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Archive for agosto 2012

Premessa: tempo d’estate, tempo di riposo e buone letture. A questo proposito, saluto i miei lettori con un estratto da una bella lettera di Francesco Petrarca (Arezzo, 1304 – Arquà, 1374), uno dei grandi anticipatori dell’età umanistica, che qui (nell’originale in latino) si rivolge ad un suo parente, Giovanni dell’Incisa o Giovanni Anchiseo, teologo e priore del convento di San Marco a Firenze, affinché lo aiuti nella ricerca di nuovi e adorati libri, verso i quali esprime un amore e una riconoscenza totali. E come non capirlo!

Auguro a tutti giornate serene, ci rivediamo a settembre.

Altichiero da Zevio (1330 ca. – 1390 ca.), Ritratto di Francesco Petrarca, Bibliothèque Nationale de France, Parigi

A Giovanni dell’Incisa. Gli affida una ricerca di libri.[1]

Ti parlerò, fratello, di ciò che ti ho finora taciuto per dimenticanza o pigrizia. Se posso farmi un vanto presso di te, mi farò vanto solo per ciò che rende il vanto sicuro: la carità di Dio mi ha strappato, se non tutto almeno in gran parte, dai fervori dell’umana concupiscenza; è infatti dono del cielo che io sia così per indole o lo sia divenuto con l’età. Dopo tanta pratica del mondo e tanto riflettere, mi sono finalmente reso conto di quanto valgano queste ambiziose passioni delle quali ribolle tutta l’umanità.

Ma perché adesso non creda che sia totalmente libero da colpe, ti dirò che mi possiede una passione insaziabile che sino ad oggi non ho saputo né voluto frenare: mi lusingo infatti che non possa essere disonesto il desiderio di cose oneste. Vuoi dunque sapere la mia malattia? Non so saziarmi di libri. Può darsi che ne abbia già più del necessario; ma con i libri succede come in tutto il resto: l’ottenere ciò che si cerca stimola ulteriormente il desiderio. Che anzi nei libri c’è un fascino particolare: l’oro, l’argento, le pietre preziose, le vesti di porpora, i palazzi di marmo, i campi ben coltivati, i dipinti, i palafreni con splendidi finimenti e tutte le altre cose di questo genere danno un piacere muto e superficiale, mentre i libri ci offrono un godimento molto profondo, ci parlano, ci danno consigli e ci congiungono, vorrei dire, di una loro viva e penetrante familiarità. A chi legge non offrono soltanto se stessi, ma suggeriscono anche nomi di altri e ne fanno venire il desiderio.

Francesco Petrarca, Familiarum rerum (Lib. III, 18), Ad Iohannem Anchiseum, cui librorum inquisitio committitur (Epistole di Francesco Petrarca, a cura di U. Dotti, Torino 1978).


[1] La lettera è forse databile al 1346.

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