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Posts Tagged ‘takako hirai’

 

Foglie di Luca Maggio

Doppia personale, l’idea di Felice: due artisti differenti per età e provenienza in dialogo-confronto.

Takako, Sara e le Foglie: le persone e il tema da me scelti per questo viaggio comune.

Foglie, dunque: l’una ha trovato una scrittura arborea e terrestre, lucente in loro assenza evocativa. L’altra, innamorandosi dell’immagine conchiglia-foglia di mare, ne ha tratto un tutto-pieno in apnea atemporale.

Sulle foglie e altre mimesi[1]

“Se è vero che un giorno perderemo tutto/ serbando in noi l’oro delle foglie” Vesna Parun

Da parete a parete l’occhio cammina su lucori d’oggetti inutili, l’arte, e riconosce le più piccole gemme, doglie di primavera che per nascere si nascondono lasciandosi cadere nella morte colorata d’ogni autunno, quando il tronco nudo dà attenzioni le più minute alla vita d’inverno, alle luci fievoli, al calore tenue che pure giunge in linfa sotto le zolle compattate dal gelo sino all’apice, prima della primavera.

Poi, altre cose si posano, sospese: foglie sui rami e ali sull’aria, le ombre sul corpo. È l’epica silenziosa delle foglie, che s’abbeverano di sole e pioggia e nel cuore umbratile delle pinete vanisce l’umano e allenta il tempo[2], che non è linea né curva, ma un incessante interagire granulare[3].

Esseri minimi s’affollano sulle foglie, su vene e arterie, linfocanali evidenti in controluce, come i miliardi di cellule quadrangolari che senza sapersi collaborano al mutare della vita, al colore e alla stagione, al calore e alla definizione.

I ricordi, anche d’artista, mistificazioni involontarie, auto-mitologie di pomeriggi estivi e tardi, o dell’attimo prima d’assopirsi, i ricordi che sanno d’ingannare chiamano ognuno al proprio gioco, chiedono tempo da restituire in melanconie saporose affette da immagini e parole per colmare il tempo stesso, e farlo poi marcire come fiore o frutto di luce decaduto. Si è così all’oro d’un autunno al femminile, odore vago, klimtiano, di noci il cui gheriglio si circonda di cornici. Non resta che mangiare, uccidere, ricominciare.

Il sorriso di Afrodite permea ogni attimo ogni pulviscolo che accade anche solo se pensato e tutto avvolge come un unico mistero di luce e pietra e carta e vetro. Nulla lascia alla fuga di Orfeo.

Takako Hirai, Komorebi, 2017, marmi, sassi di fiume, smalti, malta

Chi s’addentra nel bosco non vede le chiome d’alberi ma avverte l’incanto del fruscìo. Il resto è Komorebi ovvero “la luce che cade dalle foglie” e dall’alto trabocca come un eccesso liquido e getta sui corpi distesi ombre verdi, polle di tessere che non originano dalla terra ma da fenditure che s’insinuano nel fogliame non visibile e lo attraversano in ipotenuse lucenti.

Takako Hirai, Lùcono, 2017, vetri, gesso

Quello dei tempi recenti di Takako Hirai è un riflettere sui riflessi del vetro, dunque un ragionare di luce mai barocca né ostentata, che anzi si lascia cogliere pudicamente, per caso quasi, preferendo emergere nascosta da nevicate gessose in frammenti trasparenti, isolati, appena sporgenti, e luccicare solo se l’occhio ne sa cogliere i bagliori finissimi (Lùcono), rilucenze che s’infittiscono nel minuzzarsi e s’inseguono nel “mare degli alberi” o Jukai, foresta zen-ernstiana, Stonehenge da scacchiera, intagliata con delicatezza feroce quanto infinitesima col cutter in legnetti d’abete, pino, faggio.

Takako Hirai, Jukai, 2017, vetro, alabastro, onice, legni

E sopra ogni totem, incastonata o appoggiata, una tessera vetrosa sempre sagomata col cutter, strumento della giovinezza dell’artista, nostalgia e dunque ritorno alla gioia della prima età con la difficoltà e il dolore felice del taglio, per trovare una quiete forse possibile nel rifugio del ricordare derive d’erba[4], per i più da estirpare e per Takako da salvare nel segno mimetico del disegno (L’erbaccia mia), essendo parte dei prati una volta ancora della sua infanzia. Nulla si esaurisce di ciò ch’è verde nella memoria.

Takako Hirai, L’erbaccia mia , 2017, lapis, carta

 

Sara Vasini, Avant que je m’ennuie, 2017, tecnica mista in oggetto già fatto

Sara muove dal cercare conchiglie che il mare rifiuta sulla battigia e lei fiuta e accoglie nelle sue tasche per portarle piene in terra, all’opposto del gesto ultimo della Woolf, e le intende come foglie cadute del mare, da ridurre in lamine-tessere sottili per comporre vortici danzanti d’andamenti musivi che riempiano tutto il breve spazio dei supporti suoi che hanno invece vastità di mondi e non sopportano (o temono) i buchi neri del nulla che circonda le opere, ma che se trovasse spiraglio le farebbe implodere. Ecco l’horror vacui barocco della Vasini nelle cornici di Avant que je m’ennuie, labirinto-autoritratto quanto mai autentico – Sara non sa fingere – , dov’è bloccato allo scorrere del tempo ogni accesso e dove ingresso e uscita coincidono (impossibili) in ogni punto e i rari momenti colorati non sono che inganni.

Sara Vasini, Avant que je m’ennuie (particolare), 2017, tecnica mista in oggetto già fatto

Necessità centripeta di riempire e riempire per tutto tenere – e proteggere – e nulla lasciar fuggire è anche il suo calligrafare (ma qui la giunzione con l’oriente è casuale, nata ben prima di questa mostra essendo da anni parte del percorso dell’artista) riscrivendo l’Ulysses di Joyce[5], privando le parole-tessere della crenatura ovvero dello spazio-vuoto-interstizio fra esse in un grandinare di segni-foresta impenetrabili e inerenti il romanzo-flusso della modernità, che pure copre un giorno solo di durata per centinaia di pagine, fogli-foglie, ora arabesco cartaceo da parati, su cui l’occhio cammina da parete a parete.

Ps. A mia madre, scomparsa un anno fa, dedico questa pagina, scritta ascoltando Cantéyodjayâ e Petites Esquisses d’oiseaux di Olivier Messiaen, nel giugno 2017. 

Sara Vasini, What did you do in the Great War, Mr Joyce?I wrote Ulysses. What did you do?, 2014-2017, work in progress, inchiostro su carta

 

Foglie – Doppia personale: Takako Hirai e Sara Vasini

a cura di Felice Nittolo e Luca Maggio

niArt Gallery, via Anastagi 4a/6 (Zona Porta serrata) Ravenna

dal 24 giugno all’8 luglio 2017

orari: martedì, mercoledì 11,00- 12,30; giovedì, venerdì 17,00-19,00; sabato 11-12,30 /17-19

Web : www.niart.eu

NB. In galleria è disponibile la fanzine della mostra numerata da 1 a 300 e firmata da artisti e curatori.

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[1] Per Platone la mimesi artistica umana non era apprezzabile in quanto corruttrice e ingannatrice (Sofista), essendo copia della realtà che è già copia dell’idea, a meno che non fosse indirizzata verso precisi scopi didattici (Repubblica). Aristotele invece rivaluta il concetto poiché non solo l’arte è catartica, ma la mimesi procura il piacere della conoscenza (Poetica, 1448b 5-15) e l’artista non si limita a imitare, ma partecipa al creare stesso attraverso la sua téchne, che è “una disposizione produttiva accompagnata dalla ragione” (Etica Nicomachea, 1140a 7). Fatta salva l’utilissima e libera inutilità dell’arte, questa pagina è filoaristotelica.

[2] Come non citare The Peregrine (1967) e  soprattutto The Hill of Summer (1969) del pressoché sconosciuto John Alec Baker: “La collina riposa su un giaciglio di silenzio profondo. La luce del mare irrompe con un chiarore di ali pallide. I pioppi sono immobili. Brillano le foglie lisce dell’anserina (…).”, L’estate della collina, Palermo 2008, p.158.

[3] È (quasi) impossibile dare una definizione esaustiva di cosa sia “realmente” il tempo. Per comprendere meglio la questione: C. Rovelli, L’ordine del tempo, Milano 2017, in particolare pp.73-82, 107-111, 163-171.

[4] Premetto che questa nota è solo online: mi sono reso conto solo ora (settembre 2017) dopo la pubblicazione di questo mio testo sulla fanzine della niArt lo scorso giugno, che ho inconsapevolmente usato nel mio scritto almeno un paio di espressioni di Emilio Villa presenti nello splendido Sambonet 22 cause+1 (edizioni del Milione, Milano 1953), da me acquistato molti mesi fa (se non nel 2016). Evidentemente quelle parole sono scese a fondo nella falde del mio sentire. Dunque, “derive d’erbe” e “nulla si esaurisce di ciò è azzurro” sono di Villa. Non appena mi sono accorto del “prestito”, ho ritenuto doveroso dichiararlo. Spero non vi siano altri debiti: nel caso, farò valere la mia buona fede sulle bizzarrie della memoria.

[5] Il titolo completo di questo work in progress (peraltro espressione joyciana) di Sara Vasini è What did you do in the Great War, Mr Joyce? I wrote Ulysses. What did you do? (2014-2017).

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a r t g a l l e r y    niArt

F O G L I E – Doppia Personale

TAKAKO HIRAI                           SARA VASINI

dal 24 giugno all’8 luglio 2017

INAUGURAZIONE SABATO 24 GIUGNO ore 21,00

a cura di Felice Nittolo e Luca Maggio

 

Doppia personale, ovvero una mostra con protagonisti due artisti differenti per età e provenienza in dialogo-confronto.

Foglie è il tema scelto dal critico e co-curatore Luca Maggio, proposto a Takako Hirai e Sara Vasini, che hanno trovato soluzioni musive terrestri e marine apparentemente opposte e finissime, oltreché pienamente rispondenti alle rispettive poetiche.

Cosa: Foglie – Doppia personale

Chi: Takako Hirai e Sara Vasini

Dove: niArt Gallery, via Anastagi 4a/6 (Zona Porta serrata) Ravenna

QuandoVernissage sabato 24 giugno alle ore 21,00 / dal 24 giugno all’8 luglio 2017

orari: martedì, mercoledì 11,00- 12,30; giovedì, venerdì 17,00-19,00; sabato 11-12,30 /17-19

su appuntamento chiamando il n. 338 2791174

email : artgallery@alice.it

Web : www.niart.eu

Patrocinio: Comune e Provincia di Ravenna

NB. In galleria sarà disponibile la fanzine della mostra numerata da 1 a 300 e firmata da artisti e curatori.

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Premessa: è sempre bello quando i sogni di un amico si realizzano, specie se questi sogni sanno di apertura, di incontro, di abbracciare l’altro attraverso il saper fare delle proprie mani. Così, quest’estate, l’ottimo Mohamed Banawy (che ho avuto il piacere di incontrare alla Biennale veneziana del 2013, in occasione dell’esposizione di alcune sue opere e installazioni presso il Padiglione egiziano) mi accennava per email a questo suo progetto romano, il Simposio che proprio in questi giorni è in corso a Roma. Col pubblicare il comunicato stampa dell’evento, mi unisco al suo desiderio d’invitare chiunque possa o si trovi in loco ad andare e vedere il lavoro suo e degli altri quattro splendidi artisti coinvolti, Luca, Silvia, Samantha e Takako.

Mi perdonerete se qui ne scrivo solo i nomi: conoscendoli da anni e avendone anche stima personale, lascio la formalità dei cognomi alle righe sottostanti. Dunque non perdete l’occasione e buon Simposio (e ai cinque artisti il mio abbraccio).

 

banawy

Nell’ambito delle attività culturali che l’Accademia d’Egitto di Belle Arti a Roma offre al pubblico italiano con l’obiettivo di promuovere la cooperazione artistica fra diversi Paesi e culture, il direttore dell’Accademia, prof.ssa Gihane Zaki, ha il piacere di annunciare che per la prima volta sarà realizzato un Simposio Internazionale di Mosaico.

L’iniziativa vedrà il coinvolgimento di cinque artisti provenienti da Egitto, Italia, Stati Uniti e Giappone, che dal 22 al 29 gennaio, esclusi sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, offriranno al pubblico una preziosa occasione per osservare l’affascinante lavoro dei mosaicisti dal vivo. Con i risultati ottenuti, si terrà una mostra dal 29 gennaio al 15 febbraio.

Tra gli artisti si segnalano Mohamed Banawy, egiziano grazie al quale ha preso forma la rete di cooperazione con gli altri partecipanti, Luca Barberini e Silvia Naddeo italiani, Samantha Holmes a Takako Hirai, rispettivamente di nazionalità americana e giapponese.

Il Simposio vuole essere non solo un’opportunità di scambio artistico, ma un incontro con cui l’antica arte del mosaico si fa linguaggio comune nella diversità culturale. Un evento che riflette perfettamente lo spirito dell’Accademia d’Egitto nella convinzione che l’Arte sia un potente ed efficace strumento di dialogo per avvicinare i popoli.

Scheda Tecnica:

Primo Simposio del Mosaico

Accademia d’Egitto di Belle Arti, Via Omero n. 4, Roma

Tel: (+39) 06 320 18 96 (+39) 06 320 19 07 Fax: (+39) 06 320 18 97

www.accademiaegitto.org

Email: info@accademiaegitto.it

Porte aperte al pubblico dalle ore 10,00 alle ore 13,00 dal 22 al 29 gennaio 2015
Artisti: Mohamed Banawy ;
Luca Barberini; Takako Hirai; Samantha Holmes; Silvia Naddeo

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Takako Hirai, Istinto, 2011 (foto D. Torcellini)

Takako Hirai (Kumamoto, Giappone, 1975): nel tuo Paese d’origine hai studiato e ti sei laureata nel 1999 in pittura presso la Hiroshima City University. Poi hai scelto l’Italia, Ravenna e il mosaico in particolare: cosa ti ha spinto verso questa direzione artistica?

Ho incontrato il mosaico nella gita scolastica dell’università, a Roma, nel 1997. Semplicemente mi è piaciuto.

Quando mi stavo per laureare ho pensato che non avrei potuto vivere solo facendo la pittrice, volevo imparare un mestiere… e ho scelto il mosaico .Volevo diventare una mosaicista artigiana e rimanere artista in campo pittorico. Per imparare il mosaico, ricercando su internet, si va a Ravenna ed effettivamente sono arrivata qua.

Perché il mosaico? Penso che sia per la sua materialità. Anzitutto è stata l’impressione a coinvolgermi e poi il tatto. Ho provato una specie di “simpatia” molto naturale.

Per la verità, tante volte ho pensato di aver sbagliato e ogni tanto, ancora, mi fa sorridere il motivo della mia scelta. Comunque, ora sono abbastanza sicura di non aver sbagliato.

Takako Hirai, In silenzio, 2010

Hai partecipato a numerose mostre in ambito nazionale e internazionale, non ultimo il premio GAEM 2011, svoltosi a Ravenna lo scorso autunno.

Al centro della tua ricerca è il rapporto, anzi la simbiosi fra essere umano e natura: grazie al tuo uso sapiente di micromosaico e gradazioni cromatiche (va da sé, molto pittoriche), le silhouettes umane si nascondono fra rami d’albero ed erbe alte, sino a diventare parte della flora stessa: potresti parlare di come è nata questa tua visione e identificazione col mondo vegetale?

Nelle mie opere ci sono sempre i miei pensieri (sentimenti). Scelgo un luogo dove vorrei essere nel momento in cui ho un pensiero (come su un albero o tra l’erba per scappare o ammirare, etc.).

Essere in un posto dove c’è la flora mi fa sentire protetta (fino ad essere “invidiosa” dell’essenza del mondo vegetale).

Takako Hirai, In silenzio (particolare), 2010

Perché due immagini sovrapposte? È un dilemma che ovviamente deriva dal mio carattere, dai pensieri che vorrei nascondere, ad esempio. La verità è che vorrei che questi miei pensieri venissero scoperti (letti)… sono come indecisa, nel profondo.

Per quanto riguarda la tecnica, l’ho trovata grazie all’esperienza accumulata nei lavori pratici in campo musivo. Ma l’idea di esprimermi in questo modo (nascondere un’altra figura ovvero trasformare il mio pensiero in una figura.), l’avevo già in pittura, anche se non ero mai riuscita a realizzarla perché il materiale, anche tecnicamente, non mi sembrava adatto alla piena espressione del mio concetto.

Takako Hirai, Pensiero, 2011 (foto D. Torcellini)

Per anni hai collaborato con lo studio Koko Mosaico di Luca Barberini e Arianna Gallo, mentre attualmente lavori presso altri laboratori musivi: come vedi il tuo futuro, qui in Italia o all’estero? E, artisticamente, continuerai solo col mosaico o, ogni tanto, tornerai alla pittura?

Mi piacerebbe restare in Italia, ma le mie opere possono andare ovunque!

Il mosaico e la pittura: mi servono entrambi. Le differenze di materiali e tecniche mi offrono diverse possibilità espressive, oltre a piacermi ogni ambito, anche al tatto.

Info e contatti: takakoirahi@gmail.com

Takako Hirai, Cercando una casa, 2005

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Scorcio di una parte della Collezione dei Mosaici Contemporanei del CIDM, presso il MAR: in primo piano, Francesca Fabbri, Puttino assopito, soddisfatto e satollo, III millennio, 2008

Linda Knifftz: sin dalla nascita tu dirigi il CIDM (Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico) presso il Museo d’Arte della città di Ravenna.

Direi di cominciare con una breve biografia e un bilancio di questi anni: quando è nato il Centro e che obiettivi avevate in origine? Quali se ne sono aggiunti in corso d’opera?

Quando Claudio Spadoni – redigendo il progetto fondante del Museo d’Arte della città nel 2001/2002 -, mi ha chiesto di occuparmi di una sezione dedicata al Mosaico, conosceva la mia formazione – laurea in Archeologia e Storia dell’Arte Bizantina all’Università di Bologna con tesi sull’Imago potestatis nei mosaici parietali paleocristiani e bizantini, e specializzazione in Catalogazione dei Fondi Antichi presso l’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia-Romagna – e la mia lunga esperienza nella sezione Fondi Antichi e Archivio Storico della Classense di Ravenna.

L’Amministrazione Comunale, in un programma di ampia riqualificazione dell’Istituzione, voleva creare un luogo che promuovesse gli studi e la ricerca sul mosaico e che valorizzasse quest’arte così identitaria per la nostra città. Nel febbraio 2001 un Gruppo di lavoro, presieduto da Anna Puritani (allora Direttore del Museo, e tornata oggi a ricoprire quell’incarico, mentre Claudio Spadoni è attualmente il Direttore scientifico), aveva stilato alcune idee guida per il Progetto, presentate alla cittadinanza dal Sindaco Mercatali.

Abbiamo declinato il progetto iniziale cercando di creare un Dipartimento che fosse un osservatorio permanente sul mosaico: raccogliendo, uniformando e rendendo fruibili le informazioni afferenti a varie discipline; creando una bibliografia ragionata e un percorso storico e geografico; approfondendo i sistemi estetici da cui il mosaico viene generato, senza dimenticare l’importanza della prassi. Un luogo che divenisse il luogo in cui cercare il mosaico nel mondo.

Alla genesi del CIDM ha contribuito nel 2003 un Comitato Promotore a cui hanno preso parte le Soprintendenze Archeologica, Architettonica e Artistica, la Scuola per il Restauro del Mosaico dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna, l’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei e la Fondazione RavennAntica, le Facoltà di Lettere e Filosofia e di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna  e l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, accanto ad altri istituti di formazione.

Il CIDM porta avanti tre azioni principali: la cura della collezione dei Mosaici Contemporanei; la gestione di una Sala Archivio e Biblioteca, che raccoglie documenti cartacei e digitali relativi al mosaico ravennate del XX secolo; la messa in rete di tutte le informazioni relative alle decorazioni e alle opere musive e agli artisti, senza limiti cronologici e geografici, con il ricorso ai metadati – dati elaborati con l’aiuto dell’informatica -, incrociando ed espandendo informazioni tratte da opere bibliografiche, manoscritte e documentali, che non risiedono in buona parte presso la nostra istituzione. Quest’ultimo progetto, che ha richiesto anni di lavoro, la creazione di specifici sistemi informatici con l’aiuto dell’ENEA e la collaborazione di 12 borsisti laureati delle Facoltà di Lettere e di Conservazione dei Beni Culturali, e della Scuola per il Restauro del Mosaico, è sempre in aggiornamento ed è fruibile attraverso il sito www.mosaicoravenna.it e due Banche Dati: Mosaico e Mosaicisti. Le nostre schede catalografiche sono visibili anche nel Catalogo del Patrimonio Culturale dell’Emilia Romagna, nel sito dell’Istituto per i Beni Culturali della nostra Regione, e presto saranno reperibili anche nel Portale Cultura Italia. 

Luca Barberini, Bone Flower, 2011, Selezionato al Premio GAEM 2011

Il mondo del mosaico, specie contemporaneo, è una realtà artistica ancora poco nota al grande pubblico, sia di semplici fruitori sia di collezionisti, nonostante il fermento creativo continuo oltre che di qualità oggettiva raggiunta: sono fermamente convinto di questo ed è uno dei motivi che mi hanno spinto a dare voce a chi partecipa a questa rinascenza musiva anche attraverso queste interviste.

Credo inoltre che la carta del mosaico odierno insieme a quella della darsena possano essere i due assi vincenti su cui la città dovrebbe puntare per la candidatura a capitale europea della cultura, Ravenna 2019, possibilmente unendo le cose e dando al progetto un respiro culturale, innovativo ed economico davvero unico in Europa.

CaCO3, Movimento n. 18, 2011, Vincitore Premio GAEM 2011, Collezione Mosaici Contemporanei, Mar, Ravenna

In qualità di funzionario pubblico e curatrice di mostre ed eventi legati al mosaico attuale e d’ultima generazione in particolare, di cui so che sei sostenitrice attenta e appassionata (fra le cose più recenti da te organizzate ricordo il premio G.A.E.M., Giovani Artisti E Mosaico, svoltosi fra ottobre e novembre 2011 a Ravenna), ti chiedo quali siano state nel tempo le risposte dell’Amministrazione pubblica, dei partners privati locali e stranieri, oltre che dei visitatori interessati alle vostre proposte e, in questo senso, quali siano le maggiori ed eventuali difficoltà che ancora si incontrano.

Io opero nel Museo d’Arte della città che è un’Istituzione Comunale: la nostra esistenza testimonia già da sola gli ideali e i principi che hanno portato alla nostra formazione e configurazione. Senza dilungarmi sull’argomento possiamo ricordare che il nostro Museo – la Loggetta Lombardesca, nome assunto negli anni settanta con il trasferimento qui della Galleria dell’Accademia che diventa Pinacoteca Comunale – da contenitore di una collezione soprattutto didattica al servizio degli allievi dell’Accademia,  si è nel tempo strutturato come luogo pubblico dove i cittadini possono fruire di importanti raccolte di opere d’arte, espressione del loro territorio, preservate a beneficio anche delle generazioni future, e di un vivace luogo di intrattenimento per curiosi e appassionati, di consumo d’arte di alto profilo, grazie all’organizzazione di Eventi espositivi che favoriscono il confronto culturale, formativo e didattico di un vaso pubblico.

Naturalmente la crisi della finanza pubblica, iniziata negli anni novanta, che ha investito negli ultimi tempi anche le risorse private, costringe tutti a inventare nuove strategie per tenere alto il livello qualitativo dei progetti. In questo contesto però credo che l’aggiornamento delle abitudini mentali e procedurali possa liberare la creatività e la voglia di rischio delle nuove generazioni di artisti.

Forte di una competenza maturata in anni di studio, cura delle collezioni, raccolta e gestione di dati, pubblicazioni di documenti e informazioni, il Centro di Documentazione vuole ora sempre più sostenere la tecnica musiva come una delle forme espressive dell’arte contemporanea con varie iniziative.

Abbiamo acquisito dei parternariati importanti, con Progetti Europei e collaborazioni a riviste straniere, con la lunga consuetudine con l’Accademia di Ravenna, con lo stretto contatto con l’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei, e con l’apertura a Paesi emergenti in ambito storico-artistico.

Nel 2011 siamo stati invitati in Israele a partecipare alla mostra Mosaic Code con sette opere musive della nostra collezione.

L’affermazione del binomio Ravenna=Mosaico è un merito che va equamente diviso fra i Mosaici Paleocristiani e Bizantini della nostra città e la grande attività messa in campo nel secolo scorso dal Gruppo Mosaicisti dell’Accademia. Noi abbiamo il dovere di non disperdere questa identità, ma di accompagnarla al confronto, non più eludibile, con le esigenze curatoriali, commerciali, formative e didattiche dell’arte contemporanea.

Takako Hirai, Istinto, 2011, Selezionato al Premio GAEM 2011

Una delle cose che più amo delle recenti esperienze musive è l’approccio di ricerca creativa, concettuale anche, verso la materia e il comporre-scomporre tessere in senso lato, di tutti gli artisti con cui ho avuto a che fare: il mosaico non è più, e da tempo ormai, una stampella della pittura come nella classicità e fino a buona parte del ‘900, ma è uno stato mentale, parafrasando Chance il giardiniere, tanto da arrivare a soluzioni originali o che s’appropriano di modalità scultoree, d’installazione etc., sino a verificare atteggiamenti musivi più o meno inconsapevoli anche in artisti che non si occupano direttamente di tessere, ma che di fatto creano-pensano musivamente (l’esempio più noto credo sia Vik Muniz).

Cosa è per te il mosaico e in quali direzioni sta andando? A questo proposito, che progetti anche collaborativi ha il CIDM nel prossimo futuro?

Come ho già avuto occasione di scrivere, Ravenna rappresenta un buon paradigma dell’evoluzione del concetto di arte musiva: gli apparati musivi dei suoi antichi monumenti di V e VI secolo sono uno splendido esempio della originaria funzione celebrativa del mosaico parietale paleocristiano, un’arte che, per la ricchezza dei materiali e per l’estrema specializzazione delle maestranze, necessitava di una committenza ricca e potente, che voleva compiere un forte investimento simbolico per scopi politici e dottrinari.

Quando l’importanza politica della città decade, il canone cattolico è pienamente affermato in Occidente e il mosaico non è più il genere-guida della pittura, a Ravenna si vivono secoli d’oblio.

Ma, a partire dai primi anni del Novecento, proprio qui rinasce il fare mosaico: si intensificano i restauri, rendendo necessario formare delle maestranze locali. Nel 1924 viene istituito il corso quadriennale di Mosaico all’Accademia di Belle Arti, grazie al quale si formano maestranze specializzate. L’Accademia di Ravenna oggi offre un percorso di alta formazione, interamente dedicato al mosaico, affiancata dall’Istituto Statale d’arte per il Mosaico G. Severini che fornisce un’istruzione superiore di secondo grado.

Oggi possiamo constatare che, nelle nostre scuole di formazione e nelle nostre botteghe operanti da quasi un secolo, si è venuta a costituire a pieno titolo una Scuola Ravennate, con caratteristiche stilistiche e tecniche pienamente riconoscibili e un prestigio affermato in tutto il mondo.

Certo che, nella pluralità eterogenea di esperienze che caratterizzano l’orizzonte artistico attuale, il mosaico può oggi mutare la propria identità e cercare una nuova autonomia, aperta a  sperimentazioni e ibridazioni, come il caso di Muniz che tu hai citato, ma se ne potrebbero fare tanti altri nel campo della Video art e in quello della Land art. Ma a Ravenna si respira il talento di dare forma e senso alla materia, non sprechiamolo e agevoliamo l’apprendimento della nostra arte.

La crisi economica minaccia la sopravvivenza di questo virtuoso sistema. Auspico che non si voglia disperdere il patrimonio di idee e esperienze già consolidato: l’investimento in cultura è fondamentale per lo sviluppo economico e sociale di un territorio.

Per quanto riguarda il CIDM, per difendere i risultati di qualità, visibilità e anche sperimentazione che stiamo portando avanti, vogliamo concretizzare una serie di progetti. Alcune anteprime: a giugno inaugurerà una mostra sul Micromosaico legato all’esperienza Sette-Ottocentesca del Grand Tour. Fra non molto daremo la comunicazione ufficiale, intanto ti anticipo che intendiamo coinvolgere anche l’Accademia. A fine settembre una mostra antologica del percorso artistico di Marco De Luca, un mosaicista che non ha bisogno di presentazioni.

E’ uscito il catalogo del Convegno che abbiamo organizzato su Architettura e Mosaico, appena possibile pubblicheremo il ciclo di conferenze sulle Capitali del Mosaico, in cui è intervenuta tra gli altri Maria Andaloro.

Nel frattempo stiamo lavorando al nuovo Catalogo della collezione dei Mosaici Contemporanei del MAR, circa 90 pezzi, che sarà edito da Longo.

Grazie al Progetto Europeo Open Museum che abbiamo vinto l’estate scorsa, vogliamo attrezzare meglio e possibilmente ampliare, il percorso espositivo delle collezioni permanenti della Pinacoteca e della Collezione Musiva.

Un’ultima notazione: il CIDM ha l’ambizione di presentarsi come una vivace piazza di confronto culturale, formativo e didattico (inteso come visione globale da tutti i punti di vista: storico e tecnico) in grado di accogliere e stimolare il dibattito sul contemporaneo, coinvolgendo l’Associazione Mosaicisti, che ha sede presso di noi, le associazioni di giovani artisti e curatori, le Istituzioni culturali e gli esperti del settore, un pubblico di appassionati d’arte. A questo proposito stiamo cercando di offrire ai giovani artisti un luogo adatto alle esposizioni temporanee, che sia in parte autogestito. Vedremo . . .

La sfida dell’artista è di aiutarci a vedere di più, con tutti i mezzi che gli sono congeniali, l’evoluzione della società e in ultima analisi, la vita, nel suo farsi: la nostra quella di creare un ambiente adatto al ripensamento, all’equilibrio e al riordino, alla progettazione di nuovi traguardi.

Info e contatti: CIDM

Associazione Mosaicisti Ravenna, Mobile aulico, 1987, Collezione Mosaici Contemporanei, Mar, Ravenna

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MARTE Associazione Culturale

Domenica 20 novembre chiude  O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile, prima mostra dell’Associazione Culturale Marte, con una performance musicale di Enrico Malatesta all’interno del Battistero degli Ariani a Ravenna, ore 16.30.

Chiunque voglia partecipare si ritenga invitato!

È forse ancora presto per tirare somme e bilanci di un’operazione complessa com’è stata questa esposizione itinerante inserita all’interno di RavennaMosaico 2011 e che ha tenuto impegnato per un intero anno il gruppo di lavoro di cui faccio parte e sono socio fondatore insieme a Luca Barberini, Giuseppe Donnaloia, Âniko Ferreira da Silva, Arianna Gallo, Takako Hirai, Pavlos Mavromatidis, Flavia Pelosi e  Daniele Torcellini, primo ideatore del progetto.

Ricordo per sommi capi che si è trattato di un ribaltamento del tradizionale ruolo di mero esecutore assegnato al mosaico, infatti il senso del titolo è tutto qui: O(Ax) = dO(Am), ovvero l’opera di un artista x è uguale alla derivazione dell’opera di un artista mosaicista.

I 10 mosaici scelti quali bozzetti, in realtà opere finite esse stesse, sono stati tradotti, ovvero metabolizzati e traditi, in forma di pittura, performance, video arte, installazioni plastiche, fotografiche, etc., da altrettanti artisti di varie provenienze (il decimo è Malatesta, che si ispira a un lavoro dei CaCO3 come già gli Orthographe, nel suo caso per metterlo in musica) selezionati durante numerosi incontri, talvolta scontri dialettici, per cercare di far emergere chiara e potente l’idea che marte ha del mosaico: un’arte, o meglio un linguaggio al pari degli altri artistici, tanto che da esso può derivare altra arte, a sua volta indipendente e potenzialmente traducibile con altri mezzi, in una derivazione-generazione (o degenerazione creativa) infinita.

Ciò che talvolta non è possibile dimostrare con la bellezza delle leggi matematiche, può riuscire, e carico di futuro, in arte.

O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile – Il blog della mostra

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Video Intervista rilasciata a Ravenna Web TV il 4 novembre 2011

Opere:

Luca Barberini, Folla (particolare), 2009

janesfonda, afterfolla, 2011 (After Luca Barberini)

Jo Braun, Mosaic Plastered Over (MoPO), 2010

Filippo Farneti, Deleting memory (particolare), 2011 (After Jo Braun)

CaCO3, Immersione (progetto site-specific), 2011

Enrico Malatesta, After CaCO3, 2011

CaCO3, Organismo n.19, 2011

Orthographe, senza titolo, 2011 (After CaCO3)

Arianna Gallo, Lens, 2009

David Loom, Revolve, 2011 (After Arianna Gallo)

Takako Hirai, Istinto, 2011

Giorgia Severi, Juniperus Chinensis Stricta, 2011 (After Takako Hirai)

Andrej Koruza, Tessera e Fuga #6 (particolare), 2008

Filippo Pirini, pǝɟɹɐƃ, 2011 (After Andrej Koruza)

Julian Modica, Surface sensible, 2006

NASTYNASTY©, Ario’s Bubbles Vision (QR), 2010 (After Julian Modica )

NASTYNASTY©, Ario’s Bubbles Vision, 2010 (After Julian Modica)

Atsuo Suzumura, Battaglia di Okehazama, 2002

Serena Nostini, Naginata 2.0, 2011 (After Atsuo Suzumura)

Matylda Tracewska, Black Square II, 2011

Takahiro Watanabe, Una sedia (particolare), 2011 (After Matylda Tracewska)

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MARTE Associazione Culturale

Premessa: inaugura oggi alle 18.00 in piazzetta Ariani a Ravenna la prima mostra dell’Associazione Culturale Marte, nata nel maggio 2011 e della quale sono socio fondatore insieme ad altri critici e artisti.

Si tratta di un progetto di “contro mosaico”  in esposizione presso più sedi pubbliche e private, del quale rendo noto comunicato stampa e info.

Mostra: O(Ax) = dO(Am)Equazione Impossibile
Da un’idea di: Daniele Torcellini
Cura e organizzazione: Marte Associazione Culturale
Sedi : Mar – Museo d’Arte della Città di Ravenna, Battistero degli Ariani, Longo Souvenir, Ostello Galletti Abbiosi
Periodo: Ravenna, 5 – 20 novembre 2011 nell’ambito della seconda edizione del Festival Internazionale di Mosaico Contemporaneo Ravenna Mosaico
Inaugurazione: venerdì 4 novembre 2011 ore18.00 a partire da Via degli Ariani 18, Longo Souvenir;ore 19.00 performance di Filippo Pirini, Via Diaz 34-66
Finissage: domenica 20 novembre 2011 ore 16.30 performance di Enrico Malatesta, Battistero degli Ariani
Con la collaborazione di:  Comune di Ravenna, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini, CIDM, Mar – Museo d’Arte della Città,Ravenna Teatro – Teatro Rasi, Ostello Galletti Abbiosi, Longo Souvenir
Con il sostegno di: Comune di Ravenna
Ingresso: Gratuito

Il progetto di mostra O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile, nato da un’idea di Daniele Torcellini e curato dall’Associazione Culturale Marte è in programma a Ravenna dal 4 al 20 Novembre 2011, nell’ambito del Festival Internazionale RavennaMosaico, presso il Mar – Museo d’Arte della Città, il Battistero degli Ariani, Longo Souvenir e Ostello Galletti Abbiosi. Il progetto intende indagare i concetti di originalità e derivazione nell’arte, attraverso una riconsiderazione del ruolo, del valore e dell’utilizzo della tecnica del mosaico in rapporto ad altre tecniche d’arte. Il progetto intende capovolgere una delle caratteristiche tradizionalmente associate al mosaico, ovvero quella di essere esclusivamente uno strumento di traduzione di idee originali, come bozzetti pittorici di artista o progetti di design.

Le opere esposte nell’ambito della mostra O(Ax) = dO(Am) Equazione impossibile testimoniano un rovesciamento dei tradizionali ruoli di ideatore ed esecutore, originale e derivazione. Ora sono le opere a mosaico a fare da bozzetto e ad essere oggetto di traduzione, ma anche appropriazione, interpretazione, ispirazione e mistificazione attraverso altri linguaggi artistici: pittura, fotografia, scultura-installazione, musica, video-arte, performance, etc.

L’esposizione prevede che le opere a mosaico non siano esposte, incluse solo fotograficamente nel catalogo di mostra. Ad essere esposte sono esclusivamente le traduzioni, in quanto opere dalla piena autonomia espressiva. In questo modo s’intende sia porre al centro della scena, sia escludere il mosaico – e con esso il concetto di originalità – dall’operazione artistica, in quella progressiva catena di creazione che vede l’arte nascere dall’arte.

Artisti Mosaicisti: Luca Barberini, Jo Braun, CaCO3, Arianna Gallo, Takako Hirai, Andrej Koruza, Julian Modica, Atsuo Suzumura, Matylda Tracewska.

Artisti Traduttori: Filippo Farneti, janesfonda, David Loom, Enrico Malatesta, NASTYNASTY©, Serena Nostini, Orthographe, Filippo Pirini, Giorgia Severi, Takahiro Watanabe.

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+39 329 8194477

Intervista sul settimanale Ravenna & Dintorni

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