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Auguri, Mina!

Questo è il messaggio d’auguri per il tuo compleanno di un innamorato (uno dei milioni) della tua voce, della tua personalità, del tuo coraggio (anche di sparire per esserci), della tua capacità di stupire, giocare con la tua immagine, vestire parole e musica di verità e leggerezza, anche nella gravità. Quanto bene ci hai fatto, Mina! Grazie di cuore, meravigliosa musica che sei!

Tanto per salutare i lettori tutti, due link di proposte della nostra grandissima: “La mente torna” di Battisti e Mogol del 1972 e “Luna diamante” ultimo capolavoro di Fossati del 2019. Lo so, è retorico e superfluo, ma davvero sei unica. E libera.

www.minamazzini.it

Mariangela Gualtieri

Premessa. Il 21 marzo 2010, a primavera, aprivo questo blog. Sono dunque compiuti dieci anni di parole e immagini con le quali mi affaccio al web. Il compleanno cade in un momento poco felice per l’Italia e per Bergamo, la mia Bergamo, in particolare.

In questa che è anche la Giornata Mondiale della Poesia, mi affido alla forza di Mariangela Gualtieri, alla sua poesia così necessaria e vera.

Un grande abbraccio a voi tutti, carico della nostalgia per il senso stesso dell’abbracciarsi. Luca

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Nove marzo duemilaventi di Mariangela Gualtieri

Questo ti voglio dire

ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Andava fatto insieme.

Rallentare la corsa.

Ma non ci riuscivamo.

Non c’era sforzo umano

che ci potesse bloccare.

E poiché questo

era desiderio tacito comune

come un inconscio volere –

forse la specie nostra ha ubbidito

slacciato le catene che tengono blindato

il nostro seme. Aperto

le fessure più segrete

e fatto entrare.

Forse per questo dopo c’è stato un salto

di specie – dal pipistrello a noi.

Qualcosa in noi ha voluto spalancare.

Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.

E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.

Forse ci sono doni.

Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.

C’è un molto forte richiamo

della specie ora e come specie adesso

deve pensarsi ognuno. Un comune destino

ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.

O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.

Io la sento pensante d’un pensiero

che noi non conosciamo.

E quello che succede? Consideriamo

se non sia lei che muove.

Se la legge che tiene ben guidato

l’universo intero, se quanto accade mi chiedo

non sia piena espressione di quella legge

che governa anche noi – proprio come

ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo

tenersi insieme di tutto in un ardore

di vita, con la spazzina morte che viene

a equilibrare ogni specie.

Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,

guidata. Non siamo noi

che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola

ci dice ora di stare a casa, come bambini

che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,

e non avranno baci, non saranno abbracciati.

Ognuno dentro una frenata

che ci riporta indietro, forse nelle lentezze

delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,

tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta

il pane. Guardare bene una faccia. Cantare

piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta

stringere con la mano un’altra mano

sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.

Un organismo solo. Tutta la specie

la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta

di un palmo col palmo di qualcuno

a quel semplice atto che ci è interdetto ora –

noi torneremo con una comprensione dilatata.

Saremo qui, più attenti credo. Più delicata

la nostra mano starà dentro il fare della vita.

Adesso lo sappiamo quanto è triste

stare lontani un metro.

Massimo Bartolini, Madrigali A Cinque Voci Dell’Illustrissimo, & Eccellentissimo Prencipe Di Venosa, D. Carlo Gesualdo – Libro Terzo, inchiostro su carta, 2019

Dal 16 febbraio al 22 marzo 2020 , lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con l’installazione di Massimo Bartolini dal titolo On Identikit , primo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

L’artista, riconosciuto a livello internazionale, è stato invitato a confrontarsi con l’ Archivio-Museo dello CSAC di Parma , che conserva oltre 12 milioni di materiali originali della comunicazione visiva e della ricerca artistica italiana a partire dai primi decenni del Novecento. Un patrimonio preziosissimo su cui l’artista ha lavorato, focalizzandosi in particolare sulle opere di due maestri dell’arte: Luigi Ghirri e Luciano Fabro.

Luigi Ghirri, Identikit, 1976-78, C Print, ©Eredi di Luigi Ghirri

Nella serie Identikit (1979) di Ghirri, i titoli dei vinili fotografati dall’artista sugli scaffali della propria libreria, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno provocato in Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poterli finalmente ascoltare, rigorosamente su vinile, in un luogo ben preciso e in compagnia di qualcuno. Questo qualcuno è Lo Spirato di Luciano Fabro (1968-73), opera allestita in una delle cappelle nobiliari della chiesa dell’Abbazia di Valserena, una scena che per Bartolini sta “a metà tra un letto sfatto ed un letto posseduto” dove il corpo è allo stesso tempo presente e invisibile. 

Luciano Fabro, Gesso per Lo Spirato, 1968-73. Veduta dell’installazione presso CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

La musica è nascosta dentro l’immagine di Identikit come la figura è nascosta dentro il gesso de Lo Spirato. Con il lavoro On Identikit, Bartolini intende fare incontrare l’essere invisibile e presente dello Spirato con l’essere, invisibile per natura, della musica, che risuona nei suggestivi spazi della chiesa. 

Press Irene Guzman

Massimo Bartolini. On Identikit

16 febbraio – 22 marzo 2020

Abbazia di Valserena

Strada Viazza di Paradigna 1, Parma

www.csacparma.it

Ingresso
5 euro. Per tutte le riduzioni e informazioni aggiornate: http://www.csacparma.it/visita/

Orari
Mercoledì, giovedì e venerdì 15.00-19.00

Sabato e domenica 10.00-19.00 

Per informazioni e prenotazioni

info@csacparma.it

Ufficio stampa CSAC

Irene Guzman

+39 349 1250956 | press@csacparma.it

CSAC – Abbazia di Valserena, Parma
Centre Ce¦üramique Maastricht NL 1999_-®Jo Coenen Architects & Urbanists

Il Politecnico di Milano avrebbe dovuto ospitare dal 3 al 13 marzo 2020  negli spazi della Galleria del Progetto  JC 40-Y-EU. Jo Coenen, 40 anni in Europa: le misure restrittive motivate dalla recente epidemia virale hanno costretto all’annullamento dell’evento per rinviarlo a data futura.

Ciò detto, quando la mostra tornerà fruibile offrirà una panoramica inedita sui quarant’anni di carriera (1980-2020) del grande architetto e urbanista olandese Jo Coenen.

Si delinea così il profilo poliedrico di una figura di primaria importanza per la cultura architettonica europea, capace di  innovare l’insegnamento accademico, rafforzare il ruolo dell’architetto, introdurre nuovi metodi per la pianificazione a diverse scale. Capace soprattutto di agire sempre oltre le frontiere, nazionali e disciplinari, e liberare il suo lavoro da una visione confinata all’interno del singolo incarico per dedicarsi alla ricerca di un ordine più generale. 

Ce¦üramique Maastricht NL 1995 -®Jo Coenen Architects & Urbanists
Glaspaleis Heerlen NL 2003 with WIELARETS arch -®Jo Coenen Architects & Urbanists
Mosae Forum Maastricht NL 2007 -®Jo Coenen Architects & Urbanists

Come architetto e urbanista, Capo Architetto della Corona Olandese, consulente del Governo e di moltissime amministrazioni cittadine e regionali, membro di giuria in concorsi pubblici inter-nazionali e appassionato professore in molte università europee, Coenen ha colto in ogni ruolo la possibilità di lasciare il segno sul tema a lui più caro: l’interazione tra l’edificio e la città. 

Stockholm University Stockholm SW 1996 -®Jo Coenen Architects & Urbanists
Villa Lanaken BE 1999 -®Jo Coenen Architects & Urbanists

Il progetto, patrocinato dall’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Milano e dal Comune di Milano, è promosso dalla Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano insieme al Bureau Europa di Maastricht, in collaborazione con l’HNI e IBA Euroregion, e alla Delft University of Technology (TU Delft). 

La mostra, in cui sarà previsto anche un workshop con gli studenti, non vorrà essere un incontro per soli addetti ai lavori, ma servirà a portare all’attenzione di un pubblico ampio temi di estrema rilevanza e attualità rispetto alle trasformazioni della città europea.

Jo Coenen
Gallo Gallina, “l’untore! dagli! dagli! dagli all’untore!”, 1829

“”l’untore! dagli! dagli! dagli all’untore!”

“Chi? io! ah strega bugiarda! sta zitta,” gridò Renzo; […] Allo strillar della vecchia , accorreva gente di qua e di là; […] Renzo non istette lì a pensare: gli parve subito miglior partito sbrigarsi da coloro, che rimanere a dir le sue ragioni: diede un’occhiata a destra e a sinistra , da che parte ci fosse men gente, e svignò di là.

[…] La strada davanti era sempre libera; ma dietro le spalle sentiva il calpestìo e, più forti del calpestìo, quelle grida amare: “dagli! dagli! all’untore!” Non sapeva quando fossero per fermarsi; non vedeva dove si potrebbe mettere in salvo. L’ira divenne rabbia, l’angoscia si cangiò in disperazione […] Vide (ché il gran turbamento non gliel aveva lasciato vedere un momento prima) un carro che s’avanzava, anzi una fila di que’ soliti carri funebri, col solito accompagnamento; e dietro, a qualche distanza, un altro mucchietto di gente che avrebbero voluto anche loro dare addosso all’untore, e prenderlo in mezzo; ma eran trattenuti dall’impedimento medesimo. Vistosi così tra due fuochi, gli venne in mente che ciò che era di terrore a coloro, poteva essere a lui di salvezza; […] prese la rincorsa verso i carri, passò il primo, e adocchiò nel secondo un buono spazio voto. Prende la mira, spicca un salto; è su, piantato sul piede destro, col sinistro in aria, e con le braccia alzate.

«Bravo! bravo!» esclamarono, a una voce, i monatti, alcuni de’ quali seguivano il convoglio a piedi, altri eran seduti sui carri, altri, per dire l’orribil cosa com’era, sui cadaveri, trincando da un gran fiasco che andava in giro. «Bravo! bel colpo!» […]

I nemici, all’avvicinarsi del treno, avevano, i più, voltate le spalle, e se n’andavano, non lasciando di gridare: «dagli! dagli! all’untore!» Qualcheduno si ritirava più adagio, fermandosi ogni tanto, e voltandosi, con versacci e con gesti di minaccia, a Renzo; il quale, dal carro, rispondeva loro dibattendo i pugni in aria.”

Alessandro Manzoni, da I Promessi Sposi , ed. 1840, cap. XXXIV.

Maurizio Mercuri, Ho perso tempo, 2019, legno, rame elettroeroso e patinato, cm 26 x 20 x 18; courtesy l’artista

Dal 24 gennaio al 7 marzo 2020 gli ambienti settecenteschi di Palazzo Vizzani di Bologna ospitano la mostra Filigrana, un dialogo tra le opere per lo più inedite, di Stefano Arienti, Pierpaolo Campanini e Maurizio Mercuri, a cura di Fulvio Chimento. 

La filigrana, antica tecnica di impressione visibile su carta solo in trasparenza o in controluce, rimanda alla preziosità e alla sapienza del processo di elaborazione artistica, ma costituisce simbolicamente anche l’anima dell’opera d’arte che può manifestarsi o rimanere quieta, in attesa di un atto critico in grado di ridestarla.

Stefano Arienti, Rete arancio, 2019, stampa digitale su microciniglia, cm 135 x 182; courtesy l’artista

Stefano Arienti presenta esclusivamente opere inedite, frutto della sua attuale ricerca, che prevede la stampa di immagini su materiali di uso comune, come tappetini in ciniglia o carta da manifesto. Le opere realizzate da Pierpaolo Campanini dialogano con affreschi, tessuti e carte da parati che decorano gli ambienti di Palazzo Vizzani: la pittura diviene quasi araldica e infonde carica simbolica al percorso espositivo, accentuando la dimensione mimetica delle opere. Il suono, la luce e la fotografia sono gli elementi che qualificano i lavori per lo più inediti di Maurizio Mercuri, artista dotato di un talento cristallino che gli permette di formalizzare con immediatezza la sorgente concettuale delle sue intuizioni artistiche. 

Pierpaolo Campanini, Senza titolo, 2001, olio su tela, cm 190 x 140; ph. Roberto Marossi, courtesy Kaufmann Repetto

La filigrana, in conclusione, è espressione di una stratificazione di senso, di un presente sul quale incide un involontario processo di conservazione/disgregazione esercitato dal tempo, lo stesso che ha permesso agli ambienti di Palazzo Vizzani (la cui direzione artistica è affidata a Camilla Sanguinetti) di mantenere intatta la sua essenza.

Press Irene Guzman

Enrico Galassi (Ravenna, 1907 – Pisa, 1980)

Il signor Dido, alias Alberto Savinio, è a Ravenna. Va a dormire e sogna «il suo amico Enrico. E chi altro avrebbe sognato il signor Dido a Ravenna? […]. Enrico traversò l’infanzia, l’adolescenza: diventò uno degli adulti più geniali che il signor Dido avesse mai conosciuto. E variamente operoso: pittore, architetto, scrittore, ideatore di infiniti progetti». Così scrive Alberto Savinio del carissimo amico ravennate Enrico Galassi (Ravenna, 14 novembre 1907-Pisa, 1° settembre 1980), nel suo ultimo capolavoro, Il signor Dido. In un’altra occasione, presentando una mostra di mosaici dello stesso Galassi, sempre Savinio aveva scritto di lui come di un «pittore fra i più intelligentemente moderni, architetto genialissimo che crea la casa dell’uomo dalle sue necessità interne, costruttore di macchine, inventore, uomo leonardesco». Ma di Galassi avevano parlato in maniera lusinghiera, tra gli altri, Filippo De Pisis, Carlo Carrà, Pietro Maria Bardi e Alberto Sartoris. Nonostante ciò, Galassi è stato quasi sempre «guardato in cagnesco dalla sorte» (Savinio).

Enrico Galassi, Composizione marina IV, 1933

Ravenna, ora, vuole rendergli omaggio affinché finalmente il suo geniale concittadino possa occupare quel posto che gli spetta nel panorama dell’arte italiana del Novecento, come si augurava l’amico e poeta Libero De Libero nel 1970, nel catalogo dell’unica mostra tenutasi a Ravenna, prima di questa: «Ed ora mi rivolgo ai collezionisti, alle gallerie, ai critici, ai musei, perché ti sia assegnato il posto che ti compete». A De Libero si deve la definizione di Galassi come «artista fuorilegge».

Enrico Galassi, La fruttiera, 1932

In questa mostra ravennate, la prima istituzionale che la sua città d’origine gli dedica, verrà esposta una trentina di opere, assieme a quattro quadri dei suoi maggiori estimatori: Carrà, De Chirico, De Pisis e Savinio. Sarà l’occasione per il pubblico di conoscere il loro «amico geniale» ravennate, attraverso la sua produzione pittorica più importante e originale, quella degli anni Trenta. Alberto Sartoris, in un articolo a lui dedicato nel 1938, parlerà di Galassi come di un «animatore dell’alchimia metafisica», che si muove al tempo stesso «nella direzione spirituale del fascino surrealista». I suoi «dialoghi platonici» hanno come oggetto «Marine, isole, strumenti musicali, pesci, conchiglie, vasi, uccelli, fiori, piante, frutta, bottiglie, ballerine, colonne, cigni, statue, figure e cose soprannaturali». Un mondo di cose animate e misteriose che tutt’oggi colpiscono chi le guarda.

Enrico Galassi, Le ballerine, 1933

Il non essersi mai fermato a un solo ambito artistico, ma l’aver voluto sperimentare tutti i campi dell’arte, dalla pittura, al mosaico, all’architettura, alla poesia, viene spiegato ancora una volta dalle parole del suo amico carissimo, Savinio: Enrico, essendo «artista-nato, sa che l’arte è un gioco da dei, timorosi di lasciarsi prendere dalla noia di quaggiù».

Enrico Galassi, Il mare dell’infanzia, 1966

Enrico Galassi. L’artista fuorilegge 1907-1980

Palazzo Rasponi dalle Teste, Piazza John Fitzgerald Kennedy 12, Ravenna

16 febbraio – 22 marzo 2020

feriali ore 15-18; sabato e domenica ore 11-18; chiuso il lunedì

ingresso libero

Catalogo e mostra a cura di Alberto Giorgio Cassani

Quarta esposizione del ciclo: Novecento rivelato, a cura del Comune di Ravenna, Assessorato alla Cultura e dell’Associazione culturale “Tessere del ’900”

Inaugurazione sabato 15 febbraio 2020, ore 18:00