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Posts Tagged ‘vanni cuoghi’

Vanni Cuoghi, Corvo 2, 2017

 

Ecco una bellissima e recente intervista-ritratto a Vanni Cuoghi sul canale RAI Cultura Arte. Buona visione.

http://www.arte.rai.it/embed/vanni-cuoghi-il-raccontastorie-che-innesca-limmaginazione/41414/default.aspx

www.vannicuoghi.com/it/

PS. Sono più che convinto della grande bellezza delle opere di Vanni sin da quando, ormai molti anni fa, ne incontrai per caso alcune in una galleria di Lecce. E non solo o non tanto per l’incredibile perizia e cura con cui sono realizzate, particolare per particolare, spillo per spillo, quanto perché, anzitutto, sono parte di uno stile, direi di un linguaggio del tutto originale, quello con cui Vanni, come gli artisti veri, ha saputo creare un proprio mondo, anzi numerosi e unici micro-mondi. Grande Vanni!

Vanni Cuoghi, Il sangue ha un colore unico, 2013

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Nel cuore nero del XIX secolo italiano, venne commesso un incredibile gesto di crudeltà nei confronti di un’indifesa famiglia ebrea bolognese da parte dell’agonizzante Stato pontificio (Bologna si sarebbe presto unita al Regno sabaudo nel marzo 1860 tramite plebiscito): la sera del 23 giugno 1858 il piccolo Edgardo Mortara, che avrebbe compiuto i sette anni il 27 agosto, venne sottratto di forza ai suoi genitori Momolo e Marianna e ai suoi sette fratelli dalla polizia su ordine dell’inquisitore Padre Feletti dietro denuncia dell’ex domestica dei Mortara di aver battezzato il bambino durante una malattia che credeva mortale. Tutto questo era falso e la donna solo un’ingrata vendicativa, ma bastò secondo la legge del tempo per avviare il sequestro e trasferire il piccolo “neocristiano” a Roma dove sarebbe stato educato al cattolicesimo e per sicurezza ribattezzato (dunque le autorità ecclesiastiche sapevano benissimo la malafede con cui stavano agendo), sino a diventare sacerdote e come tale morire nel monastero di Bouhay, vicino Liegi, nel 1940.

A nulla valsero gli appelli disperati della famiglia, il clamore che tale vicenda suscitò presso le corti di mezza Europa e il processo intentato sotto il Regno d’Italia all’ex inquisitore: Pio IX fu crudelmente irremovibile e a parte un breve incontro assistito non diede altri permessi di far rivedere il proprio bambino a dei genitori in sostanza distrutti.

Paolo Uccello, Miracolo dell’ostia profanata, 1467-1468, tempera su tavola, cm 43x351, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino

Paolo Uccello, Miracolo dell’ostia profanata, 1467-1468, tempera su tavola, cm 43×351, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino

Da secoli gli ebrei “deicidi” erano vittima dell’antisemitismo cristiano: senza citare gli studi fondamentali di Lev Poljakov, vengono in mente Il miracolo dell’ostia profanata di Paolo Uccello, lo straordinario Shylock shakespeariano, le persecuzioni della corona spagnola da Ferdinando II d’Aragona a Filippo II contro i marranos  o gli altrettanto orrendi pogrom dall’altra parte d’Europa, sino al caso Dreyfus nella civilissima Francia di fine ‘800.

E pur sapendo bene che il primo dovere di uno storico è sempre quello di contestualizzare avvenimenti e sentimenti altrimenti incomprensibili (la schiavitù nell’economia della storia antica, ad esempio), resta sorprendente il cieco accanimento dell’ultimo Papa Re nei confronti di questo bambino e della sua famiglia, come a voler dimostrare un potere ormai fuori dalla storia.

Vanni Cuoghi, Il caso Mortara, 2016, chine e collage su carta, cm 118x42

Vanni Cuoghi, Il caso Mortara, 2016, chine e collage su carta, cm 42×118

Steven Spielberg, basandosi sul libro di David Kertzer Prigioniero del Papa Re (The Kidnapping of Edgardo Mortara, 1997), girerà presto un film sull’accaduto e l’amico Vanni Cuoghi, nello splendido ciclo che lo scorso anno ha dedicato ai 500 anni del ghetto veneziano, ha ideato un’opera/libro d’artista con svolgimento orizzontale (forse memore della tavola uccellesca) sul caso Mortara di lugubre e calzante perfezione, così carica d’ombre e grigi e neri e azzurri plumbei (l’immagine è all’interno del catalogo Vanni Cuoghi. Da Cielo a Terra, testi di Ivan Quaroni e Riccardo Calimani, Ravenna 2016).

Ma è con piacere che in questo 27 gennaio desidero ricordare la madre di tutti gli studi senza il cui apporto non si saprebbe quasi nulla di una vicenda dimenticata anche a causa dell’orrore indicibile della Shoah, la storica Germana Volli col suo Il caso Mortara. Il bambino rapito da Pio IX pubblicato nel 1960 e recentemente rieditato dalla benemerita Giuntina di Firenze. L’attenzione, il rigore, la passione autentica e non faziosa per la storia e i suoi documenti rendono di stretta attualità la quarantina di leggibili e scorrevoli pagine di questo libro sia per gli accadimenti in esso descritti sia come esempio del lavoro di un vero storico che ha un solo fine: la verità.

Da sinistra: Riccardo Mortara (il fratello maggiore), la madre Marianna Padovani seduta e il figlio don Pio Edgardo Mortara, a Parigi nel 1878, primo incontro vent'anni dopo il rapimento. Tale immagine inedita è contenuta nel prezioso volume di Germana Volli e appartenente al fondo della figlia di Riccardo.

Da sinistra: Riccardo Mortara (il fratello maggiore), la madre Marianna Padovani seduta e il figlio don Pio Edgardo Mortara, a Parigi nel 1878, primo incontro vent’anni dopo il rapimento. Tale immagine inedita è contenuta nel prezioso volume di Germana Volli e appartenente al fondo della figlia di Riccardo.

 

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Vanni Cuoghi, Monolocale 34 (Venere del Gheto Novo), 2015, cm 21x30, china e acquerelli su carta

Vanni Cuoghi, Monolocale 34 (Venere del Gheto Novo), 2015, cm 21×30, china e acquerelli su carta

“La magia della città è nota e le storie che si dipanano tra le pietre e le calli si intersecano e si fondono in un articolato gioco di scatole cinesi. A Venezia bisogna sapersi perdere, consigliava Ugo Pratt, e lasciare solidificare le leggende. Quella del Ghetto è la storia di un’isola nell’isola. Su questo fazzoletto di terra, già contaminato nel 1500 da scorie della lavorazione dei metalli, si insediò la comunità Ebraica a cui la Serenissima concesse l’isola. Visitando il Ghetto Ebraico (la parola “ghetto” ebbe origine proprio qui nel 1516) ci si accorge di come gli spazi siano colmi di storie, leggende, superstizioni e immaginazioni tanto da impregnarne ogni singola parete. Questa densità sentimentale mi ha portato a immaginare una specie di sineddoche, le storie degli abitanti del Ghetto rappresentano la storia di tutti gli Ebrei di tutte le epoche, forse perché l’essere “isola nell’isola” dà luogo inevitabilmente a delle amplificazioni narrative.

Vanni Cuoghi, Monolocale 31 (Golem), 2015, cm 21x30, acrilico, china e acquerelli su carta

Vanni Cuoghi, Monolocale 31 (Golem), 2015, cm 21×30, acrilico, china e acquerelli su carta

Ho voluto costruire delle scatole, delle case di bambola, ho dipinto e disegnato storie non direttamente connesse tra loro, che spaziano dai giorni della peste ai rastrellamenti nazisti; dal sacrificio di Isacco al Golem; da Corto Maltese alla Venere degli stracci. Ogni monolocale è diventato una stanza con la luce accesa e noi osservatori, guardiamo l’evolversi delle vicende, come L.B. Jeffries in Rear Window (La finestra sul cortile). Quando Giuseppe Pero mi ha proposto di esporre da lui questo progetto, ho avuto l’impressione che ci fosse un’assonanza a me già nota: la galleria si trova nel quartiere Isola di Milano, chiamato così perché isolato dal resto della città dallo snodo ferroviario. La somiglianza mi ha fatto sorridere perché la galleria diventerà isola… nell’Isola.”

Vanni Cuoghi

Vanni Cuoghi, Monolocale 32, 2015, cm 21x30, acrilico,china e acquerelli su carta

Vanni Cuoghi, Monolocale 32, 2015, cm 21×30, acrilico,china e acquerelli su carta

Per quest’occasione Vanni Cuoghi prende spunto dalla magia della città di Venezia e in particolare celebra i 500 anni del Ghetto Ebraico (1516 – 2016).

Vanni Cuoghi – Da Terra a Cielo
Inaugurazione giovedì 10 dicembre ore 18.30 sino al 29 gennaio 2016
Galleria Giuseppe Pero Via Porro Lambertenghi 3, Milano

Galleria Giuseppe Pero

 

 

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Vanni Cuoghi, I tuoi pensieri non toccano terra, 2013, acrilico e olio su tela, cm 45x45

Vanni Cuoghi, I tuoi pensieri non toccano terra, 2013, acrilico e olio su tela, cm 45×45

Conosco Vanni da qualche anno, grazie a un comune amico pianista e compositore, Matteo Ramon Arevalos, entrambe persone squisite.

Ciò che cattura nei lavori perfetti di Cuoghi non è tanto la perizia tecnica da miniatore (che c’è, letteralmente in punta di pennellini e bisturi), ma l’ironia colta, ricca di citazioni affatto differenti e sapientemente occultate e miscelate, dal pop contemporaneo e musicale al rinascimento all’età bizantina, ecc. sino a riferimenti letterari e onirici, sempre intelligentemente filtrati e mixati da un sorriso che tanto ricorda quello del Ritratto d’uomo (il cosiddetto “ignoto marinaio”) di Antonello da Messina conservato a Cefalù.

Vanni Cuoghi, La Bugiardina, 2013, acquerello su confezioni di farmaci,cm18x18x18

Vanni Cuoghi, La Bugiardina, 2013, acquerello su confezioni di farmaci, cm18x18x18

Appaiono semplici, dirette le immagini di questo artista, quasi illustrative: nulla di più equivoco. Esse stanno sorridendo e ci invitano a farlo con loro, a entrare e partecipare al banchetto intellettuale apparecchiato, fatto sì di colori ora decisi ora svaporanti in taluni ritagli bianchi e bianchi dettagli e forme sinuose e intriganti come solo le linee del miglior secondo quattrocento fiorentino hanno saputo essere (si pensi ai fratelli Pollaiolo, a Botticelli, a Piero di Cosimo), senza nulla mai scordare quanto tali trame siano strettamente intrecciate all’ordito dei giochi di parole dei loro titoli (sorta di rebus autoevidenti) che concorrono alla natura di queste singolari, pungenti creazioni: esse desiderano farci godere e sino in fondo, dunque mai chiassosamente, anzi sottopelle ed esattamente là dove lavorano le sinapsi. Ah, che piacere!

www.vannicuoghi.com

Vanni Cuoghi, Oca Mannara, 2013, acquerello su carta, cm 33x22

Vanni Cuoghi, Oca Mannara, 2013, acquerello su carta, cm 33×22

 

Ps. Aldo Nove è uno dei grandi autori italiani contemporanei. Leggendo l’ultima sua raccolta, ho incontrato versi che subito m’hanno richiamato qualcosa del mondo di Cuoghi.

Li riporto qui sotto, dedicandoli con amicizia a Vanni.

Addio Mio Novecento

Una foresta che s’inoltra azzurra

nel sogno. Lì è che andavo da bambino,

in quell’entrare dentro me di alberi

e oceani, scompigliandone le foglie

e i pesci. Dove c’era il blu profondo

d’abissi sottosopra io avanzavo

con il pigiama bianco. C’era attorno

il Novecento e non morivo sempre,

per niente che morivo

Aldo Nove, da Addio Mio Novecento, p.25, Einaudi Torino 2014.

Vanni Cuoghi, Nuove isole, 2014, acrilico e olio su tela, 45×45 cm

Vanni Cuoghi, Nuove isole, 2014, acrilico e olio su tela, cm 45×45

 

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INVITO_MAPPEMONDI_bluu

Mappamondi, “globi”, mappe del mondo: miniature terrestri che ci accompagnano dall’infanzia, lungo la sottile linea rossa che separa la leggerezza ludica del giocattolo dall’inesauribile mistero di un simbolo che solo la sensibilità artistica è in grado di declinare.

Pino Pinelli, Pittura BL.B., 1997

Pino Pinelli, Pittura BL.B., 1997

Con “MappeMondi” – una mostra a cura di Luca Beatrice – Marcorossi artecontemporanea traduce il tema del globo terrestre in un percorso antologico ricco di sfumature. Arcangelo, Mirko Baricchi, Sergi Barnils, Vanni Cuoghi, Chris Gilmour, Franco Guerzoni, Riccardo Gusmaroli, Emilio Isgrò, Luigi Mainolfi, Mirco Marchelli, Davide Nido, Pino Pinelli, Medath Shafik, The Bounty KillArt: 14 opere di 14 artisti, accompagneranno il pubblico attraverso le mille sfaccettature di un simbolo antico e attuale.

Arcangelo, Pianeta, 1993

Arcangelo, Pianeta, 1993

The Bounty KillArt, 5,972E24 kg, 2014

The Bounty KillArt, 5,972E24 kg, 2014

Chiave di volta del mondo moderno, il 1492 non è stato solo l’anno che ha scandito la scoperta dell’America: mentre le caravelle di Colombo si imbattevano nel Nuovo Mondo, chilometri più a Est – nel Vecchio Continente – il cartografo tedesco Martin Behaim creava la prima rappresentazione sferica della Terra a noi pervenuta. La chiamarono Erdapfel (mela terrestre) o “globo terrestre di Norimberga”, ma poco importa: era nato il mappamondo. A distanza di cinque secoli, anziché scadere al rango di oggetto obsoleto e inflazionato, il mappamondo continua a sgranare un’infinita rosa di significati. È invito al viaggio, ma anche simbolo ambivalente che sintetizza una rassicurante miniatura del mondo e al tempo stesso allude al misterioso Vuoto che lo circonda: al Dio che “sospende la Terra sopra il Nulla” di biblica memoria.

Medath Shafik, “!???”, 2014

Medath Shafik, “!???”, 2014

Tanto apparentemente concreto quanto intimamente inafferrabile, il mappamondo è un caleidoscopico prisma di significati: una tematica che ha fatto sporadicamente capolino nella poesia – come nelle paradossali rime del Burchiello – e che incontra nelle arti figurative un campo in cui è sempre possibile sperimentare nuove vie. Le “MappeMondi” proposte da Marcorossi artecontemporanea non saranno quindi solo opere pittoriche, ma anche oggetti d’arte tridimensionali: vere e proprie sculture che reinterpreteranno il volto – anzi, i volti – dell’antica “mela terrestre”. Un percorso di respiro internazionale in cui gli artisti intrecceranno un dialogo a più voci.

Testo del comunicato stampa della mostra

Vanni Cuoghi, Maledette piantine, 2014

Vanni Cuoghi, Maledette piantine, 2014

MARCOROSSI artecontemporanea

C.so Venezia 29, MILANO tel. 02.795483

milano@marcorossiartecontemporanea.com

www.marcorossiartecontemporanea.com

“MappeMondi” a cura di Luca Beatrice

13 novembre – 23 dicembre 2014

da martedì a sabato: 11.00 – 19.00

domeniche di dicembre: 15.00-19.00

 

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