Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘valle d’aosta’

Luca Andreoni, Tunnel, 2005-2006

La galleria è una notte per gioco,/ è corta corta e dura poco.// Che piccola notte scura!/ Non si fa in tempo ad avere paura.” Gianni Rodari, da Filastrocche in cielo e in terra (Torino, 1960).

Il titolo dell’ultimo bellissimo lavoro fotografico di Luca Andreoni (1961) viene proprio da questi versi, opportunamente citati in apertura del libro, in sostanza uniche parole presenti (a parte i fogli di accompagnamento coi commenti di Francesca Mila Nemni, Francesca Lazzarini e soprattutto dell’ottimo Francesco Zanot, che è anche curatore dell’insieme e fra i migliori giovani talenti critici della fotografia oggi in Italia) in un prodotto editoriale di totale cura, nettezza e pulizia sin dalla copertina, rigida, a facciata nera, con costa e contorno dorato: un piccolo capolavoro rilegato (edito da Musumeci, 2010).

Luca Andreoni, Orridi, 2007

Dentro l’attenzione è tutta volta all’immagine, al racconto del trittico dantesco-valdostano di Andreoni qui riunito: Tunnel (2005-2006), Orridi (2007) e Crepacci (2008-2009), cinque anni di fatiche anche fisiche per catturare scatti in cui l’orizzonte è assente, concentrati sul soggetto di volta in volta trattato, che satura e ossessiona lo spazio fotografico, l’occhio e la coscienza del fotografo, dell’osservatore, con silenzi inumani, lunghissimi, e pochi selezionati colori, ripartiti fra i neri notturni e i rossi quasi cinematografici della prima serie Tunnel (e quasi s’avverte la paura, il ricordo del bambino la prima volta che ha attraversato in macchina una galleria, la grande bocca spalancata, il ventre della balena di roccia e oscurità), i grigi, i neri d’ombra e i marroni pietrosi degli Orridi antropomorfi, volti enormi e intrappolati di giganti dormienti fra gole e canyon alpini, su cui si innestano scalette metalliche, quasi rievocazione romantica alla Caspar Friedrich del poco nulla che è e può l’uomo inghiottito dal mistero naturale, ancora più evidente nell’ultima serie, il sublime raggiunto dai Crepacci, ghiacciai dalle tonalità bianco azzurre, trasparenze acquee che evocano l’origine stessa della vita, la feritoia e l’elemento primordiale dei quali avere soggezione e desiderio, in cui volersi calare, da sempre obliare.

Luca Andreoni, Crepacci, 2008-2009

Luca Andreoni – sito ufficiale

Ps. Dopo oltre un mese di attesa, ricevo il volume di Andreoni, finalmente. E dopo qualche giorno, al mercatino dell’usato locale che cade il terzo week-end d’ogni mese, trovo (o mi chiamano loro?) proprio le rime di Rodari che gli fanno da titolo, ora mie per cinque euro. Non le stavo cercando, anzi sul momento neanche le ho collegate: è stata la copertina di Munari ad attrarmi.

Come di recente mi è stato ricordato, aveva ragione Savinio: le cose accadono, a noi decifrarle.

Read Full Post »