

Dusciana Bravura, Tartaruga, 2005/2008, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, adesivo cementizio su struttura in pvc, cm 100x70x40, collezione privata

Dusciana Bravura, Tartaruga, 2005/2008, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, adesivo cementizio su struttura in pvc, cm 100x70x40, collezione privata

Anzitutto la cura evidente, la preziosità di ogni dettaglio di ciascun oggetto è maniacale. Il livello dunque è altissimo. Che siano forme animali ricoperte da migliaia di tessere dai colori vivissimi, con accostamenti inediti e risultati che armonizzano disegni di soli e fiori musivi sui corpi delle bestie, con andamenti tutt’altro che scontati, o che si tratti di pattern per specchiere, complementi d’arredo o decorazioni per collane e orecchini, il punto vero per questa donna, che ragiona d’arte al femminile come punto d’orgoglio e di forza, non certo di limite (come, in una declinazione astratta e d’umori paesaggistici, una Joan Mitchell) ed è innamorata delle stoffe e dei fruscii e dei tappeti d’oriente e mediorientali in particolare, è la pelle.

Dusciana Bravura, Ara (specchio)

Dusciana Bravura, Ara (specchio)

 

Dusciana Bravura, Ara (particolare)

Dusciana Bravura, Ara (particolare)

 

Dusciana Bravura, Lam (specchio)

Dusciana Bravura, Lam (specchio)

 

Dusciana Bravura, Lam (particolare)

Dusciana Bravura, Lam (particolare)

 

Agisce sulla pelle delle cose, la ricopre con altra pelle derivata dalle sue azioni e variazioni e ricreazioni di fili e stili e forme islamico-bizantine (Fortuny avrebbe gradito), creando al contempo stupore per gli occhi inondati da quelle stoffe vitree, desiderosi di toccarle, come lo è la pelle femminile di indossarne i gioielli.

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Incanto autentico della superficie dunque: e non occorre scomodare il Grey di Wilde o la sinuosità mahleriana di Klimt o la sontuosità classica d’Ingres. Quello di Dusciana è oriente vissuto e metabolizzato in tanti viaggi, in altrettanta vita. È qualcosa di interiore che affiora in un continuum acqueo come nelle mille canalette dei giardini dell’Alhambra. Come nel suo imponente atto d’amore, omaggio d’oro alle icone artistiche del XX secolo, il capolavoro Alchemy del 2010.

Stupire l’occhio è ancora possibile.

Dusciana Bravura, Alchemy, 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy, 2010, mt 12x6x3

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

Chi ha capito il legame profondo di quest’artista con la pelle del mondo, delle cose, delle persone, anim-azioni che lo abitano, sono i ragazzi di gi.ro.labo – laboratorio creativo digitale, che hanno realizzato su ispirazione delle opere di Dusciana una video-performance in cui i colori e le forme dell’artista vengono proiettate letteralmente come una seconda pelle sul corpo di una danzatrice e sull’installazione E/essere sospeso di Roberta Grasso.

Stupire l’occhio è ancora possibile.

E come non ricordare, anni fa in una galleria di Marrakech, freschissime e potenti nella loro aerea bellezza le opere fotografiche di Yasmina Alaoui e Marco Guerra, i 1001 Dreams fatti di pelle, henné e pellicola impressionata, poi stampata in grandi dimensioni per evidenziare quelle geometrie regolari e ripetute come tessere sulle curve dei corpi umani, ancora nuovi splendori musivi.

Stupire l’occhio è davvero ancora possibile.

www.duscianabravura.com

www.girolabo.it

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 8

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 8

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 7

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 7

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 23

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 23

 

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Miguel Ángel Sánchez, Marina Abdel Nour Barsoum

Altro che l’ennesima bolla estiva (tutta italiana) sui presunti disegni del Fondo Peterzano arbitrariamente attribuiti al Merisi da due sedicenti studiosi del grande pittore (i cui nomi non citerò per evitare l’effetto Erostrato e, del resto, sono stati ampiamente smentiti da studiosi veri e seri, non ultimo il giovane Davide Dotti): ci sono invece caravaggeschi moderni intenti a rapire e a consegnare all’eternità (per il valore che questa parola può avere riferita alle umane cose) l’anima del mondo attraverso i ritratti degli uomini che questo mondo abitano, sognano, amano, combattono, desiderano.

Miguel Ángel Sánchez, Kirolos Nagy, el activista

E, appunto, El alma del mundoè il progetto fotografico sviluppato a partire dal 2009 e pubblicato in Spagna nel 2011 con le immagini di Miguel Ángel Sánchez e il commento altrettanto intenso di Nuria Tesón che dà voce a quei volti, alle loro storie, alla dignità di ciò che fanno per vivere e rendere vivo il proprio paese, l’Egitto.

Miguel Ángel Sánchez, La Madre del mundo

Si tratta di un’ottantina di fotografie di cittadini di Il Cairo, in cui sono presenti tutti i tipi umani, uomini e donne ovviamente, vecchi, adulti e bambini, e fra essi verdurai, attivisti politici, musicisti, artisti, mercanti e ambulanti, barbieri, giornalisti e scrittori, madri e cantatrici di un intero popolo.

Miguel Ángel Sánchez, El vendedor de algodón de azúcar

Tuttavia, pur volendoli ritrarre in un momento storico ben preciso, quello del cambiamento della cosiddetta “Primavera araba”, ciascuna figura è di fatto quasi ieraticamente isolata (come in Zurbarán) per far risaltare “l’espressionismo” psicologico di ogni volto (come in de Ribera), posta su sfondi quasi sempre neutri, fatti di sole grandi pareti con colpi di luce mirati e molta ombra (come l’ultimo Caravaggio), e spesso accompagnata dai propri strumenti di lavoro (come nei bodegones del primo Velázquez, così attento al dato quotidiano), che insieme all’eleganza senza tempo dei caftani o d’altri abiti di antica tradizione mediorientale fanno di questa galleria non tanto un reportage databile (e fra qualche anno datato), ma un’opera in grado di trascendere il proprio periodo anche grazie alla conoscenza e all’uso di citazioni che vanno dallo “spinario” classico sino ai maestri della ritrattistica occidentale – fotografi inclusi – (da Raffaello a Ingres sino a Steve McCurry), passando ovviamente per il sostrato indubbiamente spagnolo di Sánchez che indica non tanto e non solo una filiazione diretta col Merisi quanto con le sue declinazioni iberiche.

Miguel Ángel Sánchez, Scairon, el rey sudanés

A differenza però dei grandi pittori secenteschi, qui nulla di religioso, postborromaico, gesuitico o controriformato: se c’è una passione in quegli occhi è tutta civile, anzi umana: del voler vivere anzitutto e del volere sempre e ancora altro futuro e un futuro altro, come in apertura del testo dicono i due verdurai attraverso le parole di Tesón: El futuro es difuso como una bocanada de humo que no esperan que se disipe.

Miguel Ángel Sánchez – website

Miguel Ángel Sánchez, Los verduleros

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