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Massimo Bartolini, Madrigali A Cinque Voci Dell’Illustrissimo, & Eccellentissimo Prencipe Di Venosa, D. Carlo Gesualdo – Libro Terzo, inchiostro su carta, 2019

Dal 16 febbraio al 22 marzo 2020 , lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con l’installazione di Massimo Bartolini dal titolo On Identikit , primo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

L’artista, riconosciuto a livello internazionale, è stato invitato a confrontarsi con l’ Archivio-Museo dello CSAC di Parma , che conserva oltre 12 milioni di materiali originali della comunicazione visiva e della ricerca artistica italiana a partire dai primi decenni del Novecento. Un patrimonio preziosissimo su cui l’artista ha lavorato, focalizzandosi in particolare sulle opere di due maestri dell’arte: Luigi Ghirri e Luciano Fabro.

Luigi Ghirri, Identikit, 1976-78, C Print, ©Eredi di Luigi Ghirri

Nella serie Identikit (1979) di Ghirri, i titoli dei vinili fotografati dall’artista sugli scaffali della propria libreria, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno provocato in Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poterli finalmente ascoltare, rigorosamente su vinile, in un luogo ben preciso e in compagnia di qualcuno. Questo qualcuno è Lo Spirato di Luciano Fabro (1968-73), opera allestita in una delle cappelle nobiliari della chiesa dell’Abbazia di Valserena, una scena che per Bartolini sta “a metà tra un letto sfatto ed un letto posseduto” dove il corpo è allo stesso tempo presente e invisibile. 

Luciano Fabro, Gesso per Lo Spirato, 1968-73. Veduta dell’installazione presso CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

La musica è nascosta dentro l’immagine di Identikit come la figura è nascosta dentro il gesso de Lo Spirato. Con il lavoro On Identikit, Bartolini intende fare incontrare l’essere invisibile e presente dello Spirato con l’essere, invisibile per natura, della musica, che risuona nei suggestivi spazi della chiesa. 

Press Irene Guzman

Massimo Bartolini. On Identikit

16 febbraio – 22 marzo 2020

Abbazia di Valserena

Strada Viazza di Paradigna 1, Parma

www.csacparma.it

Ingresso
5 euro. Per tutte le riduzioni e informazioni aggiornate: http://www.csacparma.it/visita/

Orari
Mercoledì, giovedì e venerdì 15.00-19.00

Sabato e domenica 10.00-19.00 

Per informazioni e prenotazioni

info@csacparma.it

Ufficio stampa CSAC

Irene Guzman

+39 349 1250956 | press@csacparma.it

CSAC – Abbazia di Valserena, Parma

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Emilio Scanavino al MoMA di New York, 1961

Inaugurata lo scorso 9 novembre nelle sale di Palazzo Pigorini a Parma, la mostra Emilio Scanavino. Genesi delle forme, a cura di Cristina Casero e Elisabetta Longari in collaborazione con l’Archivio dell’artista e il sostegno del Comune di Parma, offre una lettura inedita dell’opera di Emilio Scanavino (Genova, 1922–1986), protagonista della stagione italiana della pittura informale negli anni Cinquanta, aggiornando poi i suoi modi nei decenni seguenti lungo una traiettoria personale e coerente.

Emilio Scanavino, Senza titolo, stampa vintage in bianco e nero, anni ’60
Emilio Scanavino, Germoglio, esemplare unico, 1967, terracotta

L’esposizione presenta – accanto a dipinti, ceramiche e sculture – più di cento fotografie scattate dallo stesso Scanavino, una produzione interessante e sostanzialmente inedita, conservata presso l’Archivio dell’artista. Intorno a questo nucleo di immagini è costruita, con un taglio innovativo, la mostra, che chiarisce quindi come la pratica fotografica sia stata parte integrante, sin dalla fine degli anni Cinquanta, della ricerca dell’autore. Dal confronto tra gli scatti e la produzione artistica si evidenzia anche l’affermarsi di un differente modo di concepire l’immagine pittorica o scultorea da parte di Scanavino, che affermava: “A me piace fotografare. Ma non cerco belle immagini, mi piace andare in giro e ritrarre lo scheletro della natura, certi buchi, certi solchi che i secoli hanno scavato nelle montagne. I detriti che si accumulano nei luoghi dove la nostra civiltà industriale raccoglie le sue scorie mi raccontano cose incredibili.”

Emilio Scanavino, Senza titolo, stampa vintage in bianco e nero, anni ’60
Emilio Scanavino, Studio, 1980, acrilico su cartone

Nelle sue fotografie, infatti, Scanavino immortala brani di realtà – corde, innesti, insetti, muri, nodi, pietre -, tutti elementi che qui diventano forme primarie, archetipi, il cui senso va oltre il loro significato letterale. Come evidenzia una delle due curatrici, Elisabetta Longari: “la fotografia aiuta Scanavino a leggere con evidenza il carattere particolare della materia, ne capta la qualità, la struttura segreta, e quindi il motivo per cui egli ricorre a questo strumento espressivo è “la conoscenza, la più profonda e diretta possibile. La fotografia in questo quadro si rivela un ottimo strumento d’indagine, l’obiettivo è un occhio ravvicinato cui non sfugge nulla, o comunque che sa cogliere ciò che l’occhio umano non afferra”. L’artista, dunque, assegna alla fotografia un ruolo fondamentale nel processo di genesi delle forme del suo immaginario, non fondato soltanto sulla sua invenzione, sulla sua immaginazione, ma capace di trarre forza anche da quella ricognizione sulla realtà che egli compie anche attraverso il mezzo fotografico. 

Emilio Scanavino, Il muro, 1954, olio su tela

Il fondamentale rapporto tra l’immagine fotografica e la produzione pittorica e scultorea di Scanavino, insieme all’analisi del linguaggio fotografico dell’autore, sono indagati nel catalogo della mostra, un volume edito da Magonza Editore, che presenta la produzione fotografica dell’autore, sinora poco conosciuta. I saggi delle due curatrici approfondiscono diversi aspetti: Cristina Casero si concentra più propriamente sull’analisi del linguaggio fotografico e sulle relazioni dell’artista con il clima culturale e il contesto espositivo a lui contemporaneo; Elisabetta Longari cerca, basandosi principalmente sui libri, come anche sui carteggi presenti nell’archivio del pittore, di tracciare una possibile mappa culturale del suo approccio alla fotografia e all’arte. Press Irene Guzman

Emilio Scanavino. Genesi delle forme
A cura di Cristina Casero ed Elisabetta Longari
In collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino e con il sostegno di Comune di Parma
Sede Palazzo Pigorini | Strada della Repubblica 29/A, Parma
Inaugurazione Sabato 9 novembre, ore 17.30
Date 10 novembre – 15 dicembre 2019
Orari Giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 | Sabato e domenica dalle 10 alle 18.30
Ingresso libero

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Ettore Favini, Proust, Nouvelles Flâneries, cemento, tecnica della scagliola carpigiana, plexiglass, Parma, 201819. Photo Ettore Favini

Domenica 29 settembre 2019 per le strade di Parma vedrà la luce il capitolo conclusivo di Nouvelles Flâneries, progetto pubblico dell’artista Ettore Favini. 

A un anno di distanza, Nouvelles Flâneries amplia la propria mappatura con una nuova serie di otto iscrizioni su lastre in cemento realizzate con la tecnica della scagliola carpigiana, che saranno installate permanentemente sulle facciate di altrettanti edifici storici del centro, tra cui il Complesso Monumentale delle Pilotta. Le nuove opere porteranno una traccia scritta di noti autori che hanno visitato Parma (o che l’hanno solo immaginata) quali Charles Dickens, Francesco Goya, Giacomo Casanova, Osbert Sitwell, Princesse de Gonzague, Guido Piovene, Jacques Louis David e Carlo Cantimori che permetteranno al visitatore di scoprire la città attraverso percorsi inediti, in una sorta di storytelling diffuso. 

Ettore Favini, Fogazzaro, Nouvelles Flâneries, cemento, tecnica della scagliola carpigiana, plexiglass, Parma, 201819. Photo Ettore Favini
Ettore Favini, Pasolini, Nouvelles Flâneries, cemento, tecnica della scagliola carpigiana, plexiglass, Parma, 201819. Photo Ettore Favini

Per l’occasione, Nouvelles Flâneries verrà raccontato anche attraverso un libro edito da Silvana Editoriale che verrà presentato domenica 29 settembre alle 15.30 presso BDC, Bonanni Del Rio Catalog, dopodiché si partirà per un tour cittadino con l’artista per la visione delle opere d’arte.

Curato da Valentina Rossi, il progetto è realizzato dall’Associazione Culturale Others grazie al contributo di Fondazione Cariparma e di Bonanni Del Rio Catalog, la sponsorizzazione tecnica di Leca Laterlite, la collaborazione di CAPAS dell’Università di Parma e il patrocino del Comune di Parma e del FAI – Fondo Ambiente Italiano.

Irene Guzman press

Ettore Favini, Thomas Gray, Nouvelles Flâneries, cemento, tecnica della scagliola carpigiana, plexiglass, Parma, 201819. Photo Ettore Favini

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