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C. M. Maggi, Capelli rossi, 1935, olio su tela, 80 x 50 cm

Gli spazi espositivi di Villa Borromeo d’Adda ad Arcore (MB) avrebbero dovuto ospitare una nuova importante mostra: Carla Maria Maggi. L’artista ritrovata, un’esposizione dedicata alla straordinaria figura di questa pittrice, attiva negli anni Trenta del ‘900, dalla struggente e profondamente simbolica storia personale.

C. M. Maggi, Fiori viola, 1940, olio su, tela 80 x 60 cm

Carla Maria Maggi (1913-2004) ha dipinto solo pochissimi anni prima di decidere di abbandonare la strada dell’arte per seguire le regole sociali del tempo, che in generale non ammettevano che una donna borghese potesse fare l’artista. Interrotta la sua carriera di pittrice, e dopo un lungo periodo di oblio, le sue opere vennero riscoperte per caso dal figlio, che le trovò nascoste sotto una spessa coltre di coperte nel solaio della casa di campagna. Da quel momento è iniziato il processo di riscoperta della figura artistica della Maggi, culminato nella grande mostra organizzata a Palazzo Reale di Milano alcuni anni fa, curata dalla storica dell’arte Elena Pontiggia.

C. M. Maggi, La prova, 1936, olio su tela, 100×75 cm

La produzione di Carla Maria Maggi è composta da una quarantina di dipinti, tutti di altissimo livello, che comprendono ritratti, nature morte e nudi femminili ritratti dal vero. Pittrice di grande talento, nella sua opera Maggi ha rappresentato magistralmente la società che frequentava: da una parte il bel mondo dell’alta borghesia milanese, dall’altra gli ambienti più bohemiens di Brera e della Scala.

C. M. Maggi, La sigaretta, 1934, olio su tela, 80 x 59 cm

A dodici anni dalla mostra a Palazzo Reale di Milano, le sue opere sarebbero dovute tornare a essere esposte pubblicamente, in un evento d’eccezione curato da Simona Bartolena. La mostra, rinviata a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, era stata realizzata con la collaborazione degli eredi dell’artista, e prevedeva l’esposizione del corpus pressoché completo dei dipinti della pittrice, a cui si sarebbero aggiunte le carte a matite e pastello.

Sara Zolla press

Carla Maria Maggi. L’artista ritrovata

A cura di Simona Bartolena

Villa Borromeo d’Adda

Largo Vincenzo Vela 1 Arcore, MB

8 marzo-3 maggio 2020 (mostra rinviata)

Aspettando Carla Maria Maggi: visite virtuali

C. M. Maggi, Nello studio, 1938, olio su tela, 35 x 55 cm

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La mostra personale di Sissi, Vestimenti è in programma dal 21 gennaio al 19 aprile 2020 presso Spazio Bentivoglio, a cura di Antonio Grulli,  uno dei Main Project di ART CITY BOLOGNA 2020.

L’esposizione, intesa quasi come una piccola antologica, permetterà ai visitatori di approfondire alcune dei temi centrali della produzione dell’artista,  e  raccoglierà un’ampia selezione di sculture-abito da lei realizzate in circa vent’anni di carriera.  Buona parte della produzione di Sissi, infatti, negli anni si è concentrata sulla realizzazione di abiti,  talvolta indossabili, che ha sempre inteso e presentato come vere e proprie sculture, anche all’interno di ampie installazioni o di performance.

Le sculture-abito verranno presentate in un grande progetto installativo pensato appositamente per lo spazio espositivo bolognese. 

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione bilingue (italiano-inglese) edita da Corraini Edizioni,  con testi di Mariuccia Casadio (critica d’arte, curatrice e giornalista), Antonio Grulli (curatore della mostra), e un dialogo di Sissi con l’artista Christian Holstad . 

Press Sara Zolla

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Carol Rhodes, Surface Mine, 2009 – 2011, olio su tavola, cm 50×56.5, Courtesy of the Estate of Carol Rhodes

Le realtà ordinarie è una mostra di dipinti di dodici artisti contemporanei internazionali:   Helene Appel, Riccardo Baruzzi, Luca Bertolo, Andrew Grassie, Clive Hodgson, Maria Morganti, Carol Rhodes, Salvo, Michele Tocca, Patricia Treib, Phoebe Unwin, Rezi van Lankveld. 

Clive Hodgson, Senza titolo, 2017, acrilico su tela, cm 150×110, Courtesy Arcade, London – Brussels
Helene Appel, Sand and Stones, 2018, acrilico su lino, cm.44×32, Courtesy l’artista e P420
Luca Bertolo, Il fiore di Anna #2, 2019, olio e pastelli su tela, cm 200×250, Courtesy Spazio A, Pistoia

Il progetto parte da una serie di domande molto stimolanti su alcuni temi centrali nella riflessione critica sulla pittura contemporanea:  esiste ancora una spinta verso i generi classici? In che modo i pittori possono assecondarla o eventualmente contrastarla? Da cosa deriva la nostra attrazione, apparentemente inesauribile, per soggetti ordinari come nature morte, vasi di fiori, paesaggi, interni domestici? E perché siamo inclini a considerare la rappresentazione di questi soggetti un luogo di puro piacere dello sguardo, liberato dal gioco culturale dei rimandi e delle citazioni? 

Maria Morganti, Sedimentazione 2018 N. 6 (Dettaglio), 2018, olio su tela, cm 18×16
Michele Tocca, In the mud, 2019. Olio su tela, 60×50 cm. Photo Sebastiano Luciano
Patricia Treib, Arm Measures, 2019
Phoebe Unwin, Lens, 2019, acrilico su tela, cm 76×61, Courtesy l’artista e Amanda Wilkinson Gallery, London

Attraverso il lavoro degli artisti sopra citati, la mostra  intende tracciare un percorso nella pittura contemporanea includendo quadri di genere o dipinti più ibridi, quando non proprio astratti, che nascono da piccole epifanie e dall’osservazione dei piccoli fenomeni quotidiani. 

Press Sara Zolla

Le realtà ordinarie | cura di Davide Ferri | Salone Banca di Bologna di Palazzo De’ Toschi (piazza Minghetti 4/D) | 21 gennaio-23 febbraio 2020

Salvo, Arance, 1981, olio su tela, cm 19×24,5, Courtesy Norma Mangione Gallery e Archivio Salvo, Torino, Foto Sebastiano Pellion di Persano

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Stefano Serretta, Naked Lunch Money, installation view, Spazio Leonardo, Milano, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery and the artist

Galleria UNA è lieta di presentare la mostra personale di Stefano Serretta. Naked Lunch Money, terzo appuntamento del programma espositivo annuale presso Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, inaugurato nel 2018 a Milano.

ll lavoro di Stefano Serretta (Genova, 1987) è sorretto da un rigoroso impianto storico e analitico, che mira ad evidenziare le fragili fondamenta autocelebrative del capitalismo globalizzato e della macchina comunicativa che lo regola, di cui l’uomo è protagonista e vittima allo stesso tempo. Con sguardo indagatore, Serretta evidenzia le contraddizioni e gli aspetti schizofrenici del nostro presente post-ideologico.

Stefano Serretta, Naked Lunch Money, detail (Faros de Panama Torre Central Panama), Spazio Leonardo, Milano, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery and the artist

Per Naked Lunch Money, sulla gallery di Spazio Leonardo si presenta una nuova serie di lavori su carta,  sviluppati a partire  del progetto on-going  Shanti Town, che mette in atto una mappatura sempre in divenire di colossali edifici incompiuti o collassati sotto il peso dei sistemi che rappresentano.

Stefano Serretta, Shanti Town [Red Road Flat Glasgow], ink on paper, cm 50 x 70, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery
and the artist

In Shanti Town, le silhouettes di questi paradossi architettonici sono il simbolo dello scontro sempre maggiore tra aspettative crescenti e opportunità declinanti: sono disegni che prendono corpo attraverso una ripetizione ossessiva delle scritte e “formule magiche” dell’economia neoliberista, come il motto too big to fail.  Scritti a mano dall’artista, i mantra diventano i moniti che, ironicamente, sorreggono e tratteggiano uno spettacolo delle macerie sempre in bilico tra reale e verosimile.

Stefano Serretta, Naked Lunch Money, installation view, Spazio Leonardo, Milano, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery
and the artist

Questa lunga serie di capricci architettonici, delinea uno skyline impossibile, instaurando una riflessione sull’abbandono, sul fallimento e sull’incompiuto nella nostra società contemporanea.

“Le rappresentazioni di grandiosi edifici mai realizzati quali la Chicago Spire Tower, Los Faros di Panama, la Nakheel Tower di Dubai o la U2 Tower di Dublino, installate uno di fianco all’altra nelle sale di Spazio Leonardo, danno vita a una paradossale quanto impossibile hall of fame. Nel processo di serializzazione grafica operato dal segno dell’artista, infiniti scenari geopolitici vengono così isolati e ricondotti a un linguaggio formale comune, alludendo velatamente alla continua sovrapposizione fra stato nazione e poteri finanziari attiva in ciascuna di queste rovinose imprese architettoniche.” Vasco Forconi

Stefano Serretta, Naked Lunch Money, installation view, Spazio Leonardo, Milano, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery and the artist

Stefano Serretta. Naked Lunch Money 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020

orari dal lunedì al venerdì, 09:00 – 18:00

Spazio Leonardo via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com | + 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Press Sara Zolla 

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Alfredo Protti, 1912, Il sonnellino, collezione privata

L’Associazione Bologna per le Arti celebra i vent’anni di attività con una grande mostra a curata da Stella Ingino e Giuseppe Mancini presso la Sala Ercole di Palazzo d’Accursio: Da Bertelli a Guidi – Vent’anni di mostre dell’Associazione Bologna per le Arti.

Viene così presentato un consistente corpus di opere di quindici artisti, a cui sono state dedicate le esposizioni monografiche nel corso di questi vent’anni. È un’occasione per ripercorrere visivamente le declinazioni dell’arte bolognese di fine Ottocento e inizio Novecento attraverso le opere di Luigi Bertelli, Luigi Busi, Giovanni Paolo Bedini, Raffaele Faccioli, Coriolano Vighi, Mario de Maria, Alessandro Scorzoni, Fabio Fabbi, Flavio Bertelli, Carlo Corsi, Alfredo Protti, Guglielmo Pizzirani, Giovanni Romagnoli, Giulio Fiori e Ugo Guidi.

Luigi Bertelli, Il Reno,collezione privata

Il Presidente Gianarturo Borsari dichiara: “Questa mostra vuole rappresentare l’incanto e la poesia della bellezza, la quale è una forma del genio, anzi mi permetto di dire più alta del genio perché non necessita di alcuna spiegazione. La collettiva celebra il ventennale dell’Associazione esponendo quattro opere per ciascuno dei suoi quindici artisti, opere da cui trasuda quella bellezza che vorremmo fosse sempre più apprezzata, capita e propugnata. Onore all’Associazione Bologna per le Arti e soprattutto a coloro che in questi vent’anni hanno dato il loro prezioso contributo a far sì che la città di Bologna potesse celebrare questi suoi grandi artisti”.

Dal 1999 l’Associazione promuove mostre di alto livello culturale dedicate ad artisti bolognesi tra Ottocento e Novecento, oltre all’organizzazione di conferenze e alla pubblicazione di cataloghi monografici che costituiscono una piccola enciclopedia d’arte.

Luigi Busi, Tutti hanno il loro nido, collezione privata

Nel corso dell’esposizione, precisamente il 30 gennaio, 6 e 13 febbraio 2020, si terrà la decima edizione dei Dialoghi Culturali a Palazzo d’Accursio, un ciclo di conferenze sull’arte e le sue sfaccettature tenute da studiosi e personalità del panorama culturale della città. Gli appuntamenti si terranno presso la Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio.

La mostra è aperta al pubblico dall’8 dicembre 2019 al 16 febbraio 2020 e si può visitare gratuitamente martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.30 e venerdì dalle 15 alle 18.30 (lunedì chiuso).

Press Sara Zolla

Coriolano Vighi, Dopo il temporale, 1895, collezione privata

Info

www.bolognaperlearti.it 

info@bolognaperlearti.it

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www.instagram.com/bolognaperlearti/

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