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Posts Tagged ‘luca andreoni’

Luca Andreoni, Lambro n.5, 2016 (particolare)

Luca Andreoni, Lambro n.5, 2016 (particolare)

Luca Andreoni è davvero uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea. Ho il privilegio di conoscerlo. È anche persona di estrema ricchezza umana. Uno da frequentare, insomma, perché certi incontri danno senso al cammino.

Oggi questo mio blog compie sei anni. Penso non ci sia modo migliore per festeggiare di questa inattesa e bellissima occasione proposta stamattina da Luca. Spero non la perdiate (anche perché è valida solo dal 21 marzo al 10 aprile).

Buona primavera.

Luca Andreoni – Lambro 2016 – 21×21 Spring Offer – Special Edition

 

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INVITO VIASATERNA_Il tuo volto silenzioso - Luca Andreoni e Zhou Siwei

“Nel 1911, dopo tre anni di produzione e alti investimenti economici, venne presentato al pubblico il film muto “Inferno”, ricostruzione del viaggio di Dante all’inferno. Prodotto dalla Milano Films, il film ebbe un grandissimo successo, in Italia e all’estero. In assoluto il primo lungometraggio italiano, è anche uno dei più importanti kolossal di quei tempi. Utilizzò tecniche innovative, quali sovrimpressioni e altri effetti speciali nonché modalità di montaggio sofisticate.
Alcune delle scene iniziali vennero girate in esterni in un paesaggio particolare, quello della Grigna. Il gruppo delle Grigne si trova a poche decine di chilometri da Milano, nelle vicinanze di Lecco. La sua comodità e le sue caratteristiche hanno fatto sì che diventasse già nel Novecento una delle più importanti zone di arrampicata della Lombardia, nella quale si sono formati fortissimi alpinisti quali Riccardo Cassin, Walter Bonatti e molti altri.
L’ambiente delle Grigne, in particolare la cosiddetta Grignetta o Grigna meridionale, è caratterizzato dalla presenza di innumerevoli torri e torrioni di roccia calcarea. Le nubi frequenti, che si producono anche per la vicinanza del lago, li avvolgono spesso, creando un paesaggio surreale e misterioso che ben si è adattato alla scene nelle quale Dante si avvicina alla famosa porta dell’inferno.
Ho passato qualche tempo della mia vita in Grigna – da bambino, al seguito di un padre forte scalatore, e poi arrampicandoci un po’ io stesso in anni giovanili. Tornarci negli ultimi anni per fare queste fotografie, cercando i luoghi dove vennero girate le scene del film, o anche solo cercandovi quelle atmosfere, è stato un po’ come ritrovare vecchie amicizie.”

Luca Andreoni

viasaterna – arte contemporanea

Luca Andreoni

Luca Andreoni, Inferno 1911, 2014

 

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Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 1921 - Conegliano, 2011)

Monti mirabili, quali perdite

in voi celate, quali depredamenti

abissali?

E quanto d’essi, per inattese

folgorazioni voi ci rendete, o improvvisi mancamenti,

moltiplicato nell’infinito

così come infinite

sono le ombre e le luci che vi reggono

che vi tessono?

Anche le nostre ombre

o le nostre labili radianze

da voi ci vengono, e gl’instabili moti,

e gl’impulsi fedeli

verso il dire o l’estendere

e il graffire o il ridare in colori,

con nostri infantili strumenti,

paci o battaglie di forme…

E guarderemo e custodiremo

l’assenza dei monti

e ciò che è stato nostro in rutilanti

o povere carte: lieti di capire o fors’anche

di stravedere, ma con intatto semplice, ansioso, tic

di connivente amore

di sacre omertà.

Andrea Zanzotto, 1993, da Ascoltando dal prato – Divagazioni e ricordi – a cura di Giovanna Ioli, Interlinea Edizioni, Novara, 2011.

Ps. Per quale motivo ho scelto proprio questi versi fra i tanti stupendi lasciati dal grandissimo Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 1921 – Conegliano, 2011), a mio avviso il più importante poeta del secondo ‘900 italiano?

Tre settimane fa ho conosciuto a Sesto San Giovanni uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea, Luca Andreoni, che, oltre ad essere l’eccezionale artista che è, si è dimostrato persona a dir poco squisita, riconfermando una volta di più una regola non scritta ma che dovrebbe essere matematizzata tanto si rivela esatta ogni volta: chi davvero è grande non si dà arie, non ne ha certo bisogno. Sono gli altri, i minuscoli, a farla cadere dall’alto. E ciò vale in ogni ambito, ve lo garantisco.

Conversando, Andreoni mi ha mostrato alcuni suoi inediti strepitosi sui boschi appenninici fra Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia e Toscana.

Sul treno del ritorno decido di cominciare Ascoltando dal prato, un libretto su Andrea Zanzotto comperato il giorno prima. Facendo mia una battuta dell’Amleto, nel caso, come nella follia, c’è del metodo: così la pagina s’apre, per caso ma forse non a caso, sui versi sopra riportati: miglior commento alle immagini di Andreoni non avrei saputo trovare e l’omaggio al poeta è venuto da sé.

Grazie maestro Zanzotto.

Andrea Zanzotto – Rai Educational

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Luca Andreoni, Tunnel, 2005-2006

La galleria è una notte per gioco,/ è corta corta e dura poco.// Che piccola notte scura!/ Non si fa in tempo ad avere paura.” Gianni Rodari, da Filastrocche in cielo e in terra (Torino, 1960).

Il titolo dell’ultimo bellissimo lavoro fotografico di Luca Andreoni (1961) viene proprio da questi versi, opportunamente citati in apertura del libro, in sostanza uniche parole presenti (a parte i fogli di accompagnamento coi commenti di Francesca Mila Nemni, Francesca Lazzarini e soprattutto dell’ottimo Francesco Zanot, che è anche curatore dell’insieme e fra i migliori giovani talenti critici della fotografia oggi in Italia) in un prodotto editoriale di totale cura, nettezza e pulizia sin dalla copertina, rigida, a facciata nera, con costa e contorno dorato: un piccolo capolavoro rilegato (edito da Musumeci, 2010).

Luca Andreoni, Orridi, 2007

Dentro l’attenzione è tutta volta all’immagine, al racconto del trittico dantesco-valdostano di Andreoni qui riunito: Tunnel (2005-2006), Orridi (2007) e Crepacci (2008-2009), cinque anni di fatiche anche fisiche per catturare scatti in cui l’orizzonte è assente, concentrati sul soggetto di volta in volta trattato, che satura e ossessiona lo spazio fotografico, l’occhio e la coscienza del fotografo, dell’osservatore, con silenzi inumani, lunghissimi, e pochi selezionati colori, ripartiti fra i neri notturni e i rossi quasi cinematografici della prima serie Tunnel (e quasi s’avverte la paura, il ricordo del bambino la prima volta che ha attraversato in macchina una galleria, la grande bocca spalancata, il ventre della balena di roccia e oscurità), i grigi, i neri d’ombra e i marroni pietrosi degli Orridi antropomorfi, volti enormi e intrappolati di giganti dormienti fra gole e canyon alpini, su cui si innestano scalette metalliche, quasi rievocazione romantica alla Caspar Friedrich del poco nulla che è e può l’uomo inghiottito dal mistero naturale, ancora più evidente nell’ultima serie, il sublime raggiunto dai Crepacci, ghiacciai dalle tonalità bianco azzurre, trasparenze acquee che evocano l’origine stessa della vita, la feritoia e l’elemento primordiale dei quali avere soggezione e desiderio, in cui volersi calare, da sempre obliare.

Luca Andreoni, Crepacci, 2008-2009

Luca Andreoni – sito ufficiale

Ps. Dopo oltre un mese di attesa, ricevo il volume di Andreoni, finalmente. E dopo qualche giorno, al mercatino dell’usato locale che cade il terzo week-end d’ogni mese, trovo (o mi chiamano loro?) proprio le rime di Rodari che gli fanno da titolo, ora mie per cinque euro. Non le stavo cercando, anzi sul momento neanche le ho collegate: è stata la copertina di Munari ad attrarmi.

Come di recente mi è stato ricordato, aveva ragione Savinio: le cose accadono, a noi decifrarle.

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