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Stefano Arienti e Giovanni Ferrario, La danza delle polveri, 2009, installazione composta da 30 fogli

Oggi, sabato 25 marzo, alle ore 18.00 presso la Galleria Civica di Modena sarà inaugurata Antipolvere , mostra personale di Stefano Arienti a cura di Daniele De Luigi e Serena Goldoni

Nella Sala grande di Palazzo Santa Margherita sono state allestite opere che ripercorrono venticinque anni di attività di uno dei più noti e riconosciuti artisti italiani a livello internazionale.

Stefano Arienti, Libro Fenice, 2012, acrilici, matite, penna e altro su libro, 36x51x6 cm

Stefano Arienti, Senza titolo, 2015, slide da proiezione per Open Day 2015 dell’Accademia di Belle Arti di Carrara

Opere su carta e su supporti inconsueti, come i grandi disegni realizzati su teli da cantiere, commissionati da istituzioni pubbliche e fondazioni private, sono testimoni di un percorso di ricerca incessante in cui le immagini sono sottoposte a infiniti processi di studio e variazione: fotocopiate, ricalcate, tracciate con forature, intessute o disegnate in oro.

Tra le opere selezionate un grande telo realizzato nel 2012 per l’Isabella Stewart Garden Museum di Boston, mai esposto in Italia e due opere inedite realizzate nel 2017, ispirate a un capolavoro del Romanino conservato nella chiesa di Asola, paese natale dell’artista, e all’altarolo di El Greco, conservato presso la Galleria Estense di Modena e realizzato ad hoc per la mostra.

Irene Guzman press

Stefano Arienti, Stelline, 2012, carta traforata, installazione composta da 59 fogli

Stefano Arienti. Antipolvere

Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103 – Modena

26 marzo – 16 luglio 2017

A cura di Daniele De Luigi e Serena Goldoni

Orari mercoledì-venerdì 10.30-13.00 e 16.00-19.30; sabato, domenica e festivi 10.30-19.30.

Lunedì e martedì chiuso.

Ingresso gratuito

Ufficio stampa Pomilio Blumm

Irene Guzman tel. +39 349 1250956, email irene.guzman@comune.modena.it

Informazioni Galleria civica di Modena, corso Canalgrande 103, 41121 Modena

tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932

www.galleriacivicadimodena.it

Museo Associato AMACI

 

Sette anni fa, il 21 marzo 2010, aprivo questo mio orto-blog. Sono contento dell’esperienza nonostante momenti di inevitabile stanchezza e altri, ben più numerosi fortunatamente, di slancio e passione. Desidero ringraziare uno a uno tutti coloro che lo hanno visitato anche solo una volta di sfuggita (oltre 482.000 visualizzazioni in sette anni, senza alcuna pubblicità eccetto il passaparola). Questo compleanno è anche vostro. Buon “Arcobaleno”.

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 2ª edizione, Firenze 1919

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 2ª edizione, Firenze 1919

“Inzuppa 7 pennelli nel tuo cuore di 36 anni finiti ieri 7 aprile
E rallumina il viso disfatto delle antiche stagioni
Tu hai cavalcato la vita come le sirene nichelate dei caroselli da fiera
In giro
Da una città all’altra di filosofia in delirio
D’amore in passione di regalità in miseria
Non c’è chiesa cinematografo redazione o taverna che tu non conosca
Tu hai dormito nel letto d’ogni famiglia
Ci sarebbe da fare un carnevale
Di tutti i dolori
Dimenticati con l’ombrello nei caffè d’Europa
Partiti tra il fumo coi fazzoletti negli sleeping-cars diretti al nord al sud

Ardengo Soffici, Linee e volumi di una persona (Mendicante), 1912

Ardengo Soffici, Linee e volumi di una persona (Mendicante), 1912

Paesi ore
Ci sono delle voci che accompagnan pertutto come la luna e i cani
Ma anche il fischio di una ciminiera
Che rimescola i colori del mattino
E dei sogni
Non si dimentica né il profumo di certe notti affogate nelle ascelle di topazio
Queste fredde giunchiglie che ho sulla tavola accanto all’inchiostro
Eran dipinte sui muri della camera n.19 nell’Hôtel des Anglais a Rouen
Un treno passeggiava sul quai notturno
Sotto la nostra finestra
Decapitando i riflessi delle lanterne versicolori
Tra le botti del vino di Sicilia
E la Senna era un giardino di bandiere infiammate

Ardengo Soffici, Sintesi di un paesaggio primaverile, 1913

Ardengo Soffici, Sintesi di un paesaggio primaverile, 1913

Non c’è più tempo

Lo spazio

È un verme crepuscolare che si raggricchia in una goccia di fosforo
Ogni cosa è presente
Come nel 1902 tu sei a Parigi in una soffitta
Coperto da 35 centimetri quadri di cielo
Liquefatto nel vetro dell’abbaino
La Ville t’offre ancora ogni mattina
Il bouquet fiorito dello Square de Cluny
Dal boulevard Saint-Germain scoppiante di trams e d’autobus
Arriva la sera a queste campagne la voce briaca della giornalaia
Di rue de la Harpe
«Pari-cûrses» «l’Intransigeant» «la Presse»
Il negozio di Chaussures Raoul fa sempre concorrenza alle stelle
E mi accarezzo le mani tutte intrise dei liquori del tramonto
Come quando pensavo al suicidio vicino alla casa di Rigoletto
Sì caro
L’uomo più fortunato è colui che sa vivere nella contingenza al pari dei fiori
Guarda il signore che passa
E accende il sigaro orgoglioso della sua forza virile
Ricuperata nelle quarte pagine dei quotidiani

O quel soldato di cavalleria galoppante nell’indaco della caserma
Con una ciocchetta di lilla fra i denti

Ardengo Soffici, Natura morta (Piccola velocità), 1913

Ardengo Soffici, Natura morta (Piccola velocità), 1913

L’eternità splende in un volo di mosca
Metti l’uno accanto all’altro i colori dei tuoi occhi
Disegna il tuo arco
La storia è fuggevole come un saluto alla stazione
E l’automobile tricolore del sole batte sempre più

invano il suo record fra i vecchi macchinari del cosmo
Tu ti ricordi insieme ad un bacio seminato nel buio
Una vetrina di libraio tedesco Avenue de l’Opéra
E la capra che brucava le ginestre
Sulle ruine della scala del palazzo di Dario a Persepoli
Basta guardarsi intorno
E scriver come si sogna
Per rianimare il volto della nostra gioia
Ricordo tutti i climi che si sono carezzati alla mia pelle d’amore
Tutti i paesi e civiltà
Raggianti al mio desiderio
Nevi
Mari gialli
Gongs
Carovane
Il carminio di Bombay e l’oro bruciato dell’Iran
Ne porto un geroglifico sull’ala nera
Anima girasole il fenomeno converge in questo centro di danza
Ma il canto più bello è ancora quello dei sensi nudi

Ardengo Soffici, Decorazioni di Bulciano, 1914

Ardengo Soffici, Decorazioni di Bulciano, 1914

Silenzio musica meridiana
Qui e nel mondo poesia circolare
L’oggi si sposa col sempre
Nel diadema dell’iride che s’alza
Siedo alla mia tavola e fumo e guardo
Ecco una foglia giovane che trilla nel verziere difaccia
I bianchi colombi volteggiano per l’aria come lettere d’amore buttate dalla finestra
Conosco il simbolo la cifra il legame
Elettrico
La simpatia delle cose lontane
Ma ci vorrebbero delle frutta delle luci e delle moltitudini
Per tendere il festone miracolo di questa pasqua

Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949

Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949

Il giorno si sprofonda nella conca scarlatta dell’estate
E non ci son più parole
Per il ponte di fuoco e di gemme
Giovinezza tu passerai come tutto finisce al teatro
Tant pis Mi farò allora un vestito favoloso di vecchie affiches”

Ardengo Soffici (1879-1964), Arcobaleno, da BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, Firenze 1919 (1ª edizione 1915).

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 1ª edizione, Firenze 1915

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 1ª edizione, Firenze 1915

 

Philip Schultz

Philip Schultz

Ho letto Erranti senza ali di Philip Schultz (Rochester, 1945), tratto dalla raccolta Failure con cui ha vinto il Pulitzer per la poesia nel 2008, dopo aver scoperto e divorato La mia dislessia, racconto drammatico ma edificante del suo rapporto con questo disturbo dell’apprendimento che capì di avere purtroppo molto tardi, quando tale diagnosi emerse per uno dei suoi due figli.

Durante la prima parte della sua vita quest’uomo era considerato dalla scuola dalla società dalla stessa famiglia un povero stupido, predestinato al nulla, uno da abbandonare in un angolo tant’era inutile.

Solo la sua grande determinazione nel voler diventare uno scrittore e riscattare tutta quella sofferenza per riuscire finalmente a esprimersi, lo ha portato da solo a imparare a leggere e a scrivere, certo, con sforzo immane e senza strumenti o aiuti esterni.

Risultato? Nel 1987, pur con tutte le sue cicatrici o forse grazie a esse e dopo anni di docenza presso la New York University, diede vita alla scuola di scrittura Writers Studio, che ancora dirige. È dunque divenuto uno scrittore e soprattutto un poeta americano riconosciuto e premiato. Si è poi sposato con la scultrice Monica Banks, con cui vive a East Hampton insieme a Eli e Augie, i loro due figli, e all’amata cagna Penelope (i cani sono veramente importanti nella sua definizione umana e poetica).

Entrambi questi libri di Schultz mi hanno commosso e li consiglio a chiunque, dislessico o meno, desideri avvicinare la parte più umana di sé. È lettura che non lascia indifferenti.

The Writers Studio

 

“«We do such terrible things

to ourselves and one another»,

Joey is telling Niagara

this morning, «each of us

is an emergency readying

itself to occur, a history

of implacable grief,

a World Trade Center

of incommensurate ruin,

an afterglow, a theology,

the fruit of endless labor,

a void, a victim, a revolution,

all joined by accident,

only by accident».

 

Then, sighing, to me he says,

«Yes, I speak to dogs.

Rusty says “Goodbye.

You were a great frined”».

 

That afternoon

I walked

only myself

along the Hudson.”

Philip Schultz, The Wandering Wingless, in Failure, 2007.

 

 

“«Facciamo cose orrende

a noi stessi e agli altri»,

sta dicendo Joey a Niagara

stamattina, «ognuno di noi

è un’emergenza che si prepara

ad accadere, una storia

di implacabile dolore,

un World Trade Center

di immane rovina,

un riverbero, una teologia,

il frutto di una fatica senza fine,

un vuoto, una vittima, una rivoluzione,

tutto tenuto insieme per caso,

solo per caso».

 

Poi, con un sospiro, mi dice:

«Sì, parlo con i cani.

Dice Rusty: “Addio.

Sei stato un grande amico”».

 

Quel pomeriggio

ho portato a spasso

solo me stesso

lungo l’Hudson.” 

Philip Schultz, Erranti senza ali, Roma 2016 p.89 (trad. ital. a cura di un team guidato da Paola Splendore).

 

 

 

 

umanisti-italiani

Giovedì 23 febbraio è stato presentato presso la Biblioteca Classense di Ravenna un volume molto importante per gli studi attuali e futuri sull’argomento: “Umanisti italiani. Pensiero e destino” (Einaudi, 2016).

I due autori, Massimo Cacciari, che ha firmato il saggio di apertura, e Raphael Ebgi, che ha curato i testi, ovvero l’antologia in cui sono leggibili anche pagine sinora inedite, hanno spiegato come la visione corrente del Quattrocento, tutta grazia e armonia, sia radicalmente da ribaltare, poiché lo spirito che abitava gli intellettuali umanisti era di piena consapevolezza della crisi già in corso nel loro tempo e che esploderà con ferocia definitiva nel Cinquecento, tra guerre, invasioni, riforme e controriforme. Ma il senso di questa tragicità della storia umana è già propria del secolo umanista che nel pieno smarrimento dei due capisaldi medievali (l’impero in sostanza assente e il papato diviso durante lo Scisma d’Occidente addirittura fra tre contendenti, romano, pisano e francese) non a caso si apre col rogo del riformatore boemo Jan Hus, per chiudersi con l’altro rogo, stavolta fiorentino, del Savonarola, passando per il grande shock della caduta di Costantinopoli (1453), assediata dai turchi di Maometto II.

Agli umanisti non resta che tentare l’impossibile, la quadratura del cerchio, conciliare gli opposti, dalla filosofia platonica con l’aristotelica, alla classicità (non vissuta come erudizione vuota ma come modello) col cristianesimo, scartando però il dogmatismo della Scolastica medievale e preferendo alle regole l’esperienza francescana (sì, il semieretico Francesco torna ad essere il santo di riferimento), senza scordarsi della mistica ebraica, la cabala tanto cara agli studi di Pico della Mirandola, arrivando addirittura a proporre da parte del pontefice Pio II la conversione del sultano Maometto II (potenziale guida temporale e autorevole anche per l’Occidente?).

Insomma, la tensione che animava i dibattiti e le posizioni dei protagonisti di questa stagione straordinaria della storia occidentale (e come non citare le due colonne teoretiche massime del Quattrocento tutto, Nicola Cusano e Leon Battista Alberti) era evidente.

In finale di battuta, ho domandato a Cacciari se nonostante tale certezza della crisi, si possano considerare gli umanisti come intellettuali che hanno conservato fiducia nelle capacità dell’uomo, proprio a partire dal desiderio utopico di concordare posizioni altrimenti inconciliabili. Questa la risposta: “Certo, ma tenendo presente che la tensione intellettuale e spirituale è dovuta anche alla coscienza del rischio che l’uomo corre di divenire, proprio per sua natura, superiore all’angelo o peggiore delle bestie. Sulla nave dei folli di Bosch è imbarcata l’intera umanità.”

umanisti-italiani-ravenna

 

Nel corso dell’ultimo anno ho dedicato più di qualche post alla disastrosa conduzione politico-culturale del PD ravennate, dall’idea novissima e stupenda delle panchine musive, alle elezioni comunali, sino alla gigantesca toilette che tuttora orna Piazza Kennedy, in attesa, pare, d’essere spostata verso collocazione non del tutto precisata (l’orribile container da 180 mila euro verrà spiaggiato nottetempo così come dal nulla è apparso lo scorso 26 ottobre?).

Il primo articolo di questa serie era però del 28 gennaio 2016, quando già all’orizzonte si profilavano abbastanza nitide certe manovre, proseguite post elezioni comunali (giugno 2016) con la nomina della ex presidente di RavennAntica (Fondazione culturale con soci fondatori pubblici e privati) ed ex deputato PD Elsa Signorino ad assessore culturale del Comune di Ravenna.

Risultato? RavennAntica, in perdita da tempo, gestirà i servizi di Musei e siti pubblici (con gran festa sui media locali, ovviamente): http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/52174/monumenti-statali-tomba-di-dante-e-mar-ravennantica-gestira-promozione-e-ticket.html

Contemporaneamente, è stato appena nominato direttore della Biblioteca Classense e insieme (!) del MAR (Museo d’Arte della città di Ravenna) Maurizio Tarantino, che sicuramente ha competenze in campo bibliotecario, ma museale? http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/52211/dirigenti-comunali-altre-tre-conferme-novita-per-classense-e-municipale.html

Banalmente, sarebbe stato sufficiente indire un concorso pubblico per il MAR (come per la Classense, peraltro), solo che questa ipotesi non è mai stata presa in considerazione. L’intento, chiaro da tempo, era quello di affossare le attività della pinacoteca cittadina, ormai pari a zero, promuovendo il nuovo e dispendiosamente inutile museo archeologico di RavennAntica a Classe (a scapito, fra l’altro, anche di quello Nazionale in città).  Ce l’hanno fatta, con la benedizione del Ministero di Franceschini. Complimenti.

Ormai rassegnato, tiro le somme da omertopoli e affido queste opinioni a una bottiglia di vetro virtuale, nel mare della rete.

Luca Maggio

P.S. Aggiungo oggi, 5 marzo, queste due righe per riferire che la mega e imbarazzante toilette di Piazza Kennedy è stata rimossa pochi giorni fa. Finalmente.

mosaique-magazine-2017

 

A gennaio è uscito il nuovo bellissimo semestrale Mosaïque Magazine n.13 con l’intervista a Sara Vasini proposta in anteprima mesi fa su questo blog e riveduta e corretta in occasione di questa pubblicazione.

A proposito, non posso che ringraziare Renée Malaval, mente e cuore della rivista insieme al marito Gilles Antoine, per questa generosa opportunità data a una giovane ma capacissima artista.

E visti anche gli altri nomi presenti in questo numero, non perdetelo!

Alessandra Rota, L8, 2014, cm80x100x45, legno frassino naturale e tinto marrone rossastro

Alessandra Rota, L8, 2014, cm80x100x4,5, legno frassino naturale e tinto marrone rossastro

Alessandra Rota (Bergamo, 1976): potresti descrivere il tuo percorso di formazione artistica e in particolare cosa ha fatto scattare la tua passione per il medium visivo? Ci sono stati maestri che ti hanno indirizzato verso questo interesse o è stata una tua scelta?

Mi sono diplomata prima al Liceo Artistico Statale Giacomo e Pio Manzù di Bergamo e poi in Decorazione  all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

Durante il mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare docenti che mi hanno saputo stimolare sia visivamente che intellettualmente, oltre a essere umanamente ammirevoli. Il primo fra tutti è stato il professor Colombo di Ornato Disegnato nei primi due anni del Liceo. Realizzavamo principalmente tavole con matrici modulari, all’interno delle quali interagivano positivo/negativo, concavo/convesso, crescente/decrescente, bianco/nero, pattern/frattali, bidimensionalità/tridimensionalità. Mi rendo conto ora parlandone che dentro di me, in quegli anni, è stato piantato il seme della passione per il mosaico, inteso a modo mio.

All’Accademia ho avuto “un’overdose” di stimoli, la mia mente si è aperta e ho cominciato a essere me stessa. È ancora all’Accademia che Montefiore, il mio professore di Decorazione, mi ha permesso di sperimentare il mosaico. Dopo gli studi ho cominciato subito a lavorare nell’arredo, forse per distaccarmi dall’ambiente Accademico. È stato a questo punto che è germogliata la passione per il mosaico, il MIO mosaico in legno.

Alessandra Rota, L4, 2013, cm 100x100x3,7 legno frassino tinto grigio e bianco

Alessandra Rota, L4, 2013, cm100x100x4, legno frassino tinto grigio e bianco

Alessandra Rota, L2, 2002, cm 20x50x2 legno tanganica e palissandro

Alessandra Rota, L2, 2002, cm20x50x2, legno tanganica e palissandro

 

Alessandra Rota, L7, 2014, particolare, legno frassino tinto bianco e marrone pastello

Alessandra Rota, L7, 2014, particolare, legno frassino tinto bianco e marrone pastello

Usi il legno con tutte le implicazioni di sfumature e venature che ha questo materiale organico: a cosa è dovuta questa preferenza? In futuro pensi di servirti o hai già utilizzato anche altri elementi per le tue composizioni musive?

Il legno è vivo, cambia colore col passare del tempo e l’esposizione alla luce, si muove, può essere al naturale, tinto, laccato, usato, più o meno venato, giovane, vecchio, insomma non è mai uguale a se stesso. Cosa posso volere di più? Lavorando nell’arredo la scelta del legno è avvenuta fisiologicamente.

Ho provato  a misurarmi anche con marmi, paste vetrose, piastrelle, vetro. Col marmo, dal più duro al più tenero, vado d’accordo (guarda caso anche in questo materiale ci sono  le venature come nel legno ed è sempre preso a prestito dalla natura), ma a modo mio: solitamente recupero lastre di marmo scartate e comincio a prenderle a martellate per spaccarle, per poi passare a martellina e tagliolo. Le tessere che ottengo sono irregolari, anomale e il metodo diretto, il mio preferito.

Alessandra Rota, L6, 2014, particolare, legno tanganica e frassino tinto marrone scuro

Alessandra Rota, L6, 2014, particolare, legno tanganica e frassino tinto marrone scuro

Alessandra Rota, L5, 2013, cm 80x100x4,1 legno frassino tinto bianco e marrone pastello

Alessandra Rota, L5, 2013, cm80x100x4, legno frassino tinto bianco e marrone pastello

Alessandra Rota, M4, 2013, cm 60x60x2, marmi

Alessandra Rota, M4, 2013, cm60x60x2, marmi

Le tue opere sanno di cura negli accostamenti fra chiari e scuri, di simmetrie e giochi geometrici basati su forme quadrangolari, di rientranze  e sporgenze armoniche: parla della tua poetica.

Devo tornare ancora all’argomento legno per tentare di spiegarti un qualcosa che per me resta ancora un poco avvolto in un alone di mistero. Il legno è il materiale che prediligo al tatto e alla vista. Lo preferisco anche emotivamente e cerebralmente e in più riesco a dominarlo! Scelgo le mie tessere una a una per larghezza, altezza, profondità e tinta. La progettazione è sfiancante, a pari merito di quanto è distensiva l’esecuzione, coi suoi tempi lenti, alla faccia di questo mondo impazzito…  Creare un lavoro è un qualcosa di catartico: tentare di ordinare il disordine che c’è dentro di me. Nonostante ciò, le imperfezioni che si possono notare mi danno la consapevolezza che nulla può essere perfetto e tenuto completamente sotto controllo, però questo mi aiuta ad accettare limiti e imperfezioni dell’uomo, soprattutto mie. Oltretutto quando lavoro riescono a emergere le “due me”: positivo/negativo, concavo/convesso, crescente/decrescente, bianco/nero, pattern/frattali, bidimensionalità/tridimensionalità. Non sono e non sarò mai in grado di eguagliare i maestri mosaicisti utilizzando i loro attrezzi e i loro materiali, ma il legno è MIO, è come se me lo sentissi cucito addosso!

Alessandra Rota, L11, 2015, cm 64,2x81,3x3,9 frassino tinto lava e grigio

Alessandra Rota, L11, 2015, cm64x81x4, frassino tinto lava e grigio

Alessandra Rota, L9, 2015, particolare, legno frassino tinto bianco

Alessandra Rota, L9, 2015, particolare, legno frassino tinto bianco

Visto il design dei tuoi lavori, hai mai pensato di collaborare con studi d’architettura d’interni o oggetti d’arredo? Stai lavorando a progetti particolari o vorresti realizzarne in futuro?

Certo che ci ho pensato! La mia tipologia di mosaico oltre a poter essere applicata su rivestimenti d’interni, d’esterni, soffitti, lavori murali, si sposa benissimo soprattutto su elementi d’arredo quali testate letto, boiserie, ante, schienali, armadi, ecc., inserita su tutta la superficie o solo su una parte.

Resterò sempre aperta a tutte le opportunità che mi si presenteranno: mosaico, architettura, design, arredo e quant’altro, non voglio pormi limiti lavorativi. Mi piace essere poliedrica, mi aiuta a mantenermi viva e vigile!

Contatti: rota-alessandra@virgilio.it

Milano, ottobre 2016, evento NoLo Public Market in occasione della prima edizione della Fall Design Week

Milano, ottobre 2016, evento NoLo Public Market, in occasione della prima edizione della Fall Design Week