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Posts Tagged ‘silvio berlusconi’

Negli anni mi sono sempre schierato contro i tanti squali e squaletti come Berlusconi e Renzi, che si sono succeduti al governo con le loro corti ridicole di senz’anima, lacchè e rottweiler.

Costoro hanno anche la responsabilità di aver preparato il terreno per il disastro populista attuale, figlio dunque di leggi e atteggiamenti personali e distanti da forme di giustizia umana, autentica che avrebbe invece dovuto ispirare Parlamento e governi per dare guida al popolo durante le tempeste. Si pensi anche solo allo sbando in cui è stato lasciato il mondo lavorativo – specie giovanile – o alle questioni derivate dalle truffe bancarie: migliaia di vite rovinate e più di qualche suicidio. La politica ha fallito per assenza colpevole.

Veniamo all’oggi: la mia è una opposizione totale a questo governo bicefalo (o acefalo?), in particolare sono contro ogni razzismo e neofascismo, contro ogni piccolo Salvini (o Trump o Putin, non a caso due suoi modelli), contro i razzisti e gli ipocriti al comando dei vari governi europei, contro il clima disumano e le pallottole che cominciano a volare e a colpire per questioni di pelle: nel 2018! In Italia!

Tutto questo è inaccettabile, antiumanitario, criminale. Ecco perché l’immagine in apertura del post vuole idealmente vestire questo blog con la maglietta rossa proposta lo scorso 7 luglio da don Ciotti, presidente dell’Associazione Libera: un gesto piccolo ma chiaro “per fermare l’emorragia di umanità”.

Ps. Tutto questo può apparire retorico: non importa. I tempi chiedono che si prenda posizione chiudendo non le porte e i porti ai bisognosi, ma al razzismo. E per sempre.

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Ho letto Cassandra muta,  l’ultimo appassionante saggio/pamphlet di Tomaso Montanari sul ruolo degli intellettuali italiani nel contesto politico attuale e se da una parte mi ha fatto star male (ma un male necessario) sapere del comportamento indegno di tante persone, del male inflitto ai nostri beni culturali e paesaggistici e al senso stesso della cultura, della sua gratuità e universalità (emblematica nel libro la sempre più pesante invasione di campo politica nelle università), delle decisioni assurde prese dal MiBACT di Franceschini e del suo entourage (che  si dimostrano tanto furbi quanto politici pessimi e aggressivi, la cui cecità e tracotanza sono pari solo all’ignoranza loro. Un dubbio: credono veramente d’essere e operare nel giusto e forse meglio, che so, di un Bondi o di un Galan?), d’altro canto questo testo è più che una denuncia, piuttosto un vero e proprio exemplum nel senso classico: è necessario, vitale tenere la schiena dritta, dicendo apertamente le cose con coraggio, nonostante le conseguenze di inevitabile ostracismo cui si è poi soggetti dai vari gerarchetti del potere locale o nazionale.

Anche questo ho sperimentato nella Ravenna monopolio PD da sempre e lo scrivo da ex elettore di sinistra che mai ha voluto una tessera per lavorare o avere favori e preferenze (a differenza di altri batraci locali coetanei e non, mi sono rifiutato sin dai tempi non sospetti dell’inizio università, quando avevo appena vent’anni, di aderire a certi giochetti), né tanto meno lo farò adesso, nell’era Renzi, uno dei peggiori antidemocratici, bugiardi e assetati di potere quanto vacui figuri di sempre. Né credo a una impossibile rinascenza populista e disorganica a 5 stelle.

A questo proposito, devo dire la verità: mi ha sorpreso la mia totale ingenuità politica nel rileggere un mio post del 2010, laddove in un’Italia ancora sotto la volgarità e corruzione berlusconiana pensavo che stimoli alternativi fuori o dentro il PD come Renzi, allora sindaco di Firenze, o Grillo o lo stesso Vendola potessero essere di aiuto rispetto alle medesime eterne e bloccate facce di sinistra (da D’Alema a Bersani a tutti ma proprio tutti gli altri), la cui opposizione era da tempo se non da sempre di pura facciata. Ahi, quanto mi sbagliavo! E le prossime elezioni restano un bel problema, non solo per la legge elettorale. Vedremo.

Ma tornando al testo di Montanari, ritengo mi sia davvero stato utile sia come insegnante, sia come cittadino che fra le altre cose si occupa di critica d’arte. Dunque lo ringrazio pubblicamente.

Il Resto del Carlino, 2 giugno 2017

Un’ultima nota su Ravenna: è di questi giorni lo “scandalo” strombazzato su tutte le testate locali, basti vedere l’immagine tratta dal Resto del Carlino del 2 giugno o leggere il Ravennanotizie.it dell’1 giugno

In sostanza, Nova Musa srl, ditta che per conto dello Stato da anni gestiva le biglietterie museali non ha mai versato quanto dovuto nelle casse pubbliche con evidente danno erariale. Rescissione immediata del contratto e lavoratori a spasso. Biglietterie nel caos alla vigilia del ponte del 2 giugno.

Perché chi di dovere, dopo molti anni, si è svegliato proprio adesso? Perché una storia del genere, pur gravissima senza dubbio alcuno, viene così cavalcata dai media locali, mentre mesi fa quando veniva approvato lo spoglio di alcuni beni dello stesso Museo pubblico per essere trasferiti nell’inutile Museo di Classe privato e gestito dalla Fondazione RavennAntica non solo la cosa non ha suscitato indignazione, ma è stata salutata come una conquista? Ne avevo ampiamente scritto in precedenti post dato che sulle testate locali non ho avuto alcuno spazio (si veda il 2 marzo 2017 e precedentemente il 28 gennaio 2016, all’alba di tutta questa vicenda).

Ricordo infine un dato di non secondaria importanza: l’ex deputata PD Elsa Signorino ed ex Presidente di RavennAntica (sino a un anno fa ricopriva questa carica) è l’attuale Assessore alla Cultura di Ravenna.

Cosa scommettere sul fatto che la prossima gara d’appalto per il servizio di biglietteria museale verrà, guarda caso, vinta da RavennAntica? Così, la Signorino e tutti gli alti papaveri locali che si dichiarano sorpresi e preoccupati per l’accaduto faranno anche la figura degli eroici salvatori. Con futuri elogi sui media locali. Capolavoro, no?

Mi aggrappo alla Costituzione, all’articolo 9 che c’è, continua a esistere, a resistere.

E vi saluto con i versi di P.P.P. oltre a segnalare l’ottimo e meritorio sito www.libertaegiustizia.it

 

Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
 

Pier Paolo Pasolini

 

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Rohani a Roma:coperte alcune statue di nudi musei capitolini

Premessa 1: l’episodio di ieri dei marmi capitolini inscatolati per piaggeria verso Rohani, mi ha ricordato come un ossimoro ridicolo quello del 2010, quando Berlusconi premier col ministro dei Beni culturali Bondi fece riattaccare mani e pene posticci (il che, riferito al personaggio, è tutto dire) per esibire un gruppo marmoreo romano rappresentante Venere e Marte in occasione della visita del premier cinese Wen Jiabao.

Almeno allora la responsabilità era “orgogliosamente” diretta. Oggi invece Renzi e Franceschini cascano dalle nuvole, cercando di scaricare l’accaduto sulla Soprintendenza, come se una decisione di tale importanza d’immagine non sia partita da qualche mente illuminata degli ambienti governativi.

Forse anche questo episodio fa parte della volontà politica di gettare discredito sul lavoro preziosissimo di difesa e tutela dell’arte e del paesaggio capillarmente svolto dalle Soprintendenze negli ultimi 100 anni (la prima nasceva a Ravenna nel 1897), con lo scopo neanche troppo nascosto di accelerare sempre più una privatizzazione selvaggia del patrimonio pubblico, possibilmente a tutto vantaggio del privato e non della cosa pubblica.

Espellere la storia dell’arte dalle scuole superiori (fatti salvi, per ora, alcuni licei), com’è avvenuto negli ultimi dieci-quindici anni col totale accordo fra destra e sinistra, è assai significativo. Privare milioni di futuri giovani italiani della coscienza e della conoscenza del Paese in cui abitano, rende tutto più facile a chi di volta in volta detiene le leve del potere.

Premessa 2: qualche settimana fa, ho inviato la lettera aperta sottostante ai principali quotidiani nazionali e locali e ad alcune personalità del mondo della cultura. Non so se queste mie opinioni troveranno qualche ascolto, ma da cittadino che sente l’articolo 9 della Costituzione sopra la propria pelle, non potevo tacerle.

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Vi invito a leggere questo articolo:

Ravennanotizie.it: Il Ministro Franceschini dice sì a Ravenna: sarà partner nella gestione del patrimonio archeologico

A parer mio, ci sono più cose gravi che emergono o non sono ben chiarite e si possono immaginare:

– anzitutto il carrozzone “RavennAntica” che ha per decenni mal gestito gli scavi di Classe e con la stessa lungimirante capacità ha aperto vari punti in città come il museo TAMO o la Cripta Rasponi (prima gratuita), collezionando varie iniziative di dubbia o nulla scientificità (l’evanescente mostra “Imperiituro” ne è il manifesto) e consumando una voragine di finanziamenti, è ora a corto di liquidi, quindi tramite accordi politici (i vertici di “RavennAntica” sono ex deputati PD, con conoscenze romane potenti) passa allo Stato senza alcuna ristrutturazione interna, solo per essere mantenuto con soldi pubblici: ne valesse la pena (alla cultura non deve essere applicata la triste logica del profitto), capirei benissimo la gratuità salvifica della decisione, ma non è così;

– le figure professionali assunte privatamente nel corso di tanti anni da “RavennAntica” potrebbero dunque essere cooptate nell’organico statale senza regolare concorso, alla faccia di chi invece ha duramente studiato e passato selezioni pubbliche;

– i reperti trovati in tanti decenni si trovano sotto la giusta tutela della Soprintendenza archeologica, ma viste le dimensioni del nuovo museo, l’ex zuccherificio di Classe, è ipotizzabile che per riempire le sale verrà saccheggiato il Museo Nazionale di Ravenna (credo sia un rischio davvero reale), che fin dalla sua origine è luogo deputato a conservare e rendere fruibile il patrimonio culturale “ravennate”.

Se davvero sarà tale, tutto questo è indecente e inaccettabile, essendo anche strombazzato in pompa magna come una conquista per la città. Che amarezza…

Luca Maggio

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Mosaici romani d'età imperiale sfondati dagli scavi di Hera in Piazza Anita Garibaldi a Ravenna, estate 2011

Dei berluscones e della Lega s’è più volte detto su questo blog e il voto salva Cosentino della scorsa settimana ritengo sia un atto finale perfetto, oltretutto fuori tempo massimo, non necessitante di commenti ulteriori.

Ma quel che giusto è giusto: in quest’ultimo quasi ventennio anche il PD ha fatto la sua parte.

Come quasi tutti ha cambiato nome, ma non sostanza, che è ciò che conta. Quando è andato al governo come armata Brancaulivesca, be’, ha fatto la differenza: vogliamo parlare della ferocissima legge antitrust sul monopolio televisivo mai nemmeno sognata? E nell’ambito locale, il sistema Penati dice niente?

A Ravenna, candidata capitale europea della cultura per il 2019, nell’ultimo anno il Comune (giunta a maggioranza PD) in accordo con Hera, la holding energetica dell’Emilia Romagna, e scandalosamente con l’assenso della Soprintendenza archeologica, ha concesso ogni permesso di continuare a scavare sopra un’area, Piazza Anita Garibaldi in pieno centro storico, nonostante il ritrovamento di importanti mosaici pavimentali romani d’età imperiale, ora sfondati da piloni di cemento armato. Per far cosa? Un’isola ecologica interrata, ovvero una mega fossa raccogli monnezza puzzolente. E cercare altre soluzioni più rispettose e, fra l’altro, meno costose? Inutile ogni commento come le numerose proteste dei cittadini indignati completamente ignorate dalla dirigenza.

Ma non bisogna generalizzare, vero: ci saranno pure uomini validi nel Partitone, no? E fai pure che non ci siano! Spesso per la verità sono donne, ma tanto è come se non ci fossero o meglio, sono come le spillette e le coccardine da esibire al momento giusto sulla giacca dei soliti immarcescibili baffini, tanto perché non si dica che non siano al passo coi tempi.

E all’opposizione? Anche lì il super PD non s’è fatto mancare nulla: ha tuonato fermamente contro la barbarie belusconleghista facendo contestualmente controproposte serie (ma quando mai…), si è appropriato, questo sì, del risultato dei referendum di giugno che neanche voleva (anzi sulla privatizzazione dell’acqua sino a pochissimi anni fa Bersani era favorevolissimo e anche il nucleare non era certo un tabù) e sulle cose che contano davvero, tipo l’ignobile scudo fiscale tremontiano, ha fatto in modo che passasse grazie all’assenza di ben venti suoi deputati. Complimenti davvero.

Per non dire sulla contrarietà, talvolta ambiguamente taciuta, ad abolire province, privilegi, numero dei parlamentari, stipendi assurdamente alti e il porcellum elettorale che alla fine fa mooolto comodo a tutti. O il PD non è di sinistra o se la sinistra è il PD ha davvero finito il suo percorso storico, in modo pessimo peraltro.

“Noi siamo diversi, non dite che siamo tutti uguali”, ha ripetutamente ribadito Bersani: sì, nel senso che a differenza degli altri il PD fa la morale, non si capisce bene da quale razza di pulpito.

Mica è finita però. C’è un regalo anche per i bibliofili scattato lo scorso primo settembre 2011: il disegno di legge proposto da Ricardo Levi, parlamentare PD, e da tutti approvato, ovvero l’imposizione a tutte le librerie italiane incluse quelle online di non poter più fare i meravigliosi sconti del 25% talvolta anche 50% con cui i modesti acquirenti ma appassionati come il sottoscritto potevano permettersi qualche catalogone d’arte altrimenti troppo costoso. Per non dire del disastro provocato alle casse esangui delle biblioteche!

Contro ogni legge di libero mercato ora tutti sono eguali, al massimo è previsto un 15% di sconto ma non sotto i periodi festivi come dicembre e comunque non cumulabile con altri buoni o sconti ricevuti.

Motivo di questa genialata? Favorire le piccole librerie indipendenti distruggendo ogni concorrenza: ora, chi glielo va a spiegare a Levi e compagnoni che non è esattamente in questo modo e in questo periodo di crisi nerissima che si stimola il mercato librario italiano, già magrissimo peraltro?

Semplicemente si acquisteranno ancor meno testi sia da parte dei privati sia soprattutto da parte dei pubblici uffici, biblioteche in primis.

Ma a gentaglia che percepisce fra i 15 e i 20 mila euro mensili e fors’anche di più in alcuni casi, sganciata da ogni realtà nel dorato ancien régime romano, cosa vuoi che importino le magnifiche sorti e progressive di noi comuni mortali?

Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Ps. Bene o male che se ne dica o pensi, il governo Monti in questi primi due mesi di operato ha dimostrato quanto mai chiaramente l’enorme lavoro che c’è da fare (e certo i tecnici non sono perfetti, anzi), ovvero tutto quello che l’intera nostra classe dirigente, in primis politica, non ha voluto né saputo fare per anni, causa sostanziale inadeguatezza, inettitudine cronica e un egoismo sfrenato.

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Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris

Spero che i miei amici milanesi e napoletani vadano a votare per Pisapia e de Magistris. Li invito a farlo. E non perché io ritenga che questi candidati abbiano una specie di bacchetta magica per risolvere in un bibbidi bobbidi bu la montagna di problemi delle loro rispettive città, piuttosto perché credo siano più puliti, meno compromessi, non violenti e in definitiva più autenticamente democratici rispetto ai loro avversari. Sanno di svolta, di futuro. E sarebbe anche un segnale forte, un vero stop per questa maggioranza, per questo governo e per lui, senza i suoi beneamati (e in parlamento comperati) consensi pubblici…

The times they are a-changin’… pensate agli “indignados” spagnoli: non sono così distanti o altro da noi, anzi… certo i media italiani non hanno quasi dedicato spazio a loro, giustamente impegnati a informare l’opinione pubblica sui soliti delitti succulenti o sull’annoso problema dell’obesità canina…

Andate a votare, stavolta non mancate, come dovremo tutti tornare a farlo il 12 e 13 giugno prossimi, in occasione del referendum più censurato della Repubblica: a proposito, anche se scippassero il quesito sul nucleare (il che la dice proprio tutta sul concetto di democrazia di Mr B.& company e se a questo punto non l’avete capito, altro che di coccio siete!), bisogna, si deve, necesse est con ancora più convinzione e motivazione votare Sì per dire NO ai restanti quesiti sulla privatizzazione dell’acqua e (il)legittimo impedimento, la vera spina nel fianco che lui teme affinché possa non farsi processare…ma “questa maledetta notte dovrà pur finire” (Roberto Vecchioni).

Ne ha bisogno l’Italia, per tornare a respirare, a muoversi, a occuparsi d’altro, delle esigenze vere delle persone, dei cittadini, il lavoro anzitutto, per tornare ad essere il grande e unito Paese che è.

Giuliano Pisapia – Sindaco per Milano

Luigi de Magistris – Sindaco per Napoli

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Giandomenico Tiepolo, Il Mondo Nuovo, 1791, Ca Rezzonico, Venezia

Poi, mentre mi allontanavo nel corridoio, (Marlon Brando) mi gridò dietro: «Ah, senti. Non prestar troppa attenzione a quello che dico. Io non sempre la penso alla stessa maniera».” Da Il duca nel suo dominio di Truman Capote                                                                                                                 

Paperblog compie un anno e mi ha proposto l’intervista che segue:

1. Innanzitutto, chi c’é dietro Arte Mosaico Ravenna ?

Ci sono solo io con la mia curiosità onnivora.

2. Da quanto tempo possiedi un blog e perché hai deciso di aprirne uno?

Dal 21 marzo 2010. Volevo uno spazio tutto mio, non un giardino, ma un orto da curare, senza che nessuna redazione mi dicesse più fai il servizio su questo o quello e soprattutto senza che venissero tagliate frasi o espressioni ritenute poco capibili. Invece bisogna dare fiducia nella capacità di lettura altrui! Poi devo ringraziare Anna, mia preziosa amica berlinese, che mi ha spinto ad aprire questo blog: dunque è nato anche grazie a lei.

3. Da dove trai ispirazione per gli articoli del tuo blog?

Riflettono i miei interessi che sono molteplici, disordinati anche, eppure coerenti: arte, letture, storia, viaggi, attualità politica, musica, cinema, etc. “Sono vasto e contengo moltitudini” diceva Whitman, e la parola di “zio Walt” vale per ogni essere umano.

4. Quando smetti i panni del blogger, di cosa ti occupi?

Dovrei, uso il condizionale, essere un prof., di storia dell’arte per la precisione e tale mi sento. Ma non c’è materia più svalutata di questa in Italia… poi i tagli hanno dato l’accettata finale. Insomma, continuo ad occuparmi di arte e mostre, con collaborazioni free lance con gallerie e artisti, sono anche guida turistica della mia città, Ravenna, e sto per dar vita con altri amici artisti e curatori ad un’associazione culturale, marte. D’estate poi m’arrangio con altri lavori… bisogna darsi da fare, specie ora che aspetto un bambino!

5. Un pregio e un difetto di Paperblog.

Mi ha selezionato senza conoscermi, solo valutando la qualità del mio blog: se non è un pregio questo o addirittura un’eccezione nell’Italia d’oggi…inoltre dà visibilità a più voci, con possibilità di conoscere anche pensieri altrui, non sempre affini.

Difetti? Qualche problema tecnico ogni tanto c’è, ma una volta segnalato alla mia referente  Silvia, in genere tutto s’aggiusta.

6. E per finire, una domanda alla quale non si poteva scappare, che lega l’arte che tanto ti sta a cuore e l’attualità: come vedi il futuro dell’arte in Italia, alla luce dei recenti tagli di budget?

Bisogna distinguere: il futuro della creatività italiana è in piena ascesa, con artisti giovani e validissimi in ogni campo, come sempre in tempo di crisi. E mi riferisco anche a settori fino a ieri ignorati da critica e mercato, come la ceramica e il mosaico: sarebbe ora di sdoganare anche quest’ultimo dal ghetto dell’artigianato artistico: è una realtà che conosco abbastanza bene e vi assicuro che da tempo non è più così!

Dal punto di vista istituzionale e conservativo, vale a dire lo Stato con le soprintendenze a corto di organico e il Governo coi mezzi ridicoli da esso stanziati, il futuro è nerissimo, si è già al collasso… se addirittura un filogovernativo come Carandini ha dato le dimissioni… salvo dietro-front con l’ingresso di Galan, che ha aperto il suo dicastero con un paio di gaffes e qualche promessa. Non mi aspetto nulla di miracoloso, anzi, ma dopo il nulla quasi  triennale della “bondeide”…

In quest’ultimo mese poi, è andato in onda lo spot col Premier sorridente e pluridentato che invita a visitare l’Italia e i suoi tesori, gli stessi che proprio il suo Governo ha abbandonato all’incuria più totale.

Ma, sia chiaro, i problemi dei beni culturali italiani e del Ministero-cenerentola che dovrebbe salvaguardarli, non sono certo cominciati con l’era berlusconiana, avendo radici ben più antiche, democristiane, con responsabilità assai gravi anche a sinistra e con stupidissimi assessori locali non meno dannosi del potere centrale, che, per dirne una, hanno moltiplicato a dismisura e per velleità i musei del loro territorio (come le università), magari attorno ad una sola opera, senza tenere conto dei costi esorbitanti che tutto questo avrebbe comportato: poi però i conti da pagare arrivano sempre…

Per tornare alle soprintendenze, cito Antonio Paolucci (l’Espresso n.15 del 14 aprile 2011): “…l’unico grido di allarme che mi sento di gettare è nel rischio di depotenziamento graduale e progressivo delle sovrintendenze. Un sistema mirabile fatto di uffici presidiati da specialisti e studiosi su tutto il territorio. Non c’era nulla di paragonabile al mondo. Ora siamo così stolti da picconarle per andar dietro alle mitografie americane del museo-fondazione, della cultura aziendale, del manager al posto dell’archeologo. (…) Qualcuno dice che sia in atto una rottamazione. Mi auguro che non sia vero, ma lo scenario infausto è che con il federalismo le sovrintendenze diventino strumenti del potere politico territoriale. La loro forza invece è nell’essere centralizzate e indifferenti. (…) Il sovrintendente ha un solo referente: il ministro che sta a Roma. E dunque deve restare indifferente alle sia pur legittime esigenze del sindaco che vuole il parcheggio sotto la piazza monumentale o l’edilizia popolare in zona di pregio paesistico. Questa è la forza della sovrintendenza: riferirsi a un potere centrale e non alle potestà locali. Ora rischiamo una deriva che vede i sovrintendenti nominati da un governatore. È pericoloso.”

Purtroppo al momento i processi di cancrena, di sgretolamento letterale del patrimonio artistico ed erosione di quello paesaggistico, sono tanto più rapidi, anche per l’incoscienza collettiva degli italiani (vedi devastazione scolastica dovuta anche a programmi desueti e a certi insegnanti inadeguati, assunti in pratica senza selezione, mica solo i tagli fanno male…), causa del disamore verso la ricchezza autentica del Paese, vale a dire la nostra storia e bellezza: leggetevi l’ultimo di Stella e Rizzo, Vandali

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Ahi serva Italia, di dolore ostello,/ nave sanza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di provincie, ma bordello!” Dante Alighieri,  Purgatorio, Canto VI, 76-78

Si è dato conto nel post precedente della memoria dovuta ad un grande italiano, Vittorio Foapater patriae senza ombra di retorica, figura intellettualmente onesta della sinistra non comunista.

Dunque una voce tuttora di riferimento, se fosse ascoltata dagli amorfi, quando non conniventi, PD e sindacati vari, in un frangente della nostra democrazia così buio come quello attuale, quando più che mai occorrerebbero coesione, voci unite e concretezza di proposte sul lavoro, il welfare, la maledetta precarietà (benedetta da quasi tutta questa classe politica e vigliaccamente battezzata col nome di un morto ammazzato, Biagi, che non aveva terminato né così pensato la legge che porta il suo nome), la tassazione e la riforma fiscale, il rilancio economico e d’immagine della nazione, le agevolazioni connesse per dare ossigeno alle imprese, ma anche pene certe e severe sull’evasione fiscale, le liberalizzazioni non selvagge, l’energia, la sanità, la famiglia tradizionale e non (e certo non quella dei blabla di convegni e family day, spesso promossi da gente indegna), l’istruzione ormai allo sbando (salvo i fondi abbondantemente elargiti per le scuole private), la ricerca azzerata dai tagli, i disgraziatissimi beni paesaggistici e culturali (più che emblematico l’ultimo crollo pompeiano, ovviamente sine culpa), cinema, teatro e cultura in generale vilipesa (del resto Bondi è un nulla e per Tremonti tutto ciò è men che inutile), il ritiro troppo a lungo rimandato dall’Afghanistan (ma qualcuno ha calcolato le spese per la Difesa degli ultimi dieci dodici anni, senza contare le perdite umane, civili e militari? Mentre in patria le forze d’ordine non hanno benzina, sebbene i politici non si neghino le scorte…), una legge elettorale non liberticida (ma quale partito la vuole veramente?), l’immigrazione, un federalismo equo e ragionato, la gestione rifiuti e dei problemi del Mezzogiorno, mafie anzitutto, etc., tutti frammenti di un Paese bloccato, specchio di un governo inerte, assente, incapace d’ogni agire nonostante la maggioranza schiacciante del 2008, essendo il suo capo sotto “ipnosi giudiziaria”, come l’ha denominata Paolo Mieli, e da anni ormai, per cui al volgo non spetta che “godersi” gli stacchi pubblicitari di Montecarlo, delle feste con le escort (ma non si chiamavano prostitute?), o del delitto della settimana, tutto pur di distrarre dagli impegni presi, dai problemi non risolti e cumulati.

Ma la responsabilità di questa impasse disastrosa è da attribuirsi anche alle mancanze della sinistra (dalla mai pensata legge sul conflitto d’interessi quand’era al governo per ben due volte, all’assenza di una ventina di deputati PD, grazie a cui è passato il famigerato scudo fiscale tremontiano del 2009 in favore dei grandi e grandissimi evasori, mafiosi inclusi, a numerose altre occasioni perse), che paralizzata dalla visione del proprio ombelico non trova soluzioni alternative serie da opporre ad una crisi economica devastante, al populismo ipocrita che impera e a cui compartecipa, alla notte di ogni etica, all’arroganza senza ritegno anzi alla violenza della politica, alla corruzione e al degrado dilaganti, trasversali (La casta di Stella e Rizzo è un must), oltre al connesso svilimento della magistratura, atto pericolosissimo, ormai quotidiano, cui si assiste come impotenti di fronte a certa maggioranza, al governo e ai media pubblici e privati direttamente loro rispondenti e asserviti.

Ora, di fronte a questo “regime di seduzione”, secondo la definizione dello storico Adriano Prosperi, autore della raccolta recente Cause perse (Torino, 2010), di fronte a sollecitazioni comunque positive sia all’interno del Partito Democratico, dove pure ci sono persone capaci (si pensi alle iniziative di quest’ultimo week-end del sindaco di Firenze Matteo Renzi), che in zone limitrofe (Vendola, il Movimento 5 stelle, il Popolo Viola), cosa fa il PD?

Alle regionali in Piemonte accusa Grillo e i suoi di avergli sottratto voti (come Di Pietro alle ultime politiche, del resto), anziché fare autocritica e capire perché quegli elettori delusi non possano né vogliano più votare PD: esattamente come si comporta il grande, si fa per dire, demagogo: è colpa dei comunisti, della stampa, della televisione, dell’Europa, delle toghe rosse, di Fini, dei propri coordinatori, mai una responsabilità propria. E chi non lo vota, è un “coglione”, ricordate?

Intanto s’avanza la Lega, questa sorta di nuova DC razzista, calata tra le valli, nella pancia delle valli, e dove arriva piazza i suoi in barba alla meritocrazia tanto sbandierata: la vicenda del “Trota”, neo consigliere regionale in Lombardia (come la Minetti, già igienista di Mr B., per il Pdl, ma i casi sono migliaia, essendo la norma, e in tutti gli schieramenti politici), è più che esemplare in questo senso. E poi continuare a urlare “Roma ladrona” o rinverdire battute tristi come SPQR, avendo propri ministri al governo, credo debba procurare ai dirigenti leghisti una sorta di libidine da fessaggine e creduloneria del proprio elettorato quasi senza pari.

Intanto, così temporeggiando, il PD, che negli anni ha cambiato molti nomi e nessuna faccia, ha definitivamente perso quasi per intero il nord del Paese, abbandonando amministratori capaci come Illy, Cacciari, la Puppato e Chiamparino, e da Roma, sostanzialmente, tacendo. Ogni tanto balbetta, quando proprio non può farne a meno perché l’ultimo bunga bunga di Mr B. è sotto gli occhi di tutti, ma resta vuoto come un guscio di noce, com’è nella sua natura del resto e laddove governa da decenni ininterrottamente, avendo creato una rete (come a Ravenna, ma sarà argomento di un altro post), non si comporta diversamente dal fintamente criticato Pdl o, si sarebbe detto in altri tempi, come nella vecchia, immarcescibile trinariciuta tradizione  baffoncomunista: tutti zitti, qui comando io, il Partito coi suoi vertici, so io chi va messo sulle poltrone e il resto del popolo… eseguire e basta! Avete presente le foto di Stalin sul podio coi suoi (lì almeno, ogni tanto, ne scompariva qualcuno “purgato”) e sotto migliaia di cittadini-compagni a sfilare.

Una strategia assai ben capita dall’imprenditore Berlusconi, che, in più, sa come indorare la pillola, anzi renderla vendibile, appetibile, richiesta: come ha intelligentemente spiegato Beppe Severgnini in La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri (Milano, 2010), egli è un grande assolutore: hai frodato il fisco? E che sarà mai… Hai violato una delle tante, troppe leggi? E che sarà mai… Sei andato con una minorenne o hai usato il sesso per fare carriera? E che sarà mai… Stracquadanio, deputato Pdl, docet (mentre se sei gay il problema c’è, dice il Premier, non potendo fare a meno delle sue irresistibili battute). Bisogna pur godersela la vita, no? Non come quei tristi comunisti…

A tutti dispensa ciò che più desiderano, l’assoluzione, non la soluzione: così ogni freno è saltato. Persino i cardinali giustificano le sue bestemmie e da pluridivorziato lo comunicano. Pazienza per chi non sa approfittarne.

Certo, ogni tanto qualcuno tira fuori del marcio vero, come l’ottimo Report di Milena Gabanelli sull’affaire Antigua, lo scorso 17 ottobre… Masi e ma no, si vedrà di farla tacere (basti vedere le vicissitudini per la messa in onda di Vieni via con me: a proposito, splendido l’intervento di Saviano su “Falcone e la macchina del fango” e visto lo share ottenuto dalla trasmissione, ci sarebbe molto da discutere sul fatto che gli italiani vogliono solo tv spazzatura e reality).

C’è un rimedio possibile, ipotizzabile a questo precipitare che pare senza soluzione di continuità, anche per scongiurare che, alla vigilia del 150° dell’Unità, l’Italia si spacchi in due, tre, cinque, venti pezzettini malridotti e difficilmente ricucibili? Sì, auspicabile quanto meno: ripeto, la responsabilità e l’inazione del maggior partito d’opposizione sono grandi: quando capiranno di non contentarsi del disco rotto e vacuo dell’antiberlusconismo, palliativo ormai consunto, e, anziché proporre nuovi fallimentari ulivi (ancora altre sigle? Pure vecchie…), renderanno noto cosa vogliono seriamente fare in merito ai problemi gravissimi di questo assai malconcio Paese (e solo un amore altrettanto disperato mi spinge a esprimermi così), coalizzando in un programma vero gli sforzi riformisti, con alternative plausibili e ben comunicate, finalmente Mr B. apparirà agli italiani, certo non a quelli che ne ricevono benefici e prebende, ma a tutti gli altri (e sono la maggioranza da riconquistare), per quello che è: un satiro invecchiato, corrotto, ricco certo, ma solo, un Hook spielberghiano imparruccato e truccato per nascondere gli anni, amico, ça va sans dire, di altri pirati quali Bush jr, Putin, Lukašenko e Gheddafi, e terrorizzato dalla giustizia famelica del coccodrillo.

Certo, per fare questo c’è bisogno di un atto di coraggio da parte della dirigenza attuale del PD: mettersi definitivamente da parte (come già richiesto otto anni fa a Piazza Navona dal regista Moretti e dai girotondisti). Contentarsi di consigliare eventualmente e nulla più, come gli ex leader di tutte le democrazie occidentali che sono davvero tali.

Così forse questa favola brutta, durata anche troppo a lungo, potrà avere una fine e ricominceremo a sognare, a costruire la realtà.

Ps. . Il senso delle opinioni espresse in questa pagina non vuole essere la rassegnazione alla denuncia qualunquista. Certo, toccando tanti e tali argomenti, il rischio della retorica da bar c’è. Ma le sono superiori e credo, spero, siano emerse chiaramente, la rabbia e lo sdegno, soprattutto la voglia di cambiare, animata dal mio essere e pensare da libero, forse sbagliando, ma senza tessere o mani da dover baciare.

Né la conclusione voleva essere bonariamente e ingenuamente speranzosa circa le virtù civiche nostrane: secolare è la tradizione amorale italica, favorita anche dalla gerarchia ecclesiastica, come ricordato più e più volte da Dante a Machiavelli, da Guicciardini al Leopardi del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani e così via, dal sistema clientelare dell’antichità a quello fascista, sino ai giorni nostri telecratici. Eppure, non si può tacere, se non per speranza, per disperazione.

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