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Posts Tagged ‘massimiliano alberghini’

È passato qualche giorno dall’election day di domenica 19, si può dunque tentare qualche ragionamento a freddo.

Indiscutibile il trionfo dei 5 Stelle, come la débâcle degli altri partiti tradizionali, a principiare dal partitone nazionale, il PD. A Ravenna però ce l’ha fatta. Certo, per un soffio.

A tal proposito, ci vorrebbero umiltà, tempi per un’analisi seria e riflessione su quanto accaduto. Invece, nella palude romagnola, i batraci protagonisti “dell’impresa” hanno gracidato come nulla fosse, anzi stappando boriosamente inopportuni bottiglioni di champagne dopo l’annuncio di questa che, opinione personale, sa di mezza vittoria.

Mi spiego. Stando ai numeri, le precedenti elezioni del 2011 avevano salutato il successo di Matteucci (PD) al primo turno col 54,99% dei consensi, contro il 21,48% dello sfidante di centro-destra.

Cinque anni dopo, il nuovo piddino Michele De Pascale, dopo aver preso al primo turno un 46,50% contro il 27,97% di Massimiliano Alberghini, lo sfidante di centro-destra, ed essere pertanto andato al ballottaggio, cosa inedita in una città-feudo governata dalla sinistra da 46 anni (!), al secondo turno si è attestato appena al 53,25% contro una rimonta pari al 46,75% di Alberghini. Dunque, non esattamente un trionfo da sbandierare.

Ma chi è De Pascale, questo Carneade della riviera? Faccione alla Adam Sandler, solo un po’ più bollito, ex bagnino cervese peraltro nello stabilimento dei suoi ed ex assessore al Turismo della sua cittadina, genero di Claudio Casadio, ex sindaco di Faenza ed ex Presidente della Provincia ravennate, sin da ragazzo nei gangli della sinistra giovanile (partito in quota Bersani-Errani-Fiammenghi, alla bisogna s’è convertito bonacciniano, ovvero renziano) nonché studente (pare iscritto a Giurisprudenza a Bologna: fosse vero, essendo dell’ ’85, sarebbe un po’ fuori corso), insomma uno che non si è esattamente sbucciato le mani nel mondo lavorativo reale, viene posto alla guida della coalizione di centro (presunta) sinistra dopo la morte sfortunata e inattesa lo scorso novembre in un incidente stradale di Enrico Liverani, primo ed effettivo candidato, che almeno aveva la qualità di apprezzare la Yourcenar.

Secondo il verbo rottamante o rottama-mente del renzismo imperante, serviva un volto giovane e sconosciuto per sostituirlo, poco importa se con capacità retorica pari a zero. Ed ecco comparire il De Pascalone di turno.

Intendiamoci: non che Alberghini, sostenuto dai residui berlusconiani e tra le altre forze da Lega e Fratelli d’Italia, ovvero il razzismo e il neo-fascismo più detestabili, sia esattamente il mio ideale. Anzi.

Né credo che al nuovo primo cittadino venga la sindrome di Nerone e dia fuoco a Ravenna per riattivare le cooperative del cemento. Ci mancherebbe.

Solo che, gattopardescamente, penso non cambierà nulla, il più trito status quo verrà mantenuto e ci si ritroverà con le solite immarcescibili facce nei luoghi clou del potere, davanti e soprattutto dietro le quinte, dall’economia alla cultura, senza alcun merito che non sia anzitutto quello d’essere tesserati, associati, affiliati, sostenitori PD, condicio sine qua non per avere la propria fetta di torta, vedi la lista ignobile delle cento imprese che poco prima delle elezioni si sarebbero apertamente schierate pro De Pascale (salvo smentita di alcune di esse in questi giorni, con ennesima figuraccia del partitone): ma il libero commercio dov’è in questa città? E gli altri imprenditori, proscritti?

Posso affermare queste cose non avendo MAI voluto (e mi era stato offerto sin dai tempi universitari) prendere parte alla greppia. Né tesserarmi. Meglio la dignità nuda e povera della libera coscienza. Del resto credo in ciò che dico, scrivo, leggo, insegno: letteratura, poesia, arte.

Come tutti sbaglio, ma ho altri difetti, non quello di mirare al potere sino ad esserne divorato, come certi personaggi tesserati della cosiddetta cultura locale di mia conoscenza dall’alitosi devastante, poiché il marcio sale da dentro.

Pertanto, per scelta privo di interessi personali, posso criticare il potere e chi ne gode e guardarmi ogni mattina allo specchio senza paura di non ritrovare più alcuna immagine. Anzi devo criticare il potere e chi ne gode, perché pur sapendo che gli ideali sociali, cristiani anche, di sinistra riformatrice, laburista, non comunista né ideologizzata in cui credo non sono rappresentati, è mio dovere di cittadino aspirare al meglio comune anche rendendo evidenti le contraddizioni e la corruzione morale di chi vuole darla a bere, addirittura permettendosi pistolotti di cui davvero non è degno. E il PD in questo è sempre stato pessimo maestro.

 

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