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Posts Tagged ‘sandro botticelli’

Sandro Botticelli, Michele Marullo Tarcaniota, 1497 circa, Museo del Prado, Madrid

A che giova esser fuggito tante volte dalle catene e dal destino che mi attendeva? …La libertà è solo una vuota parola, e forse mi avrebbe giovato di più rimanere nella mia patria, pur dovendo servire un crudele tiranno. Perché è di conforto poter vedere le tombe e i monumenti dei padri, le memorie delle loro conquiste: e respirare l’aria della patria, finché uno ha ancora respiro. Assai meglio che non essere oggetto di scherno, in terra straniera.

Michele Marullo Tarcaniota (Costantinopoli 1453 – Volterra/fiume Cecina 1500), Epigramma per la patria perduta

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Vanni Cuoghi, I tuoi pensieri non toccano terra, 2013, acrilico e olio su tela, cm 45x45

Vanni Cuoghi, I tuoi pensieri non toccano terra, 2013, acrilico e olio su tela, cm 45×45

Conosco Vanni da qualche anno, grazie a un comune amico pianista e compositore, Matteo Ramon Arevalos, entrambe persone squisite.

Ciò che cattura nei lavori perfetti di Cuoghi non è tanto la perizia tecnica da miniatore (che c’è, letteralmente in punta di pennellini e bisturi), ma l’ironia colta, ricca di citazioni affatto differenti e sapientemente occultate e miscelate, dal pop contemporaneo e musicale al rinascimento all’età bizantina, ecc. sino a riferimenti letterari e onirici, sempre intelligentemente filtrati e mixati da un sorriso che tanto ricorda quello del Ritratto d’uomo (il cosiddetto “ignoto marinaio”) di Antonello da Messina conservato a Cefalù.

Vanni Cuoghi, La Bugiardina, 2013, acquerello su confezioni di farmaci,cm18x18x18

Vanni Cuoghi, La Bugiardina, 2013, acquerello su confezioni di farmaci, cm18x18x18

Appaiono semplici, dirette le immagini di questo artista, quasi illustrative: nulla di più equivoco. Esse stanno sorridendo e ci invitano a farlo con loro, a entrare e partecipare al banchetto intellettuale apparecchiato, fatto sì di colori ora decisi ora svaporanti in taluni ritagli bianchi e bianchi dettagli e forme sinuose e intriganti come solo le linee del miglior secondo quattrocento fiorentino hanno saputo essere (si pensi ai fratelli Pollaiolo, a Botticelli, a Piero di Cosimo), senza nulla mai scordare quanto tali trame siano strettamente intrecciate all’ordito dei giochi di parole dei loro titoli (sorta di rebus autoevidenti) che concorrono alla natura di queste singolari, pungenti creazioni: esse desiderano farci godere e sino in fondo, dunque mai chiassosamente, anzi sottopelle ed esattamente là dove lavorano le sinapsi. Ah, che piacere!

www.vannicuoghi.com

Vanni Cuoghi, Oca Mannara, 2013, acquerello su carta, cm 33x22

Vanni Cuoghi, Oca Mannara, 2013, acquerello su carta, cm 33×22

 

Ps. Aldo Nove è uno dei grandi autori italiani contemporanei. Leggendo l’ultima sua raccolta, ho incontrato versi che subito m’hanno richiamato qualcosa del mondo di Cuoghi.

Li riporto qui sotto, dedicandoli con amicizia a Vanni.

Addio Mio Novecento

Una foresta che s’inoltra azzurra

nel sogno. Lì è che andavo da bambino,

in quell’entrare dentro me di alberi

e oceani, scompigliandone le foglie

e i pesci. Dove c’era il blu profondo

d’abissi sottosopra io avanzavo

con il pigiama bianco. C’era attorno

il Novecento e non morivo sempre,

per niente che morivo

Aldo Nove, da Addio Mio Novecento, p.25, Einaudi Torino 2014.

Vanni Cuoghi, Nuove isole, 2014, acrilico e olio su tela, 45×45 cm

Vanni Cuoghi, Nuove isole, 2014, acrilico e olio su tela, cm 45×45

 

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Premessa: oggi questo blog compie due anni di attività! Per festeggiare anche l’arrivo della Primavera, dedico a tutti gli oltre 138.500 visitatori, lettori abituali e casuali, followers e amici, la bellezza dei versi di Poliziano che ispirarono Botticelli in uno dei suoi oggi più noti capolavori.

Sandro Botticelli, La Primavera, 1482 ca., Galleria degli Uffizi, Firenze

Candida è ella, e candida la vesta,
ma pur di rose e fior dipinta e d’erba;
lo inanellato crin dall’aurea testa
scende in la fronte umilmente superba.
Rideli atorno tutta la foresta,
e quanto può suo cure disacerba;
nell’atto regalmente è mansüeta,
e pur col ciglio le tempeste acqueta.

Folgoron gli occhi d’un dolce sereno,
ove sue face tien Cupido ascose;
l’aier d’intorno si fa tutto ameno
ovunque gira le luci amorose.
Di celeste letizia il volto ha pieno,
dolce dipinto di ligustri e rose;
ogni aura tace al suo parlar divino,
e canta ogni augelletto in suo latino.  (…)

“Sovente in questo loco mi diporto,
qui vegno a soggiornar tutta soletta;
questo è de’ mia pensieri un dolce porto,
qui l’erba e’ fior, qui il fresco aier m’alletta;
quinci el tornare a mia magione è accorto,
qui lieta mi dimoro Simonetta (Cattaneo Vespucci, n.d.r.),
all’ombre, a qualche chiara e fresca linfa,
e spesso in compagnia d’alcuna ninfa. (…)”

Poi con occhi più lieti e più ridenti,
tal che ’l ciel tutto asserenò d’intorno,
mosse sovra l’erbetta e passi lenti
con atto d’amorosa grazia adorno.
Feciono e boschi allor dolci lamenti
e gli augelletti a pianger cominciorno;
ma l’erba verde sotto i dolci passi
bianca, gialla, vermiglia e azzurra fassi.

Angelo o Agnolo Ambrogini detto Poliziano (Montepulciano, 1454 – Firenze, 1494), dal Canto I delle Stanze per la giostra del magnifico Giuliano di Piero de’ Medici (1475-78).

Ps. Questo post scriptum è un’aggiunta pomeridiana, dopo aver saputo della scomparsa di Tonino Guerra proprio stamane, lo stesso giorno della nascita di Alda Merini. Ed è con affetto che dedico a lui i bei colori evocati dal Poliziano, l’incanto dello sguardo di ninfa Simonetta, le meraviglie che le parole possono dire, sanno fare.

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