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Mosaici romani d'età imperiale sfondati dagli scavi di Hera in Piazza Anita Garibaldi a Ravenna, estate 2011

Dei berluscones e della Lega s’è più volte detto su questo blog e il voto salva Cosentino della scorsa settimana ritengo sia un atto finale perfetto, oltretutto fuori tempo massimo, non necessitante di commenti ulteriori.

Ma quel che giusto è giusto: in quest’ultimo quasi ventennio anche il PD ha fatto la sua parte.

Come quasi tutti ha cambiato nome, ma non sostanza, che è ciò che conta. Quando è andato al governo come armata Brancaulivesca, be’, ha fatto la differenza: vogliamo parlare della ferocissima legge antitrust sul monopolio televisivo mai nemmeno sognata? E nell’ambito locale, il sistema Penati dice niente?

A Ravenna, candidata capitale europea della cultura per il 2019, nell’ultimo anno il Comune (giunta a maggioranza PD) in accordo con Hera, la holding energetica dell’Emilia Romagna, e scandalosamente con l’assenso della Soprintendenza archeologica, ha concesso ogni permesso di continuare a scavare sopra un’area, Piazza Anita Garibaldi in pieno centro storico, nonostante il ritrovamento di importanti mosaici pavimentali romani d’età imperiale, ora sfondati da piloni di cemento armato. Per far cosa? Un’isola ecologica interrata, ovvero una mega fossa raccogli monnezza puzzolente. E cercare altre soluzioni più rispettose e, fra l’altro, meno costose? Inutile ogni commento come le numerose proteste dei cittadini indignati completamente ignorate dalla dirigenza.

Ma non bisogna generalizzare, vero: ci saranno pure uomini validi nel Partitone, no? E fai pure che non ci siano! Spesso per la verità sono donne, ma tanto è come se non ci fossero o meglio, sono come le spillette e le coccardine da esibire al momento giusto sulla giacca dei soliti immarcescibili baffini, tanto perché non si dica che non siano al passo coi tempi.

E all’opposizione? Anche lì il super PD non s’è fatto mancare nulla: ha tuonato fermamente contro la barbarie belusconleghista facendo contestualmente controproposte serie (ma quando mai…), si è appropriato, questo sì, del risultato dei referendum di giugno che neanche voleva (anzi sulla privatizzazione dell’acqua sino a pochissimi anni fa Bersani era favorevolissimo e anche il nucleare non era certo un tabù) e sulle cose che contano davvero, tipo l’ignobile scudo fiscale tremontiano, ha fatto in modo che passasse grazie all’assenza di ben venti suoi deputati. Complimenti davvero.

Per non dire sulla contrarietà, talvolta ambiguamente taciuta, ad abolire province, privilegi, numero dei parlamentari, stipendi assurdamente alti e il porcellum elettorale che alla fine fa mooolto comodo a tutti. O il PD non è di sinistra o se la sinistra è il PD ha davvero finito il suo percorso storico, in modo pessimo peraltro.

“Noi siamo diversi, non dite che siamo tutti uguali”, ha ripetutamente ribadito Bersani: sì, nel senso che a differenza degli altri il PD fa la morale, non si capisce bene da quale razza di pulpito.

Mica è finita però. C’è un regalo anche per i bibliofili scattato lo scorso primo settembre 2011: il disegno di legge proposto da Ricardo Levi, parlamentare PD, e da tutti approvato, ovvero l’imposizione a tutte le librerie italiane incluse quelle online di non poter più fare i meravigliosi sconti del 25% talvolta anche 50% con cui i modesti acquirenti ma appassionati come il sottoscritto potevano permettersi qualche catalogone d’arte altrimenti troppo costoso. Per non dire del disastro provocato alle casse esangui delle biblioteche!

Contro ogni legge di libero mercato ora tutti sono eguali, al massimo è previsto un 15% di sconto ma non sotto i periodi festivi come dicembre e comunque non cumulabile con altri buoni o sconti ricevuti.

Motivo di questa genialata? Favorire le piccole librerie indipendenti distruggendo ogni concorrenza: ora, chi glielo va a spiegare a Levi e compagnoni che non è esattamente in questo modo e in questo periodo di crisi nerissima che si stimola il mercato librario italiano, già magrissimo peraltro?

Semplicemente si acquisteranno ancor meno testi sia da parte dei privati sia soprattutto da parte dei pubblici uffici, biblioteche in primis.

Ma a gentaglia che percepisce fra i 15 e i 20 mila euro mensili e fors’anche di più in alcuni casi, sganciata da ogni realtà nel dorato ancien régime romano, cosa vuoi che importino le magnifiche sorti e progressive di noi comuni mortali?

Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Ps. Bene o male che se ne dica o pensi, il governo Monti in questi primi due mesi di operato ha dimostrato quanto mai chiaramente l’enorme lavoro che c’è da fare (e certo i tecnici non sono perfetti, anzi), ovvero tutto quello che l’intera nostra classe dirigente, in primis politica, non ha voluto né saputo fare per anni, causa sostanziale inadeguatezza, inettitudine cronica e un egoismo sfrenato.

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Ahi serva Italia, di dolore ostello,/ nave sanza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di provincie, ma bordello!” Dante Alighieri,  Purgatorio, Canto VI, 76-78

Si è dato conto nel post precedente della memoria dovuta ad un grande italiano, Vittorio Foapater patriae senza ombra di retorica, figura intellettualmente onesta della sinistra non comunista.

Dunque una voce tuttora di riferimento, se fosse ascoltata dagli amorfi, quando non conniventi, PD e sindacati vari, in un frangente della nostra democrazia così buio come quello attuale, quando più che mai occorrerebbero coesione, voci unite e concretezza di proposte sul lavoro, il welfare, la maledetta precarietà (benedetta da quasi tutta questa classe politica e vigliaccamente battezzata col nome di un morto ammazzato, Biagi, che non aveva terminato né così pensato la legge che porta il suo nome), la tassazione e la riforma fiscale, il rilancio economico e d’immagine della nazione, le agevolazioni connesse per dare ossigeno alle imprese, ma anche pene certe e severe sull’evasione fiscale, le liberalizzazioni non selvagge, l’energia, la sanità, la famiglia tradizionale e non (e certo non quella dei blabla di convegni e family day, spesso promossi da gente indegna), l’istruzione ormai allo sbando (salvo i fondi abbondantemente elargiti per le scuole private), la ricerca azzerata dai tagli, i disgraziatissimi beni paesaggistici e culturali (più che emblematico l’ultimo crollo pompeiano, ovviamente sine culpa), cinema, teatro e cultura in generale vilipesa (del resto Bondi è un nulla e per Tremonti tutto ciò è men che inutile), il ritiro troppo a lungo rimandato dall’Afghanistan (ma qualcuno ha calcolato le spese per la Difesa degli ultimi dieci dodici anni, senza contare le perdite umane, civili e militari? Mentre in patria le forze d’ordine non hanno benzina, sebbene i politici non si neghino le scorte…), una legge elettorale non liberticida (ma quale partito la vuole veramente?), l’immigrazione, un federalismo equo e ragionato, la gestione rifiuti e dei problemi del Mezzogiorno, mafie anzitutto, etc., tutti frammenti di un Paese bloccato, specchio di un governo inerte, assente, incapace d’ogni agire nonostante la maggioranza schiacciante del 2008, essendo il suo capo sotto “ipnosi giudiziaria”, come l’ha denominata Paolo Mieli, e da anni ormai, per cui al volgo non spetta che “godersi” gli stacchi pubblicitari di Montecarlo, delle feste con le escort (ma non si chiamavano prostitute?), o del delitto della settimana, tutto pur di distrarre dagli impegni presi, dai problemi non risolti e cumulati.

Ma la responsabilità di questa impasse disastrosa è da attribuirsi anche alle mancanze della sinistra (dalla mai pensata legge sul conflitto d’interessi quand’era al governo per ben due volte, all’assenza di una ventina di deputati PD, grazie a cui è passato il famigerato scudo fiscale tremontiano del 2009 in favore dei grandi e grandissimi evasori, mafiosi inclusi, a numerose altre occasioni perse), che paralizzata dalla visione del proprio ombelico non trova soluzioni alternative serie da opporre ad una crisi economica devastante, al populismo ipocrita che impera e a cui compartecipa, alla notte di ogni etica, all’arroganza senza ritegno anzi alla violenza della politica, alla corruzione e al degrado dilaganti, trasversali (La casta di Stella e Rizzo è un must), oltre al connesso svilimento della magistratura, atto pericolosissimo, ormai quotidiano, cui si assiste come impotenti di fronte a certa maggioranza, al governo e ai media pubblici e privati direttamente loro rispondenti e asserviti.

Ora, di fronte a questo “regime di seduzione”, secondo la definizione dello storico Adriano Prosperi, autore della raccolta recente Cause perse (Torino, 2010), di fronte a sollecitazioni comunque positive sia all’interno del Partito Democratico, dove pure ci sono persone capaci (si pensi alle iniziative di quest’ultimo week-end del sindaco di Firenze Matteo Renzi), che in zone limitrofe (Vendola, il Movimento 5 stelle, il Popolo Viola), cosa fa il PD?

Alle regionali in Piemonte accusa Grillo e i suoi di avergli sottratto voti (come Di Pietro alle ultime politiche, del resto), anziché fare autocritica e capire perché quegli elettori delusi non possano né vogliano più votare PD: esattamente come si comporta il grande, si fa per dire, demagogo: è colpa dei comunisti, della stampa, della televisione, dell’Europa, delle toghe rosse, di Fini, dei propri coordinatori, mai una responsabilità propria. E chi non lo vota, è un “coglione”, ricordate?

Intanto s’avanza la Lega, questa sorta di nuova DC razzista, calata tra le valli, nella pancia delle valli, e dove arriva piazza i suoi in barba alla meritocrazia tanto sbandierata: la vicenda del “Trota”, neo consigliere regionale in Lombardia (come la Minetti, già igienista di Mr B., per il Pdl, ma i casi sono migliaia, essendo la norma, e in tutti gli schieramenti politici), è più che esemplare in questo senso. E poi continuare a urlare “Roma ladrona” o rinverdire battute tristi come SPQR, avendo propri ministri al governo, credo debba procurare ai dirigenti leghisti una sorta di libidine da fessaggine e creduloneria del proprio elettorato quasi senza pari.

Intanto, così temporeggiando, il PD, che negli anni ha cambiato molti nomi e nessuna faccia, ha definitivamente perso quasi per intero il nord del Paese, abbandonando amministratori capaci come Illy, Cacciari, la Puppato e Chiamparino, e da Roma, sostanzialmente, tacendo. Ogni tanto balbetta, quando proprio non può farne a meno perché l’ultimo bunga bunga di Mr B. è sotto gli occhi di tutti, ma resta vuoto come un guscio di noce, com’è nella sua natura del resto e laddove governa da decenni ininterrottamente, avendo creato una rete (come a Ravenna, ma sarà argomento di un altro post), non si comporta diversamente dal fintamente criticato Pdl o, si sarebbe detto in altri tempi, come nella vecchia, immarcescibile trinariciuta tradizione  baffoncomunista: tutti zitti, qui comando io, il Partito coi suoi vertici, so io chi va messo sulle poltrone e il resto del popolo… eseguire e basta! Avete presente le foto di Stalin sul podio coi suoi (lì almeno, ogni tanto, ne scompariva qualcuno “purgato”) e sotto migliaia di cittadini-compagni a sfilare.

Una strategia assai ben capita dall’imprenditore Berlusconi, che, in più, sa come indorare la pillola, anzi renderla vendibile, appetibile, richiesta: come ha intelligentemente spiegato Beppe Severgnini in La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri (Milano, 2010), egli è un grande assolutore: hai frodato il fisco? E che sarà mai… Hai violato una delle tante, troppe leggi? E che sarà mai… Sei andato con una minorenne o hai usato il sesso per fare carriera? E che sarà mai… Stracquadanio, deputato Pdl, docet (mentre se sei gay il problema c’è, dice il Premier, non potendo fare a meno delle sue irresistibili battute). Bisogna pur godersela la vita, no? Non come quei tristi comunisti…

A tutti dispensa ciò che più desiderano, l’assoluzione, non la soluzione: così ogni freno è saltato. Persino i cardinali giustificano le sue bestemmie e da pluridivorziato lo comunicano. Pazienza per chi non sa approfittarne.

Certo, ogni tanto qualcuno tira fuori del marcio vero, come l’ottimo Report di Milena Gabanelli sull’affaire Antigua, lo scorso 17 ottobre… Masi e ma no, si vedrà di farla tacere (basti vedere le vicissitudini per la messa in onda di Vieni via con me: a proposito, splendido l’intervento di Saviano su “Falcone e la macchina del fango” e visto lo share ottenuto dalla trasmissione, ci sarebbe molto da discutere sul fatto che gli italiani vogliono solo tv spazzatura e reality).

C’è un rimedio possibile, ipotizzabile a questo precipitare che pare senza soluzione di continuità, anche per scongiurare che, alla vigilia del 150° dell’Unità, l’Italia si spacchi in due, tre, cinque, venti pezzettini malridotti e difficilmente ricucibili? Sì, auspicabile quanto meno: ripeto, la responsabilità e l’inazione del maggior partito d’opposizione sono grandi: quando capiranno di non contentarsi del disco rotto e vacuo dell’antiberlusconismo, palliativo ormai consunto, e, anziché proporre nuovi fallimentari ulivi (ancora altre sigle? Pure vecchie…), renderanno noto cosa vogliono seriamente fare in merito ai problemi gravissimi di questo assai malconcio Paese (e solo un amore altrettanto disperato mi spinge a esprimermi così), coalizzando in un programma vero gli sforzi riformisti, con alternative plausibili e ben comunicate, finalmente Mr B. apparirà agli italiani, certo non a quelli che ne ricevono benefici e prebende, ma a tutti gli altri (e sono la maggioranza da riconquistare), per quello che è: un satiro invecchiato, corrotto, ricco certo, ma solo, un Hook spielberghiano imparruccato e truccato per nascondere gli anni, amico, ça va sans dire, di altri pirati quali Bush jr, Putin, Lukašenko e Gheddafi, e terrorizzato dalla giustizia famelica del coccodrillo.

Certo, per fare questo c’è bisogno di un atto di coraggio da parte della dirigenza attuale del PD: mettersi definitivamente da parte (come già richiesto otto anni fa a Piazza Navona dal regista Moretti e dai girotondisti). Contentarsi di consigliare eventualmente e nulla più, come gli ex leader di tutte le democrazie occidentali che sono davvero tali.

Così forse questa favola brutta, durata anche troppo a lungo, potrà avere una fine e ricominceremo a sognare, a costruire la realtà.

Ps. . Il senso delle opinioni espresse in questa pagina non vuole essere la rassegnazione alla denuncia qualunquista. Certo, toccando tanti e tali argomenti, il rischio della retorica da bar c’è. Ma le sono superiori e credo, spero, siano emerse chiaramente, la rabbia e lo sdegno, soprattutto la voglia di cambiare, animata dal mio essere e pensare da libero, forse sbagliando, ma senza tessere o mani da dover baciare.

Né la conclusione voleva essere bonariamente e ingenuamente speranzosa circa le virtù civiche nostrane: secolare è la tradizione amorale italica, favorita anche dalla gerarchia ecclesiastica, come ricordato più e più volte da Dante a Machiavelli, da Guicciardini al Leopardi del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani e così via, dal sistema clientelare dell’antichità a quello fascista, sino ai giorni nostri telecratici. Eppure, non si può tacere, se non per speranza, per disperazione.

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Mi affretto a ridere di tutto, per la paura di doverne piangere” Beaumarchais

Non c’è problema, Rai3, 2003: la prima apparizione televisiva di Cetto La Qualunque, forse il personaggio più coriaceo di Antonio Albanese (Lecco, 1964), del quale è coautore Piero Guerrera (Palmi, 1962): onorevole amorale, corrotto, violento, mafioso, volgare, eppure, in qualche assurdo modo, simpatico (o, sotto sotto, empatico?), il prototipo di tutto ciò che sarebbe venuto fuori nella realtà di questi ultimi tempi.

Non che sette anni fa non si facessero, o meglio, continuassero le nefandezze politiche. Ma La Qualunque, in leggero anticipo, non si vergognava di mostrare a chiunque la propria condotta, anzi orgoglioso di fare scuola con la new democracy, oggi più che mai vincente in Italia e che appunto, nel giro di anni brevissimi, avrebbe polverizzato ogni forma residua di contegno o di pudore, come si sarebbe detto una volta. Meglio ridere di noi stessi. O quasi.

È di qualche giorno addietro la notizia sconvolgente, circolata solo in rete, che alcuni senatori di Pdl (Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Roberto Centaro, Filippo Berselli) e Lega (Federico Bricolo, Sandro Mazzatorta e Sergio Divina) hanno firmato e inserito nel disegno di legge sulle intercettazioni, già di per sé gravissimo, l’emendamento 1707 riguardante la “violenza sessuale di lieve entità” nei confronti dei minori, per evitare l’arresto anche in flagranza di reato: una sorta di alibi per la pedofilia (e di “lodo Vaticano”?). Neanche la fantasia più atroce di un qualsiasi La Qualunque avrebbe potuto concepire una bestialità simile.

 

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