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Andrea Palladio, I quattro libri dell’architettura, Venezia, 1570

Andrea Palladio, I quattro libri dell’architettura, Venezia, 1570

PROEMIO A I LETTORI

Da naturale inclinatione guidato, mi diedi nei miei primi anni  allo studio dell’architettura; e perché sempre fui di opinione che gli antichi Romani come in molt’altre cose così nel fabricar bene habbiano di gran lunga avanzato tutti quelli che dopo loro sono stati,  mi proposi per maestro e guida Vitruvio, il quale è solo antico scrittore di quest’arte, e mi misi alla investigatione delle reliquie de gli antichi edificii, le quali malgrado del tempo e della crudeltà de’ barbari ne sono rimaste. E ritrovandole di molto maggiore osservazione degne ch’io non mi haveva prima pensato, cominciai a misurare minutissimamente con somma diligenza ciascuna parte loro: delle quali tanto divenni sollecito investigatore, non vi sapendo conoscer cosa che con ragione e con bella proportione non fosse fatta, che poi non una, ma più e più volte mi son trasferito in diverse parti d’Italia e fuori per potere intieramente da quelle quale fusse il tutto comprendere, e in disegno ridurlo.

Laonde veggendo, quanto questo comune uso di fabricare sia lontano dalle osservationi da me fatte ne i detti edificii, e lette in Vitruvio e in Leon Battista Alberti e in altri eccellenti scrittori che dopo Vitruvio sono stati, e da quelle anco che di nuovo da me sono state praticate con molta sodisfattione e laude di quelli che si sono serviti dell’opera mia, mi è parso cosa degna di huomo, il quale non solo a se stesso deve esser nato, ma ad utilità anco de gli altri, il dare in luce i disegni di quegli edificii, che in tanto tempo e con tanti miei pericoli ho raccolti, e ponere brevemente ciò che in essi m’è parso più degno di consideratione, e oltre a ciò quelle  regole che  nel fabricare ho osservato e osservo; a fine che coloro i quali leggeranno questi miei libri possino servirsi di quel tanto di buono che vi sarà, e in quelle cose supplire, nelle quali (come molte forse ve ne saranno) io haverò mancato: onde così a poco a poco s’impari a lasciar da parte gli strani abusi, le barbare invenzioni e le superflue spese, e (quel che più importa) a schifare le varie, e continue ruine, che in molte fabriche si sono vedute.

Andrea Palladio, Spaccato prospetto e pianta della Rotonda, da I quattro libri dell'architettura, 1570

Andrea Palladio, Spaccato prospetto e pianta della Rotonda, da I quattro libri dell’architettura, 1570

VILLA ALMERICO-CAPRA detta LA ROTONDA (dal Secondo Libro, cap. 32)

Fra i molti honorati  gentil’huomini  vicentini  si  ritrova monsignor Paolo Almerico huomo di Chiesa, e che fu referendario di due sommi Pontefici, Pio IV e V, e che per il suo valore meritò di esser fatto Cittadino Romano con tutta la casa sua. Questo gentil’huomo dopo aver vagato per molt’anni per desiderio di honore, finalmente morti tutti i suoi, venne a rimpatriare, e per suo diporto si ridusse ad un suo suburbano in monte, lungi dalla città meno di un quarto di miglio. Ove, ha fabricato secondo l’inventione che segue, la qual non mi è parso mettere tra le fabriche di villa per la vicinanza ch’ella ha con la città, onde si può dire che sia nella città istessa.

Il sito è de gli ameni e dilettevoli che si possano ritrovare: perche è sopra un monticello di ascesa facilissima, e da una parte bagnato dal Bacchiglione, fiume navigabile, e dall’altra è circondato da  altri amenissimi colli, che rendono l’aspetto di un molto grande theatro, e sono tutti coltivati, e abbondanti di frutti eccellentissimi e di buonissime viti. Onde, perché gode da ogni parte di bellissime viste, delle quali alcune sono terminate, altre più lontane, e altre che terminano con l’orizzonte, vi sono state fatte le loggie su tutte e quattro le faccie: sotto il piano delle quali e della sala sono le stanze per la commodità, e uso della famiglia. La sala è nel  mezo,  è  ritonda,  e  piglia  il lume di sopra. I camerini sono ammezati. Sopra le stanze grandi, le quali hanno i volti alti secondo il primo modo, intorno alla sala vi è un luogo da passeggiare di larghezza di  quindici  piedi e  mezo. Nell’estremità de i piedestili che fanno poggio  alle  scale  delle  loggie vi sono statue di  mano di messer Lorenzo Vicentino, scultore molto eccellente.

Andrea Palladio (Padova, 1508 – Maser, 1580), da I quattro libri dell’architettura, presso Domenico de Franceschi, Venezia, 1570.

Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio

Andrea Palladio, Villa Almerico-Capra detta la Rotonda, Vicenza (foto Antonio Politano)

Andrea Palladio, Villa Almerico-Capra detta la Rotonda, Vicenza (foto Antonio Politano)

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