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Posts Tagged ‘riccardo muti’

Perché l’opera lirica è diventata noiosa dopo essere stato uno dei generi più pop della storia della musica? D’accordo, sono cambiate un po’ di cose nell’ultimo secolo, dal cinema alla televisione al web ai gusti musicali, ovviamente. Ma cosa è successo alla lirica, in Italia specialmente?

Risposta concisa ed efficace a un tema complesso: nel nostro Paese si fa dell’“archeolirica”, ovvero un tipo di spettacolo ancora legato a convenzioni ottocentesche che non hanno nulla da dire all’uomo (al ragazzo!) di oggi e che, volendo rispettare una presunta tradizione mummificata tradiscono proprio ciò che pretenderebbero difendere, la poesia dinamica (visiva e musicale) dell’opera stessa.

In fondo si tratta di traduzioni: avrebbe senso oggi tradurre Goethe e Baudelaire con la lingua di Foscolo o Carducci (per carità!) solo perché loro contemporanei?

E così, un “fortissimo” dei tempi di Rossini e Mozart ha il medesimo significato ancora oggi? È davvero un peccato mortale attualizzarlo, realizzando o meglio avvicinandosi al volere effettivo dell’autore?

Che male c’è a rileggere in vesti moderne quell’autentico schiaffo al perbenismo borghese che è la Traviata? Appunto attualissima e scandalosamente in abiti contemporanei allora, quando fu creata. E il Rigoletto, non si apre forse con un’orgia? Ebbene sì, avete capito bene, “lo dice il libretto”, scrive giustamente Mattioli. Altro che i castigati e ingombranti paludamenti rinascimentali: più Aretino e meno Monsignor Della Casa, se proprio deve essere…

E la Butterfly non si può fare rinunciando agli stereotipi delle giapponeserie liberty? E la meravigliosa opera barocca può essere definitivamente spiumata da costumi di penne, ali, Pizzi e merletti?

Sì, tutto è possibile e molto è già stato fatto, specie da registi e scenografi esteri, gente che pensa e non si contenta del mestiere di amanuense cui moltissimi protagonisti nostrani ci hanno abituato (e ammorbato: e ancora durano). Tutto questo e molto di più è ben testimoniato, con nomi e cognomi, da Alberto Mattioli, “operoinomane” come egli si definisce è ben più che un esperto (peraltro critico musicale e corrispondente da Parigi per La Stampa e collaboratore di numerose riviste specializzate): la sua è una ragione di vita.

Le 1100 opere da lui viste e catalogate (con tanto di numero aggiornato al 31.12.2011) nella sua carriera di appassionato e di “tossico” come tutti i monomaniaci (ma “l’opera fa meno della droga vera”, portafogli a parte, s’intende) sono la materia di questo divertentissimo e coltissimo racconto che è Anche stasera – Come l’opera ti cambia la vita (Mondadori Strade blu, Milano 2012), un testo da leggere e rileggere divertendosi e imparando molto (in fondo al libro si trova anche un bignamino lirico, utile perché sa incuriosire ulteriormente, preceduto dai seri e giocosi cento motivi per appassionarsi al genere), come sempre quando una passione, dunque una verità, sostiene il tutto. E la passione si sa è faziosa: infatti il nostro, tanto per fare un esempio, non sopporta Muti (e l’inarrivabile spocchia del Maestro) e adora Abbado (padre), la sua sensibilità, sottile e robusta a un tempo, artistica e umana. Specchio, viene da dire, della sua figura, esile e alta e in grado di sorridere, di far sorridere (prendete lo storico, all-star, Viaggio a Reims di Rossini da lui diretto nel 1984), come di commuovere.

Sia chiaro: questo non è testo sull’opera per tecnici: al contrario, troverete sì le giuste informazioni e qualche aneddoto storico, ma soprattutto la narrazione briosa delle avventure dell’autore (sin dove può spingerci una passione? Ovunque e a ogni costo!) fra appuntamenti al buio all’Opera di Amsterdam, vacanze intelligenti (e leggermente massacranti per un neofita), le prime alla Scala “demutizzata” (post 2004) con immancabili mostri botulinizzati e le follie vere, severissime, da crucchi degni di Wagneropoli, ovvero Bayreuth.

Fra le pagine più esilaranti segnalo la casistica dei “rompiopera”, il catalogo è questo: “la scartocciatrice folle, la ravanatrice impazzita, il telefonista compulsivo, la librettista divulgatrice, la tisica incurabile, il loggionista arrabbiato, la divina carampana, la tintinnatrice percussiva, la palchettista irriducibile” e, gran finale arbasiniano, “la melochecca adorante”.

Infine, si tenga presente che come non esiste il teatro dall’acustica perfetta, esistono invece teatri più adatti di altri a certe musiche, così non esiste l’esecuzione d’opera perfetta: c’è sempre qualche sbavatura, ora è un cantante, ora una scena, ora un orchestrale o il direttore stesso. Per fortuna “a noi resta negata/ l’idiozia della perfezione” diceva l’ottima Szymborska, meglio lasciarla alle cipolle o agli dei. Tuttavia è possibile che ci siano elementi singoli di rara esattezza, tali da concretizzare un termine ormai desueto: il sublime. Mi riferisco allo Zauberflöte diretto da Solti con i Wiener Philharmoniker (Decca, 1971): a dire il vero, per quanto buona, ci sono esecuzioni migliori, ma la cantante, Christina Deutekom, è la miglior Regina della Notte mai esistita. La scala e gli acuti della nota aria Der Hölle Rache: come lei nessuno mai. Ascoltate e credete.

Un’ultima considerazione: noi restiamo ancora, nonostante tutto, “il Paese del melodramma: piaccia o non piaccia”, con “i vizi e le virtù, figure e figuri, tipi e costanti nazionali” che quel “grande antropologo arcitaliano” di Verdi come pochi ha saputo indagare e mostrarci. Lo strepitoso baraccone dell’opera dunque è cosa più che mai viva e ci riguarda, anche in termini di bellezza, di vago (nel senso petrarchesco) incantamento, una volta tanto.

Ps. Dedico questa pagina a mio padre, che in casa, da ragazzino, mi ha introdotto al mondo del bel canto, e a Cristina e Giulia, amiche “operoinomani” che ho avuto la fortuna di conoscere tanti anni fa.

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Luca Barberini, On the Oil Barrel, 2010

(Premessa: l’intervista che segue, a cura di Linda Landi, è apparsa sul sito e sul numero 419 del 2 dicembre 2010 del settimanale Ravenna&Dintorni, pagina 13.)

Il mosaico a Ravenna: un dibattito che auspicabilmente continua. È ora la volta di Luca Maggio, critico e insegnante di storia dell’arte (classe 1978) che porta avanti le ragioni di alcuni giovani mosaicisti in risposta all’intervista rilasciata da Saturno Carnoli su Ravenna&Dintorni del 18 novembre 2010 (a pagina 14).

«Non sono d’accordo sull’affermazione che segue – spiega Maggio, “la mia generazione non è riuscita a passare il testimone ai giovani, che oggi sono studenti meno motivati… noi abbiamo vissuto la rivolta, oggi invece manca un pensiero disobbediente e autonomo”. La ritengo mortificante verso chi ha insegnato e continua a insegnare mosaico con passione, e soprattutto verso chi è stato formato e con coraggio ha investito oggi la propria vita nel mosaico, in particolare in quello artigianale e artistico».

Double Game Academy, Ravenna, 2009: in primo piano l'opera di Silvia Naddeo, Eat Meet, premiata dal MAXXI di Roma

Qualche nome?

«Tra le cosiddette “nuove leve” ravennati, esistono realtà già qualitativamente affermate a livello nazionale ed internazionale come Dusciana Bravura, Matteo Randi, Filippo Tazzari, Caterina Baldassarri o la giovane Silvia Naddeo, romana d’origine ma ravennate per formazione musiva, di recente premiata dal MAXXI di Roma proprio per una scultura mosaico. Poi, Takako Hirai, giapponese che da anni collabora con Koko Mosaico ovvero Arianna Gallo e Luca Barberini, da tempo attivissimi nel settore, tra l’altro, Barberini è l’attuale vicepresidente dell’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei, e ancora il gruppo CaCO3 ovvero Âniko Ferreira da Silva, Giuseppe Donnaloia e Pavlos Mavromatidis, i quali solo nell’ultimo anno hanno diverse esposizioni all’attivo, dall’Artplay di Mosca al Museo Nazionale di Ravenna.

Ma si potrebbero citare molti altri artisti del’ultima generazione, anche stranieri. Mi preme dire che sono tutti più che “motivati e autonomi”, avendo un percorso, una poetica e dignità creativa originali. Non sono promesse, ma già realtà fertili, e ignorarli vuol dire non sapere quel che è accaduto negli ultimi dieci anni».

CaCO3, Organismo verde n.1, 2010

Ma il calo degli iscritti negli istituti di formazione è una realtà…

«Vero, ma penso che l’analisi di Carnoli sia comunque sbagliata, specie per le soluzioni avanzate. In sostanza lui propone di aprire nuovi spazi formativi, al momento non necessari. Se c’è un calo di iscritti, non è dovuto alla mancanza di qualità dei percorsi formativi, ma è da attribuirsi all’assenza di prospettive professionali future, che potrebbero essere attivate da una rete virtuosa di sinergie fra istituzioni pubbliche e private per commissioni e appalti musivi/edili in grado di offrire sbocchi lavorativi. Tutto ciò è difficile, ma non utopico e ne ha parlato per esperienza diretta anche l’architetto e designer Ugo La Pietra lo scorso 9 ottobre, in occasione del convegno “Architettura e Mosaico” organizzato dal Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico del MAR: o crei il circuito o ne resti fuori e Ravenna non può permettersi di vivere solo sul passato, specie riguardo l’identità musiva. In questo senso, occorrerebbero anche spazi espositivi adeguati.

Per i fondi da reperire, Carnoli citava la Regione, ammesso che ne abbia, ed eventuali tagli al Ravenna Festival, polemica vecchia e sterile. Il Festival dà lustro culturale al nome della città nel mondo, oltre ad aver commesso a Marco Bravura due considerevoli opere musive, l’Ardea Purpurea del 1999 a Beirut (una copia è in Piazza della Resistenza a Ravenna), e quest’anno le Onde a Trieste, in occasione di concerti diretti da Riccardo Muti. Sono segni importanti vista anche la candidatura della città a Capitale Europea della Cultura del 2019».

Dusciana Bravura, Alchemy, 2010, Artplay, Mosca



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Marco Bravura, Onde, 2010, Trieste

Quest’anno il Ravenna Festival si è concluso la sera dello scorso 13 luglio a Trieste, in Piazza Unità d’Italia, con un concerto diretto da Riccardo Muti alla presenza dei presidenti di tre repubbliche, italiana, croata, slovena, per unire simbolicamente nel segno della bellezza e della pace i popoli che macchiarono di sangue quelle terre.

Marco Bravura, Ardea purpurea, 1999, Beirut

A ricordo di questo evento è stata commissionata una scultura musiva, Onde, al ravennate Marco Bravura (Ravenna, 1949), già autore dell’Ardea Purpurea posta nel ’99 a Beirut, altra terra massacrata dalla guerra, sempre in occasione di un altro Ravenna Festival.

Le tre Onde della nuova opera, significativamente realizzata con pietra carsica, dunque la materia dei luoghi coinvolti, rappresentano l’unione delle tre nazioni per un passato che non si ripeta più e in vista di un futuro, che è già presente, di collaborazione e speranza.

Quest’opera, che dovrebbe trovare collocazione nel prestigioso Palazzo Tergesteo del capoluogo friulano, è accompagnata da un paio di versi di Pablo Neruda: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza,/ è solo un’onda più alta tra le onde.

E così la descrive l’autore: “Tre strutture unite alla base costituiscono la scultura Onde, suggerendo il movimento di tre onde quale espressione del mare che bagna le tre nazioni di Italia, Croazia e Slovenia. Tre onde di uno stesso mare che idealmente le unisce.  In senso più ampio, le onde sono simbolo di moto eterno e, con la musicalità del loro rifrangersi, parlano di energia e di bellezza giocosa.

Il materiale predominante di questa scultura non poteva che essere pietra carsica, la materia che pervade il territorio, le cui microforme di superficie formano scannellature, campi carreggiati, docce, conformazioni che talvolta ricordano moti ondosi o gli interstizi propri del linguaggio musivo. Territorio carsico vuol dire anche foibe, voragini naturali, triste memoria di una pagina dolorosa della storia dell’uomo. Su questa pietra carsica sono intervenuto con tagliolo e martellina, per renderla increspata come onda, perché tessera inseguisse tessera, a formare andamenti curvilinei con rinata tensione verso l’alto. Per poi farli ricadere, nel moto sinusoidale, in una spuma bianca, argentea, luminosa e trasparente. E così, per mezzo del mosaico, la pietra aspira a farsi liquida energia.” (Marco Bravura)

Marco Bravura – sito ufficiale

Ravenna Festival – sito ufficiale

Palazzo Tergesteo – Trieste

Solo-Mosaico – official website

 

 

 

 

 

 

Marco Bravura, Onde, 2010, Trieste

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