Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘roma’

Julian Rosefeldt, Deep Gold 2013-2014, still da video

Mirabilia Urbis è una mostra d’arte contemporanea itinerante che si ispira alle guide turistiche per pellegrini del Medioevo  nata da un’idea di Carlo Caloro e a cura di Giuliana Benassi . 

La mostra si terrà a Roma dal 7 al 13 ottobre tra i Rioni Parione e Regola, e coinvolgerà circa 20 artisti italiani e internazionali chiamati ad esporre in spazi storici del quartiere, come il  Cinema Farnese, la storica libreria Fahrenheit 451, Palazzo Falconieri sede dell’Accademia d’Ungheria in Roma, Villa Massimo sede dell’Accademia Tedesca in Roma, lo storico esercizio  Hollywood, la bottega del  liutaio e tanti altri. 

Alterazioni Video-Caloro-Pietroniro, Accademia d’Ungheria

Negli spazi espositivi, gli artisti – fra cui:  Rä  di Martino,  Flavio Favelli ,  Tomaso Binga ,  Jonathan Monk ,  Alterazioni Video, Matteo Nasini – presenteranno opere caratterizzate da differenti linguaggi (fotografia, video, scultura, performance) pensate per interpretare la storia di questi luoghi.

Il progetto si è focalizzato su questa specifica zona di Roma perché oltre a essere una zona centrale e storica molto cara ai romani, ha anche un vissuto molto particolare, una forte identità: ha ospitato varie manifestazioni nel periodo della contestazione, è stata segnata dalla frequentazione di grandi personaggi del cinema e della cultura, ha sempre avuto un carattere molto popolare, con la presenza di botteghe e di artigiani, che oggi stanno pian piano sparendo. 

Tomaso Binga, America, la terra, 1992-2019, still da video

La zona, negli anni, è poi diventata “turistica” per eccellenza. Molte botteghe sono sparite, mentre aumentano, a volte in maniera indiscriminata, i negozi di souvenir. Il progetto intende ripercorrere e analizzare la storia del luogo, dagli anni ’60 ad oggi, raccontando i mutamenti che ha subito nel tempo attraverso le opere di artisti contemporanei, capaci, in maniera non convenzionale, di raccontare la conflittualità tra passato e presente.

Durante il periodo mostra i visitatori, con mappa alla mano, potranno sentirsi “pellegrini contemporanei” e immergersi nel percorso a piedi scegliendo in autonomia i vari itinerari e la durata delle soste. 

Per la sera dell’ inaugurazione , lunedì 7 ottobre ore 18.00, verrà organizzato un tour speciale con una navetta e una guida narrante in partenza dal Cinema Farnese alle ore 20.00. E’ possibile iscriversi mandando una mail all’indirizzo:  comunicazione@artq13.com

Sara Zolla press

Matteo Nasini, Libreria Farhenheit 451

Read Full Post »

Édouard Manet (?), Liseuse, 1879-1881 ca., olio su tavola, 41x32,5 cm, Roma, collezione privata

Édouard Manet (?), Liseuse, 1879-1881 ca., olio su tavola, 41×32,5 cm, Roma, collezione privata

Metti due cari amici, un musicista e un pittore, che in un pomeriggio di fine estate mi raccontano una vicenda che ha dell’incredibile, “Sembra una fantasia da romanzo, Luca, ma è tutto vero, documentato!”

Così vengo a conoscenza della storia di un piccolo olio su tavola (41×32,5 cm) che tanto per cominciare è stato fortuitamente acquistato ormai diversi anni fa da un intellettuale romano (così per ora desidera essere definito) e da sua moglie in un mercatino della capitale per pochissimi euro. È proprio la signora a essere attratta da lontano dal volto dipinto che rappresenta una giovane donna intenta a leggere, come nell’oggi famoso olio su tela (61×50 cm) detto Liseuse di Édouard Manet, conservato presso l’Art Institute di Chicago con datazione proposta 1879, di cui la tavoletta romana sembra essere assai simile ma non esattamente gemella, ché alcune differenze non solo di dimensione sussistono, forse addirittura è una versione di poco precedente di quella maggiormente definita e nota, attualmente negli Stati Uniti.

Il ritratto romano ha anche una firma sul recto in alto a destra, Manet appunto, e una dedica sul verso con una seconda firma: “à monsieur / Strohlfern Paris 1881 / Manet”.

Ora, immagino io, chiunque un po’ accorto, prima di pensare di aver fatto l’affare del secolo, ci va molto cauto, non crede, com’è giusto in casi così, ai propri occhi, anche solo per evitare di fare figure inutilmente chiassose. Pertanto dagli attuali proprietari vengono avviate rigorose indagini scientifiche, ricerche storiche e artistiche, in sostanza viene raccolto nel tempo un vero e proprio dossier intorno a questa piccola opera, tentando di ricostruirne la storia e una possibile attribuzione riferibile al grande francese.

Premetto che non sono un esperto di Manet, né in generale di pittura francese del XIX secolo, dunque la mia parola conta davvero poco, ma dopo aver letto con attenzione tutti i passaggi del materiale raccolto, questa paternità è “alquanto sorprendente, certo, ma non per questo da escludere”, citando la conclusione nella relazione dell’attuale proprietario.

Édouard Manet (?), Liseuse, particolare della firma sul recto, 1879-1881 ca., Roma, collezione privata

Édouard Manet (?), Liseuse, particolare della firma sul recto, 1879-1881 ca., Roma, collezione privata

Qualche dato: Manet, pur prediligendo la tela, ha realizzato almeno altre tredici opere su tavola; è raro che il pittore abbia replicato un proprio quadro, ma sono note ben “sei coppie di lavori che propongono il medesimo soggetto” (questa citazione come le successive vengono sempre dalla relazione del proprietario, che scrupolosamente in essa elenca ognuno dei dipinti di cui qui mi limito a citare il numero); le analisi scientifiche (stratigrafica, fluorescenza X, riflettografia IR, radiografia X) hanno dimostrato concordemente “che non esiste alcun tipo di disegno preparatorio (reticolo o altro)” dunque non è una copia, il lavoro è iniziato dal cappello (ed esistono numerosi schizzi coevi di cappelli del pittore) e “non c’è traccia di pulviscolo atmosferico tra la preparazione e il colore.”

La commissione dell’Istituto Wildenstein di Parigi che ha esaminato la tavola “ha rilevato l’ottima qualità della sua fattura ma non ha potuto affermarne l’autenticità per mancanza di documentazione. È importante tuttavia sottolineare il fatto che la suddetta commissione – pur non esprimendo un giudizio – non ha tuttavia ritenuto di trovarsi in presenza di un falso.”

Ma chi era Alfred Wilhelm Strohl (Sainte-Marie-aux-Mines, 1847 – Roma, 1927), cui è dedicato il dipinto? Facoltoso alsaziano, appassionato di pittura (fu allievo dello svizzero Charles Gleyre, come del resto Monet, Sisley, Bazille e Renoir, fra gli altri), dopo la sconfitta di Sedan, non volendo diventare cittadino tedesco, lasciò l’Alsazia e dal 1879 si trasferì a Roma, dove mutò il cognome in Strohl-Fern (suffisso che vuol significare “lontano” dalla patria). Qui acquistò una proprietà nei pressi di Villa Borghese, dove ospitò “artisti di varie nazionalità che formarono un cenacolo molto noto nella capitale.” Alla sua morte fu sepolto nel cimitero romano acattolico e lasciò la sua villa allo Stato francese. “Alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania (1940) l’allora Amministratore della Villa Strohlfern – il còrso Fieschi, Cancelliere d’Ambasciata – vendette (presumibilmente su direttiva del compositore Jacques Ibert, allora Direttore dell’Accademia di Villa Medici) tutto quello che la Villa conteneva: così l’intero archivio, i mobili, i libri, le opere che Strohl aveva dipinto o scolpito ed i quadri che aveva raccolto sono andati completamente dispersi.”

Quindi, presumibilmente, anche la tavola oggetto di questo ritrovamento a decenni di distanza.

Édouard Manet (?), Liseuse, 1879-1881 ca., particolare con dedica sul verso, Roma, collezione privata

Édouard Manet (?), Liseuse, 1879-1881 ca., particolare con dedica sul verso, Roma, collezione privata

A proposito, com’è mai potuta giungere nella città eterna? L’ipotesi è che “potrebbe essere stata portata a Roma da qualcuno conosciuto da Strohl nel periodo parigino, forse dallo stesso Renoir, che visitò Roma tra l’ottobre 1881 e il gennaio 1882 (la data che appare nella dedica della tavola è appunto 1881)  e che potrebbe essere stato ospitato a Villa Strohl-fern,  dato che (a differenza – per esempio – del suo soggiorno palermitano) non ci sono indicazioni sul luogo del suo soggiorno a Roma. In questo modo si spiegherebbe la presenza a Roma di un’opera di Manet della quale non si aveva mai avuto notizia.”

Insomma, ce n’è abbastanza per ricavarne un romanzo, anche se credo basterebbe un’attribuzione definitiva da parte di un esperto che volesse prendersi responsabilità, coraggio e merito di questa fortuita storia insieme, ça va sans dire, ai proprietari.

Spero con questo breve articolo di aver acceso curiosità e interesse di chi di dovere.

Read Full Post »

Rohani a Roma:coperte alcune statue di nudi musei capitolini

Premessa 1: l’episodio di ieri dei marmi capitolini inscatolati per piaggeria verso Rohani, mi ha ricordato come un ossimoro ridicolo quello del 2010, quando Berlusconi premier col ministro dei Beni culturali Bondi fece riattaccare mani e pene posticci (il che, riferito al personaggio, è tutto dire) per esibire un gruppo marmoreo romano rappresentante Venere e Marte in occasione della visita del premier cinese Wen Jiabao.

Almeno allora la responsabilità era “orgogliosamente” diretta. Oggi invece Renzi e Franceschini cascano dalle nuvole, cercando di scaricare l’accaduto sulla Soprintendenza, come se una decisione di tale importanza d’immagine non sia partita da qualche mente illuminata degli ambienti governativi.

Forse anche questo episodio fa parte della volontà politica di gettare discredito sul lavoro preziosissimo di difesa e tutela dell’arte e del paesaggio capillarmente svolto dalle Soprintendenze negli ultimi 100 anni (la prima nasceva a Ravenna nel 1897), con lo scopo neanche troppo nascosto di accelerare sempre più una privatizzazione selvaggia del patrimonio pubblico, possibilmente a tutto vantaggio del privato e non della cosa pubblica.

Espellere la storia dell’arte dalle scuole superiori (fatti salvi, per ora, alcuni licei), com’è avvenuto negli ultimi dieci-quindici anni col totale accordo fra destra e sinistra, è assai significativo. Privare milioni di futuri giovani italiani della coscienza e della conoscenza del Paese in cui abitano, rende tutto più facile a chi di volta in volta detiene le leve del potere.

Premessa 2: qualche settimana fa, ho inviato la lettera aperta sottostante ai principali quotidiani nazionali e locali e ad alcune personalità del mondo della cultura. Non so se queste mie opinioni troveranno qualche ascolto, ma da cittadino che sente l’articolo 9 della Costituzione sopra la propria pelle, non potevo tacerle.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

Vi invito a leggere questo articolo:

Ravennanotizie.it: Il Ministro Franceschini dice sì a Ravenna: sarà partner nella gestione del patrimonio archeologico

A parer mio, ci sono più cose gravi che emergono o non sono ben chiarite e si possono immaginare:

– anzitutto il carrozzone “RavennAntica” che ha per decenni mal gestito gli scavi di Classe e con la stessa lungimirante capacità ha aperto vari punti in città come il museo TAMO o la Cripta Rasponi (prima gratuita), collezionando varie iniziative di dubbia o nulla scientificità (l’evanescente mostra “Imperiituro” ne è il manifesto) e consumando una voragine di finanziamenti, è ora a corto di liquidi, quindi tramite accordi politici (i vertici di “RavennAntica” sono ex deputati PD, con conoscenze romane potenti) passa allo Stato senza alcuna ristrutturazione interna, solo per essere mantenuto con soldi pubblici: ne valesse la pena (alla cultura non deve essere applicata la triste logica del profitto), capirei benissimo la gratuità salvifica della decisione, ma non è così;

– le figure professionali assunte privatamente nel corso di tanti anni da “RavennAntica” potrebbero dunque essere cooptate nell’organico statale senza regolare concorso, alla faccia di chi invece ha duramente studiato e passato selezioni pubbliche;

– i reperti trovati in tanti decenni si trovano sotto la giusta tutela della Soprintendenza archeologica, ma viste le dimensioni del nuovo museo, l’ex zuccherificio di Classe, è ipotizzabile che per riempire le sale verrà saccheggiato il Museo Nazionale di Ravenna (credo sia un rischio davvero reale), che fin dalla sua origine è luogo deputato a conservare e rendere fruibile il patrimonio culturale “ravennate”.

Se davvero sarà tale, tutto questo è indecente e inaccettabile, essendo anche strombazzato in pompa magna come una conquista per la città. Che amarezza…

Luca Maggio

Read Full Post »

Calusca - Finocchiaro, Corrispondenze

Calusca – Finocchiaro, Corrispondenze

Una corrispondenza fatta di segni che solo due pittori possono instaurare: Calusca e Alessandro Finocchiaro, pittori siciliani, uno attivo ad Acireale, l’altro per motivi di lavoro migrato nel nord Italia, per un anno e mezzo hanno condiviso con i loro carteggi esperienze e pensieri, per giungere  inconsapevolmente a questa esposizione fatta di stati d’animo e di emozioni. Trentaquattro opere inedite su carta (tecniche miste e inchiostri) realizzate tra il 2005 e il 2006 saranno esposte presso la Galleria Lombardi di Roma accostate ad alcune opere recenti di entrambi gli autori. La mostra si sposterà successivamente a Vicenza (il 12 settembre) presso l’Officina Arte Contemporanea per proseguire poi il suo percorso itinerante in Sicilia, a voler sottolineare e ripercorrere l’itinerario territoriale attraverso il quale le “corrispondenze” hanno avuto il loro svolgersi.

Calusca - Finocchiaro, Corrispondenze

Calusca – Finocchiaro, Corrispondenze

Calusca - Finocchiaro, Corrispondenze

Calusca – Finocchiaro, Corrispondenze

Dal testo di Marco di Capua:

[…] Ombre, pezzetti, frammenti: è come se, corrispondendo, Calusca e Alessandro Finocchiaro non desiderino altro (c’è un evidente piacere nel fare questo) che estrarre un che di essenziale dal gran corpo della pittura, mostrare certe sue scure cicatrici, feconde perché ancora aperte, non rimarginabili, raccogliendone infine, concisamente, l’energia fondamentale  […] e la sua capacità di apparire e modularsi in modo vario, sorprendente. […] I gesti di Calusca e Alessandro sono quelli di chi, senza paura di bruciarsi, cerchi tizzoni ancora ardenti in un falò semispento. E frughi tra le braci. D’altra parte, è il loro realismo […] la loro fedeltà alle immagini a spingerli verso questa doppia lotta: con i modelli di riferimento, e poi tra se stessi.  […]

Calusca - Finocchiaro, Corrispondenze

Calusca – Finocchiaro, Corrispondenze

Calusca - Finocchiaro, Corrispondenze

Calusca – Finocchiaro, Corrispondenze

Dal testo di Ruggero Savinio:

[…] A volte cerchiamo scampo dalla singolarità. Il destino del singolo pesa su ciascuno, soprattutto sugli artisti. Una singolarità vissuta spesso, anzi esibita, come un attore esibisce il suo ruolo, con compiaciuta partecipazione. Alla singolarità dell’artista chiuso in sé e che rimanda solo a se stesso gli artisti rispondono a volte con un sogno plurale, di comunità. […] Ho conosciuto Alessandro Finocchiaro e Calusca separatamente. Prima di loro, ho conosciuto il luogo della loro origine: Acireale. […] Adesso i due amici pittori hanno deciso di mettere in comune il loro lavoro e il loro temperamento. Lo mettono in comune attraverso lo sguardo, come è giusto trattandosi d’immagini. Le immagini rimandano una all’altra. […]

Calusca - Finocchiaro, Corrispondenze

Calusca – Finocchiaro, Corrispondenze

 

Corrispondenze (12 -27 giugno 2015)

Artisti: Calusca, Alessandro Finocchiaro

Testi in catalogo (Le Farfalle Edizioni): Marco Di Capua, Ruggero Savinio

Galleria Lombardi, Via Monte Giordano 40, Roma

Tel. + 39 06 92595530 | +39 333 2307817 | +39 338 9430546

galleria_lombardi@libero.it

Orario: dal martedì al sabato 11/19 | ingresso libero

Calusca – Alessandro Finocchiaro. Corrispondenze

Press Norma Waltmann – Agenzia di Comunicazione

 

Read Full Post »

Premessa: è sempre bello quando i sogni di un amico si realizzano, specie se questi sogni sanno di apertura, di incontro, di abbracciare l’altro attraverso il saper fare delle proprie mani. Così, quest’estate, l’ottimo Mohamed Banawy (che ho avuto il piacere di incontrare alla Biennale veneziana del 2013, in occasione dell’esposizione di alcune sue opere e installazioni presso il Padiglione egiziano) mi accennava per email a questo suo progetto romano, il Simposio che proprio in questi giorni è in corso a Roma. Col pubblicare il comunicato stampa dell’evento, mi unisco al suo desiderio d’invitare chiunque possa o si trovi in loco ad andare e vedere il lavoro suo e degli altri quattro splendidi artisti coinvolti, Luca, Silvia, Samantha e Takako.

Mi perdonerete se qui ne scrivo solo i nomi: conoscendoli da anni e avendone anche stima personale, lascio la formalità dei cognomi alle righe sottostanti. Dunque non perdete l’occasione e buon Simposio (e ai cinque artisti il mio abbraccio).

 

banawy

Nell’ambito delle attività culturali che l’Accademia d’Egitto di Belle Arti a Roma offre al pubblico italiano con l’obiettivo di promuovere la cooperazione artistica fra diversi Paesi e culture, il direttore dell’Accademia, prof.ssa Gihane Zaki, ha il piacere di annunciare che per la prima volta sarà realizzato un Simposio Internazionale di Mosaico.

L’iniziativa vedrà il coinvolgimento di cinque artisti provenienti da Egitto, Italia, Stati Uniti e Giappone, che dal 22 al 29 gennaio, esclusi sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, offriranno al pubblico una preziosa occasione per osservare l’affascinante lavoro dei mosaicisti dal vivo. Con i risultati ottenuti, si terrà una mostra dal 29 gennaio al 15 febbraio.

Tra gli artisti si segnalano Mohamed Banawy, egiziano grazie al quale ha preso forma la rete di cooperazione con gli altri partecipanti, Luca Barberini e Silvia Naddeo italiani, Samantha Holmes a Takako Hirai, rispettivamente di nazionalità americana e giapponese.

Il Simposio vuole essere non solo un’opportunità di scambio artistico, ma un incontro con cui l’antica arte del mosaico si fa linguaggio comune nella diversità culturale. Un evento che riflette perfettamente lo spirito dell’Accademia d’Egitto nella convinzione che l’Arte sia un potente ed efficace strumento di dialogo per avvicinare i popoli.

Scheda Tecnica:

Primo Simposio del Mosaico

Accademia d’Egitto di Belle Arti, Via Omero n. 4, Roma

Tel: (+39) 06 320 18 96 (+39) 06 320 19 07 Fax: (+39) 06 320 18 97

www.accademiaegitto.org

Email: info@accademiaegitto.it

Porte aperte al pubblico dalle ore 10,00 alle ore 13,00 dal 22 al 29 gennaio 2015
Artisti: Mohamed Banawy ;
Luca Barberini; Takako Hirai; Samantha Holmes; Silvia Naddeo

Read Full Post »

Older Posts »