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Raymond Carver (1938-1988)

Raymond Carver (1938-1988)

Alle spalle, a volte, ci prendono i ricordi. Il che non è necessariamente un male. Fa parte della natura stessa del ricordare, essere sorpresi e così sospesi. Leopardi ci ha speso più di qualche idillio struggente e Proust ci ha costruito un monumento con alcune pagine davvero indimenticabili.

Che cosa è mai l’uomo, già, che cosa?

Viene a me naturale, da anni o da sempre, passare parole, immagini, musiche ad amici, conoscenti, colleghi che spesso ricambiano reciprocamente, perché non si può non restituire condividendo ciò che ci ha fatto bene, laddove questo bene vuol dire non solo consolazione ma anche dolore da affrontare o con cui confrontarsi. Comunque porsi domande e nulla di questo bene lasciare inerte.

A questi passaggi fondamentali fra esseri umani, Pennac ha dedicato la lectio magistralis della sua recente laurea honoris causa in Pedagogia a Bologna.

Mi è capitato di passare solo due o tre volte in tutto i versi di una poesia di Carver che pure amo molto e che da tempo conservo nella mia babelica scatola-biblioteca di fogli sparsi. Perché non l’ho fatta circolare di più? Certo, bisogna trovare le persone adatte, ma non è solo quello. L’ho capito di recente. Ero in libreria per acquistare un testo che non ho poi trovato e come capita assai spesso ne ho adocchiato un altro che neanche sospettavo fosse stato pubblicato (i miei scaffali sono per la maggior parte pieni di incontri cartacei casuali). In questo caso si trattava del volume che raccoglie tutte le poesie di Raymond Carver. Apro la trovo lo faccio mio. E lì arriva il fulmine del ricordo. Avevo dimenticato chi me l’aveva regalata anni fa. Erika. Capelli neri, occhi chiari, velo di efelidi su pelle di latte e una santa voglia di ridere, di scherzare su tutto, di prendersi con la grazia della leggerezza e di riuscire a tirare fuori dall’altro, da me, altrettanta gaiezza. Che intese a volte nella vita. E l’attrazione fisica nulla c’entra, per quanto. Semplicemente è altro il livello.

Ci siamo persi poi. Senza dolore o strappi. Succede. Di lei mi era rimasto solo il foglio di Carver che mi lesse un giorno, tanto di quel tempo fa da non riuscire più a collegarlo di primo acchito a chi me lo aveva regalato. Era rimasta, questo sì, la consapevolezza inconscia che quella paginetta era misteriosamente preziosa e andava come protetta, non diffusa. Era qualcosa di mio, di privato. Non so se vi è mai capitata una sensazione simile. Invece, improvviso, col libro tra le mani ecco il suono della sua risata tornare nel mio orecchio.

Oggi ho fatto pace con quel bel ricordo e ho deciso di liberarlo, di pubblicarlo insieme ai versi di Carver. Vi diranno qualcosa o forse nulla. Ma ora sono anche vostri.

Raymond Carver e Tess Gallagher

Raymond Carver e Tess Gallagher

DOVE L’ACQUA CON ALTRA ACQUA SI CONFONDE

Adoro i torrenti e la musica che fanno.
E i ruscelli, nelle radure e nei prati, prima
che diventino torrenti.
Forse li adoro soprattutto
per la loro segretezza. A momenti dimenticavo
di dire qualcosa sulle sorgenti!
Può esserci una cosa più meravigliosa di una fonte?
Ma anche i grandi corsi d’acqua hanno il loro cuore.
E i luoghi in cui confluiscono nei fiumi.
Le foci aperte dei fiumi che sfociano nel mare.
I luoghi dove l’acqua con altra acqua
si confonde. questi luoghi mi si stagliano
nella mente come luoghi sacri.
Ma questi fiumi lungo la costa!
Li amo come alcuni amano i cavalli
o le donne affascinanti. ho un debole
per questa acqua veloce e fredda.
Mi basta guardarla perché il sangue scorra più veloce
e un brivido mi percorra la pelle. Potrei stare
a guardarli per ore questi fiumi.
Non ce n’è uno che somigli a un altro.
Oggi compio quarantacinque anni.
Chi ci crederebbe ora se dicessi
che una volta ne avevo trentacinque?
E che avevo il cuore freddo e vuoto, a trentacinque anni!
Sarebbero passati altri cinque anni
prima che ricominciasse a scorrervi del sangue.
Mi prenderò tutto il tempo che voglio oggi pomeriggio
prima di lasciare questo posto accanto al fiume.
Mi piace amare i fiumi.

Amarli a monte fino
alla sorgente.
Amare tutto quello che mi fa crescere.

Raymond Carver (1938-1988), da Racconti in forma di poesia (Where Water Comes Together with Other Water, 1985), in Raymond Carver, Orientarsi con le stelle – Tutte le poesie (Roma 2013, titolo orig. All of Us, 1996).

Ps. Non so per quali strane associazioni sinaptiche, ma questi versi mi fanno venire alla mente la Sonata in La maggiore KV 331 di Mozart, in particolare le prime delicatissime note qui suonate con la grazia irraggiungibile della semplicità dal maestro Aldo Ciccolini. E ora provate a rileggerlo Carver con questo accompagnamento, poi a occhi chiusi o completamente aperti lasciate che le parole scorrano via e sia solo la musica.

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