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Atena pensosa, 460 a.C. ca., Museo dell’Acropoli, Atene

Premessa: desidero dedicare questa pagina alla Grecia come augurio di rinascita. I suoi politici hanno sbagliato, e molto, negli scorsi anni a truccare i bilanci (nell’immediato futuro, servirà anche a noi italiani questa lezione?), con la conseguenza di far pagare prezzi altissimi oggi ai loro cittadini e ciò nonostante, c’è stato il rischio concreto sino all’altro ieri che l’intera nazione dovesse essere completamente distrutta da logiche (e speculazioni) di mercato omicide. Spero che alla fine, grazie anche ai recenti aiuti europei, non sia più costretto a uscire dall’unione monetaria proprio il paese che all’Europa ha dato il nome e la civiltà oltre 2500 anni fa.

Se la morte ha sognato la vita accanto a Odisseo, come raccontano i versi ispirati di Nikos Kazantzakis (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957, autore noto ai più per il suo romanzo del ’46 Zorba il greco,  poi divenuto film celebre con uno strepitoso Anthony Quinn), dopo il dolore di milioni di vite sconvolte da una povertà solo sfiorata o purtroppo già reale, anche per l’Ellade ci sia vita nuova.

 

La Morte venne e si coricò al fianco di Odisseo;

stanca per aver vagato tutta notte, le palpebre pesanti,

bramava anche lei distendersi sulla riva col vecchio amico,

sotto l’ombra di un salice, dormire anche lei un poco;

posò lievemente le mani ossute sul petto dell’Arciere

e così abbracciata la valorosa coppia precipitò nel sonno.

Dorme la Morte, e sogna che esistano uomini vivi,

che s’innalzino case sulla terra, e palazzi e regni,

che vi siano giardini fioriti, e che alla loro ombra

passeggino donne gentili e cantino le schiave.

Sogna che sorga il sole, e che la luna illumini,

che giri la ruota del mondo, e che ogni anno porti

erbe e fiori, e frutti d’ogni sorta, e dolci piogge e neve;

e compia un altro giro rinnovando ancora la terra.

Sorride di nascosto la Morte, lo sa bene ch’è un sogno,

vento multicolore, fantasia della sua mente stanca,

e tollera incurante che l’incubo la assilli.

Ma pian piano si rianima la vita, la ruota prende slancio;

la terra apre avida le viscere, penetrano pioggia e sole,

infinite uova si schiudono, la terra brulica di vermi,

muovono folti eserciti di uomini, uccelli, fiere,

pensieri e si avventano per divorare la Morte addormentata.

E una coppia di umani rannicchiata nelle grotte delle sue nari

accende e attizza il fuoco, poi si prepara il pranzo,

e al suo forte labbro sospende la culla del neonato.

Sente un sollecito sulle labbra, un formicolio alle nari,

si scuote d’improvviso la Morte, così svanisce il sogno;

per un attimo fulmineo ha dormito, per quell’attimo ha sognato la vita.

Nikos Kazantzakis, da Odissea, 1938 (trad. di Nicola Crocetti, in Poeti Greci del Novecento, Milano 2010).

Ps. Nicola Crocetti, il fondatore dell’omonima casa editrice Crocetti e grande editore di libri poetici, nonché del mensile internazionale di cultura poetica “Poesia”, è di origine greca.

Athanodoros, Agesandros e Polydoros, Testa di Odisseo (particolare), I sec. a.C. ca., Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga

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