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Posts Tagged ‘roberta grasso’

Dusciana Bravura, Question Mark Cuori, 2007, paste vitree, oro mosaico, vetro opalescente, vetro argentato, murrine, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 220x100x45, collezione privata

Dusciana Bravura, Question Mark Cuori, 2007, paste vitree, oro mosaico, vetro opalescente, vetro argentato, murrine, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 220x100x45, collezione privata

Metti un tardo pomeriggio d’inverno a passeggiare per le vie del centro di Ravenna, imboccando una strada non particolarmente illuminata, via Cerchio, dove si scopre il nuovo studio-laboratorio di Dusciana Bravura.

E si parla con quest’artista veneziana di nascita (a proposito, altro suo showroom è lo Studio Du accanto a Palazzo Grassi, in Calle de le Carrozze, san Marco 3283, Venezia) e ravennate, anzi “bravuresca” per formazione, nel senso che da sempre in famiglia ha respirato la poesia faticosa del fare.

Dusciana Bravura, Becco giallo, 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30x28, proprietà dell’artista

Dusciana Bravura, Becco giallo, 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30×28, proprietà dell’artista

 

Dusciana Bravura, Becco giallo (particolare), 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30x28, proprietà dell’artista

Dusciana Bravura, Becco giallo (particolare), 2014

E si ascoltano i pezzi suoi che circondano avvolgendo il visitatore: sculture, gioielli, specchi in cui tutto si moltiplica (e non è inopportuno il riferimento riattualizzato all’Arts & Crafts morrisiano). Cose diverse dalla matrice comune, non solo perché, banalmente, le ha pensate e realizzate lei coi suoi collaboratori. Il segreto è un velo sottile da percepire, pur essendo sotto gli occhi.

Dusciana Bravura, Orso bianco, 2006, scultura in mosaico realizzata con vetro argentato, vetro opalescente, murrine, madreperle, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 130x90x60, collezione privata

Dusciana Bravura, Orso bianco, 2006, scultura in mosaico realizzata con vetro argentato, vetro opalescente, murrine, madreperle, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 130x90x60, collezione privata

 

Dusciana Bravura, Tartaruga, 2005/2008, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, adesivo cementizio su struttura in pvc, cm 100x70x40, collezione privata

Dusciana Bravura, Tartaruga, 2005/2008, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, adesivo cementizio su struttura in pvc, cm 100x70x40, collezione privata

Anzitutto la cura evidente, la preziosità di ogni dettaglio di ciascun oggetto è maniacale. Il livello dunque è altissimo. Che siano forme animali ricoperte da migliaia di tessere dai colori vivissimi, con accostamenti inediti e risultati che armonizzano disegni di soli e fiori musivi sui corpi delle bestie, con andamenti tutt’altro che scontati, o che si tratti di pattern per specchiere, complementi d’arredo o decorazioni per collane e orecchini, il punto vero per questa donna, che ragiona d’arte al femminile come punto d’orgoglio e di forza, non certo di limite (come, in una declinazione astratta e d’umori paesaggistici, una Joan Mitchell) ed è innamorata delle stoffe e dei fruscii e dei tappeti d’oriente e mediorientali in particolare, è la pelle.

Dusciana Bravura, Ara (specchio)

Dusciana Bravura, Ara (specchio)

 

Dusciana Bravura, Ara (particolare)

Dusciana Bravura, Ara (particolare)

 

Dusciana Bravura, Lam (specchio)

Dusciana Bravura, Lam (specchio)

 

Dusciana Bravura, Lam (particolare)

Dusciana Bravura, Lam (particolare)

 

Agisce sulla pelle delle cose, la ricopre con altra pelle derivata dalle sue azioni e variazioni e ricreazioni di fili e stili e forme islamico-bizantine (Fortuny avrebbe gradito), creando al contempo stupore per gli occhi inondati da quelle stoffe vitree, desiderosi di toccarle, come lo è la pelle femminile di indossarne i gioielli.

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Incanto autentico della superficie dunque: e non occorre scomodare il Grey di Wilde o la sinuosità mahleriana di Klimt o la sontuosità classica d’Ingres. Quello di Dusciana è oriente vissuto e metabolizzato in tanti viaggi, in altrettanta vita. È qualcosa di interiore che affiora in un continuum acqueo come nelle mille canalette dei giardini dell’Alhambra. Come nel suo imponente atto d’amore, omaggio d’oro alle icone artistiche del XX secolo, il capolavoro Alchemy del 2010.

Stupire l’occhio è ancora possibile.

Dusciana Bravura, Alchemy, 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy, 2010, mt 12x6x3

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

Chi ha capito il legame profondo di quest’artista con la pelle del mondo, delle cose, delle persone, anim-azioni che lo abitano, sono i ragazzi di gi.ro.labo – laboratorio creativo digitale, che hanno realizzato su ispirazione delle opere di Dusciana una video-performance in cui i colori e le forme dell’artista vengono proiettate letteralmente come una seconda pelle sul corpo di una danzatrice e sull’installazione E/essere sospeso di Roberta Grasso.

Stupire l’occhio è ancora possibile.

E come non ricordare, anni fa in una galleria di Marrakech, freschissime e potenti nella loro aerea bellezza le opere fotografiche di Yasmina Alaoui e Marco Guerra, i 1001 Dreams fatti di pelle, henné e pellicola impressionata, poi stampata in grandi dimensioni per evidenziare quelle geometrie regolari e ripetute come tessere sulle curve dei corpi umani, ancora nuovi splendori musivi.

Stupire l’occhio è davvero ancora possibile.

www.duscianabravura.com

www.girolabo.it

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 8

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 8

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 7

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 7

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 23

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 23

 

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Premessa: è con vero piacere che pubblico il comunicato stampa di questa nuova iniziativa di cui fa parte un’amica artista, Roberta Grasso, che con un team affiatato e grintoso ha dato vita a un progetto tanto intelligente quanto originale. Leggere e scaricare per credere! E un grande in bocca al lupo a tutti voi ragazzi GetCOO.

getcoo logo

È di qualche giorno fa la notizia secondo la quale il brand più conosciuto dell’Emilia Romagna dopo la Ferrari è quello dei mosaici ravennati, Patrimonio Unesco dal 1996. Non sorprende dunque che proprio nella città bizantina, Capitale Italiana della Cultura 2015, sia nata l’idea di una nuova e più efficace esperienza per la fruizione dei monumenti: GetCOO, una App per una nuova esperienza di turismo.mausoleo galla placidia

san vitale

san vitale1

Cos’è esattamente GetCOO? Il nome, anzitutto: “Coo”, in inglese, è il verso del piccione; e chi meglio di un piccione, principe dei centri storici italiani, può aiutare a riconoscere i monumenti su cui vola? Interfaccia user-friendly per una App molto semplice da usare: con lo smartphone si scatta la foto di un monumento, GetCOO lo riconosce e fornisce una scheda del bene con possibilità di approfondimenti. Più veloce che andare su Google, per cui bisognerebbe almeno conoscere il nome del monumento da digitare. Al macero, dunque, le tradizionali guide cartacee, non interattive, e archiviate le esperienze con QR code e tag fisici, spesso incoerenti e pieni di condizionamenti in fase di lavorazione e di fruizione.santa croce

La personalizzazione dell’esperienza turistica sarà il prossimo fronte d’azione per una App già scaricabile in versione gratuita e pienamente operativa con funzionalità base, sia per sistema operativo Android che iOS. Sono  già state mappate alcune tra le più visitate città italiane e straniere: il database è in costante implementazione.

santa maria in porto

GetCOO nasce da un’idea di Stefano Berti, Product manager di GetCOO ed esperto informatico. Il team è composto da Claudio Berti, System administrator, Roberta Grasso e Benedetto Gugliotta, entrambi Cultural Heritage Expert e Social Manager, con la direzione creativa di Jona Sbarzaglia.

www.getcoo.com

Il team GetCOO riceve il Premio speciale per l'innovazione al Salone Internazionale della Ricerca Industriale e dell’Innovazione di Bologna

Il team GetCOO riceve il Premio speciale per l’innovazione al Salone Internazionale della Ricerca Industriale e dell’Innovazione di Bologna – Giugno 2015

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biennale giovani 3 bologna

L’Accademia di Belle Arti di Bologna, nelle sue massime autorità, il presidente Fabio Roversi Monaco, il direttore uscente Mauro Mazzali e il direttore subentrante Enrico Fornaroli, organizza una Biennale dei giovani artisti italiani, terza di una serie iniziata nel 2006, in collaborazione con l’allora esistente Premio DAMS, quindi nel 2008, in una edizione rivolta a fornire proposte di arredo urbano.

Bounty Killart

Bounty Killart

Questa terza puntata, inaugurata il 13 novembre, sarà aperta sino al 19 dicembre 2014 nei locali stessi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. La rassegna si avvale di un contributo dell’Assessorato alla cultura della Regione Emilia Romagna. La curatela è affidata ai critici Renato Barilli, Guido Bartorelli, Guido Molinari, quest’ultimo anche in qualità di docente dell’Accademia stessa. I tre avevano già svolto nel 2011 una rassegna analoga denominata Officina Italia 2Nuova creatività italiana, un titolo, questo, che potrebbe benissimo essere utilizzato come introduzione a questa nuova iniziativa.

Sara Benaglia

Sara Benaglia

Si è proceduto alla selezione di ventinove giovani artisti, con età media sui trent’anni, e casi limitati di minore o maggiore età. La selezione è stata condotta in base a criteri che confermano quelli già seguiti nella precedente Officina, partendo dalla convinzione che viviamo in un periodo di fertile eclettismo o ibridazione in cui non prevale alcuna tendenza, ma tutte sono in gioco, poste tra loro in un equilibrio dinamico che i curatori amano definire con una nozione offerta dal filosofi francesi Gilles Deleuze e Félix Guattari, la nozione di plateau, ovvero di un altopiano in cui appunto le diverse tendenze si intrecciano, in una concordia discors. Ci sono esempi di pittura, ma nella versione dinamica del wall painting, ricorsi alla fotografia, alle installazioni, a materiali verbali o comunque di alta tensione concettuale.

Valerio Nicola

Valerio Nicola

La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato, con ampi saggi dei curatori, edito da Asterisco, Bologna.

Dopo l’avvio bolognese, la mostra si sposterà a Rimini, Museo della Città, dal 10 gennaio all’8 marzo 2015.

Artisti partecipanti: Sara Benaglia, Francesco Bertelé, Giulia Bonora, Bounty Killart, Chiara Camoni, Federica Delpiano, Niccolò Morgan Gandolfi, Gabriele Garavaglia, Nicola Genovese, Laura Giovannardi, Marco Gobbi, Roberta Grasso, Andrea Grotto, Federico Lanaro, Dario Lazzaretto, Gemis Luciani, Daniela Manzolli, Cristiano Menchini, Damiano Nava, Valerio Nicola, Simona Paladino, Emmanuele Panzarini, Fabrizio Prevedello, Roberto Pugliese, Alessandro Roma, Angelo Sarleti, Cristina Treppo, Adriano Valeri, Lucia Veronesi

Accademia di Belle Arti di Bologna – Biennale Giovani 3

Il presente comunicato è a cura dell’ufficio stampa di Irene Guzman (irenegzm@gmail.com)

Gabriele Garavaglia

Gabriele Garavaglia

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Roberta Grasso, Identity of   a city, 2013

Roberta Grasso, Identity of a city, 2013

Umea, città svedese prossima capitale europea della cultura 2014, ha bandito un concorso selezionando 64 opere semifinaliste ispirate alla città, in particolare alla cultura sami o lappone.

Fra queste è presente la proposta di Roberta Grasso, artista giovane e di grande finezza, di cui questo blog ha più volte avuto il piacere di occuparsi.

A questo proposito chiedo a tutti coloro che hanno un profilo facebook (questa la modalità scelta dagli organizzatori) di sostenerla votandola e diffondendo il seguente link presso amici e conoscenti entro e non oltre il 12 settembre 2013:

www.caughtbyumea.se-roberta grasso

Di seguito la descrizione dell’opera fornita dall’artista:

“L’opera di design presentata per il concorso Caugh by Umea è una lampada da applicare a muro (applique di dimensioni 50x12x25 cm), realizzata con una struttura in legno dipinto. Sulla parte frontale, in plexiglass trasparente, è riprodotta la mappa di Umea mediante un minuzioso mosaico con corteccia di betulla, albero che identifica fortemente la città, chiamata anche “città delle betulle”. La scelta di realizzare un oggetto per l’illuminazione decorandola con questo materiale non è casuale: secondo le antiche tradizioni celtiche e lapponi l’albero di betulla, detto anche albero della vita, è una pianta che simboleggia la fertilità, la purificazione, la protezione e il suo legno può essere usato per allontanare energie negative, portando alla luce ciò che è stato occultato.

The work of design submitted for the competition Caught by Umea is a lamp to be applied to the wall (wall-sized 50x12x25 cm), made of a painted wooden frame. On the front, plexiglass, is reproduced the map of Umea with a detailed mosaic with birch bark, a tree which strongly identifies the city, also called the “city of birches.” The decision to construct an object for lighting decorating it with this material is not accidental: according to the ancient Celtic s and Lapland traditions the birch tree, also called the tree of life, is a plant that symbolizes fertility, purification, protection and its wood can be used to ward off negative energies, bringing to light what has been hidden.”

Info e contatti: grassoroberta1986@gmail.com

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Filippo Berta, Istruzioni d'uso (particolare), 2012

Filippo Berta, Istruzioni d’uso (particolare), 2012

“Molti dei mortali preferiscono l’apparire all’essere, e così commettono ingiustizia.” Eschilo, Agamennone

L’assunto della mostra curata da Raffaele Quattrone e visibile presso la Galleria OltreDimore (Piazza San Giovanni in Monte 7, Bologna) sino al prossimo 25 maggio è chiaro sin dal titolo, pensare l’impensabile ovvero “attraverso l’arte e la creatività provare a superare i limiti” di una società, quella occidentale, che ha fatto della gloria effimera (dal fiato corto, non certo quella dell’eroe omerico) connessa al denaro e al successo in termini di notorietà warholiana, i cardini fenomenologici su cui costruirsi. Da qui sembra non ci sia via d’uscita se questo modello è esportabile anche in altre culture che ammaliate dal potere dell’immagine desiderano farlo proprio: si pensi ai neomiliardari cinesi, russi, arabi o indiani o, anche, alle fasce più basse di reddito anche nostrane che ambiscono all’ultimo modello di telefonino o di Nike pur essendo disoccupate: viene in mente, tristemente profetica, la casa dei proletari interpretati da due superlativi Volontè-Melato, piena di cianfrusaglie scambiate per lusso, nel capolavoro di Petri, La classe operaia va in Paradiso (1971).

Filippo Berta, Istruzioni d'uso, 2012

Filippo Berta, Istruzioni d’uso, 2012

Ma non è sempre stato così. Ad esempio nell’antichità classica la questione etica era strettamente connessa a quella estetica, per cui la ricerca del bene era inseparabilmente composta da giustizia e bellezza, come nelle tragedie greche, Antigone di Sofocle in testa: “Assistendovi, siamo commossi dalla bellezza del dramma e, contemporaneamente, pensiamo a cosa è il bene”[1].

Alessandro Moreschini, Ora et Labora, 2004

Alessandro Moreschini, Ora et Labora, 2004

Poi il cammino occidentale ha progressivamente scisso questa unità, per cui se nel ‘500 la Chiesa raggiunse il massimo estetico toccando il minimo etico, viceversa, la ben più rigida e pragmatica morale protestante-calvinista produsse attraverso il puritanesimo la base “spirituale” del capitalismo americano (Max Weber docet) ma anche, quale conseguenza diretta del moralismo ad essa sottostante, un senso anestetico essendo ogni sforzo umano volto al profitto. Dunque in ambo i casi un vuoto.

Michele Giangrande, Mike The Headless Chicken, 2010

Michele Giangrande, Mike The Headless Chicken, 2010

Come ben argomenta Zygmunt Bauman, si è passati da un atteggiamento premoderno da guardiacaccia, sostanzialmente accettando l’equilibrio naturale Dio-Natura, a quello rinascimentale da giardiniere, che fa, disfa, pensa, progetta e concepisce però anche utopie, sino alla deregulation attuale, individualista e consumatrice, tipica del cacciatore che semplicemente continua a uccidere per sé: chi non partecipa alla caccia non ne viene esattamente escluso, diventa selvaggina. Questa caccia ha ipotecato l’idea di futuro per un “qui ed ora” senza scopo. O meglio: per i giardinieri l’utopia era la meta ideale della strada, per il cacciatore è la strada stessa.[2]

Alberto Di Fabio Musica cosmica, 2012

Alberto Di Fabio Musica cosmica, 2012

Del resto, anche a livello sociale e urbanistico si è passati dalla contrapposizione machiavellica fra palazzo (il “palagio” delle Istorie fiorentine, 1525), sede del potere, e la piazza, luogo del ritrovo e anche di protesta popolare, alla scomparsa di quest’ultima in favore della street [3], dove non ci si ferma, non ci si raccoglie per discutere, ma si scorre mentre tutt’attorno sorgono alti e algidi i grattacieli, torri distanti di un’economia sempre più spesso non reale.

Enrica Borghi, Medusa, 2010

Enrica Borghi, Medusa, 2010

La stessa modernità virtuale rischia di isolare ancora di più l’essere umano privandolo del contatto fisico con l’altro, cancellando il residuo spazio fisico dello scambio, della condivisione, che senza indirizzo etico (ed estetico nel senso antico) può falsare se non annullare le potenzialità buone della rete, facendo sprofondare la vita di milioni di persone in una zona grigia melmosa, anonima, senza vita vera, ovvero destinata all’estinzione etica e priva di bellezza, come della complessità necessaria in cui può agire l’eroe tragico, mai veramente riducibile alla dicotomia bene-male.[4]

Roberta Grasso, 25 €/etto, 2009

Roberta Grasso, 25 €/etto, 2009

È in grado oggi l’arte di dare risposte multiformi rispetto a tale ansia-urgenza etico-estetica? Porre un punto definito e definitivo al riguardo non è possibile, ma sempre usando la forza dell’immagine (e dell’immaginazione) le opere di questa mostra rendono credibili situazioni altrimenti contraddittorie o meglio impensabili: i “giochi militari” del video e delle foto di Filippo Berta, le plastiche riciclate aggrovigliate scultoree di Enrica Borghi, l’energia che si fa pittura nelle tele di Alberto di Fabio, il mosaico che si fa morbido in Roberta Grasso, i neon ironici e relativisti di Michele Giangrande, l’installazione analitica di Alessandro Moreschini circa Crescita e sviluppo insostenibili all’infinito (quando lo capiremo?) e la performance culinaria del collettivo ZUP-Zuppa Urban Project.

Sino a che l’arte saprà domandare e domandarsi criticità complesse (riguardo a sé, al circostante  e contemporaneamente meta-riflettendo sui differenti linguaggi espressivi) avrà un ruolo fondamentale e giammai decorativo nel riscatto dell’uomo dalle prigioni che egli stessi si è fabbricato.

Think The Unthinkable – Galleria OltreDimore, Bologna

Zuppa Urban Project, ZUP nella città di Milano, 2012

Zuppa Urban Project, ZUP nella città di Milano, 2012


[1] Luigi Zoja, Giustizia e Bellezza, Torino 2007.

[2] Zygmunt Bauman, Modus vivendi, Bari 2007.

[3] Luigi Zoja, op. cit.

[4] Luigi Zoja, op. cit.

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