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Posts Tagged ‘susanna colussi’

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 - Roma, 2 novembre 1975) con la madre Susanna Colussi (Casarsa della Delizia, 10 marzo 1891 - Udine, 1 febbraio 1981)

P.P.P., a Pa’, il corsaro, il maudit della letteratura italiana, il comunista espulso, il cattolico non credente, il regista, l’omosessuale, il romanziere, l’attore, la coscienza civile di una nazione, lo scandalo e la purezza, e su tutto e in tutto e prima di tutto il poeta.

A novant’anni dalla nascita (lo scorso 5 marzo), lo ricordo con alcuni versi che non hanno mai smesso di commuovermi sin da quando li scoprii da ragazzo e, avido, volli acquistarne l’intera produzione poetica nei quattro tomi della Garzanti dal brutto titolo Bestemmia.

Non si tratta delle liriche stupende in friulano, che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi a questo grande, ma dell’intima e insieme pubblica Supplica a mia madre, quella stessa madre, Susanna Colussi, che lui volle come Maria anziana nel suo Il Vangelo secondo Matteo, quella stessa madre che, non ricordo se Laura Betti o Dacia Maraini, raccontavano vagasse nell’orto chiamando il suo Pier Paolo, come fosse ancora lì, negli ultimi dolorosi e abbandonati anni della sua vita.

 

Supplica a mia madre 

 

È difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

 

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

 

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

 

Sei insostituibile. Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

 

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame

d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

 

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

 

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

 

Era l’unico modo per sentire la vita,

l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

 

Sopravviviamo: ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

 

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

 

Pier Paolo Pasolini, da Poesia in forma di rosa (1961-64), Milano 1964

 

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Al principe

Se torna il sole, se discende la sera,
se la notte ha un sapore di notti future,
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita…

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.

Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.
 

 

Pier Paolo Pasolini, da La religione del mio tempo, Milano 1961

 

 

Pier Paolo Pasolini – Centro Studi Casarsa della Delizia

Pier Paolo Pasolini – Artista e intellettuale italiano del XX secolo

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