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Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 1996, ©olivierotoscani

Oliviero Toscani. Più di 50 anni di magnifici fallimenti è il titolo dell’esposizione al MAR, curata da Nicolas Ballario con l’organizzazione di Arthemisia, che mette in mostra il lavoro pluridecennale del celebre fotografo milanese. Per chi conosce la sua storia, sa che il fallimento rappresenta per l’artista una prospettiva per non fermarsi mai e sfidare ogni limite. L’esposizione – che complessivamente presenta quasi 150 fotografie – gravita attorno a un corpo centrale di immagini costituito da 100 scatti di piccolo formato che ne ripercorrono l’intera carriera. Toscani, mediante la fotografia, ha fatto discutere il mondo su temi come il razzismo, la pena di morte, l’AIDS e la guerra.

Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 1996, ©olivierotoscani
Oliviero Toscani, Angelo e Diavolo, ©olivierotoscani
Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 1992, ©olivierotoscani

Tra i lavori in mostra il famoso Bacio tra prete e suora del 1992, i Tre Cuori White/Black/Yellow del 1996, No-Anorexia del 2007 e decine di altri. Saranno esposti anche i lavori realizzati per il mondo della moda, che Oliviero Toscani ha contribuito a cambiare radicalmente: dalle celebri fotografie di Donna Jordan fino a quelle di Monica Bellucci, oltre ai ritratti di Mick Jagger, Lou Reed, Carmelo Bene, Federico Fellini e i più grandi protagonisti della cultura dagli anni ‘70 in poi.

Oliviero Toscani, No Anorexia, 2007, ©olivierotoscani

Completano e integrano il percorso espositivo due corpi di lavoro che si sviluppano lateralmente: il Progetto Razza Umana e il Focus newyorchese. La mostra vede come media partner Sky Arte e Rolling Stones.

Oliviero Toscani, Razza Umana, ©olivierotoscani

Oliviero Toscani. Più di 50 anni di magnifici fallimenti

Sede: Museo d’Arte della città di Ravenna

Enti organizzatori: Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna e Arthemisia

A cura di: Nicolas Ballario

Media patner: Sky Arte, Rolling Stones

Periodo: 14 aprile – 30 giugno 2019

Orari mostra: martedì – sabato: 9 – 18; domenica 11 – 19

(chiuso lunedì) la biglietteria chiude un’ora prima

Ingresso: intero € 6.00, ridotto € 5.00, studenti € 4.00

Oliviero Toscani, Mick Jagger, 1973, ©olivierotoscani
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In concomitanza con il Salone del Mobile di Milano, dal 9 al 14 aprile 2019, nei due spazi di Garçons de la rue e Tonsor Club, si terrà la mostra Frange dell’artista francese Aurélie Mathigot organizzata da Arcipelago.

L’esposizione presenta una serie di opere ibride, tipiche della produzione dell’artista e derivanti dalle collaborazioni con svariati brand, il cui filo conduttore è quello di una matassa da cucito. Per Astier de Villatte la Mathigot ha ricoperto alcune ceramiche con ricami crochet di corda dura, delle quali ha poi ricavato un calco, usato per riprodurre a mano ogni pezzo. Con PoParis!, azienda specializzata in tappeti, l’artista ha identificato la tecnica di nodi più vicina al suo lavoro di crochet, e ideato alcuni modelli, realizzati in seguito dalle mani esperte di donne albanesi.

Per Macon&Lesquoy, marchio rinomato per le originali spille, Mathigot ha cucito a mano un modello ispirato a una sua opera da cui ne è derivata una serie a tiratura limitata di soli 200 pezzi. Dalla collezione di Livette la Suissette l’artista ha preso la materia a lei più familiare, ovvero il lino, ricamando sopra a cuscini ed altri elementi d’arredo delle vistose frange. Per l’eclettico brand parigino Merci, la Mathigot ha realizzato un pezzo unico assemblando stoffe di diversa foggia, colore e spessore. 

In mostra ci sarà anche la serie Photos Brodées, istantanee stampate su tela, in seguito ricamate in specifici punti con materiali estranei, quali cotone, lana, perline, al fine di intensificare certe aree dell’immagine. 

Aurélie Mathigot ha esposto in molti prestigiosi musei internazionali, come il Centre Pompidou, il Palais de Tokyo, la Galerie Yvon Lambert, il Musée MAC/VAL di Vitry sur Seine, la Saatchi Gallery di Londra e la Galleria Rossana Orlandi di Milano. Tuttora è attivissima in Giappone, dove collabora attivamente con numerosi designer. 

Irene Guzman press

La mostra La Ceramica Parallela, a cura di Salvatore Arancio e Marinella Paderni, che ISIA Faenza presenta domani, sabato 6 aprile, negli spazi della Galleria Fatto ad Arte di Milano in occasione della Milano Art Week, proseguirà per tutta la settimana della Milano Design Week fino al 14 aprile. L’esposizione, ispirata al trattato pseudo-scientifico La botanica parallela (1976) di Leo Lionni, mette in scena un paesaggio fantastico, popolato da sculture totemiche, risultato del workshop condotto dall’artista Salvatore Arancio con otto studenti del Biennio Specialistico di Design del Prodotto di ISIA Faenza. 

Le forme scultoree sono, al tempo stesso, elementi di arredo – ad esempio, gambi di tavolini da caffè, stampati in ceramica 3D e poi smaltati – che consentono di creare un interessante cortocircuito tra il mondo dell’arte e quello del design. 

Irene Guzman press

Come ogni anno, questo blog ricorda il primo aprile per il significato gioioso che questa data ha ormai da millenni. Pochi mesi fa, è uscito un libretto delizioso di Alessandra Palombo, Poesie in tautogramma, per i tipi di Interno Poesia che ho il piacere di seguire come editore sin dalla prima pubblicazione nel 2016 e come sito denso di perle numerose dall’aprile 2014.

Scrive Alessandro Fo nella prefazione: “Contro una dilagante aberrazione, in deriva sempre più marcata rispetto a ciò che vorremmo identificare come “umano”, il tautogramma stilizza in trame di un’araldica quasi trascendentale ciò che noi siamo, ciò che non vogliamo.”

Alla perizia stilistica della Palumbo, all’esattezza delle parole tutte dalla medesima iniziale, risponde anche un significato spesso umoristico e graffiante (ma non solo), talché m’è parsa scelta perfetta per questa cadenza annuale. Buona lettura e buon pesce d’aprile.

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Menù

Marco,

marito mio,

mangiasti martedì

mirabile menù:

mortadella, malfatti

maccheroni, minestra,

maiale, milanese,

mezzo manzo;

mescesti malvasia,

misurasti marsala,

masticasti merluzzo,

melone, melagrana,

mordicchiasti mela,

mirtilli, meringhe,

mieloso millefoglie,

moristi mercoledì

mormorandomi:

“magnifico menù,

mogliera mia.”

Alessandra Palombo, Poesie in tautogramma, Interno Poesia 2019

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Gaiezza

Girare giardini,

guardare germinare

gemme, germogliare

gigli, gialle ginestre,

gelsomini, garofani,

gerbere, gerani.

Guardare gabbiani

giovani giocare,

girellare gatti,

gustare gelato

genuino,

giornate gioiose.

Gaudio!

Grazie Grande G.

Alessandra Palombo, Poesie in tautogramma, Interno Poesia 2019

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Leggere

Leggere

lacera limiti,

linee, lontananze.

Livella.

Lava lacrime

-lapsus!-

leva lacune.

Lievita, lima

Leviga logica.

Leggere

lumina,

largisce leggiadria,

libera.

Alessandra Palombo, Poesie in tautogramma, Interno Poesia 2019

Ho conosciuto Davide Enia esattamente una settimana fa, partecipando a uno dei frequentissimi appuntamenti con gli autori organizzati dalla Biblioteca Classense di Ravenna, una delle istituzioni più prestigiose e attive di tutta la Regione e fra le migliori d’Italia, attualmente diretta da Maurizio Tarantino e animata da bibliotecarie come Nicoletta Bacco e Silvia Travaglini, colme di passione per la loro meravigliosa e importante professione, oltre che in preziosa collaborazione col giornalista Matteo Cavezzali.

Occasione dell’incontro è stata la presentazione del libro e dei passaggi di vita vera contenuti in Appunti per un naufragio (Sellerio, Palermo 2017), divenuto anche narrazione teatrale dal titolo L’abisso. Dati i tempi, non credo sia superfluo sottolineare quanto mi abbia coinvolto e sconvolto udire le parole dell’autore, drammaturgo e attore sulla sua esperienza lampedusana, che ha visto in parallelo procedere la malattia del suo amatissimo zio paterno Beppe insieme all’approfondirsi del rapporto col padre Francesco e soprattutto il toccare con occhi e mani la realtà tragica degli sbarchi, le esistenze miracolosamente salvate o altrettanto disperatamente perdute nel gran cimitero del Mediterraneo, la Shoah di questi ultimi anni. Una decina di giorni prima era stato mandato in onda un servizio fortissimo di Corrado Formigli sull’inferno libico, fatto di torture di ogni genere e stupri persino su ragazzine dodicenni, quelle che lo stesso Enia ha visto giungere stremate e incinte sulle coste isolane. Il libro, che ho letteralmente divorato, è da leggere e sottolineare e consigliare a chiunque, specie a quanti siano convinti della bontà dell’azione governativa dalle menzogne sporche e disumane dei politici peggiori di sempre, i succubi e incapaci 5 stelle e i fascio-razzisti leghisti e salviniani, peraltro mentre l’economia reale va a rotoli e certo non a causa dell’immigrazione, anzi.

A proposito, proprio per la cupezza di questo periodo assurdo e cattivo di cui la disinformazione dei media nazionali e popolari ha pure tanta responsabilità, desidero con forza rilanciare anche in qualità di insegnante una battaglia sacrosanta e giusta, quella dello Ius soli: riconoscere cittadinanza immediata a chiunque sia nato in Italia indipendentemente dalla provenienza dei genitori. Questa giovane vita studierà la nostra bellissima lingua e contribuirà con la sua stessa presenza a migliorare il presente e a dare un futuro più aperto a questo Paese. Impedirne l’integrazione, più che miope, è azzardo stupido e folle.

Spero che Nicola Zingaretti, da me votato alle ultime primarie del PD, dopo il disastro renziano possa riunire le forze democratiche di sinistra insistendo con coraggio proprio sui valori che ne segnano identità, unicità e diversità, emendando i troppi errori che ne hanno altrettanto segnato il recente e rapido declino.

Marco Bravura, Lampedusa, 2014, cm 200×250

“Poi ribadì ancora una volta il concetto: «In mare non esiste neanche il considerare una alternativa, ogni vita è sacra e si aiuta chi ha bisogno, stop». Questa frase era più di un mantra. Era un vero e proprio atto di devozione. (…)

«… Ma dopo tutto quello che hanno passato, dopo la traversata, ecco finalmente la terra ferma. Lì sul molo è una nuova nascita, piena di speranze e di gioia. E tu ti ritrovi a essere la prima persona che li accoglie. Hanno affrontato situazioni terribili, meritano una accoglienza degna. Per quel che mi riguarda, è un privilegio essere lì, perché onori il loro viaggio, il loro coraggio e anche la loro incoscienza, compartecipando per un breve istante al loro percorso». (…)

«Capita che i barconi si rovescino. Affondano in poco tempo. A volte il mare è pieno di corpi già al momento del nostro arrivo. A volte i corpi tra le onde sono vivi. A volte no. Tutto si riduce a una questione di tempo, di velocità, di buona sorte. Quando un corpo va giù, ora lo vedi sbracciarsi, ora non lo vedi più. È un niente».”

Davide Enia, Appunti per un naufragio, Sellerio 2017, p. 14, 70, 93.

Roberta Maioli, Damnatio memoriae, 2016 (particolare)

Ps. In quel “niente” c’è tutta una vita, un essere umano vero, col suo carico di storia, sentimenti e sogni che vorrebbero realizzarsi e troppo spesso non lo saranno più.

Oltre a invitare con urgenza alla visione del docu-film Fuocoammare (2016) di Gianfranco Rosi, desidero qui ricordare l’impegno di due artisti ravennati su questo tema: Marco Bravura con l’opera Lampedusa (2014) e Roberta Maioli con la mostra Damnatio memoriae (2016). Scrivere per loro è stato per me motivo di onore profondo.


Il lavoro in versi Silhouette di Luca Maggio è una piccola Spoon River sospesa fra Rivoluzione francese e una ideale galleria dantesca, mentre la conclusione, isolata, è affidata a una invocazione pronunciata da Orfeo. Numerosi i personaggi a cui l’autore ha restituito la parola e infine, dopo un accurata limatura, ha pubblicato nel 2018 per i tipi dell’editore Italic. Sono pagine dedicate a poeti quali Valerio Magrelli, Valentino Zeichen e Alda Merini.

Importante il disegno in copertina, opera calligrafica dell’artista Sara Vasini, pensata appositamente per questo libro e realizzata con la sua caratteristica assenza di crenatura. Di questo e molto altro, artista e autore saranno lieti di parlare durante la conversazione di presentazione del volume sabato 23 marzo 2019 h.17.30 presso la libreria Libridine, Viale Baracca 91, Ravenna.

Sara Vasini, Senza crenatura, Incipit vita nova, 2017, 12×17 cm, inchiostro su carta

Ps. Oggi questo blog compie nove meravigliosi anni! Grazie di cuore a tutti voi, lettori preziosi. Con Kavafis auguro a ognuno di voi che la strada per la vostra Itaca sia ancora lunga e (…) che duri a lungo. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso, / già tu avrai capito cosa Itaca vuole significare.

Martedì 19 marzo 2019, alle ore 17.30, in occasione delle celebrazioni internazionali dell’Italian Design Day apre al pubblico la nuova Biblioteca di Design “Bruno Munari” dell’ISIA di Faenza, la prima in Emilia-Romagna a essere dedicata specificamente a questa materia. 

Oltre 3.500 volumi tra design, architettura, arte, scienze umane, letteratura che trovano spazio negli antichi ambienti del monumentale Palazzo Mazzolani, nel cuore di Faenza, appositamente ristrutturati per accogliere la nuova biblioteca.

Oggi le biblioteche sono nuove piazze del sapere, amate e frequentate dai giovani, e questo evento è un investimento importante e simbolico per un’istituzione di formazione universitaria quale ISIA Faenza.

L’Associazione Bruno Munari ha aderito con entusiasmo all’iniziativa di intitolare la biblioteca al grande Maestro, ideatore del progetto didattico dell’ISIA e massimo esponente del Novecento nel dialogo tra arti e design, per una creatività fondata sulla continua sperimentazione.

Irene Guzman press