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Posts Tagged ‘scuola mosaicisti del friuli’

Andrej Koruza, Tessera e fuga #1, marmo dipinto e malta, 50x50cm, 2008

Andrej Koruza, Tessera e fuga #1, marmo dipinto e malta, 50x50cm, 2008

Andrej Koruza (Koper, Slovenia, 1982): so che hai frequentato la Scuola Mosaicisti del Friuli, ma com’è nata e come si è sviluppata la tua voglia di usare il mosaico nel XXI secolo?

Diciamo che ci sono varie fasi e numerose persone che hanno contribuito allo sviluppo di una vera e propria necessità di fare mosaico. Se parliamo della Scuola di Mosaico allora devo assolutamente menzionare Giuseppe Semeraro, il mio maestro di mosaico del terzo anno, che mi ha trasmesso un’immensa passione e mi ha fatto capire che il mosaico può essere quello che io ho voglia che sia: tecnica, artigianato, arte. Da lì ho cominciato a dubitare di tutto quello che mi è stato insegnato sul mosaico, credo che il dubbio sia ancora adesso una delle cose che più mi definisce e mi fa analizzare le cose a fondo. Il mio interesse per il  mosaico come forma espressiva e come forma d’arte è andato sempre di pari passo con l’interesse per la società e i fenomeni che in essa accadono. L’ultimo anno della scuola di mosaico andavo via prima della fine delle lezioni, tornavo in  Slovenia per assistere alle lezioni di filosofia e psicoanalisi alla Facoltà di Scienze Umanistiche di Capodistria, dopo le quali passavo ore e ore a parlare di mosaico, filosofia, arte, cinema  con un paio di amici filosofi e antropologi, Matej Vatovec e Tomaž Gregorc che hanno contribuito moltissimo alla nascita, in me, di un pensiero critico che applicavo anche al mosaico.

Andrej Koruza, Tessera e fuga #5, marmo dipinto e malta, 50x50cm, 2008

Andrej Koruza, Tessera e fuga #5, marmo dipinto e malta, 50x50cm, 2008

La conseguenza di tutto quel ripensamento sul mosaico è stata la mia prima serie di mosaici intitolata Tessera e fuga, realizzata in Colombia nel 2009, che sento come un manifesto, delle regole che mi impongo quando faccio mosaico. Credo sia stato durante quel periodo che ho capito il potenziale del mosaico, il momento nella storia in cui i grandi sistemi (politici, economici, sociali) si sono frantumati e l’individuo si è trovato a confrontarsi con il Capitalismo, a cui si è sottomesso sia il sistema politico che quello sociale e che, nel momento storico in cui viviamo, dove il capitale sfrutta l’individuo per ricavare sempre più profitto, l’unica speranza che l’individuo ha è che si  formi un nuovo senso comune e di conseguenza si formino anche nuovi gruppi, comunità su una base più giusta, più armonica e vivibile. In questa chiave credo che il ruolo del mosaico e del mosaicista sia molto importante, perché può mostrare nuove forme di relazione tra singoli, tra singolo e gruppo e anche tra gruppi. Sono convinto che alcuni mosaici e alcuni mosaicisti, quelli che osano ricercare, non trovare, essere radicali, possano cambiare il mondo, perciò mi disturba quando vedo concorsi di mosaico con giurie piene di persone che devono difendere le proprie visioni di mosaico oppure persone non capaci di capire il mondo nel quale viviamo noi giovani mosaicisti (ho conosciuto anche delle splendide eccezioni che però sono in minoranza). D’altro canto, chi dovrà cambiare il mondo non si lascerà fermare dalle giurie del mosaico. Per me il mosaico è un linguaggio vivo come è viva la lingua che parliamo e non ci sono regole dettate dalla tradizione che possono definirlo. Da parte mia riesco ad apprezzare solamente i mosaici e i mosaicisti che nel loro lavoro aiutano a definire e a mostrare cosa è o può essere il mosaico, mostrando anche quello che fino ad ora non era. Tra le persone che più contribuiscono a ciò e che più hanno influito su di me e i miei mosaici ci sono i CaCO3, Samantha Holmes, Jo Braun, Marco de Luca e Felice Nittolo (credo che in ogni commissione ci dovrebbero essere loro) e anche Daniele Torcellini e Luca Maggio che con i loro testi contribuiscono ad una cultura sul mosaico contemporaneo.

Andrej Koruza fra le parti smontate di "Segnali dal Limite", 2013

Andrej Koruza fra le parti smontate di “Segnali dal Limite”, 2013

Il bianco e il grigio del metallo, la purezza del legno e in generale il togliere per arrivare all’essenziale, anche quando costruisci le tue accuratissime opere e macchine musive, senza mai scordare il senso di moto, di “fuga” insito in molte tue operazioni. Significativamente una foto ti ritrae fra le componenti smontate della tua ultima, formidabile e ipnotica, installazione “Segnali dal limite”, quasi fossi tu stesso, col tuo corpo, parte di quegli ingranaggi. A questo proposito ti chiedo di continuare a parlare della tua idea di mosaico e in particolare di “Segnali dal limite”, sino al 17 novembre visibile presso i Chiostri francescani, all’interno del III Festival Internazionale del Mosaico Contemporaneo.

Io guardo al mosaico come a una scienza, una scienza delle relazioni tra tessere, particelle, elementi, entità etc. e come tale la trovo molto interessante, perché la capisco come uno strumento di analisi della maggior parte dei fenomeni che succedono su questo pianeta, quasi ogni fenomeno possa essere diviso in parti più piccole che possono essere analizzate.

Andrej Koruza, Segnali dal Limite, 2013

Andrej Koruza, Segnali dal Limite, 2013

Con Segnali dal limite tutto è iniziato mentre osservavo il crescere delle rivolte nel nord del Africa, la cosiddetta “Primavera araba”. Mi ha affascinato subito questo spirito rivoluzionario che, con l’aiuto della tecnologia, ha portato a cambiamenti radicali nella loro regione, se in meglio o peggio adesso non ha importanza.

Andrej Koruza, Segnali dal Limite, 2013

Andrej Koruza, Segnali dal Limite, 2013

Credevo che in Europa e soprattutto in Slovenia la gente non potesse trovare dei punti in comune e raggrupparsi per esigere e causare cambiamento, invece è successo, quasi inspiegabilmente: una sequenza di avvenimenti ha portato a grandi proteste e a successivi cambiamenti, anche se non radicali ma minimi perchè le proteste non sono continuate. Insomma, da una parte l’idea del mosaico è nata da questa alternanza di ordine e disordine sociale e dall’altra da un interesse molto grande verso il ruolo della tecnologia nell’arte contemporanea e nel mosaico. A dire il vero ero deluso dalla maggior parte delle cose che vedevo legate alla tecnologia e all’arte, soprattutto quella interattiva. Da lì la decisione di provare a fare qualcosa: con l’aiuto di Borut Jerman e KID PINA abbiamo ricevuto il finanziamento dal Ministero alla Cultura Sloveno e dopo 6 mesi, con la collaborazione di Borut Perko (che si è occupato dei circuiti e sensori), ho finito il mosaico. Segnali dal limite è il mio primo tentativo in questo campo e se lo guardo adesso ne sono soddisfatto, mi piace soprattutto la forma, il meccanismo dietro il mosaico che diventa parte integrante del mosaico; il mosaico diventa tessera posata su un fondo ma diventa anche quello che sta dietro il fondo, il meccanismo, la tecnologia. Credo che il mosaico debba ricollegarsi criticamente al periodo nel quale viviamo e Segnali dal limite è sicuramente un tentativo di questo collegamento.

Spero di esserci riuscito, l’attenzione ricevuta e tutti i riscontri positivi a RavennaMosaico mi hanno sorpreso e motivato, perciò continuerò ancora più deciso.

Andrej Koruza, Segnali dal Limite, 2013

Andrej Koruza, Segnali dal Limite, 2013

Cos’è e cosa fai all’interno del GRUPA? Infine, nuove mostre, nuovi meccanismi? In generale, progetti futuri di cui vuoi parlare?

GRUPA è un gruppo di architetti, designer e artigiani che lavora nel campo dell’innovazione sociale, progetti sociali, volontariato. Il nostro scopo all’inizio (tre anni fa) era aiutare un nuovo tipo di imprenditoria, gli imprenditori sociali. Uno dei quali era il CPU (Centro del riuso) col quale collaboravamo. Il CPU è una discarica dai cui rifiuti vengono selezionati oggetti che possono essere riutilizzati come mobili, posate, elettrodomestici, che vengono aggiustati, sistemati e venduti a prezzi bassi. Con GRUPA abbiamo lavorato a un sistema circolare nel quale questo progetto, importantissimo e utilissimo, potesse funzionare ottimamente.

Un altro progetto molto interessante e importante al quale abbiamo collaborato è Gostilna dela, col quale a giovani provenienti da ambienti difficili viene insegnato il mestiere di cameriere e aiuto cuoco e, alla fine, viene loro offerto di lavorare nel ristorante aperto nell’ambito del progetto. Il ruolo di GRUPA era di pensare all’architettura, interior design, produzione degli interni e tutta la grafica del ristorante. Il nostro scopo era quindi di creare un legame tra la comunità e il ristorante, prima che il locale venisse aperto, obiettivo che abbiamo raggiunto organizzando eventi. Durante questi eventi la gente ci aiutava a raccogliere informazioni sul tipo di ristorante che voleva nel quartiere e sulle pietanze che desiderava mangiare. Ci aiutava inoltre a dipingere i muri, le finestre e portava sedie e posate ricevendo in cambio la merenda preparata dai futuri aiuto cuochi e camerieri. Facendo così abbiamo raggiunto anche un grande impatto mediatico fin da prima che il ristorante fosse aperto e dopo l’apertura era pieno dal primo giorno in poi.

Andrej_Koruza, Slovenia Structured_#1, 67x100cm, 2011

Andrej_Koruza, Slovenia Structured #1, 67x100cm, 2011

All’interno di GRUPA io mi occupavo dello sviluppo dei progetti con Nina Mršnik e Gaja Mežnarič Osole e della produzione degli oggetti che servivano nei vari progetti (nel caso di Gostilna Dela di tutti gli interni). Adesso GRUPA è in pausa, tranne il reparto Laboratorio/Falegnameria che si sta sviluppando autonomamente sotto il nome di DELAVNICA, al quale lavoriamo Matej Rodela e io. DELAVNICA  è un laboratorio di design e produzione di interni in legno massiccio. Adesso stiamo disegnando la prima serie e producendo i primi oggetti, c’è una bella atmosfera, mi piace lavorare lì perché mi confronto tutto il tempo con problemi pratici: ciò mantiene la mente in costante esercizio e il fatto di produrre continuamente oggetti mi aiuta anche nei progetti artistici a non avere timore o, a differenza di una volta, a non avere una vera e propria paura di confrontarmi con me stesso e con quello che riesco a produrre. Adesso sono abbastanza maturo da confrontarmi in ogni progetto che faccio e non ho paura né di perdere, né di vincere, ho voglia di rischiare e di essere radicale. Voglio camminare sul limite del mosaico per cercare di definirlo, capirlo  e migliorarlo ogni volta. Non ho paura di fare qualche passo falso, al di là del limite del mosaico, perché sono convinto che anche oltrepassando il limite si possa definire e capire il mosaico meglio di quando non si prova neanche a raggiungerne il limite. In questa chiave trovo il lavoro 80mesh – La forma del suono dei CaCO3, ma anche alcuni mosaici di Samantha Holmes e Jo Braun, le opere piu importanti del mosaico contemporaneo degli ultimi anni, lavori che considero vere e proprie opere d’arte contemporanea.

Andrej_Koruza, Slovenia Structured_#1, 67x100cm, 2011

Andrej_Koruza, Slovenia Structured #1, 67x100cm, 2011

In quanto a me, sono felice perché l’opera Segnali dal limite verrà esposta insieme all’opera ADA di Karina Smigla-Bobinski dal 27 novembre al 10 dicembre nell’ambito del Festival di Arti Transitorie Sonica.

Ho anche vari progetti di mosaico in fase di sperimentazione, ma che spero di produrre nel 2014. Il progetto al quale sto dando piu importanza di tutti è uno spettacolo intermediale di danza in cui mosaico e danza si uniscono nell’interazione tra ballerini e installazione-mosaico. Il progetto è appunto in fase di progettazione e ricerca dei fondi necessari per la produzione: produttori, benefattori, mecenati, milionari… fatevi avanti!

Link:

http://andrejkoruza.tumblr.com/

http://signalsfromthelimit.tumblr.com/

http://vimeo.com/71326613

http://www.g-r-u-p-a.com/

https://www.facebook.com/delavnica.idej

English version on MAN

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Alice Viviani, Lo specchio dell'anima, 2009

Alice Viviani, Lo specchio dell’anima, 2009

Alice Viviani (Trieste, 1989): la tua formazione presso l’Istituto Statale d’Arte “Enrico e Umberto Nordio” di Trieste è stata anzitutto pittorica. Perché hai poi scelto la via del mosaico approfondendo questo discorso sino a diplomarti nel 2011 presso la Scuola Mosaicisti del Friuli?

Ho conosciuto il mosaico già all’età di sette anni quando la maestra delle elementari ha portato me e la mia classe a visitare la Scuola Mosaicisti del Friuli. Una volta tornata a casa non parlavo d’altro, così mio padre ha avuto un’idea geniale: ha preso un tappetino di gomma della nostra automobile e ci ha colato dentro del gesso: sono venute fuori delle tesserine quadrate che poi io ho dipinto e tagliato per creare dei mosaici. Quindi, a modo mio, già a quell’età ero una mosaicista! Prima ho frequentato l’Istituto d’Arte dal quale ho appreso le tecniche pittoriche e poi mi sono dedicata al mosaico. 

Alice Viviani, La Grafica, 2011

Alice Viviani, La Grafica, 2011

Pittura, acquaforte, lavorazione del vetro e, naturalmente, mosaico: questi, ch’io sappia, i tuoi approdi espressivi. A Ravenna, al premio GAEM 2011, avevi presentato un’opera significativamente intitolata La grafica, in cui davi un’interpretazione dendrocronologia singolare, con la sezione d’un tronco d’albero “secolare” (vista l’ampiezza del diametro di circa 2 metri) formata in realtà da sassi disposti concentricamente nella zona centrale, da foglietti arrotolati e matite colorate nella zona mediana ed elementi elettronici di computer nella parte più esterna, in una sorta di excursus della storia grafica umana, dagli albori alla corteccia virtuale attuale. Vorrei che parlassi liberamente della tua poetica, della tua ricerca in generale, con esempi tratti da tue opere, e del tuo rapporto col mosaico in particolare. 

Io ho un’idea di mosaico molto tradizionale: mi piace usare i marmi e gli smalti e quindi con quest’opera ho provato ad andare oltre. In realtà, sono ancora alla ricerca di me stessa, sono appena agli inizi e sto ancora cercando di trovare il mio stile. La cosa che mi affascina di più però è l’umanità e il suo cambiamento nei secoli, come, ad esempio, in base all’epoca in cui siamo cambino le priorità e i valori. Ecco, vorrei cercare di rappresentare attraverso il mosaico i sentimenti e l’animo umano.

Alice Viviani, Riflesso, 2011

Alice Viviani, Riflesso, 2011

Progetti attuali o futuri che vorresti realizzare?

Di progetti ne ho sempre tanti in mente, ma oggi come oggi è difficile dedicarsi totalmente all’arte, anche se sarebbe il mio sogno. Purtroppo bisogna fare delle scelte e dei sacrifici. Comunque, visto che mi appassionano sia il mosaico che la pittura, vorrei integrarle il più possibile e magari in futuro riuscire ad avere uno studio mio. 

Contatti: aliciottolina@yahoo.it

Alice Viviani, Copia di una vetrata di Arrigo Poz, 2010

Alice Viviani, Copia di una vetrata di Arrigo Poz, 2010

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Sonya Louro Do Rego, Roots, 2011

Sonya Louro Do Rego, Roots, 2011

Sonya Louro Do Rego (Johannesburg, South Africa, 1977): what was your course of study? How did you discover the language of mosaic?

Well, I grew up in South Africa and from a very early age I knew I wanted to be an artist, so all my life I’ve dedicated my studies to art – in every possible form. In high school, I had the most amazing and inspiring art teacher, Mr Gibb, who not only instilled in me a passion for painting and expressive use of colour, but also introduced us to the versatile technique of collage and use of the ‘found object’, which was very much a part of contemporary South African art in the 90’s. After finishing high school with solid training in drawing, painting and ceramics, I then went on to study Fine Arts at Rhodes University where I majored in Painting. It was here where my quest to create 3-D paintings was born. Although I had come across mosaic in the form of lovely decorative objects, it was many years later, while living in Italy, that the word ‘mosaic’ took on a whole new meaning – I had heard about this beautiful mosaic school in Spilimbergo and the minute I set foot inside I knew that I had found the medium I’d been looking for!

Sonya Louro Do Rego, Order, 2009

Sonya Louro Do Rego, Order, 2009

Sonya Louro Do Rego, Fall, 2011

Sonya Louro Do Rego, Fall, 2011

Drawing, painting, sculpture and mosaic: in which of these possibilities is your home?I find your work Fall (presented at the Prize GAEM 2011, Ravenna, Italy) very interesting both for its asymmetrical balance and the use of natural materials (shells and marble) that were used to obtain a final, 3-dimensional result that reminds me of a kind of fossilized dorsal spine or of a canyon, but perhaps it couldn’t be like this… Can you explain your way of interpreting the mosaic?

I’ve always been interested in exploring the boundaries between the various art forms. Despite my classical (and rather rigid) training in drawing and painting, I guess I’ve always leant towards sculpture as a means of expression, or more specifically, the use of sculpture as a means to break up the flatness of the image surface. So, in mosaic I’ve found a technique that, not only allows me to achieve this, but is ideal in pursuing another constant theme of mine: seriality. It’s in the repetitiveness of the ‘tessera’ that I aim to create rhythmic compositions. In Fall I’ve tried to capture the sense of something moving, something alive, yet ancient – like something that’s been lying dormant for ages and is now slowly stirring awake. Your interpretation is quite insightful – the title Fall refers to both a ‘waterfall’ and ‘the fall of mankind’. The composition is designed as a landscape in aerial view. And, yes, it’s a canyon, with a waterfall and a river running through. But it’s obviously not meant to be a figurative representation, but only serves as the foundation or the ‘canvas’ to then be mosaicked. The materials were specifically chosen and applied to create a flowing and cyclical composition, to be read like a story (or history, if you prefer), with a beginning, a middle, a cathartic ending and a rebirth. I couldn’t have found better materials to help express this: marble is eternal and is symbolic of man’s evolution; and the shells naturally evoke images of ancient remains and bones. I loved the idea of creating a composition that is vaguely reminiscent of an archaeological site.

Sonya Louro Do Rego, Come Undone 1 (Dyptich), 2009

Sonya Louro Do Rego, Come Undone 1 (Dyptich), 2009

Sonya Louro Do Rego, Come Undone 2 (Dyptich), 2009

Sonya Louro Do Rego, Come Undone 2 (Dyptich), 2009

What is the mosaic situation in your country and what are your plans for the future?

Actually, I now live in Italy permanently with my partner and my 1-year-old daughter. Here, in Friuli, I think I’m not alone in the struggle to have mosaic recognized as an art form. As my colleagues and I have had training at the ‘Scuola Mosaicisti del Friuli‘, we are generally seen as artisans, despite the school’s constant endeavors to promote and teach mosaic, not only as a trade, but also as a means of artistic expression. Mosaic is still predominantly used as a decorative technique in design and architecture or as a suitable method to make copies of preexisting images or artworks. Slowly this perception is changing as mosaicists are realizing the diversity that this medium provides and more and more ‘alternative’ mosaics are emerging. But at the moment, I still feel torn between working on commissions and dedicating my time to creating my personal pieces. As for my future projects, I’ve just recently started working after a long maternity leave. Being filled with the joy of motherhood, you can expect my new works to be far more colorful and uplifting. I’m also experimenting with a new medium, or rather, a very old craft: needlework!

sonyadorego.blogspot.it

Mosaic Art Now – Sonya Louro Do Rego

Sonya Louro Do Rego, Time, 2008

Sonya Louro Do Rego, Time, 2008

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