Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘ambiente-ecologia’ Category

Federica Landi, Shell, 2017, stampa fine art su carta cotone, 70×100 cm

Oggi, 27 gennaio 2018, inaugura Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani, mostra collettiva a cura di Carlo Sala che riunisce le opere di Federica Landi (Rimini, 1986), Victor Leguy (San Paolo, 1979), Pedro Vaz (Maputo, 1977), Marco Maria Zanin (Padova, 1983) nelle sale del Museo del Paesaggio di Torre di Mosto in provincia di Venezia.

I quattro artisti presentano in mostra lavori inediti realizzati nel corso di Humus Interdisciplinary Residence, piattaforma interdisciplinare che ha come scopo la contaminazione tra il mondo dell’arte contemporanea e quello di territori “al margine”, ancora estremamente legati al rapporto con l’agricoltura, le tradizioni del mondo contadino, il paesaggio, la terra intesa nel senso primario del termine. A stretto contatto con la popolazione locale, gli artisti hanno potuto operare una rilettura delle identità locali che è anche strumento di creazione di consapevolezza e di sviluppo per la stessa comunità.

Pedro Vaz, Segunda Natureza, 2017, still da video. Doppia proiezione video, (2x) 1080x1440px, 43, loop. Doppia struttura di proiezione, (2x) 120x160x70cm, legno, tela per proiezione.

Se il lavoro di Pedro Vaz, paesaggista, si è centrato sulla rappresentazione di un tratto del fiume Livenza, Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin hanno deciso di focalizzarsi sulla rilettura e la narrazione in senso contemporaneo del patrimonio di oggetti appartenenti al Museo della Civiltà Contadina della piccola località di Sant’Anna di Boccafossa, che gli artisti hanno visto come una potenziale attrattiva per attività di educazione, turismo e ricerca.

Marco Maria Zanin, Figura magico-religiosa, 2017, stampa fine art su carta cotone
16×20 cm

In mostra saranno esposte una serie di fotografie di Federica Landi, una installazione di Victor Leguy, una video installazione e due grandi pitture di Pedro Vaz, fotografie e sculture di Marco Maria Zanin. Ci sarà inoltre una installazione collettiva realizzata dagli artisti Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin secondo il modello del deMuseo, dispositivo che mira a ripensare l’idea tradizionale di museo inteso come ente conservativo statico, divenendo al contrario un “organismo” dinamico dove le esperienze collettive sono il fondamento per raccogliere e elaborare la storia e la memoria locale, che possa fungere da volano per fortificare l’identità e la coesione sociale di un territorio.

Victor Leguy (fotografie di Marco Maria Zanin), Rinascita #01 (dettaglio), legno, tessuto, terra, vetro, oggetto, stampe

In occasione del seminario di conclusione dei lavori che avrà luogo il 25 febbraio 2018 alle ore 17.00 verrà presentata la pubblicazione contenente i testi critici, le immagini del processo artistico e delle opere.

Press Irene Guzman

Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani

artisti: Federica Landi, Victor Leguy, Pedro Vaz, Marco Maria Zanin

a cura di: Carlo Sala

sede: Museo del Paesaggio di Torre di Mosto

indirizzo: Torre di Mosto, Località Boccafossa (Venezia)

date: 28 gennaio – 25 febbraio 2018

opening: 27 gennaio 2018, ore 18.00

orari: sabato: 15.00-18.00 e domenica: 10.00-12.00 / 15.00-18.00. Dal lunedì al venerdì su appuntamento.

visite guidate: domenica 28 gennaio, 4, 11 e 18 febbraio dalle 15.00 alle 18.00

 

Annunci

Read Full Post »

Il 15 settembre nell’ambito del festivalfilosofia 2017, è stata inaugurata la mostra Cesare Leonardi. L’architettura della vita, che occuperà fino al 4 febbraio 2018 gli spazi di Palazzo Santa Margherita e della Palazzina dei Giardini di Modena per delineare la figura poliedrica e trasversale di Cesare Leonardi (Modena, 1935), che nel corso di una attività durata oltre cinquant’anni si è occupata di architettura, urbanistica, fotografia, design, pittura e scultura, lavorando costantemente al confine tra progettazione e pratica artistica.

Viene così presentato al pubblico il patrimonio di opere e documenti custodito nella sua casa-studio, oggi sede dell’Archivio Architetto Cesare Leonardi, e raccontata l’avventura straordinaria di una vita dedicata alla progettazione, a partire dallo studio degli alberi (la catalogazione di oltre trecento specie arboree ridisegnate in scala 1:100 è raccolta nel volume L’Architettura degli Alberi pubblicato nel 1982 dopo venti anni di lavoro, ancora oggi uno strumento insuperato per la progettazione del verde) fino al design, ad esempio gli oggetti in vetroresina, la Poltrona Nastro, il Dondolo, la Poltrona Guscio e molti altri arredi (esposti nei più importanti musei del mondo: MOMA di New York, Victoria and Albert Museum di Londra, Centre George Pompidou di Parigi), oppure la serie Solidi, elementi di arredo progettati a partire da un unico materiale (la tavola di legno per i casseri da calcestruzzo), fino all’attività fotografica che accompagnerà tutta la sia produzione quale strumento di indagine e documentazione, senza scordare la scultura e la pittura praticate soprattutto negli ultimi anni.

A cura di Andrea Cavani e Giulio Orsini, il grande evento espositivo è organizzato e prodotto dalla Galleria Civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Archivio Architetto Cesare Leonardi.

Press Irene Guzman

Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita

Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini

15 settembre 2017 – 4 febbraio 2018

 

Informazioni

Galleria Civica di Modena, corso Canalgrande 103, 41121 Modena

tel. 059 2032911/2032940

www.galleriacivicadimodena.it

Museo Associato AMACI

 

Archivio Architetto Cesare Leonardi
tel/fax 059 820010
progetti@archivioleonardi.it

www.archivioleonardi.it

 

Read Full Post »

Foresta Umbra, Gargano

La notizia è di ieri ed è una volta tanto buona: i siti italiani Unesco passano da cinquantuno a cinquantatré grazie alle faggete delle tre riserve naturali dello Stato di Sasso Fratino, Foresta Umbra e Foresta di Falascone e alle mura veneziane che circondano i centri storici di Bergamo (la mia Bergamo!), Palmanova e Peschiera del Garda.

Certo, una cosa è la quantità dei beni culturali, altra è la qualità con cui vengono poi trattati, conservati, rispettati. Ma questo riconoscimento è comunque positivo sia per il concetto di patrimonio naturale e culturale diffuso, sia per l’immagine del nostro Paese e come impegno per la sua tutela futura.

www.unesco.it

unesco.org

Porta San Giacomo e mura veneziane, Bergamo Alta

 

Read Full Post »

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Il momento più importante doveva venire il giorno successivo. Riprendemmo l’aereo di Turrell a Overton dopo aver sorvolato il Gran Canyon e il Painted Desert, certamente tra i luoghi più belli del mondo. Fece alcune virate strette, piuttosto impressionanti per farci vedere dall’alto, il «Roden Crater» che aveva da poco individuato come il più adatto per realizzare il suo grande sogno: trasformare il cratere in una gigantesca opera d’arte con modifiche quasi invisibili. (…)

Solo nel tardo pomeriggio, finalmente ci avviammo verso il cratere, dove arrivammo quando il sole incominciava a scendere verso l’orizzonte. (…)

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Iniziammo la salita, scivolando sopra la cenere vulcanica, si facevano due passi avanti e uno indietro. Finalmente si arrivò sopra il margine del cratere. Si vedeva un meraviglioso panorama: una lontanissima catena di montagne, i colori del Painted Desert irreali. Scendemmo all’interno del cratere, verso il centro, percorrendo un declivio dolce. Veniva il momento decisivo, potevamo alzare la testa e guardare attorno. Dopo alcuni minuti di esitazione la nostra attenzione rimase fissa, immobile, a guardare qualcosa di imprevedibile e impensabile. La volta celeste non era più in alto a una distanza infinita. Sembrava scendere verso la terra e la terra salire verso il cielo, come se queste due entità si unissero.

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Era il cerchio quasi perfetto del margine del cratere che creava questo effetto. Un fenomeno unico, impossibile da percepire in condizioni diverse da quelle così speciali.

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Ogni tanto, grandi nubi bianche attraversavano il cielo spinte dal vento. Il bianco stava cambiando in un altro colore; quasi improvvisamente il cielo si riempì di rosso. Le nubi sembravano enormi montagne galleggianti nell’aria, rosse. Intanto le nubi cambiavano forma, le nuove erano giallo oro, poi viola, rosa. Per alcuni minuti il cielo era attraversato da raggi verdi. Non eravamo di fronte a una finestra che ci consentisse di vedere bellissimi colori, come nella casa di Turrell; nel cratere, invece, tutto diventava colore, il colore era tutto, la terra spariva nella penombra del tramonto. Finalmente capivamo perché Turrell ci aveva fatto aspettare per farci vedere qualcosa di non immaginabile. Intanto il tramonto finiva. I colori impallidivano e sparivano, il cielo da blu diventava viola e da viola nero. Apparivano le prime stelle, luminose, sempre più luminose e sempre più numerose. (…)

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Il programma di Turrell per fare diventare il cratere un’opera d’arte sarebbe costato alcuni milioni di dollari; una meravigliosa utopia, una vera utopia, per qualcuno che non aveva dollari. Ma aveva la caratteristica molto rara di essere un obiettivo bellissimo. Qualche volta le cose bellissime e quindi inutili, come tutte le cose veramente belle, possono diventare vere. Sono i sogni di chi crede nella forza silenziosa della bellezza, qualche volta vince e premia chi lavora per lei. Senza pensare ad altro, solo alla bellezza.

Giuseppe Panza, Ricordi di un collezionista, Milano 2006, pp.152-154.

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Roden Crater

James Turrell

 

 

 

 

Read Full Post »

john-baker

Quasi nulla è dato sapere dell’inglese John Alec Baker (1926-1987), a parte l’artrite reumatoide di cui soffriva e il cancro che l’ha ucciso prematuramente, dovuto ai farmaci presi per curare la sua prima malattia. Due soli sono i titoli pubblicati rispettivamente nel 1967 The Peregrine (Il falco pellegrino) e nel 1969 The Hill of Summer (L’estate della collina). E sono due capolavori unici della letteratura inglese del secolo scorso. La conoscenza della lingua è stupefacente, lo stile è estremamente terso, l’uso delle parole e dei sinonimi così attento da restare ammirati per ogni variazione minima fra riga e riga. Quest’uomo conduce nel cuore della natura, fa immedesimare il lettore in essa, e d’un tratto si è nel mezzo del bosco a percepire una vasta gamma di sensazioni e loro sfumature cromatiche, tattili, uditive, olfattive, che prima s’ignoravano.

Sa essere elegiaco, Baker, ma non manierato, poiché si passa dalla fascinazione-immersione nel mondo silvestre alla descrizione puntuale della ferocia della natura stessa: mai scordare che quotidianamente in essa migliaia di vite animali lottano per sopravvivere. Da Virgilio a Orfeo e oltre. Stupendo.

“Mi stendo sulla collina d’erba, lasciando che il giorno scenda pigro a occidente. I monticelli delle tane di talpa si stagliano nel blu. L’aria, in alto, diventa più pura e solitaria, mentre il vento percorre l’erba e i pioppi, come viaggiatori, sembrano opporvisi. Un gheppio si leva riempiendosi d’aria le ali, come maniche a vento. Le rondini scanalano il cielo col vapore blu scuro del loro volo. È faticoso tornare in pianura seguendo il sentiero dei ricordi; è faticoso tornare al futuro perduto, al crepuscolo che sommerge la città, al cupo mondo occidentale di luce calante e cieli spezzati. La mia vita è qui, dove presto le allodole torneranno a cantare e il falco vola alto. Si vorrebbe solo avanzare immersi nel paese dell’estate, viaggiando da canto d’allodola a canto dall’allodola, attraversando il buio regno dei gufi, i poderi delle volpi, le contee dei tassi, per uscire nel luminoso dominio invernale, l’austero mondo marino dei falchi. Sulla campagna a oriente qualcosa indugia nell’aria, un pulviscolo che non si posa, una bruma che nessun lume può disperdere. È come se il mare rilucesse giù dal cielo.”

J.A.Baker, L’estate della collina, tradotto splendidamente in italiano da Salvatore Romano, Palermo 2008, p.151.

Read Full Post »

pia-pera

Una rivelazione: non conoscevo questo libro e quest’autrice sino a qualche settimana fa, quando ne ho sentito parlare nella stupenda trasmissione di Edoardo Albinati Amabili Testi. Un curioso tra i libri degli altri, in onda ogni lunedì verso le 21.15 su Rai 5, in particolare nella puntata dedicata ai Marras. A proposito, vi consiglio di non perdere i prossimi appuntamenti e di recuperare in rete i precedenti: lo scrittore va a trovare a casa artisti, fotografi, musicisti, attori, registi e altri colleghi suoi non per la tradizionale intervista sul loro pensiero e lavoro, ma partendo dalle loro biblioteche personali, poiché poche cose svelano meglio le intimità d’ognuno che i libri raccolti nel corso del proprio cammino. Aggiungo, per amore, in formato cartaceo.

E appunto Pia Pera (1956-2016) in quest’ultimo suo testo (per la verità è da poco uscito, postumo, Le virtù dell’orto) intitolato Al giardino ancora non l’ho detto da un verso di Emily Dickinson, pubblicato all’inizio di quest’anno qualche mese prima di andarsene lo scorso luglio, narra con sincerità estrema e semplice una verità quotidiana: pagina dopo pagina, tutte splendenti, si trova il senso profondo di essere umani anzitutto con se stessi e dal punto di vista di una persona malata che sa di avvicinarsi alla morte (“Che sia questo della malattia il periodo più felice della mia vita, forse il più libero?”), ma che grazie sia all’orto-giardino creato nel corso di una vita (e forse andrebbe rivalutata la possibilità di morire in casa propria, forse il comodo e civile e talvolta necessario servizio d’hospice non andrebbe usato sempre, quasi a rimuovere, a pulire ciò che spetta a tutti noi, altro segno del conformismo laico beneducato regolativo ipocrita e soffocante del nostro tempo in azione sin dall’infanzia) sia grazie all’altro orto-giardino colorato, profumato d’affetti intensi, dagli amici ai collaboratori al cagnolino, cerca di affrontare le paure inevitabili e le molte difficoltà acuite dall’avanzare della sclerosi laterale amiotrofica con una serenità e una grazia che incredibilmente, o forse coerentemente, si sentono crescere riga dopo riga, mano a mano ci si avvicina alla fine: “Allora bisogna soltanto starsene in pace, e non rinnegare nulla, e rallegrarsi di avere imparato quel poco. Anche quel poco aiuta.”.  Che lezione di saggezza, senza volerlo essere. E viene in mente Montaigne: “La meditazione della morte è meditazione della libertà. Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire. Il sapere morire ci affranca da ogni soggezione e costrizione.” Il mio grazie dunque ad Albinati e a Pia Pera.

I haven’t told my garden yet – no, il giardino si è già abituato a vedere altri che se ne prendono cura. Certo, il mio ruolo non è cessato: scelgo chi lo fa al mio posto. Ma in un senso più profondo, non sono mai stata io sola a prendermi cura del giardino: anche il giardino si prendeva cura di me quando, in apparenza, mi davo tanto da fare. Adesso il giardino è il grembo in cui passo questo tempo fisicamente poco attivo in un senso di pace, serenità. È quello che vedo dalla finestra, quando sono sdraiata sul divano a leggere. Ne avverto la presenza benefica nonostante, in queste giornate troppo calde, non mi spinga fino ai suoi confini. Il giardiniere e la morte si configura allora così: il rifugiarsi in un luogo ove morire non sia aspro. Ove morire faccia un po’ meno paura. Dove sia possibile non darsi troppa importanza per l’inevitabile non esserci più, un giorno. Accettando con calma di essere qualcosa di piccolo e indefinito, un puntino nel paesaggio.”

Pia Pera, Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie, Milano 2016.

PS. A ognuno di voi auguro festività liete. Ci ritroveremo nel 2017.

Read Full Post »

Piazza Kennedy a Ravenna qualche anno fa...

Piazza Kennedy a Ravenna sino al 2014

E dopo il disastro elettorale americano, torniamo alle beltà nostrane…

C’era una volta nel cuore di Ravenna una piazza intitolata al presidente statunitense Kennedy ridotta nel corso del tempo a brutto parcheggione. L’amministrazione PD decise così di chiuderla per ridarle vita nuova.

Nel 2010 venne indetto un “concorso di idee” (costo 44 mila euro) vinto dalla proposta dello studio Samarati di Casalpusterlengo, che però fu poi ritoccata dai tecnici comunali (quali?), coinvolgendo anche l’architetto e urbanista bolognese Pierluigi Cervellati (il quale recentemente ha negato la paternità del piano attuato, non avendo seguito le fasi successive), sino ad arrivare al progetto preliminare del 2012.

Piazza Kennedy, rendering del nuovo progetto

Piazza Kennedy, rendering del progetto preliminare del 2012

La Fondazione Banca del Monte di Bologna e Ravenna, dopo aver speso 12 milioni di euro per il restauro di Palazzo Rasponi dalle Teste inaugurato nel 2014 (edificio che s’affaccia proprio su Piazza Kennedy e tuttora è uno splendido guscio vuoto, nel senso che le persone preposte in Comune non hanno mai accennato a una minima programmazione culturale organica e pluriennale di mostre e conferenze, ma tutto appare sfilacciato, casuale, talvolta sciatto e quasi sempre in tono minore), decise di finanziare anche il recupero di tutta l’area con altri 1,2 milioni di euro. I lavori iniziarono nel giugno 2015.

Piazza Kennedy sgomberata per l'inizio dei lavori (giugno 2015). Sullo sfondo il restaurato Palazzo Rasponi dalle Teste

Piazza Kennedy sgomberata per l’inizio dei lavori nel giugno 2015. Sullo sfondo, in rosa, il restaurato Palazzo Rasponi dalle Teste

Scava e scava, vennero trovati i resti di un’antica chiesa, Sant’Agnese, che da sempre si sapeva essere lì sotto: qualche archetto e muricciolo, nulla di più, né mosaici o pavimenti marmorei o decorazioni. Ma tutto si fermò per mesi, nonostante la Soprintendenza non avesse rilevato nulla di interessante. Si chiedevano in Comune: “Le rendiamo fruibili o no queste meraviglie?”. Alla fine si decise (saggiamente) di ricoprire tutto. Il tempo però passava, il ritardo si accumulava e proporzionalmente cresceva la “soddisfazione” dei commercianti di zona.

Piazza Kennedy, resti di Sant'Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant’Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant'Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant’Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Giunti a buon punto con i lavori, ecco il colpo di genio nella notte (sì, proprio di notte!) del 26 ottobre 2016: un enorme, pantagruelico, sproporzionato cesso con tanto di scritta gigantesca “Toilettes” sorto in mezzo alla piazza, uccidendo in modo geniale qualsiasi colpo d’occhio al centro a destra o a sinistra sui palazzi circostanti: “Eccezzziunale veramente”, avrebbe detto l’Abatantuono dei tempi d’oro.

Piazza Kennedy ottobre -novembre 2016

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

L’attuale giunta PD di De Pascale, in carica da giugno 2016, ha naturalmente preso le distanze da tale operato sottoscritto dalla precedente giunta PD e poco conta che in entrambe le giunte, espressione del medesimo partito, continuino a esserci assessori comuni. Nessuno sa nulla, nessuno è responsabile: le carte e le delibere approvate e firmate si saranno dissolte?. Dunque il cessone è piovuto dal cielo, probabile dono di qualche evoluta civiltà extraterrestre. Facile l’ironia di chi sul web vorrebbe ribattezzare tale area “Place de la Toilette”.

 

 

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

Cari webeti, non capite la sublime duchampiano-cattelaniana visione che tutto questo cela?

Per la verità anch’io fatico a comprendere… Forse ha ragione quel mio amico buddhista che anziché tirare in ballo la magistratura, le lapidazioni pubbliche e giornalistiche, lo spreco di soldi anche per la probabile (si spera!) rimozione futura di questo orrore, si accontenterebbe di chiamare i responsabili (che ci sono, eccome se ci sono), portarli davanti a siffatto spettacolo e chiedere loro: “E ora, me lo sapete spiegare?”.

Ps. In realtà tutto ha una sua coerenza: chi è di Ravenna si ricorderà che nel 2011 furono avviati i lavori in Piazza Anita Garibaldi, davanti al Liceo Classico Alighieri, per costruire un’area ecologica sotterranea, con i corrispondenti cassetti dell’immondizia differenziata in superficie: il costo, pari a oltre 300 mila euro, venne finanziato da Regione e gruppo Hera, per la precisione con i proventi derivati dalla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale), oggi TARI (Tassa Rifiuti).

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna con l’edificio del Liceo Classico Alighieri

Problema: in quel caso vennero alla luce pavimentazioni musive d’età romana. Che fare? Recuperato il recuperabile, l’area circostante dove tali mosaici proseguivano non venne indagata e si procedette come nulla fosse a inserire i moderni bidoni su una zona di evidente interesse archeologico, con tanto di inaugurazione presieduta dall’ex sindaco PD Matteucci. Grandioso, no?

Piazza Anita Garibaldi, lavori di scavo per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna, lavori di scavo del 2011 per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, scoperta di mosaici pavimentali romani duranti gli scavi per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi, scoperta dei mosaici pavimentali romani duranti gli scavi del 2011 per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, particolare di mosaico pavimentale romano emerso durante gli scavi per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi, particolare di mosaico pavimentale romano emerso durante gli scavi per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, completamento dei lavori per l'area ecologica sull'area archeologica precedentemente scoperta

Piazza Anita Garibaldi, completamento dei lavori per l’area ecologica sull’area archeologica precedentemente scoperta

Piazza Anita Garibaldi, inaugurazione area ecologica, marzo 2012

Piazza Anita Garibaldi, inaugurazione area ecologica, 31 marzo 2012

 

Read Full Post »

Older Posts »