Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘modena’

Ryoichi Kurokawa, oscillating continuum, 2013, scultura audiovisiva (2 display quadrati, audio 2 canali), 924 x 800 x 422 mm, 8 minuti

FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE è lieta di presentare al-jabr (algebra), prima mostra personale in un’istituzione Italiana dell’artista giapponese Ryoichi Kurokawa, che ha inaugurato venerdì 14 settembre 2018 presso la Galleria Civica di Modena, nella sede di Palazzo Santa Margherita, in occasione del festivalfilosofia 2018 dedicato quest’anno al tema della Verità. A cura di NODE – festival internazionale di musica elettronica e live media che si svolgerà a Modena dal 14 al 17 novembre 2018, l’esposizione raccoglie alcune tra le produzioni recenti più significative di Kurokawa, attraverso un percorso multisensoriale caratterizzato da imponenti opere audiovisive, installazioni, sculture e stampe digitali.

Originario di Osaka ma residente a Berlino, Kurokawa descrive i suoi lavori come sculture “time-based”, ovvero un’arte fondata sullo scorrimento temporale, dove suono e immagine si uniscono in modo indivisibile. Il suo linguaggio audiovisivo alterna complessità e semplicità combinandole in una sintesi affascinante. Sinfonie di suoni che, in combinazione con paesaggi digitali generati al computer, cambiano il modo in cui lo spettatore percepisce il reale.

Il concetto di unione delle parti rappresenta il tema chiave della mostra, a cui si richiama il titolo al-jabr, radice araba da cui deriva il termine “algebra” la cui etimologia indica la ricomposizione delle parti di un insieme. Nelle opere in mostra si ripropongono concetti e metodologie quali la  decostruzione e la conseguente ricostruzione di elementi naturali (elementum, lttrans, renature), la riunione di strutture divise (oscillating continuum), la rielaborazione di leggi e dati scientifici (ad/ab Atom, unfold.alt, unfold.mod). Tali metolologie ricordano una versione moderna e tecnologicamente avanzata della tecnica artistica del kintsugi, ideata alla fine del 1400 da ceramisti giapponesi per riparare tazze e vasi, in cui le linee di rottura sono evidenziate con polvere d’oro che rende la fragilità il loro punto di forza. Il kintsugi non è solo un concetto artistico ma ha profonde radici nell’estetica del wabi-sabi, la visione del mondo tipica della cultura giapponese fondata sull’accettazione della transitorietà delle cose che echeggia anche nella poetica di Kurokawa.

Ryoichi Kurokawa, lttrans #6, 2018, dittico, stampa digitale, 1200 x 600 mm ciascuno

Ne costituisce un esempio la serie elementum (2018): fiori essiccati e pressati che hanno perso la loro bellezza originale sono riassemblati dall’artista e arricchiti da un intervento su vetro creato attraverso un processo di elaborazione digitale dell’immagine che sembra collegare i vari frammenti e dare al fiore nuova vita valorizzandone il processo di decadenza. In maniera analoga le grafiche astratte della serie lttrans (2018), e le sculture appartenenti alla serie renature::bc-class (2015) possono essere percepite come immagini di fiori e insetti, ma, avvicinandosi gradualmente, si rivelano un insieme di filamenti e particelle: si tratta quindi di una rappresentazione digitale del vero in cui viene reso visibile il processo di ricostruzione, esattamente come avviene nel Kintsugi.

L’osservazione della natura per Kurokawa è intesa come analisi scientifica e negli anni il suo interesse verso questo tema lo ha portato a coinvolgere sempre più spesso membri di istituti di ricerca nel processo creativo. L’installazione audiovisiva unfold.alt (2016) trae ispirazione dalle ultime scoperte nel campo dell’astrofisica e cerca di tradurre i fenomeni che caratterizzano la formazione e l’evoluzione delle stelle. Per realizzarla, Kurokawa si è avvalso della collaborazione di Vincent Minier, astrofisico dell’Istituto di ricerca sulle leggi fondamentali dell’Universo che fa parte della Fundamental Research Division del CEA-Irfu, Paris-Saclay di Parigi.

In ad/ab Atom (2017) cambia l’ottica dello strumento: dal telescopio si passa al microscopio elettronico a scansione utilizzato per le ricerche sulle nanotecnologie. Realizzata durante una residenza presso l’INL, il Laboratorio internazionale di nanotecnologia iberica di Braga (Portogallo), l’opera è composta da sette schermi ad alta definizione posizionati in maniera elicoidale. Attraverso fenomeni audiovisivi generati dall’elaborazione di materiali quantistici, Kurokawa crea un viaggio nella scala nanoscopica in cui è possibile osservare l’estrema deformazione e astrazione del mondo atomico. Analogamente, la scultura audiovisiva oscillating continuum (2013) unisce l’infinitamente grande dell’universo e l’infinitamente piccolo,  nel tentativo di rappresentare la costante ricerca di equilibrio intrinseca in ogni forza e materia presente nel nostro universo.

Quella di Ryoichi Kurokawa è un’arte che mira dunque a rendere accessibile al pubblico livelli di osservazione del vero altrimenti impossibili da decifrare, suggerendo affascinanti parallelismi con il mondo interiore.

Irene Guzman press

Ryoichi Kurokawa, elementum #8, 2018, tecnica mista (stampa digitale, fiori pressati, alluminio, vetro), 12 x 260 x 260 mm

Informazioni generali

Mostra Ryoichi Kurokawa. al-jabr (algebra)

A cura di NODE – festival internazionale di musica elettronica e live media

Sede Galleria Civica di Modena

Palazzo Santa Margherita

Corso Canalgrande, 103 – Modena

Periodo mostra 14 settembre 2018 – 24 febbraio 2019

Orari di apertura

mercoledì, giovedì, venerdì: 11-13; 16-19

sabato, domenica e festivi: 11-19

In occasione di festivalfilosofia 

In collaborazione con fuse* 

Ingresso

Intero: 6 € | Ridotto: 4 €
Per tutte le riduzioni, convenzioni e gratuità, visitare il sito: https://www.comune.modena.it/galleria/mostre/ryoichi-kurokawa.-al-jabr-algebra

Informazioni

tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932

www.galleriacivicadimodena.it

Ufficio stampa

Irene Guzman | T. +39 349 1250956 | Email i.guzman@fmav.org

Link per scaricare materiali stampa:

https://www.comune.modena.it/galleria/area-giornalisti/ryoichi-kurokawa-al-jabr-algebra

Annunci

Read Full Post »

Gianfranco Baruchello, Doux comme saveur (A partire dal dolce), 1978 (Baruchello)

FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE è lieta di presentare Doux comme saveur (A partire dal dolce), una videoinstallazione di Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924) che ha aperto al pubblico ieri, 14 settembre 2018, in concomitanza con il festivalfilosofia, realizzata in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e la Fondazione Baruchello, Roma. I video che compongono l’installazione, proiettati negli spazi del MATA – Ex Manifattura Tabacchi per la prima volta dopo il recente restauro delle pellicole originali, sono parte di un progetto dell’artista sul sapore dolce, con interviste a filosofi, critici, poeti e artisti della cultura francese.

Gianfranco Baruchello, Doux comme saveur (A partire dal dolce), 1978 (Cooper)

Oggi pomeriggio, sabato 15 settembre alle ore 18.30, l’artista Gianfranco Baruchello incontrerà il pubblico e discuterà il progetto con Carla Subrizi (Presidente della Fondazione Baruchello, Roma, e Professore Associato di Storia dell’arte contemporanea presso la Sapienza Università di Roma) e Gianfranco Maraniello (Direttore Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto).

Gianfranco Baruchello, Doux comme saveur (A partire dal dolce), 1978 (Lyotard)

Nel 1978 Baruchello concepisce un progetto che prevedeva la realizzazione di un libro in copia unica e un film di interviste sul tema del sapore dolce. Il libro-oggetto prende forma attraverso la raccolta, in fotocopia, da parte dell’artista, di disegni, ritagli di riviste e giornali, appunti: circa 150 pagine, rilegate con una copertina in cartone spesso.

Gianfranco Baruchello, Doux comme saveur (A partire dal dolce), 1978 (Guattari)

Un anno dopo, a Parigi, il  libro costituisce il punto di partenza per una lunga serie di interviste. Le conversazioni, condotte dallo stesso Baruchello, prendono avvio da riflessioni sul dolce e sulla dolcezza: dal latte materno alle favole (la casa di marzapane di Hänsel e Gretel), dal ricordo del sapore dolce al mito, tra simbolo e realtà, cultura, antropologia e società.

Gianfranco Baruchello, Doux comme saveur (A partire dal dolce), 1978 (Klossowsky)

Gli intervistati sono sia operai, immigrati e pasticceri, sia importanti esponenti del mondo della cultura tra cui filosofi, scrittori e psicoanalisti del calibro di Jean-François Lyotard, Félix Guattari, David Cooper, Pierre Klossowski, Alain Jouffroy, Paul Virilio, Gilbert Lascault e Noëlle Châtelet. Mentre i primi sono ripresi in esterni o all’interno del proprio posto di lavoro, i secondi sono intervistati nelle loro case o nei loro studi. Le interviste, partite dunque da temi legati al cibo, arrivano ben presto a concentrarsi su questioni filosofiche intorno alla maternità, alla morte, soprattutto animale e destinate al cibo, all’erotismo e alla memoria. Il carattere informale delle interviste costruisce l’ambientazione del film: tutto è improvvisato, amichevole, senza allestimenti tecnici di registrazione, con talvolta rumori di fondo. Per le riprese Baruchello si avvalse della collaborazione del cineasta sperimentale Alberto Grifi.

Gianfranco Baruchello, Doux comme saveur (A partire dal dolce), 1978 (Lascault)

Irene Guzman press

Informazioni generali

Mostra Gianfranco Baruchello. Doux comme saveur (A partire dal dolce)

Sede MATA – Ex Manifattura Tabacchi
Via della Manifattura dei Tabacchi, 83 – Modena

Periodo 14 settembre – 4 novembre 2018

Conversazione con l’artista sabato 15 settembre 2018, ore 18.30 

Orari di apertura

mercoledì, giovedì, venerdì: 11-13; 16-19

sabato, domenica e festivi: 11-19

Orari per il festivalfilosofia 2018

venerdì 14 settembre, ore 9-23

sabato 15 settembre, ore 9-24

domenica 16 settembre, ore 9-21 

Ingresso

Intero: 6 € | Ridotto: 4 €
Per tutte le riduzioni, convenzioni e gratuità, visitare il sito:

http://www.fondazionefotografia.org/17429/gianfranco-baruchello-doux-comme-saveur-a-partire-dal-dolce/

In occasione di festivalfilosofia

In collaborazione con

Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e Fondazione Baruchello, Roma 

Informazioni

Tel. +39 059 4270657

http://www.fondazionefotografia.org

Ufficio stampa

Irene Guzman | T. +39 349 1250956 | Email i.guzman@fmav.org

Link per scaricare materiali stampa:

http://www.fondazionefotografia.org/press

Read Full Post »

Adelita Husni-Bey, dalla serie Agency, Politici, 2014

Inaugura domani, venerdì 8 giugno 2018 alle ore 18, presso la Galleria Civica di Modena, nella sede della Palazzina dei Giardini, Adunanza, a cura di Diana Baldon e Serena Goldoni. La mostra riunisce l’eterogenea produzione che Adelita Husni-Bey ha sviluppato negli ultimi dieci anni tra video, installazioni, opere pittoriche, serie fotografiche, disegni e lavori su carta ed è la sua prima vasta personale in un’istituzione italiana. L’artista che vive a New York, negli ultimi anni si è distinta nel panorama internazionale, partecipando a manifestazioni di rilievo quali la Biennale d’Arte di Venezia nel 2017, tra i rappresentanti del Padiglione Italia, e la mostra Being: New Photography 2018 al MoMA di New York.

Fin da giovanissima, Adelita Husni-Bey (Milano, 1985), s’interessa a temi politici e sociali complessi indagandoli attraverso studi di sociologia, teorie educative anarco-collettiviste e pratiche d’insegnamento sperimentali. Le sue opere si fondano e nascono da processi collettivi, nella forma di workshop e giochi di ruolo che hanno visto la partecipazione di varie tipologie di comunità, tra cui figurano studenti, atleti, giuristi e attivisti politici. Il ruolo dell’artista, secondo Husni-Bey, consiste nel “creare situazioni e dinamiche nuove dove nulla è recitato e dove emergano criticamente, agli occhi dei soggetti coinvolti, le profonde connessioni con i rapporti di forza di tipo economico e sociale che governano l’era contemporanea”. L’opera finale, i cui proventi vengono sempre contrattualmente condivisi con i partecipanti che comunque possono decidere se prestare o meno la propria immagine, restituisce infatti solo una piccola parte dell’atto pedagogico che si realizza durante le giornate di workshop.

Adelita Husni-Bey, Postcards from the desert island, 2010-2011

La pratica di Adelita Husni-Bey si sviluppa con mezzi espressivi differenti, ma in tutte le sue opere ­– anche in quelle sviluppate attraverso il disegno, il video, la fotografia, la scultura e l’installazione – è riconoscibile la sua sensibilità e matrice pittorica. Quest’ultima è immediatamente evidente in The Sleepers (2011), un olio su tela che ritrae un gruppo di colletti bianchi nell’atto di dormire profondamente, ma anche nel dipinto integrato all’interno della video installazione Postcards from the Desert Island (2011) che accoglierà i visitatori all’ingresso della Palazzina dei Giardini. L’opera è il frutto di un seminario di tre settimane che l’artista ha svolto con i bambini dell’Ecole Vitruve di Parigi, istituto pubblico elementare sperimentale che adotta modelli educativi basati sulla cooperazione e sulla non competitività. Gli scolari sono stati invitati a costruire un’isola deserta nella propria aula scolastica e prendendo a prestito gli scenari del romanzo Il signore delle mosche di William Golding hanno fatto auto-gestione e affrontato questioni legate alla lotta per il potere, l’immigrazione, il significato dello spazio pubblico e la disobbedienza civile.

Adelita Husni-Bey, Adelita Husni-Bey, dalla serie Agency, Attivisti, 2014

Sono diverse le opere che hanno visto il coinvolgimento di gruppi di adolescenti, tra cui la serie Agency (2014), composta di una video installazione e una serie di fotografie realizzate nelle sale del Museo MAXXI di Roma. Qui una trentina di studenti volontari di un liceo della capitale ha partecipato a una riflessione sulle relazioni di potere nell’Italia contemporanea simulando — attraverso la libera scelta di azioni, atteggiamenti, pose e abbigliamento — l’appartenenza a cinque diverse categorie: politici, lavoratori, attivisti, banchieri e giornalisti, i quali dovevano produrre ogni ora un resoconto sullo stato di avanzamento della società.

Adelita Husni-Bey, The council #3, 2018

The Council (2017) è invece una serie fotografica risultante da un workshop svoltosi al MoMA di New York con alcuni giovani partecipanti del programma MoMA teens. Sviluppando un pensiero critico riguardo alla funzione delle istituzioni, i ragazzi, suddivisi in gruppi, dovevano immaginare una totale riorganizzazione degli spazi della storica istituzione newyorkese, servendosi anche dell’Image Theater, tecnica usata per riprodurre attraverso un’immagine teatrale una determinata situazione sociale, con l’obiettivo di trovare nuovi spunti e soluzioni.

Adelita Husni-Bey, After the Finish Line, 2015

Un tema di grande attualità è quello dell’analisi e della percezione sociale del dolore e della disabilità. Le storie di atleti giovanissimi, che si sono infortunati svolgendo un’attività sportiva, sono raccontate nel video After the Finish Line (2015), in cui, usando un approccio pedagogico radicale e un processo che cerca di spersonalizzare i sentimenti di fallimento, Adelita Husni-Bey ha indagato il significato e le trappole collegate allo spirito di competizione che caratterizza molti ambiti della società contemporanea.

Completano la mostra altri gruppi di disegni e opere su carta che accompagnano e riprendono alcuni dei macro-temi delle installazioni.

 

Galleria Civica di Modena fa parte – insieme a Fondazione Fotografia Modena e Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell’arte e delle culture visive contemporanee.

Mostra Adelita Husni-Bey. Adunanza

A cura di Diana Baldon e Serena Goldoni

Sede Galleria Civica di Modena, Palazzina dei Giardini, Corso Cavour, 2 – Modena

Periodo mostra 9 giugno – 26 agosto 2018

Inaugurazione 8 giugno 2018, ore 18

Orari di apertura Giovedì-domenica 17-23

Ingresso

Intero: 6 € | Ridotto: 4 €
Per tutte le riduzioni, convenzioni e gratuità, visitare il sito:

https://www.comune.modena.it/galleria/mostre/adelita-husni-bey.-adunanza
Da aprile a luglio 2018 col biglietto da 6 € è possibile visitare tutte le mostre organizzate da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE

Informazioni

tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932

www.galleriacivicadimodena.it

Ufficio stampa

Irene Guzman

Read Full Post »

Sharon Lockhart, Nine Sticks in Nine Movements. Movement Three, 2018

È stata inaugurata ieri venerdì 6 aprile (fino al 3 giugno 2018) Sharon Lockhart, personale dell’artista americana curata da Adam Budak e Diana Baldon presso il MATA, ex Manifattura Tabacchi e attualmente sede espositiva temporanea di Fondazione Fotografia Modena.

Sono in mostra fotografie e sculture inedite e interconnesse, realizzate appositamente per lo spazio ​e ispirate all’attivismo sociale dei suoi operai.

Sharon Lockhart, Nine Sticks in Nine Movements. Movement Six, 2018

Il punto di partenza per questi nuovi lavori è l’interesse costante dell’artista per il ritratto, la rappresentazione, il movimento, il lavoro e il potere delle donne. La Lockhart si cimenta per la prima volta con la lavorazione del bronzo realizzando per la serie A Bundle and Five Variations (2018) alcune sculture scaturite da calchi di bastoni che l’artista stessa ha raccolto sulle montagne della Sierra Nevada in California. Grazie alla collaborazione con Ravi GuneWardena della Sogetsu School of Ikebana, queste sculture sono state disposte in sei diverse composizioni che si relazionano con le fotografie della serie Nine Sticks in Nine Movements (2018): in queste immagini, Lockhart e la protagonista degli scatti, Sichong Xie, hanno ideato un movimento per ogni scultura bronzea.

Sharon Lockhart, Nine Sticks in Nine Movements. Movement Nine, 2018

Grazie agli intensi scambi tra l’artista, i curatori e Fondazione Fotografia Modena, la mostra affronta inoltre la storia fortemente politicizzata della sede espositiva, un’ex manifattura tabacchi, per alcuni periodi popolata esclusivamente da forza lavoro femminile. È infatti inclusa una selezione di immagini inedite proveniente dagli archivi del noto studio fotografico modenese Botti e Pincelli, ora proprietà del Comune di Modena con gestione della Fondazione Modena Arti Visive, di cui peraltro fanno parte la stessa Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena e al Museo della Figurina.

Irene Guzman press

Sharon Lockhart – Fondazione Fotografia Modena

www.lockhartstudio.com

Read Full Post »

Franco Guerzoni, Motivi vaganti, 2017. Il tappeto Motivi vaganti, misura cm 260 x 390, firmato dall’artista e numerato, è composto dal 100% lana ‘ghazni’, origine Afghanistan, cardata e filata a mano.

Motivi vagantiNuove trame è un progetto di Franco Guerzoni in collaborazione con la Galleria Antonio Verolino di Modena, uno spazio che mette in dialogo le poetiche di alcuni importanti artisti del nostro tempo (David Tremlett nel 2015, Enzo Cucchi e Luigi Ontani nel 2016, e adesso Guerzoni) e la tradizione dell’arte tessile, con un’attenzione esclusiva alla produzione di arazzi e tappeti. Il progetto, a cura di Davide Ferri, sarà inaugurato oggi, sabato 20 gennaio, alle ore 18.00.

Motivi vagantiNuove trame si dispiega attorno a una grande opera – un tappeto interamente annodato a mano a Lahore, in Pakistan, a partire da un progetto grafico di Guerzoni, la cui immagine (indefinita e movimenta come quelle di ogni lavoro dell’artista) diventa fulcro narrativo e il centro energetico di tutta la mostra.

La sovrapposizione di toni e di colori che caratterizza ogni dipinto di Guerzoni, risultato di un “racconto del tempo” che prevede una fase di addizione, di costruzione della base materiale del dipinto attraverso strati successivi, e un’altra di sottrazione, scavo e rimozione, si traduce nel tappeto in una nuova dimensione materiale, in un diverso processo di emersione dell’immagine, grazie sia alla tecnica pot-dyeing che permette molte sfumature di colore, sia alla particolare attenzione dedicata alle finiture e nello specifico nella rasatura di alcune aree dell’opera per ottenere la massima fedeltà al progetto dell’artista.

Del resto le immagini di Guerzoni sono state sempre aperte alla possibilità di vagare o trasmigrare da un linguaggio all’altro, come è avvenuto nei passaggi – l’artista li chiama “snodi” — che hanno segnato il suo percorso nel corso degli anni: dalla fotografia al disegno, dal disegno alla pittura e talvolta anche all’oggetto. “Rivedere un’immagine che conosco profondamente, volare dal proprio supporto a un altro –afferma l’artista – è come un effetto speciale”.

Quello del tappeto è stato in alcuni momenti un passaggio prefigurato (in certi disegni del passato compare l’immagine del tappeto), un approdo immaginato, un desiderio che per la prima volta, in occasione di questo appuntamento modenese, trova il suo compimento.

Oltre al tappeto, Motivi vagantiNuove trame includerà anche altri lavori: il progetto dipinto da cui deriva l’immagine riprodotta nel tappeto; alcuni disegni dell’artista realizzati in corso d’opera, che, più che progetti, sono da intendersi come immagini potenziali, o ritratti di un oggetto (il tappeto) ancora sconosciuto dall’artista; un arazzo in lana, tessuto a telaio in Sardegna, seconda opera prodotta dalla Galleria Antonio Verolino, recante le tracce di segni inquieti – fluttuanti sul bianco del tessuto e ricamati a mano – una riemersione, su un nuovo supporto, di forme e motivi che costituiscono da sempre la sua “archeologia personale”, reale e immaginaria.

 

Motivi vagantiNuove trame si potrà visitare fino al 25 febbraio 2018. Disponibile catalogo in galleria. Orari di visita per il pubblico: da lunedì a sabato, dalle 9.00 alle 19.30. Domenica chiuso.

Galleria Antonio Verolino

Via Farini 70 (angolo Piazza Roma)

41121 Modena – Italy

Tel. +39 059 23 78 45

Fax +39 059 22 26 18

http://www.galleriaantonioverolino.com

info@galleriaantonioverolino.com

Instagram: galleria_antonio_verolino

 

Sara Zolla press

 

 

Read Full Post »

Il 15 settembre nell’ambito del festivalfilosofia 2017, è stata inaugurata la mostra Cesare Leonardi. L’architettura della vita, che occuperà fino al 4 febbraio 2018 gli spazi di Palazzo Santa Margherita e della Palazzina dei Giardini di Modena per delineare la figura poliedrica e trasversale di Cesare Leonardi (Modena, 1935), che nel corso di una attività durata oltre cinquant’anni si è occupata di architettura, urbanistica, fotografia, design, pittura e scultura, lavorando costantemente al confine tra progettazione e pratica artistica.

Viene così presentato al pubblico il patrimonio di opere e documenti custodito nella sua casa-studio, oggi sede dell’Archivio Architetto Cesare Leonardi, e raccontata l’avventura straordinaria di una vita dedicata alla progettazione, a partire dallo studio degli alberi (la catalogazione di oltre trecento specie arboree ridisegnate in scala 1:100 è raccolta nel volume L’Architettura degli Alberi pubblicato nel 1982 dopo venti anni di lavoro, ancora oggi uno strumento insuperato per la progettazione del verde) fino al design, ad esempio gli oggetti in vetroresina, la Poltrona Nastro, il Dondolo, la Poltrona Guscio e molti altri arredi (esposti nei più importanti musei del mondo: MOMA di New York, Victoria and Albert Museum di Londra, Centre George Pompidou di Parigi), oppure la serie Solidi, elementi di arredo progettati a partire da un unico materiale (la tavola di legno per i casseri da calcestruzzo), fino all’attività fotografica che accompagnerà tutta la sia produzione quale strumento di indagine e documentazione, senza scordare la scultura e la pittura praticate soprattutto negli ultimi anni.

A cura di Andrea Cavani e Giulio Orsini, il grande evento espositivo è organizzato e prodotto dalla Galleria Civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Archivio Architetto Cesare Leonardi.

Press Irene Guzman

Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita

Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini

15 settembre 2017 – 4 febbraio 2018

 

Informazioni

Galleria Civica di Modena, corso Canalgrande 103, 41121 Modena

tel. 059 2032911/2032940

www.galleriacivicadimodena.it

Museo Associato AMACI

 

Archivio Architetto Cesare Leonardi
tel/fax 059 820010
progetti@archivioleonardi.it

www.archivioleonardi.it

 

Read Full Post »

Paolo Ventura, Ex Voto (4), 2017, acrilici e matite colorate su fotografia

La Galleria Antonio Verolino presenta Variazioni su un tema, una mostra che riunisce opere di tre artisti, Arthur Duff, Alberto Gianfreda e Paolo Ventura, insieme a un intervento site-specific del giovane artista modenese Luca Zamoc.

L’esposizione, curata da Luca Panaro e Paola Formenti Tavazzani, inaugurerà venerdì 15 settembre 2017, alle ore 18.00 nell’ambito del festivalfilosofia di Modena.

Il progetto nasce attorno all’argomento centrale di questa nuova edizione del festival, che rifletterà sul rapporto tra il pensiero e l’arte indagando il concetto di tecnica, di lavoro e opera, oltre all’impatto che l’immagine ha sul mondo e i suoi significati e sulla trasformazione del ruolo dell’artista.

Pur nella evidente diversità delle tecniche utilizzate e nelle varianti proposte, le opere degli artisti presentati esprimono una costante rigorosa fedeltà alla loro personale, molto articolata, struttura di pensiero: per Arthur Duff la dinamica dei flussi che attraversano tutto l’universo dall’invisibile al visibile e viceversa; per Alberto Gianfreda la resilienza dell’icona, che si adatta a nuove specifiche situazioni in modo interattivo; per Paolo Ventura la teatralità ricreata e fotografata in un’atmosfera tra il reale e il surreale. Nelle opere recentissime esposte in mostra si vedrà come le scienze, in particolare l’astrofisica per il primo, l’antropologia del sacro per il secondo, e la storia, la cinematografia per il terzo e la filosofia per tutti, alimentino costantemente la loro ricerca.

Arthur Duff, Emitter, 2016, pietra lavica, neon, filo elettrico, trasformatore, cm 25×40

Arthur Duff, Black Star_Fragment_M14, 2016, corda in poliestere su telaio in ferro, cm 140×140

Arthur Duff a tutt’oggi presenta un corpus di opere molto vasto, che si è andato definendo negli ultimi anni e che possiamo suddividere in quattro filoni principali: i lavori con i fili annodati e tesati su telaio, di cui fa parte la serie Black Stars; i ricami su tela mimetica; le proiezioni al laser; i neon e le carte. In mostra saranno esposte quattro di queste tipologie di lavori sufficienti a evidenziare il carattere strumentale della parola e del segno. Nella voluta assenza del carattere semantico l’autore rivela l’interesse rivolto altrove: ad ambiti specifici della fisica e dell’astronomia. La scultura di neon crea una parola palindroma; i ricami su tessuto militare si attengono alla morfologia sottostante; la sagoma della pietra vulcanica determina l’andamento del tubo al neon; l’intreccio di nodi neri di Black Star Fragment ricrea un conglomerato di stelle ormai estinto ma visibile oggi.

Alberto Gianfreda, Nothing as it seems, 2017, ceramica, alluminio, misure variabili

Alberto Gianfreda, Nothing as it seems, 2017, ceramica, alluminio, misure variabili

Le opere di Alberto Gianfreda rappresentano invece l’approdo di un lavoro di ricerca volto a dare una nuova configurazione al marmo, per conferire al materiale statico e monumentale per antonomasia mobilità e adattabilità, caratteristiche sentite dall’autore come rispondenti alle esigenze della contemporaneità. Iniziata con l’elaborazione del marmo, la ricerca della versatilità dei materiali di Gianfreda si è estesa anche alla terracotta e alla ceramica. In mostra saranno esposti una serie di vasi cinesi, ridotti a frammenti e ricomposti. L’oggetto originario si legge appena; la destrutturazione dell’icona permette di intuirne la forma primaria e di offrire al contempo una molteplicità di nuove possibili configurazioni, che lo spettatore stesso può a suo piacimento creare. Una ricercata interattività e una riflessione sulla riformulazione dell’immagine. La resilienza dell’icona si configura come la metafora della resilienza della cultura di fronte ai mutamenti drastici della postmodernità.

Paolo Ventura, Ex Voto (1), 2017, acrilici e matite colorate su fotografia

Paolo Ventura, Ex Voto (2), 2017, acrilici e matite colorate su fotografia

I lavori di Paolo Ventura risentono infine degli schemi iconografici degli ex-voto dipinti, molto diffusi nell’Ottocento ma praticati anche nel XX secolo. Una ricca collezione è conservata nel Santuario della Consolata di Torino, dove l’artista si è recato per apprezzarne i dettagli di realizzazione. Gli ex-voto sono quadri basati su schemi ripetitivi, dipinti con grande realismo nella restituzione delle scene. Rappresentano solitamente personaggi vittime di incidenti o malattie, dai quali sono sopravvissuti, e le figure sono ambientate all’interno di luoghi rarefatti ed essenziali. Rifacendosi a questa iconografia, Ventura, si autoritrae fotograficamente in abiti militari della Prima Guerra Mondiale, intervenendo poi con acrilici e matite colorate negli occhi e sul volto in genere, che muta così di significato, specie per la presenza di alcuni schizzi di sangue che restituiscono ambiguità alla rappresentazione.

All’esterno della galleria l’intervento su tessuto di Luca Zamoc fa da ingresso iconografico alla mostra. L’opera esplora la genesi di “ars e techne” tracciando in bianco e nero figure e simboli del sedimento culturale e storico di queste discipline ed è pensata come contenitore alle opere esposte in galleria.

Press Sara Zolla

Variazioni su un tema. Arthur Duff Alberto Gianfreda Paolo Ventura

con un intervento site-specific di Luca Zamoc

a cura di Luca Panaro, Paola Formenti Tavazzani

Galleria Antonio Verolino

15 settembre – 22 ottobre 2017

Via Farini 70 (angolo Piazza Roma)

41121 Modena – Italy

Tel. +39 059 23 78 45

Fax +39 059 22 26 18

www.galleriaantonioverolino.com

info@galleriaantonioverolino.com

Instagram: galleria_antonio_verolino

 

 

 

Read Full Post »

Older Posts »