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Posts Tagged ‘silvio berlusconi’

Giandomenico Tiepolo, Il Mondo Nuovo, 1791, Ca Rezzonico, Venezia

Poi, mentre mi allontanavo nel corridoio, (Marlon Brando) mi gridò dietro: «Ah, senti. Non prestar troppa attenzione a quello che dico. Io non sempre la penso alla stessa maniera».” Da Il duca nel suo dominio di Truman Capote                                                                                                                 

Paperblog compie un anno e mi ha proposto l’intervista che segue:

1. Innanzitutto, chi c’é dietro Arte Mosaico Ravenna ?

Ci sono solo io con la mia curiosità onnivora.

2. Da quanto tempo possiedi un blog e perché hai deciso di aprirne uno?

Dal 21 marzo 2010. Volevo uno spazio tutto mio, non un giardino, ma un orto da curare, senza che nessuna redazione mi dicesse più fai il servizio su questo o quello e soprattutto senza che venissero tagliate frasi o espressioni ritenute poco capibili. Invece bisogna dare fiducia nella capacità di lettura altrui! Poi devo ringraziare Anna, mia preziosa amica berlinese, che mi ha spinto ad aprire questo blog: dunque è nato anche grazie a lei.

3. Da dove trai ispirazione per gli articoli del tuo blog?

Riflettono i miei interessi che sono molteplici, disordinati anche, eppure coerenti: arte, letture, storia, viaggi, attualità politica, musica, cinema, etc. “Sono vasto e contengo moltitudini” diceva Whitman, e la parola di “zio Walt” vale per ogni essere umano.

4. Quando smetti i panni del blogger, di cosa ti occupi?

Dovrei, uso il condizionale, essere un prof., di storia dell’arte per la precisione e tale mi sento. Ma non c’è materia più svalutata di questa in Italia… poi i tagli hanno dato l’accettata finale. Insomma, continuo ad occuparmi di arte e mostre, con collaborazioni free lance con gallerie e artisti, sono anche guida turistica della mia città, Ravenna, e sto per dar vita con altri amici artisti e curatori ad un’associazione culturale, marte. D’estate poi m’arrangio con altri lavori… bisogna darsi da fare, specie ora che aspetto un bambino!

5. Un pregio e un difetto di Paperblog.

Mi ha selezionato senza conoscermi, solo valutando la qualità del mio blog: se non è un pregio questo o addirittura un’eccezione nell’Italia d’oggi…inoltre dà visibilità a più voci, con possibilità di conoscere anche pensieri altrui, non sempre affini.

Difetti? Qualche problema tecnico ogni tanto c’è, ma una volta segnalato alla mia referente  Silvia, in genere tutto s’aggiusta.

6. E per finire, una domanda alla quale non si poteva scappare, che lega l’arte che tanto ti sta a cuore e l’attualità: come vedi il futuro dell’arte in Italia, alla luce dei recenti tagli di budget?

Bisogna distinguere: il futuro della creatività italiana è in piena ascesa, con artisti giovani e validissimi in ogni campo, come sempre in tempo di crisi. E mi riferisco anche a settori fino a ieri ignorati da critica e mercato, come la ceramica e il mosaico: sarebbe ora di sdoganare anche quest’ultimo dal ghetto dell’artigianato artistico: è una realtà che conosco abbastanza bene e vi assicuro che da tempo non è più così!

Dal punto di vista istituzionale e conservativo, vale a dire lo Stato con le soprintendenze a corto di organico e il Governo coi mezzi ridicoli da esso stanziati, il futuro è nerissimo, si è già al collasso… se addirittura un filogovernativo come Carandini ha dato le dimissioni… salvo dietro-front con l’ingresso di Galan, che ha aperto il suo dicastero con un paio di gaffes e qualche promessa. Non mi aspetto nulla di miracoloso, anzi, ma dopo il nulla quasi  triennale della “bondeide”…

In quest’ultimo mese poi, è andato in onda lo spot col Premier sorridente e pluridentato che invita a visitare l’Italia e i suoi tesori, gli stessi che proprio il suo Governo ha abbandonato all’incuria più totale.

Ma, sia chiaro, i problemi dei beni culturali italiani e del Ministero-cenerentola che dovrebbe salvaguardarli, non sono certo cominciati con l’era berlusconiana, avendo radici ben più antiche, democristiane, con responsabilità assai gravi anche a sinistra e con stupidissimi assessori locali non meno dannosi del potere centrale, che, per dirne una, hanno moltiplicato a dismisura e per velleità i musei del loro territorio (come le università), magari attorno ad una sola opera, senza tenere conto dei costi esorbitanti che tutto questo avrebbe comportato: poi però i conti da pagare arrivano sempre…

Per tornare alle soprintendenze, cito Antonio Paolucci (l’Espresso n.15 del 14 aprile 2011): “…l’unico grido di allarme che mi sento di gettare è nel rischio di depotenziamento graduale e progressivo delle sovrintendenze. Un sistema mirabile fatto di uffici presidiati da specialisti e studiosi su tutto il territorio. Non c’era nulla di paragonabile al mondo. Ora siamo così stolti da picconarle per andar dietro alle mitografie americane del museo-fondazione, della cultura aziendale, del manager al posto dell’archeologo. (…) Qualcuno dice che sia in atto una rottamazione. Mi auguro che non sia vero, ma lo scenario infausto è che con il federalismo le sovrintendenze diventino strumenti del potere politico territoriale. La loro forza invece è nell’essere centralizzate e indifferenti. (…) Il sovrintendente ha un solo referente: il ministro che sta a Roma. E dunque deve restare indifferente alle sia pur legittime esigenze del sindaco che vuole il parcheggio sotto la piazza monumentale o l’edilizia popolare in zona di pregio paesistico. Questa è la forza della sovrintendenza: riferirsi a un potere centrale e non alle potestà locali. Ora rischiamo una deriva che vede i sovrintendenti nominati da un governatore. È pericoloso.”

Purtroppo al momento i processi di cancrena, di sgretolamento letterale del patrimonio artistico ed erosione di quello paesaggistico, sono tanto più rapidi, anche per l’incoscienza collettiva degli italiani (vedi devastazione scolastica dovuta anche a programmi desueti e a certi insegnanti inadeguati, assunti in pratica senza selezione, mica solo i tagli fanno male…), causa del disamore verso la ricchezza autentica del Paese, vale a dire la nostra storia e bellezza: leggetevi l’ultimo di Stella e Rizzo, Vandali

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Ahi serva Italia, di dolore ostello,/ nave sanza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di provincie, ma bordello!” Dante Alighieri,  Purgatorio, Canto VI, 76-78

Si è dato conto nel post precedente della memoria dovuta ad un grande italiano, Vittorio Foapater patriae senza ombra di retorica, figura intellettualmente onesta della sinistra non comunista.

Dunque una voce tuttora di riferimento, se fosse ascoltata dagli amorfi, quando non conniventi, PD e sindacati vari, in un frangente della nostra democrazia così buio come quello attuale, quando più che mai occorrerebbero coesione, voci unite e concretezza di proposte sul lavoro, il welfare, la maledetta precarietà (benedetta da quasi tutta questa classe politica e vigliaccamente battezzata col nome di un morto ammazzato, Biagi, che non aveva terminato né così pensato la legge che porta il suo nome), la tassazione e la riforma fiscale, il rilancio economico e d’immagine della nazione, le agevolazioni connesse per dare ossigeno alle imprese, ma anche pene certe e severe sull’evasione fiscale, le liberalizzazioni non selvagge, l’energia, la sanità, la famiglia tradizionale e non (e certo non quella dei blabla di convegni e family day, spesso promossi da gente indegna), l’istruzione ormai allo sbando (salvo i fondi abbondantemente elargiti per le scuole private), la ricerca azzerata dai tagli, i disgraziatissimi beni paesaggistici e culturali (più che emblematico l’ultimo crollo pompeiano, ovviamente sine culpa), cinema, teatro e cultura in generale vilipesa (del resto Bondi è un nulla e per Tremonti tutto ciò è men che inutile), il ritiro troppo a lungo rimandato dall’Afghanistan (ma qualcuno ha calcolato le spese per la Difesa degli ultimi dieci dodici anni, senza contare le perdite umane, civili e militari? Mentre in patria le forze d’ordine non hanno benzina, sebbene i politici non si neghino le scorte…), una legge elettorale non liberticida (ma quale partito la vuole veramente?), l’immigrazione, un federalismo equo e ragionato, la gestione rifiuti e dei problemi del Mezzogiorno, mafie anzitutto, etc., tutti frammenti di un Paese bloccato, specchio di un governo inerte, assente, incapace d’ogni agire nonostante la maggioranza schiacciante del 2008, essendo il suo capo sotto “ipnosi giudiziaria”, come l’ha denominata Paolo Mieli, e da anni ormai, per cui al volgo non spetta che “godersi” gli stacchi pubblicitari di Montecarlo, delle feste con le escort (ma non si chiamavano prostitute?), o del delitto della settimana, tutto pur di distrarre dagli impegni presi, dai problemi non risolti e cumulati.

Ma la responsabilità di questa impasse disastrosa è da attribuirsi anche alle mancanze della sinistra (dalla mai pensata legge sul conflitto d’interessi quand’era al governo per ben due volte, all’assenza di una ventina di deputati PD, grazie a cui è passato il famigerato scudo fiscale tremontiano del 2009 in favore dei grandi e grandissimi evasori, mafiosi inclusi, a numerose altre occasioni perse), che paralizzata dalla visione del proprio ombelico non trova soluzioni alternative serie da opporre ad una crisi economica devastante, al populismo ipocrita che impera e a cui compartecipa, alla notte di ogni etica, all’arroganza senza ritegno anzi alla violenza della politica, alla corruzione e al degrado dilaganti, trasversali (La casta di Stella e Rizzo è un must), oltre al connesso svilimento della magistratura, atto pericolosissimo, ormai quotidiano, cui si assiste come impotenti di fronte a certa maggioranza, al governo e ai media pubblici e privati direttamente loro rispondenti e asserviti.

Ora, di fronte a questo “regime di seduzione”, secondo la definizione dello storico Adriano Prosperi, autore della raccolta recente Cause perse (Torino, 2010), di fronte a sollecitazioni comunque positive sia all’interno del Partito Democratico, dove pure ci sono persone capaci (si pensi alle iniziative di quest’ultimo week-end del sindaco di Firenze Matteo Renzi), che in zone limitrofe (Vendola, il Movimento 5 stelle, il Popolo Viola), cosa fa il PD?

Alle regionali in Piemonte accusa Grillo e i suoi di avergli sottratto voti (come Di Pietro alle ultime politiche, del resto), anziché fare autocritica e capire perché quegli elettori delusi non possano né vogliano più votare PD: esattamente come si comporta il grande, si fa per dire, demagogo: è colpa dei comunisti, della stampa, della televisione, dell’Europa, delle toghe rosse, di Fini, dei propri coordinatori, mai una responsabilità propria. E chi non lo vota, è un “coglione”, ricordate?

Intanto s’avanza la Lega, questa sorta di nuova DC razzista, calata tra le valli, nella pancia delle valli, e dove arriva piazza i suoi in barba alla meritocrazia tanto sbandierata: la vicenda del “Trota”, neo consigliere regionale in Lombardia (come la Minetti, già igienista di Mr B., per il Pdl, ma i casi sono migliaia, essendo la norma, e in tutti gli schieramenti politici), è più che esemplare in questo senso. E poi continuare a urlare “Roma ladrona” o rinverdire battute tristi come SPQR, avendo propri ministri al governo, credo debba procurare ai dirigenti leghisti una sorta di libidine da fessaggine e creduloneria del proprio elettorato quasi senza pari.

Intanto, così temporeggiando, il PD, che negli anni ha cambiato molti nomi e nessuna faccia, ha definitivamente perso quasi per intero il nord del Paese, abbandonando amministratori capaci come Illy, Cacciari, la Puppato e Chiamparino, e da Roma, sostanzialmente, tacendo. Ogni tanto balbetta, quando proprio non può farne a meno perché l’ultimo bunga bunga di Mr B. è sotto gli occhi di tutti, ma resta vuoto come un guscio di noce, com’è nella sua natura del resto e laddove governa da decenni ininterrottamente, avendo creato una rete (come a Ravenna, ma sarà argomento di un altro post), non si comporta diversamente dal fintamente criticato Pdl o, si sarebbe detto in altri tempi, come nella vecchia, immarcescibile trinariciuta tradizione  baffoncomunista: tutti zitti, qui comando io, il Partito coi suoi vertici, so io chi va messo sulle poltrone e il resto del popolo… eseguire e basta! Avete presente le foto di Stalin sul podio coi suoi (lì almeno, ogni tanto, ne scompariva qualcuno “purgato”) e sotto migliaia di cittadini-compagni a sfilare.

Una strategia assai ben capita dall’imprenditore Berlusconi, che, in più, sa come indorare la pillola, anzi renderla vendibile, appetibile, richiesta: come ha intelligentemente spiegato Beppe Severgnini in La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri (Milano, 2010), egli è un grande assolutore: hai frodato il fisco? E che sarà mai… Hai violato una delle tante, troppe leggi? E che sarà mai… Sei andato con una minorenne o hai usato il sesso per fare carriera? E che sarà mai… Stracquadanio, deputato Pdl, docet (mentre se sei gay il problema c’è, dice il Premier, non potendo fare a meno delle sue irresistibili battute). Bisogna pur godersela la vita, no? Non come quei tristi comunisti…

A tutti dispensa ciò che più desiderano, l’assoluzione, non la soluzione: così ogni freno è saltato. Persino i cardinali giustificano le sue bestemmie e da pluridivorziato lo comunicano. Pazienza per chi non sa approfittarne.

Certo, ogni tanto qualcuno tira fuori del marcio vero, come l’ottimo Report di Milena Gabanelli sull’affaire Antigua, lo scorso 17 ottobre… Masi e ma no, si vedrà di farla tacere (basti vedere le vicissitudini per la messa in onda di Vieni via con me: a proposito, splendido l’intervento di Saviano su “Falcone e la macchina del fango” e visto lo share ottenuto dalla trasmissione, ci sarebbe molto da discutere sul fatto che gli italiani vogliono solo tv spazzatura e reality).

C’è un rimedio possibile, ipotizzabile a questo precipitare che pare senza soluzione di continuità, anche per scongiurare che, alla vigilia del 150° dell’Unità, l’Italia si spacchi in due, tre, cinque, venti pezzettini malridotti e difficilmente ricucibili? Sì, auspicabile quanto meno: ripeto, la responsabilità e l’inazione del maggior partito d’opposizione sono grandi: quando capiranno di non contentarsi del disco rotto e vacuo dell’antiberlusconismo, palliativo ormai consunto, e, anziché proporre nuovi fallimentari ulivi (ancora altre sigle? Pure vecchie…), renderanno noto cosa vogliono seriamente fare in merito ai problemi gravissimi di questo assai malconcio Paese (e solo un amore altrettanto disperato mi spinge a esprimermi così), coalizzando in un programma vero gli sforzi riformisti, con alternative plausibili e ben comunicate, finalmente Mr B. apparirà agli italiani, certo non a quelli che ne ricevono benefici e prebende, ma a tutti gli altri (e sono la maggioranza da riconquistare), per quello che è: un satiro invecchiato, corrotto, ricco certo, ma solo, un Hook spielberghiano imparruccato e truccato per nascondere gli anni, amico, ça va sans dire, di altri pirati quali Bush jr, Putin, Lukašenko e Gheddafi, e terrorizzato dalla giustizia famelica del coccodrillo.

Certo, per fare questo c’è bisogno di un atto di coraggio da parte della dirigenza attuale del PD: mettersi definitivamente da parte (come già richiesto otto anni fa a Piazza Navona dal regista Moretti e dai girotondisti). Contentarsi di consigliare eventualmente e nulla più, come gli ex leader di tutte le democrazie occidentali che sono davvero tali.

Così forse questa favola brutta, durata anche troppo a lungo, potrà avere una fine e ricominceremo a sognare, a costruire la realtà.

Ps. . Il senso delle opinioni espresse in questa pagina non vuole essere la rassegnazione alla denuncia qualunquista. Certo, toccando tanti e tali argomenti, il rischio della retorica da bar c’è. Ma le sono superiori e credo, spero, siano emerse chiaramente, la rabbia e lo sdegno, soprattutto la voglia di cambiare, animata dal mio essere e pensare da libero, forse sbagliando, ma senza tessere o mani da dover baciare.

Né la conclusione voleva essere bonariamente e ingenuamente speranzosa circa le virtù civiche nostrane: secolare è la tradizione amorale italica, favorita anche dalla gerarchia ecclesiastica, come ricordato più e più volte da Dante a Machiavelli, da Guicciardini al Leopardi del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani e così via, dal sistema clientelare dell’antichità a quello fascista, sino ai giorni nostri telecratici. Eppure, non si può tacere, se non per speranza, per disperazione.

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"L'ineffabile" Silvio Berlusconi

 

“Ma in questa segregazione, ritrovata la sua libertà, e, in certo modo, tenuti alla larga gli occhi dei cittadini, sfogò finalmente e contemporaneamente tutti i suoi vizi, a lungo mal dissimulati. (…)

Più tardi, ormai principe, proprio mentre andava moralizzando la vita della comunità, trascorse una notte e due giorni, senza sosta, banchettando e bevendo insieme con Pomponio Flacco e Lucio Pisone, e subito dopo affidò all’uno la provincia di Siria, all’altro la prefettura della capitale, proclamandoli anche per iscritto amici carissimi di tutte le sue ore. Con Sestio Gallo, un vecchio libidinoso e scialacquatore, (…), rimproverato da lui stesso in Senato pochi giorni prima, accettò di cenare a patto che non cambiasse o togliesse nulla dalle sue abitudini, e che la cena fosse servita da fanciulle nude.

Una volta, per la questura, antepose a candidati nobilissimi uno del tutto sconosciuto, perché questo, durante un banchetto, aveva bevuto un’intera anfora di vino offertagli da lui. (…) Infine istituì una nuova carica, quella di addetto ai piaceri (…).

Nel suo isolamento di Capri escogitò anche salottini con divani, sede segreta delle sue libidini, nella quale gruppi di fanciulle e di invertiti, nonché gli inventori di accoppiamenti mostruosi, che egli chiamava spintrie (“bunga bunga?”, n.d.r.), in triplice catena si prostituivano vicendevolmente davanti a lui, per eccitare con tale spettacolo la sua virilità ormai in declino.”

Gaio Svetonio Tranquillo (70 c.a. d.C.-126 o 140 c.a. d.C.), dalle Vite dei CesariTiberio, III, 42-43 (trad. di Francesco Casorati, Roma, 1995)

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Nato come progetto per promuovere il bel paese durante il penultimo governo Berlusconi, il portale Italia.it è stato poi completato e aperto sotto il governo Prodi nel 2007. Costato la consueta e mai definita valanga di milioni euro, non è durato un anno, tali erano le scemenze geografiche, storiche e artistiche contenute. Una delle perle era l’indimenticabile presentazione in english (tipo “denghiu” di biscardiana memoria) dell’allora ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli.

Col 2009, il neo governo di Mr B. l’ha risuscitato, un altro dei miracoli attribuibili al nostro, che, mai pago, ha dato il meglio prestando addirittura la voce allo spot di presentazione, per invogliare gli stessi italiani a conoscere le bellezze (non solo quelle formose e spogliabili) della nazione (la stessa che viene devastata quotidianamente, proprio a partire dagli illustri legiferanti).

Ora sorge un dubbio: quale tra i due messaggi si guadagna la coppa del ridicolo assoluto? La domanda non è oziosa, perché la sfida è dura.

Meglio il nuovo (già sottotitolato)?

O il vecchio?

Disponibile anche in versione video commentata.

Ps. Dalla prossima volta, prometto, si torna all’arte alla musica e alla letteratura. Decisamente meglio.

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Povero Brancher! Non è riuscito ad abbrancare la poltrona ministeriale per più di 17 giorni: evidentemente il vecchio XVII romano, anagramma di VIXI, “sono vissuto”, porta davvero sfiga.

Ora sta al Governo del ghe pensi mi non cadere (ma non accadrà, prima delle meritate vacanze: sono solo voci di giornale per vendere più copie o dichiarazioni altrettanto fasulle di un’opposizione altrimenti impreparata) e far approvare la manovrina “che non mette le mani nelle tasche degli italiani”. I quali da tempo si bevono tutto, per interesse o ignoranza, fate voi.

Poi, toccherà alla legge sulle intercettazioni, una delle peggiori liberticide e antilegalità di sempre. E altre perle sono al vaglio dei nostri ammiragli. A proposito di beni culturali ad esempio, si sta risuscitando, con qualche modifica, una proposta del 2004 dell’on. Carlucci, la mente eccelsa che ultimamente s’era lamentata per lo stipendio in effetti scarso dei parlamentari: in sostanza si prevede per chiunque in possesso al 31 dicembre 2009, illecitamente, di beni archeologici, non più l’obbligo della loro restituzione immediata al proprietario legittimo, lo Stato (cioè noi tutti), né pene pecuniarie o procedimenti legali, ma la possibilità di regolarizzare l’acquisto dell’opera, oggetto chiaramente di furto, pagandola un  terzo del valore stimato!

Non ci si crede? Ma la realtà supera sempre la fantasia più improbabile (in peggio, in Italia): sicché, tombaroli di tutto il mondo, unitevi! Magari fondate un sindacato, che è giusto difendere i propri diritti ladroneschi.

Del resto, per quanto paradossale possa apparire questa vicenda, non è che l’ennesima ferita al corpo estenuato del patrimonio artistico e paesaggistico del Paese, come aveva raccontato un anno fa, il 27 settembre 2009, Oro Buttato, l’ottima puntata dedicata al tema da Riccardo Iacona in Presa Diretta, una delle rarissime trasmissioni di giornalismo vero sulle reti pubbliche (accanto a La7), con un cenno, peraltro, alle attività non chiare di Arcus, la s.p.a. che finanzierebbe con soldi pubblici progetti di Arte Cultura e Spettacolo, occupata da parenti di altissimi papaveri politici, per meriti riconosciuti, si capisce. Sarebbe interessante indagare anche su Ales, altra s.p.a. ministeriale, che gestisce i servizi museali: o forse è meglio non sapere, troppo masochismo sennò.

In realtà la china si sta discendendo da tempo, costantemente, verso il buio più assoluto e irreversibile: come prova la svendita un paio d’anni fa, con modifica di destinazione d’uso e nel sostanziale silenzio dei media (a parte la rete), di Palazzo Forti, già Museo d’Arte Moderna per volontà testamentaria del botanico Israele Achille Forti (1937), nella civilissima e leghista Verona, insieme ad altri edifici storici (l’ex Convento di San Domenico, Palazzo Pompei e Palazzo Gobetti, già sedi questi ultimi del Museo di Storia Naturale, mentre ora i reperti preistorici accatastati in deposito stanno letteralmente ammuffendo, con le felci fossili che diventano blu come le mozzarelle guaste), in alcuni casi convalidando le scelte della precedente amministrazione di centro sinistra (2005), che aveva inaugurato il tutto con l’asta di Castel San Pietro, dal 2006 della fondazione Cariverona.

 

Il "mistico" ministro Sandro Bondi

 

Se, come scrisse Boiardo, principio sì giolivo ben conduce, cosa accadrà fra breve col federalismo all’italiana, quando Regioni ed Enti locali potranno disporre in toto del patrimonio ex demaniale (non solo caserme dismesse, come si è visto) per fare cassa?

Il Ministero dei Beni Culturali è sempre stato una Cenerentola senza principe azzurro, fin dagli esordi (un po’ come l’insegnamento di storia dell’arte a scuola, tutto coerente, tutto torna): dunque cosa ci si poteva aspettare nell’era della bondeide, da un ministro misticamente perso o transverberato dalla parola di Arcore, che nelle sue espressioni migliori, ricorda il volto glabro e pasciuto di un vescovone medievale (con cattiveria annessa), o, al più, un incrocio fra Boy George (quello attuale, sfatto) e il monacone del Nome della Rosa (quello grasso e “invertito” che muore avvelenato in una tinozza, poverello)?

Lungi dall’augurare mali a nessuno: sia vita lunga a tutti, con buona pace di cultura e beni associati: ci rifaremo nel prossimo millennio, con rovine nuclear-plastico-cementificate.

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