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Posts Tagged ‘quinto orazio flacco’

Hans Holbein il Giovane, Gli ambasciatori francesi, 1533, National Gallery, Londra

Cicerone dice che filosofare non è altro che prepararsi alla morte. Questo avviene perché lo studio e la contemplazione traggono in certa misura la nostra anima fuori di noi, e la occupano separatamente dal corpo, e questo è come un saggio e una sembianza di morte; oppure, perché tutta la saggezza e i ragionamenti del mondo si riducono infine a questo, di insegnarci a non temere di morire. (…)

La meta della nostra corsa è la morte, è questo l’oggetto necessario della nostra mira: se ci spaventa, come è possibile fare un passo avanti senza agitazione? Il rimedio del volgo è di non pensarci. Ma da quale bestiale stupidità gli può venire un così grossolano accecamento? (…)

Omnem crede diem tibi diluxisse supremum./ Grata superveniet, quae non sperabitur hora.

(“Pensa che ogni giorno sia l’ultimo che risplende per te./ Sopraggiungerà gradita l’ora che non speravi”, Orazio, Epistole, I, IV, 13-14)

È incerto dove la morte ci attenda: attendiamola dovunque. La meditazione della morte è meditazione della libertà. Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire. Il sapere morire ci affranca da ogni soggezione e costrizione.

Michel Eyquem de Montaigne (1533-1592), Essais/Saggi, 1580-88, Libro I, cap. XX (trad. a cura di Fausta Garavini, Milano, 1966)

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