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Andy Warhol, Self-Portrait (Fight Wig), 1986

Andy Warhol, Self-Portrait (Fight Wig), 1986

“In futuro tutti saranno famosi per quindici minuti.

Sarebbe affascinante reincarnarsi in un grande anello sul dito di una Rothschild.” Andy Warhol

Credo che non poco abbiamo influito sul giovanissimo Andrew Warhola  (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987) tre fattori della sua infanzia: la miseria vera provata negli anni ’30, durante la Grande Depressione, per lui nato a Forest City, small town vicino Pittsburgh, nel 1928 e figlio di due immigrati cecoslovacchi (il padre  minatore e muratore spesso assente perché in cerca di lavoro, quando non disoccupato, e la madre, cui era legatissimo, che s’arrangiava con lavoretti domestici, fra cui confezionare fiori di carta); il cattolicesimo materno e tipico dell’est Europa, ai limiti del culto ortodosso, fatto di grandi icone dorate da adorare; le grandi e divine star hollywoodiane degli anni ’30 e ’40 (Shirley Temple in particolare).

Più tardi, divenuto Andy Warhol, nella sua lucidissima (spietata?) visione pop della vita e della realtà, sostituirà la Vergine Maria e le altre sante con Marylin Monroe o Liz Taylor o il volto dolente di Jackie Kennedy, insieme a decine e centinaia di altri ritratti in serie di personaggi più o meno famosi (incluso l’idolo-ossessione: $, sua maestà il dollaro) di fatto giungendo a essere il più grande fabbricatore di icone del ‘900.

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Naturalmente su un protagonista così complesso si potrebbero scrivere centinaia di pagine. Acuta e concisa l’analisi di Achille Bonito Oliva: “Con la sua presenza fredda e distaccata, Warhol cancella ogni profondità e i suoi quadri, i suoi ritratti, diventano la celebrazione della superficie. Così l’artista adopera nell’arte l’idea del multiplo, dell’oggetto fatto in serie: l’individuo ripetuto in uomo massa, in uomo moltiplicato, portato dal sistema in una condizione di esistenza stereotipata. Al prodotto unico subentra l’opera ripetuta, la cui ripetizione comporta non più un’angoscia esistenziale ma il raggiungimento di uno stato di indifferenza che diventa l’ottica attraverso cui Warhol guarda il mondo. Infatti nei suoi ritratti ogni intenzione di segretezza viene ribaltata in ostentazione, che è la premessa di quel consumo cui la civiltà americana non intende sfuggire. L’occhio cinico dell’artista ci restituisce una condizione oggettiva dell’uomo alla quale egli stesso corrisponde, e i modelli adoperati sono anch’essi partecipi della stessa realtà. In questi ritratti l’accumulo grammaticale di ogni stereotipo è l’effetto di una mentalità che non ha e non vuole avere un’idea di complessità del mondo, anzi ha individuato le istanze dell’uomo in una necessaria e ineluttabile esibizione, collegata a una dimensione, considerata positiva anche dall’artista, di spettacolarità insita in ogni aspetto del sistema sociale. Così Warhol realizza le proprie immagini con una sensibilità decisamente pellicolare, cancellando ogni profondità ed eliminando ogni peculiarità psicologica: l’esibizione come esibizionismo e riduzione dell’immagine a uno splendente superficialismo. Lo spegnimento della profondità psicologica segna il punto di massima socialità nell’opera di Warhol.”

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

A queste chiarissime parole, posso solo aggiungere qualche breve citazione tratta da uno dei libri più celebri dell’artista, La filosofia di Andy Warhol, in realtà non scritto da lui (come i suoi quadri non erano da lui dipinti, né per i suoi film ha mai posato l’occhio su una cinepresa), ma da lui dettato e poi da altri ricomposto, ovvero dovuto alle trascrizioni delle centinaia e migliaia di telefonate che ogni mattina per anni Andy faceva alla sua solerte segretaria, Pat Hackett.

Infine un consiglio: Songs for Drella (“Drella” era uno dei soprannomi di Warhol, fusione di Dracula e Cinderella, a indicare due degli aspetti della sua personalità), il concept album che Lou Reed e John Cale, i due ex Velvet Underground, gli dedicarono nel ’90, a tre anni dalla scomparsa. È un disco bellissimo per testi e musiche, commosso, partecipato, per nulla agiografico, uno dei migliori dei due rocker e in Italia, temo, ancora poco noto. Ascoltatelo.

 

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

 

Love

“La cosa più eccitante è non-farlo. Innamorarsi di qualcuno e non farlo mai è molto più eccitante.”

 

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

 

Beauty

“Non è che mi interessino poi così tanto le «bellezze». Chi davvero mi piace sono quelli che sanno parlare. Per me i bravi parlatori sono meravigliosi, amo le buone conversazioni. Infatti uso il registratore più della cinepresa. Non si tratta di «colonne sonore». I Parlatori fanno qualcosa. Le Bellezze sono qualcosa. Che non è necessariamente un male, è solo che non capisco che cosa sono. È molto più divertente stare con quelli che fanno qualcosa.”

 

 

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

 

Time

Sul tempo

Di tempo in tempo

Tempo da scontare

Datti del tempo

 

weekend.

 

In tempo

In poco tempo

Per tempo

A un tempo

Tempo frequente

Tempo da vivere

Sciupato dal tempo

 

Tempo di percorrenza

Marcare il tempo

Guadagnare tempo

Tenere il tempo

 

In tempo

A tempo

Fuori tempo

Tempo libero

Tempo occupato

Marcatempo

Tempo perso

Tempo orario

 

Il tempo prima

Il tempo in mezzo

Il tempo dopo

Tutto il tempo.”

 

 

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

 

Death

“Non credo nella morte, non sono tenuto a sapere quello che è successo. Non posso dire niente perché non sono preparato a tutto questo.”

 

 

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Andy Warhol, Self-Portrait, 1986

Art

“Prendi del cioccolato… e due pezzi di pane… metti il cioccolato nel mezzo e fanne un sandwich. Ecco fatta una torta.”

 

Andy Warhol, da La filosofia di Andy Warhol – da A a B e viceversa (Milano, 2009; titolo originale The Philosophy of Andy Warhol (From A to B and Back Again), 1975).

 

www.warholfoundation.org

www.warhol.org

 

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