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Posts Tagged ‘totòtruffa ’62’

Povero Brancher! Non è riuscito ad abbrancare la poltrona ministeriale per più di 17 giorni: evidentemente il vecchio XVII romano, anagramma di VIXI, “sono vissuto”, porta davvero sfiga.

Ora sta al Governo del ghe pensi mi non cadere (ma non accadrà, prima delle meritate vacanze: sono solo voci di giornale per vendere più copie o dichiarazioni altrettanto fasulle di un’opposizione altrimenti impreparata) e far approvare la manovrina “che non mette le mani nelle tasche degli italiani”. I quali da tempo si bevono tutto, per interesse o ignoranza, fate voi.

Poi, toccherà alla legge sulle intercettazioni, una delle peggiori liberticide e antilegalità di sempre. E altre perle sono al vaglio dei nostri ammiragli. A proposito di beni culturali ad esempio, si sta risuscitando, con qualche modifica, una proposta del 2004 dell’on. Carlucci, la mente eccelsa che ultimamente s’era lamentata per lo stipendio in effetti scarso dei parlamentari: in sostanza si prevede per chiunque in possesso al 31 dicembre 2009, illecitamente, di beni archeologici, non più l’obbligo della loro restituzione immediata al proprietario legittimo, lo Stato (cioè noi tutti), né pene pecuniarie o procedimenti legali, ma la possibilità di regolarizzare l’acquisto dell’opera, oggetto chiaramente di furto, pagandola un  terzo del valore stimato!

Non ci si crede? Ma la realtà supera sempre la fantasia più improbabile (in peggio, in Italia): sicché, tombaroli di tutto il mondo, unitevi! Magari fondate un sindacato, che è giusto difendere i propri diritti ladroneschi.

Del resto, per quanto paradossale possa apparire questa vicenda, non è che l’ennesima ferita al corpo estenuato del patrimonio artistico e paesaggistico del Paese, come aveva raccontato un anno fa, il 27 settembre 2009, Oro Buttato, l’ottima puntata dedicata al tema da Riccardo Iacona in Presa Diretta, una delle rarissime trasmissioni di giornalismo vero sulle reti pubbliche (accanto a La7), con un cenno, peraltro, alle attività non chiare di Arcus, la s.p.a. che finanzierebbe con soldi pubblici progetti di Arte Cultura e Spettacolo, occupata da parenti di altissimi papaveri politici, per meriti riconosciuti, si capisce. Sarebbe interessante indagare anche su Ales, altra s.p.a. ministeriale, che gestisce i servizi museali: o forse è meglio non sapere, troppo masochismo sennò.

In realtà la china si sta discendendo da tempo, costantemente, verso il buio più assoluto e irreversibile: come prova la svendita un paio d’anni fa, con modifica di destinazione d’uso e nel sostanziale silenzio dei media (a parte la rete), di Palazzo Forti, già Museo d’Arte Moderna per volontà testamentaria del botanico Israele Achille Forti (1937), nella civilissima e leghista Verona, insieme ad altri edifici storici (l’ex Convento di San Domenico, Palazzo Pompei e Palazzo Gobetti, già sedi questi ultimi del Museo di Storia Naturale, mentre ora i reperti preistorici accatastati in deposito stanno letteralmente ammuffendo, con le felci fossili che diventano blu come le mozzarelle guaste), in alcuni casi convalidando le scelte della precedente amministrazione di centro sinistra (2005), che aveva inaugurato il tutto con l’asta di Castel San Pietro, dal 2006 della fondazione Cariverona.

 

Il "mistico" ministro Sandro Bondi

 

Se, come scrisse Boiardo, principio sì giolivo ben conduce, cosa accadrà fra breve col federalismo all’italiana, quando Regioni ed Enti locali potranno disporre in toto del patrimonio ex demaniale (non solo caserme dismesse, come si è visto) per fare cassa?

Il Ministero dei Beni Culturali è sempre stato una Cenerentola senza principe azzurro, fin dagli esordi (un po’ come l’insegnamento di storia dell’arte a scuola, tutto coerente, tutto torna): dunque cosa ci si poteva aspettare nell’era della bondeide, da un ministro misticamente perso o transverberato dalla parola di Arcore, che nelle sue espressioni migliori, ricorda il volto glabro e pasciuto di un vescovone medievale (con cattiveria annessa), o, al più, un incrocio fra Boy George (quello attuale, sfatto) e il monacone del Nome della Rosa (quello grasso e “invertito” che muore avvelenato in una tinozza, poverello)?

Lungi dall’augurare mali a nessuno: sia vita lunga a tutti, con buona pace di cultura e beni associati: ci rifaremo nel prossimo millennio, con rovine nuclear-plastico-cementificate.

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