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Posts Tagged ‘pier paolo pasolini’

Mario Tursi (Roma, 1929-2008) è stato uno dei grandi fotografi di scena del cinema italiano e internazionale.

Il suo nome significa quasi tutto Visconti e, fra gli altri, Buñuel, Pasolini, Petri, Scola, Rosi, Lattuada, Maselli, Giuseppe Bertolucci, Liliana Cavani, l’indimenticabile Sergio Leone di C’era una volta in America, Polanski, Rappeneau, Molinaro, Jean-Jacques Annaud, Patroni Griffi, Troisi, Benigni, Julie Taymor, Scorsese, Tornatore, etc.

Maria Callas e Pasolini sul set di Medea a Göreme (Cappadocia), giugno 1969

Set di Medea (particolare), Göreme (Cappadocia), giugno 1969

In particolare, nel 1969 realizzò una serie di scatti formidabili sul set della Medea pasoliniana, tra Cinecittà, Grado, in Friuli, e alcune località turche, nell’antica Cappadocia (poi raccolti nel volume Pasolini, Callas e Medea, Bologna, 2007).

“È un vecchio lavoro”, disse. Eppure sono cose mai invecchiate.

Queste immagini non si limitano al reportage d’autore: l’equilibrio generale e di ogni scatto, l’abilità nel rendere i volti sui e dei paesaggi turchi, talvolta lunari, attraverso una conoscenza non comune delle luci e dei colori, dei bianchi e dei neri, senza mai eccedere, dicono della sua sapienza tecnica, ma non bastano. Il trucco sta nella semplicità: far credere facile, ciò che in realtà non lo è.

Maria Callas-Medea, Göreme (Cappadocia), giugno 1969

E ciò che rende uniche queste foto è la capacità di Tursi di aver dato spazio e consegnato per sempre al futuro, non icone imbalsamate di miti lirico-letterari, trappola in cui era più che facile cadere, trattandosi della Callas e di Pasolini alle prese con un altro mito, Medea, ma assai più magistralmente, essi sono sia figure potenti, ancestrali, il demiurgo e la Mater mediterranea primigenia (una greca, fra l’altro), sia Maria e Pier Paolo, circondati dalla troupe, durante le riprese, seri o mentre si ride, in pausa, fumando una sigaretta. Pier Paolo, a Pa’, in costume da bagno e Maria che beve alla bottiglia, o insieme, un anno dopo, a riprese finite, risalendo sottobraccio una via di Napoli.

Maria Callas e Pasolini a Napoli, settembre 1970

Cinema e vita quotidiana: ognuno a suo modo felice, almeno in quel frangente, quasi dimentico delle tristezze personali e ignaro della fine ingiusta che di lì a pochi anni avrebbe divorato i loro corpi, nella solitudine parigina o su una desolata spiaggia romana.

Come direbbero Mutis e De André, per consegnare alla morte una goccia di splendore/ di umanità di verità. Un’ultima.

Pasolini a Göreme (Cappadocia), giugno 1969

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Oggi, 2 giugno, Festa della Repubblica: una data importante, perché il processo democratico in Italia non è mai stato lineare né indolore, come il 25 aprile testimonia ogni anno. Né lo è tuttora, come dimostra in questi giorni la messa a punto (e futura approvazione) dell’ennesima legge indegna, in questo caso per limitare le intercettazioni telefoniche e la relativa impossibilità a pubblicarne i contenuti.

In piazza è il momento delle fanfare e sui medesimi spalti, governo e (presunta) opposizione.

Qui si preferisce l’anima civile di un poeta, Pier Paolo Pasolini (1922-1975), la cui voce, coscienza di una nazione, è mancata come non mai negli ultimi trentacinque anni e il cui assassinio appartiene ancora al novero oscuro e triste dei molti, troppi misteri italiani irrisolti e che è facile supporre, più passa il tempo e meno vedranno luce di chiarimento.

Ps. la voce recitante alcuni testi di Pasolini nella seconda metà del video è di Toni Servillo e tale sequenza viene dal bellissimo La voce di Pasolini di Matteo Cerami e Mario Sesti (dvd e libro, Feltrinelli Real Cinema, Milano, 2006).

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