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Museo di Castelvecchio, Verona

Museo di Castelvecchio, Verona

Il 19 novembre 2015 erano stati rubati ben diciassette dipinti dal Museo di Castelvecchio a Verona, fra cui numerosi capolavori di Pisanello, Mantegna, Bellini, Caroto, Tintoretto e Rubens.

Il furto, organizzato da una banda dell’est europeo con la complicità degli addetti alla vigilanza, era stato risolto già durante la primavera 2016, quando le opere d’arte erano state recuperate in Ucraina, paese che forse per motivi politici le ha tenute con sé per mesi, sino al 21 dicembre scorso.

È dunque solo da poco più di un paio di settimane che si possono tornare ad ammirare nella loro sede originaria, il bellissimo Museo di Castelvecchio, già restaurato durante gli anni ’60 dal genio di Carlo Scarpa.

È una piccola notizia per i media nazionali che non credo ne abbiano evidenziato a sufficienza l’importanza. Per la storia della cultura italiana è invece una vittoria luminosa, ottima per chiudere un anno e aprire quello nuovo sotto auspici davvero buoni. E il sorriso ritrovato, così carico di vita, del fanciullo del Caroto ne è il suggello migliore.

Ps. Dedico questo breve ma positivo post a due grandi purtroppo scomparsi in questi giorni: il linguista Tullio de Mauro e lo scrittore John Berger. In ambiti differenti hanno entrambi contribuito a sviluppare riflessioni sul linguaggio (Berger anche come critico e pittore). E in fondo l’arte non è che un insieme di linguaggi in divenire.

Museo di Castelvecchio – Verona

Gianfrancesco Caroto, Ritratto di fanciullo con disegno infantile, 1520 ca.

Gianfrancesco Caroto, Ritratto di fanciullo con disegno infantile, 1520 ca.

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Mentre siamo quotidianamente teleangosciati dall’ennesimo e identico e dunque inutile servizio giornalistico su possibili nuovi attentati jihadisti post Parigi, avvengono cose gravissime in casa nostra cui in televisione si dà scarsissima o nulla importanza (poca audience evidentemente), ad esempio il furto di ben diciassette capolavori del Museo di Castelvecchio a Verona accaduto giovedì 19 novembre verso l’ora di chiusura, quando ancora non erano stati attivati i sistemi di allarme.

Furto su commissione probabilmente, si dice che le piste d’indagine conducano a est, chissà.

Da ragazzo portavo spesso la mia amica del momento a Verona e non per suggestione shakespeariana, essendo i numerosi resti romani le mie mete preferite insieme proprio al Museo di Castelvecchio, visto l’ultima volta ormai una decina d’anni fa in occasione della mostra dedicata a Paolo Farinati. Ma come ricordo bene Pisanello e Mantegna e il Caroto, fra gli altri. E che disperazione ho provato a leggere che non ci sono più. Posso solo sperare che sia tutto recuperato perché in quel Museo vorrei un giorno portare mio figlio, ma senza quelle opere fondamentali per la storia dell’arte e, più modestamente, per i miei ricordi personali (davvero non potrò più rivedere il sorriso del fanciullo del Caroto col suo disegno in mano?), non so se sarei in grado di rimetterci ancora piede. Troppo dolore e lo dico senza retorica.

 

Questo l’elenco delle opere rubate: «Madonna col bambino, detta madonna della quaglia» di Antonio Pisano detto Pisanello; «San Girolamo penitente» di Jacopo Bellini; «Sacra famiglia con una santa» di Andrea Mantegna; «Ritratto di giovane con disegno infantile» e «Ritratto di giovane benedettino» di Giovanni Francesco Caroto; «Madonna allattante», «Trasporto dell’arca dell’alleanza», «Banchetto di Baltassar», «Sansone» e «Giudizio di Salomone» di Jacopo Tintoretto; «Ritratto maschile» della cerchia di Jacopo Tintoretto; «Ritratto di Marco Pasqualigo» di Domenico Tintoretto; «Ritratto di ammiraglio veneziano» della Bottega di Domenico Tintoretto; «Dama delle licnidi» di Pieter Paul Rubens; «Paesaggio» e «Porto di mare» di Hans de Jode e «Ritratto di Girolamo Pompei» di Giovanni Benini.

 

Museo di Castelvecchio – Verona

Corriere del Veneto – Furto al Museo di Castelvecchio

La Repubblica – Furto al Museo di Castelvecchio

 

Pisanello, Madonna della quaglia, 1420 ca.

Pisanello, Madonna della quaglia, 1420 ca.

 

Jacopo Bellini, San Girolamo penitente, metà XV secolo

Jacopo Bellini, San Girolamo penitente, metà XV secolo

 

Andrea Mantegna, Sacra famiglia con una santa, fine XV secolo

Andrea Mantegna, Sacra famiglia con una santa, fine XV secolo

 

Gianfrancesco Caroto, Ritratto di fanciullo con disegno infantile, 1520 ca.

Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di fanciullo con disegno infantile, 1520 ca.

 

Tintoretto, Madonna allattante, seconda metà XVI secolo

Tintoretto, Madonna allattante, seconda metà del XVI secolo

 

Pieter Paul Rubens, Ritratto femminile detto Dama delle licnidi, 1602

Pieter Paul Rubens, Ritratto femminile detto Dama delle licnidi, 1602

 

Hans De Jode, Porto di mare, 1657

Hans De Jode, Porto di mare, 1657

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Povero Brancher! Non è riuscito ad abbrancare la poltrona ministeriale per più di 17 giorni: evidentemente il vecchio XVII romano, anagramma di VIXI, “sono vissuto”, porta davvero sfiga.

Ora sta al Governo del ghe pensi mi non cadere (ma non accadrà, prima delle meritate vacanze: sono solo voci di giornale per vendere più copie o dichiarazioni altrettanto fasulle di un’opposizione altrimenti impreparata) e far approvare la manovrina “che non mette le mani nelle tasche degli italiani”. I quali da tempo si bevono tutto, per interesse o ignoranza, fate voi.

Poi, toccherà alla legge sulle intercettazioni, una delle peggiori liberticide e antilegalità di sempre. E altre perle sono al vaglio dei nostri ammiragli. A proposito di beni culturali ad esempio, si sta risuscitando, con qualche modifica, una proposta del 2004 dell’on. Carlucci, la mente eccelsa che ultimamente s’era lamentata per lo stipendio in effetti scarso dei parlamentari: in sostanza si prevede per chiunque in possesso al 31 dicembre 2009, illecitamente, di beni archeologici, non più l’obbligo della loro restituzione immediata al proprietario legittimo, lo Stato (cioè noi tutti), né pene pecuniarie o procedimenti legali, ma la possibilità di regolarizzare l’acquisto dell’opera, oggetto chiaramente di furto, pagandola un  terzo del valore stimato!

Non ci si crede? Ma la realtà supera sempre la fantasia più improbabile (in peggio, in Italia): sicché, tombaroli di tutto il mondo, unitevi! Magari fondate un sindacato, che è giusto difendere i propri diritti ladroneschi.

Del resto, per quanto paradossale possa apparire questa vicenda, non è che l’ennesima ferita al corpo estenuato del patrimonio artistico e paesaggistico del Paese, come aveva raccontato un anno fa, il 27 settembre 2009, Oro Buttato, l’ottima puntata dedicata al tema da Riccardo Iacona in Presa Diretta, una delle rarissime trasmissioni di giornalismo vero sulle reti pubbliche (accanto a La7), con un cenno, peraltro, alle attività non chiare di Arcus, la s.p.a. che finanzierebbe con soldi pubblici progetti di Arte Cultura e Spettacolo, occupata da parenti di altissimi papaveri politici, per meriti riconosciuti, si capisce. Sarebbe interessante indagare anche su Ales, altra s.p.a. ministeriale, che gestisce i servizi museali: o forse è meglio non sapere, troppo masochismo sennò.

In realtà la china si sta discendendo da tempo, costantemente, verso il buio più assoluto e irreversibile: come prova la svendita un paio d’anni fa, con modifica di destinazione d’uso e nel sostanziale silenzio dei media (a parte la rete), di Palazzo Forti, già Museo d’Arte Moderna per volontà testamentaria del botanico Israele Achille Forti (1937), nella civilissima e leghista Verona, insieme ad altri edifici storici (l’ex Convento di San Domenico, Palazzo Pompei e Palazzo Gobetti, già sedi questi ultimi del Museo di Storia Naturale, mentre ora i reperti preistorici accatastati in deposito stanno letteralmente ammuffendo, con le felci fossili che diventano blu come le mozzarelle guaste), in alcuni casi convalidando le scelte della precedente amministrazione di centro sinistra (2005), che aveva inaugurato il tutto con l’asta di Castel San Pietro, dal 2006 della fondazione Cariverona.

 

Il "mistico" ministro Sandro Bondi

 

Se, come scrisse Boiardo, principio sì giolivo ben conduce, cosa accadrà fra breve col federalismo all’italiana, quando Regioni ed Enti locali potranno disporre in toto del patrimonio ex demaniale (non solo caserme dismesse, come si è visto) per fare cassa?

Il Ministero dei Beni Culturali è sempre stato una Cenerentola senza principe azzurro, fin dagli esordi (un po’ come l’insegnamento di storia dell’arte a scuola, tutto coerente, tutto torna): dunque cosa ci si poteva aspettare nell’era della bondeide, da un ministro misticamente perso o transverberato dalla parola di Arcore, che nelle sue espressioni migliori, ricorda il volto glabro e pasciuto di un vescovone medievale (con cattiveria annessa), o, al più, un incrocio fra Boy George (quello attuale, sfatto) e il monacone del Nome della Rosa (quello grasso e “invertito” che muore avvelenato in una tinozza, poverello)?

Lungi dall’augurare mali a nessuno: sia vita lunga a tutti, con buona pace di cultura e beni associati: ci rifaremo nel prossimo millennio, con rovine nuclear-plastico-cementificate.

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