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Posts Tagged ‘muppet show’

In quasi novant’anni di attività, la Walt Disney Company ha prodotto più di qualche capolavoro d’animazione, inventandosi un mondo e un impero finanziario, magia made in U.S.A., a partire da un topo, Mickey Mouse, cosa che non poteva sfuggire ad uno dei critici più acuti e preveggenti del ‘900, Walter Benjamin.

Mickey Mouse

Questi già nel 1931 gli dedicava una nota: “(…) in questi film, la specie umana si prepara a sopravvivere alla civilizzazione. Mickey Mouse dimostra che ogni creatura può sopravvivere anche se privata di sembianze umane. Distrugge l’intera gerarchia delle creature che si suppone culmini nell’umanità. Questi film sconfessano il valore dell’esperienza più radicalmente di quanto si sia mai fatto. In quel mondo, non vale la pena provare esperienze. (…) Tutti i film di Mickey Mouse sono basati sul tema dell’andar via di casa per scoprire cos’è la paura.  Per cui la spiegazione dell’enorme successo di questi film non è data dalla tecnica, dalla forma; non è neanche un fraintendimento. E’ semplicemente data dal fatto che il pubblico vi riconosce la propria stessa vita.” (trad. di A. Baricco, da I barbari. Saggio sulla mutazione, 2006, non essendo questo frammento finora presente nelle Opere di Walter Benjamin, pubblicate da Einaudi).

Ha un che di commovente pensare ad un marxista con una mente come la sua, intento a riflettere sul Topolino incantatore. Del resto, egli sapeva percepire il cambiamento in atto e la direzione che avrebbe preso l’umanità, a partire dagli argomenti più eterogenei, fossero pure il giardinaggio o una ricetta culinaria. Oggi vengono tratti saggi filosofici dal gusto delle scaloppine al vapore o dalla cottura del vialone nano o delle chelette di qualche crostaceo del Madagascar, fini a sé però e nulla più: un segno del nostro tempo, in cui le pauvre Vatel, certo, non sarebbe suicidato.

Ma tornando alla Disney, ha sempre continuato ad innovare, sin dai primi tempi (anni ’20-’30), col sonoro sincronizzato, l’introduzione del colore, la camera a più piani, la stereofonia, fino all’uso del computer (già dagli anni’70) e alle realizzazioni completamente digitali degli ultimi anni.

In particolare, dai primi anni’40 sperimentò la cosiddetta tecnica mista, ovvero la compresenza nella stessa pellicola di cartoni animati e umani, tutti parte di un’unica realtà, da Fantasia (1940), a Mary Poppins (1964), da Pomi d’ottone e manici di scopa (1971) a Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), per citare i più noti.

E nel 2004 ha portato al suo arco commerciale un’altra freccia d’oro: l’acquisto dei diritti del Muppet Show, ovvero dei pupazzi creati dal genio di Jim Henson oltre trent’anni fa e che prima e meglio d’altri hanno portato una carica dissacratrice nella televisione parodiando il varietà, con gli stacchetti musicali, i balletti, gli aggiornamenti giornalistici, le pseudo interviste etc., mescolando gag “pupazzesche” con attori, cantanti e conduttori in carne e ossa, realizzando ancora una volta un continuum reale-fantastico, dall’effetto surreale e pop insieme. A questo proposito, risultano tuttora particolarmente divertenti gli interventi di Peter Sellers, Elton John (when the bitch was at the top) e dei Mummenschantz, anche se, probabilmente, per godere appieno gli altri sketch, bisognerebbe avere presente la U.S.A. TV situation di quegli anni, gli stessi in cui parallelamente veniva prodotto uno dei capolavori più alti e drammatici di Sidney Lumet, Network/Quinto potere del 1976, coincidenza curiosa, l’anno della prima messa in onda dei Muppet.

Questi pupazzi (il cui nome deriverebbe da marionette e puppet) sono stati uno dei sorrisi più intelligenti e singolari che il piccolo schermo abbia mai dato ai suoi spettatori e dopo tanto discorrere, s’impone lasciare loro la voce:

Ps. Questo pezzo è dedicato ad Elena P., splendida cartoonist.

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