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Philip Schultz

Philip Schultz

Ho letto Erranti senza ali di Philip Schultz (Rochester, 1945), tratto dalla raccolta Failure con cui ha vinto il Pulitzer per la poesia nel 2008, dopo aver scoperto e divorato La mia dislessia, racconto drammatico ma edificante del suo rapporto con questo disturbo dell’apprendimento che capì di avere purtroppo molto tardi, quando tale diagnosi emerse per uno dei suoi due figli.

Durante la prima parte della sua vita quest’uomo era considerato dalla scuola dalla società dalla stessa famiglia un povero stupido, predestinato al nulla, uno da abbandonare in un angolo tant’era inutile.

Solo la sua grande determinazione nel voler diventare uno scrittore e riscattare tutta quella sofferenza per riuscire finalmente a esprimersi, lo ha portato da solo a imparare a leggere e a scrivere, certo, con sforzo immane e senza strumenti o aiuti esterni.

Risultato? Nel 1987, pur con tutte le sue cicatrici o forse grazie a esse e dopo anni di docenza presso la New York University, diede vita alla scuola di scrittura Writers Studio, che ancora dirige. È dunque divenuto uno scrittore e soprattutto un poeta americano riconosciuto e premiato. Si è poi sposato con la scultrice Monica Banks, con cui vive a East Hampton insieme a Eli e Augie, i loro due figli, e all’amata cagna Penelope (i cani sono veramente importanti nella sua definizione umana e poetica).

Entrambi questi libri di Schultz mi hanno commosso e li consiglio a chiunque, dislessico o meno, desideri avvicinare la parte più umana di sé. È lettura che non lascia indifferenti.

The Writers Studio

 

“«We do such terrible things

to ourselves and one another»,

Joey is telling Niagara

this morning, «each of us

is an emergency readying

itself to occur, a history

of implacable grief,

a World Trade Center

of incommensurate ruin,

an afterglow, a theology,

the fruit of endless labor,

a void, a victim, a revolution,

all joined by accident,

only by accident».

 

Then, sighing, to me he says,

«Yes, I speak to dogs.

Rusty says “Goodbye.

You were a great frined”».

 

That afternoon

I walked

only myself

along the Hudson.”

Philip Schultz, The Wandering Wingless, in Failure, 2007.

 

 

“«Facciamo cose orrende

a noi stessi e agli altri»,

sta dicendo Joey a Niagara

stamattina, «ognuno di noi

è un’emergenza che si prepara

ad accadere, una storia

di implacabile dolore,

un World Trade Center

di immane rovina,

un riverbero, una teologia,

il frutto di una fatica senza fine,

un vuoto, una vittima, una rivoluzione,

tutto tenuto insieme per caso,

solo per caso».

 

Poi, con un sospiro, mi dice:

«Sì, parlo con i cani.

Dice Rusty: “Addio.

Sei stato un grande amico”».

 

Quel pomeriggio

ho portato a spasso

solo me stesso

lungo l’Hudson.” 

Philip Schultz, Erranti senza ali, Roma 2016 p.89 (trad. ital. a cura di un team guidato da Paola Splendore).

 

 

 

 

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