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Tabula Peutingeriana-Codex Vindobonensis (particolare), copia del XII-XIII sec. di un originale romano, Vienna, Hofbibliothek (in immagine il facsimile di Konrad Millers del 1887, con Ravenna all'estrema destra evidenziata in rosso)

“Delle città situate fra le paludi la maggiore è Ravenna, costruita interamente in legno e attraversata dall’acqua: vi si circola perciò su ponti e su barche. Quando c’è l’alta marea, la città riceve al suo interno una parte non piccola di mare cosicché, asportato il fango da questa e dai fiumi, viene eliminata la malaria. Il luogo dunque è riconosciuto così salubre che i governanti lo designarono per mantenervi e farvi esercitare i gladiatori. C’è pertanto anche questo di mirabile là, vale a dire il fatto che, in mezzo alle paludi, l’aria tuttavia non è infetta; lo stesso avviene anche ad Alessandria d’Egitto dove d’estate l’acqua stagnante perde l’effluvio nocivo per il  gonfiarsi del fiume e lo scomparire pertanto delle paludi. È inoltre mirabile anche ciò che accade per la vite: essa infatti cresce nelle paludi, si sviluppa celermente e dà frutti abbondanti, ma poi, in quattro o cinque anni, si distrugge.” Strabone (64 ca. a.C. – 24 ca. d.C.), Geografia (V,1,7)

“…quique graui remo limosis segniter undis/ lenta paludosae proscindunt stagna Rauennae.” (“…e quelli che con il pesante remo procedendo lentamente sulle onde limacciose,/ solcano le acque stagnanti della paludosa Ravenna.”) Silio Italico (25 ca. -101 d.C.), Punica (VIII, 601-602)

“Sit cisterna mihi quam vinea malo Ravennae, / cum possim multo vendere pluris aquam.” (“A Ravenna preferisco avere una cisterna piuttosto che una vigna,/ dato che potrei vendere l’acqua molto più cara.”) Marco Valerio Marziale (40 ca. – 104 d.C.), Epigrammata (III, 56)


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