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Daniel Pennac durante la Laurea ad honorem in Pedagogia, Bologna 26 marzo 2013

Daniel Pennac durante la Laurea ad honorem in Pedagogia, Bologna 26 marzo 2013

(…) Altri fortunatamente – professori, critici, librai, bibliotecari – preferiscono essere dei passeurs, degli intermediari che trasmettono la cultura agli altri. Che è molto più di un ruolo, è una maniera d’essere, un comportamento. I passeurs sono curiosi di tutto, leggono tutto, non confiscano nulla, trasmettono il meglio ai più.

Passeurs sono i genitori che non pensano solo a bardare i figli di letture utili in vista di un rapido diploma, ma che, conoscendo il valore inestimabile della lettura, si augurano di trasformarli in lettori di lungo corso.

Passeur è il professore di lettere, le cui lezioni ci spingono a correre immediatamente nella prima libreria. Non accontentandosi d’insegnare la letteratura francese in Francia, l’italiana in Italia o la tedesca in Germania, egli – grazie a quell’altro passeur, il traduttore – apre tutte le frontiere letterarie, dando accesso all’Europa, al mondo, all’umanità e a tutte le epoche della letteratura.

Passeur è il libraio che introduce i suoi giovani clienti agli arcani della classificazione, insegnando loro a viaggiare tra i generi, le tematiche, gli autori, i paesi, le epoche… facendo della sua libreria il loro universo.

Passeur sono i professori universitari che non si limitano a formare dei chirurghi della letteratura, ma delle persone capaci di risvegliare le coscienze e di scatenare la meraviglia.

Passeur è il bibliotecario capace di raccontare i romanzi presenti sui suoi scaffali!

Passeur è l’editore che si rifiuta d’investire esclusivamente nelle collane di best seller, senza però rinchiudersi nella torre d’avorio della letteratura sperimentale.

Passeur, il critico letterario che legge tutto, che scopre e fa leggere il giovane romanziere, il giovane drammaturgo, il nuovo poeta, oppure colui che resuscita il grande scrittore dimenticato, invece di pavoneggiarsi in una vanità da becchino raffinato.

Passeur il lettore, la cui biblioteca personale contiene ormai solo romanzi brutti e saggi di seconda mano, dato che ha prestato tutti i suoi libri migliori senza che questi venissero mai restituiti. In effetti, poiché l’atto di lettura è fondamentalmente un atto di antropofagia, è sconsiderato aspettarsi che un libro prestato ci venga un giorno restituito.

Passeur supremo infine è colui che non vi domanda mai cosa pensate del libro che avete appena finito di leggere, perché sa che la letteratura non ha nulla a che fare con la comunicazione. Se siamo passeurs convinti, siamo anche i guardiani del nostro tempio interiore.

L’ho scritto in Come un romanzo: “L’uomo vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui. Piccolissime, segrete connivenze che dicono la paradossale felicità di vivere, nel momento stesso in cui illuminano la tragica assurdità della vita. Cosicché le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.”

Sì, è proprio la paradossale missione del passeur di libri: offrire a ciascuno di noi il piacere segreto di poter diventare il guardiano del proprio tempio interiore.

Daniel Pennac, da Una lezione di ignoranza, lezione dottorale tenuta in occasione della Laurea ad honorem in Pedagogia conferitagli dall’Alma Mater Studiorum di Bologna il 26 marzo 2013.

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