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Posts Tagged ‘pier francesco mazzucchelli detto il morazzone’

Circa un paio di mesi fa sono andato a trovare i miei in Val Brembana, nella bergamasca. Mancavo da tempo e ho voluto rivedere il paesino, con le vecchie cascine alla Olmi, sopravvissute ormai solo in campagna (o ciò che di essa rimane, tra un capannone e l’altro), fatte di pietra grigia di fiume a vista, miracoli di un passato povero, contadino, senza archistar, eppure quanta grazia nella semplicità, perfettamente legata al paesaggio circostante e in assenza di piani regolatori moderni, che lo hanno invece distrutto. Quegli uomini erano in contatto con la natura, ne facevano e se ne sentivano parte.

Tornato in centro, entro nella chiesa principale, una costruzione neogotica tarda, ultimata all’inizio degli anni ’20 del ‘900, nulla di che. Sull’altare la cosa forse più preziosa, alcuni busti d’argento di santi e papi del ‘700, spostati dalla vecchia parrocchiale di S. Giorgio, restaurata di recente, ed essa sì, piccolo scrigno del sobrio barocco lombardo, purtroppo non più usata per le funzioni.

Martin Kippenberger (1953-1997), Rana crocefissa

L’ambiente, è risaputo, condiziona il nostro agire, sentire e rapportarci. E forse non ha giovato lasciare la chiesa vecchia per la nuova, dove, stupito, mi sembrava di assistere ad una scena a metà fra i Monty Python e Cattelan, con la navata centrale attraversata da un finto manto stradale in plastica, con tanto di segnaletica orizzontale, di quelli in uso nelle scuole guide.

Poi, voltatomi verso la navata destra, vedo tra colonna e colonna cartelli metallici con segnali stradali veri, cui sono attaccate frasi “catechizzanti”. Nell’ordine: si parte con un pericolo generico, posto all’ingresso senza indicazione aggiunta, e si prosegue con un divieto di sosta e fermata e sotto “ripartite”; direzione obbligatoria e “la svolta”; passaggio pedonale e “cambio di prospettiva”; senso alternato e “il perdono”. Infine, il capolavoro: vicino all’abside, strada a senso unico e un povero Cristo (in tutti i sensi) crocefisso, incollato in mezzo al cartello: altro che la stupida rana di Kippenberger, inutile come le polemiche seguite alla sua esposizione a Bolzano, un paio d’anni fa.

Giusto qualche giorno prima, un ex prof. mi raccontava di come il sacerdote da cui serviva messa da ragazzino, non s’era fatto scrupolo di bucare una tela del Morazzone col ritratto della Vergine, per fissarle una coroncina metallica sul capo. Avrà pensato che essendo un post borromaico era abituato a soffrire? O più probabilmente, non si sarà posto dubbio alcuno, in fondo, “la Madunina ne ha bisogno”: con tanti saluti all’integrità dell’opera d’arte. Roba da rivalutare i saccheggi napoleonici.

Ora, è vero che il Regno è dei semplici, ma perché lo spirito del Vaticano II, se non ha mai sfiorato i vertici (se non per errore, presto corretto), è dovuto scemare alla base in frutti così ridicoli, quando non deleteri? Mysterium fideioremus.

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