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Posts Tagged ‘mohamed banawy’

Premessa: è sempre bello quando i sogni di un amico si realizzano, specie se questi sogni sanno di apertura, di incontro, di abbracciare l’altro attraverso il saper fare delle proprie mani. Così, quest’estate, l’ottimo Mohamed Banawy (che ho avuto il piacere di incontrare alla Biennale veneziana del 2013, in occasione dell’esposizione di alcune sue opere e installazioni presso il Padiglione egiziano) mi accennava per email a questo suo progetto romano, il Simposio che proprio in questi giorni è in corso a Roma. Col pubblicare il comunicato stampa dell’evento, mi unisco al suo desiderio d’invitare chiunque possa o si trovi in loco ad andare e vedere il lavoro suo e degli altri quattro splendidi artisti coinvolti, Luca, Silvia, Samantha e Takako.

Mi perdonerete se qui ne scrivo solo i nomi: conoscendoli da anni e avendone anche stima personale, lascio la formalità dei cognomi alle righe sottostanti. Dunque non perdete l’occasione e buon Simposio (e ai cinque artisti il mio abbraccio).

 

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Nell’ambito delle attività culturali che l’Accademia d’Egitto di Belle Arti a Roma offre al pubblico italiano con l’obiettivo di promuovere la cooperazione artistica fra diversi Paesi e culture, il direttore dell’Accademia, prof.ssa Gihane Zaki, ha il piacere di annunciare che per la prima volta sarà realizzato un Simposio Internazionale di Mosaico.

L’iniziativa vedrà il coinvolgimento di cinque artisti provenienti da Egitto, Italia, Stati Uniti e Giappone, che dal 22 al 29 gennaio, esclusi sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, offriranno al pubblico una preziosa occasione per osservare l’affascinante lavoro dei mosaicisti dal vivo. Con i risultati ottenuti, si terrà una mostra dal 29 gennaio al 15 febbraio.

Tra gli artisti si segnalano Mohamed Banawy, egiziano grazie al quale ha preso forma la rete di cooperazione con gli altri partecipanti, Luca Barberini e Silvia Naddeo italiani, Samantha Holmes a Takako Hirai, rispettivamente di nazionalità americana e giapponese.

Il Simposio vuole essere non solo un’opportunità di scambio artistico, ma un incontro con cui l’antica arte del mosaico si fa linguaggio comune nella diversità culturale. Un evento che riflette perfettamente lo spirito dell’Accademia d’Egitto nella convinzione che l’Arte sia un potente ed efficace strumento di dialogo per avvicinare i popoli.

Scheda Tecnica:

Primo Simposio del Mosaico

Accademia d’Egitto di Belle Arti, Via Omero n. 4, Roma

Tel: (+39) 06 320 18 96 (+39) 06 320 19 07 Fax: (+39) 06 320 18 97

www.accademiaegitto.org

Email: info@accademiaegitto.it

Porte aperte al pubblico dalle ore 10,00 alle ore 13,00 dal 22 al 29 gennaio 2015
Artisti: Mohamed Banawy ;
Luca Barberini; Takako Hirai; Samantha Holmes; Silvia Naddeo

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Biennale-di-Venezia-2013

Il sogno degli enciclopedisti del XVIII secolo consisteva nel creare un luogo del sapere universale che fosse finalmente in circolo, creare appunto un’enciclopedia di tutto lo scibile umano con sezioni scritte e iconiche, utopia illuminista realizzata in forma di libro rispetto al progetto originario del veneziano Giulio Camillo, quel Teatro della Memoria che può giustamente essere indicato quale antico modello ispiratore, non a caso d’età rinascimentale.

Tenendo conto di queste radici oltre che di suggestioni junghiane, il curatore Massimiliano Gioni ha costruito la sua Biennale come una sfida impossibile sin dal titolo, Il Palazzo Enciclopedico, desunto dall’irrealizzato (e irrealizzabile) edificio-idea di Marino Auriti (brevetto depositato a New York il 16 novembre 1955), sorta di moderna edizione babelico-borgesiana del già citato Giulio Camillo.

Marino Auriti, Il Palazzo Enciclopedico

Marino Auriti, Il Palazzo Enciclopedico, anni ’50

È ancora possibile oggi catalogare il mondo, ordinarlo in sezioni, venire insomma a capo del divenire incessante che è la natura stessa dell’esistere? Fulminante al riguardo una battuta di John Cage: “Il mondo, il reale, non è un oggetto. È un processo”.

Inoltre ha ancora senso tutto questo? Vero è che l’uomo necessita di un ordine apparente e momentaneo per capire le cose, ma appunto questo stato di quiete è solo artificiale, innaturale. Fermare il mondo e il tempo è impossibile. Impossibile incasellarlo. A meno che non esista più l’uomo: contraddizione questa da cui è difficile uscire.

Ecco nelle varie sale sfilare ordinate in teche e bacheche opere di rappresentazione animale, umana, minerale, vegetale, molte su carta per omaggiare il richiamo librario all’Enciclopedia. Solo che, poste così, una accanto all’altra e con un numero di migliaia e migliaia di pezzi, oggetti di una wundekammer contemporanea, producono alla fine vertigine e non sistema, perché ordinare il disordine naturale delle cose e dell’operare anche umano è semplicemente impossibile. L’incompletezza vincerà sempre, insieme all’inafferrabilità e non solo del micro-macro cosmo. Se ne potrebbe dedurre che conoscere è impossibile, anche se non possiamo farne a meno. E viene in mente l’immagine della Torre babelica di Pieter Bruegel il Vecchio, un’opera immane, alla fine lasciata incompleta come sappiamo dal mito biblico, cui però si affannano, né potrebbero fare diversamente, centinaia di minuscoli, quasi invisibili, uomini formica, ancora inconsapevoli della dissoluzione linguistica che li attende di lì  a pochi mattoni.

Pieter Bruegel il Vecchio, Torre di Babele, 1563 ca., Kunsthistorisches Museum, Vienna

Pieter Bruegel il Vecchio, Torre di Babele, 1563 ca., Kunsthistorisches Museum, Vienna

L’idea di Gioni insomma è buona, una resa (nel senso di un arrendersi) affascinante rispetto al divenire inclassificabile che siamo e che abbiamo prodotto. La realizzazione però è confusa talvolta, con esuberi tagliabili e con molte presenze passate perché in fondo il passato pare (e sottolineo pare, perché è un inganno del Tempo alla nostra debolezza mentale e mnemonica) sempre essere maggiormente organizzabile. Ma la Biennale si sa è anche un gran bazar e come tale, forse, non va neanche visitata tutta, prendendo piuttosto ciò che viene e che casualmente capita. Come i padiglioni nazionali, ad esempio. Ne ho visti solo alcuni, con qualche proposta davvero efficace e molto altro gioco da consumarsi subito. Da notare però una cosa per me assai positiva: il mosaico entra quest’anno in scena con proposte ottime, dalle tessere vitree più tradizionali ai tessuti che creano ambienti in cui entrare e specchiarsi “alla luce del sole”, sino alle mappe in terracotta dell’amico egiziano Mohamed Banawy.

Ecco, questa edizione la restituisco così, con foto disordinate, non belle, mal tagliate e scattate con l’assistenza del caso finché le pile sono durate, mescolando anzi scambiando persone e cose, persone fra le cose, persone come cose  senza soluzione di continuità, senza nome di autori né titoli, senza nazionalità e avvertendo che moltissimo non è stato ripreso. Questo è un invito a fare una passeggiata a Venezia, perdendosi, lasciandosi stordire da tutto questo e oltre anche dovesse non piacere.

Il Palazzo Enciclopedico – 55ª Biennale d’Arte, Venezia 2013

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Mohamed Banawy, City 1, 2011 , 49×49 cm, clay, glass, cement

Mohamed Banawy (Egypt, 1977): what was your course of study, painting, sculpture? How did you come to discover the mosaic?

I was born in Al-Sharkia-Egypt in 1977. My father was an Art teacher in our country and he was a caricature artist as well. Since I was a child, I used to watch him while painting people and landscapes; this made my curiosity to use these pens and colors. Actually, he was my first teacher. I have joined the Faculty of the Fine Arts-Helwan University in 1995 and in my preliminary year in college, I have studied painting and sculpture and in my first two years, I have joined the Painting Section where I have learnt how to use oil painting , water and pastel colors through painting people and landscapes of the region of Old Egypt and some still life. Then I have joined the Section of the Mural Painting in my last two years and I have studied the Mural designs, Mosaic and Stained Glass. In this period, I was really fond of mosaic especially in my Graduation Project when I designed a huge work by mosaic that expressed the Great Egyptian Civilization. I had the Bachelor in Mural Art in 2000 with Excellency and was the top of my class, then I was appointed as a Lecturer in my Faculty in 2001.

In 2005, I have granted the Creativity State Prize (Rome Prize for Creativity) in mural painting specialized in fresco 2005. It is a prize that is given by the Egyptian Government for the innovative in the Artistic fields and it is the right to dwell in Rome-Italy for 15 months at the Egyptian Academy for Arts there. During this period, I knew a lot about the culture and The Italian Arts by visiting the famous museums in Rome, Florence, Venice, Pisa, Ravenna and etc.

In fact, this period was my real starting point to work in mosaic with new and different perspectives. Hence, I started to feel that as if I am playing with the mosaic parts; how to arrange, gather and separate them, thinking in their soft and scratchy textures, the light effects and many other artistic values.

Mohamed Banawy, Abstract 3, 2010, 80×80 cm, clay, glass

Clay, glaze fragments and especially stones cut in the shape of square, or mosaic pieces. I find your works very interesting and original, in particular the series “Abstract” and “City”, because they don’t want to be painting or sculpture but simply mosaic. They seem visions of territory taken from a distance, almost out of a plane. Can you explain your way of interpreting the mosaic?

The Mud is the secret of life and its eternity, being one of the basic elements of Creation… from Mud, not only Mankind is created, but everything is as well… When I am forming units of Mosaic Mud, I feel with warmth and as if I am a part and parcel of this great Universe; these units have the Great Egyptian Heritage.

Actually, I can see the whole world and feel it, once my eyes are falling on a huge mosaic panel, that was formed unconsciously, with no intention at all; in which all the creatures played a role. Two of these creatures are the Goodness that builds the cities and the Evil that destroys them. As when we build a house or implant a tree or when we have a demonstration, we do put a piece or some stones to form this huge panel. Same as when we destroy a house, we do participate in a particular change in its texture by applying some different tentacles and spaces that should happen as they are destined to be there. That’s why I see the world through a mosaic panel where its features are keep on changing since the Universe has been created and until Resurrection.

I am fond of high places so much and I am enjoying watching the cities from above or from an airplane. During my travelling, these shots and scenes that I used to watch above from a plane are stuck into my head. That was the main reason behind applying these epic scenes in my work. Also, most of these small crowded units that are spread besides or inside the big mosaic ones are always expressing the scenes of the overstock population in some poor districts that is found besides the classy ones. Every unit is in fact a person, a car, a house or a factory, etc.

There is a special technique that I am using in the Abstract Paintings which is emptying the stones and the ceramic that are looking very smooth and soft in order to substitute them by some scratchy stones; keeping in mind; inserting them with different drifts, colors and textures… In fact, I have inspired this technique from the architectural restoration that I have seen once in Pisa-Italy where they were restoring an entire house from the outside, with regard to keep some small spaces that can show the stones used in the process. These stones were really amazing especially when the sun light was falling on them.

Mohamed Banawy, Landscape 1, 2010, 80×80 cm , stone mosaic

During the International Festival of Contemporary Mosaic of Ravenna in 2009 and 2011, your work (a sculpture mosaic) was exhibited in 2009 and there were also other Egyptian artists, for example Nermine Al-Masry, Safaa Abd El Salam and Mona Magdi Kenawy: do you know them? Have you seen any ancient monument of Ravenna? Do you know any contemporary mosaic artist of this town?

Surely, I know those artists especially Nermeen Al-Masry (she is one of the teaching staff at my Faculty). In addition to the artist Mona Magdy Qenawy, whom I met during the Alexandria International Symposium for Sculpture in Natural Materials – Sculptural Mosaic. Also, the artists Ellen Goodwin, Manfrid Hoon and Mohamed Salem.

I had a visit to Ravenna that was back to 2006, but unfortunately, it was very short and I have visited Basilica di Sant’Apollinare Nuovo and San Vitale and Museo d’Arte della Città di Ravenna.

I could not meet the contemporary mosaic artists in Ravenna in person, but, definitely, I am tracking the contemporary mosaic movement through their work.

Mohamed Banawy, Still life 1, 2006, 60×120 cm, ceramics, porcelain, stone

Your country is in a time of great change. Do you think that all this can affect your work? What are your plans for the future?

My  work  Douar Misr (Tahrir Square) , it’s about the Egyptian Revolution in 25th January 2011, and about Tahrir Square, it shows the Egyptian attitude in the square, starting from its center along with their rush outside it to defend their rights.

I am trying to open new and updated areas for the non-traditional forms of mosaic surfaces, which based on a study of the artistic features and technical methods.

My artistic experiment is based on forming the traditional materials, using different rules and systems, in addition to create new forms of mosaic units and I would like to do a special exhibition in Ravenna soon.

Web site: www.banawy.com

Mosaic Art Now – Mohamed Banawy

Mohamed Banawy, Douar Misr (Tahrir Square), sculpture mosaic, 2011 , 200×200 cm, stone mosaic

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