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Il Canone di Luca Vitone

Luca Vitone, Maquette dell’installazione proposta per lo CSAC (dettaglio), 2017. CSAC, Università di Parma ph. Giovanni Oberti

Nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, dal 6 settembre al 18 ottobre 2020  l’Archivio-Museo CSAC di Parma presenta la mostra Il Canone  dell’artista Luca Vitone, che si è confrontato con l’immenso patrimonio conservato all’interno dell’Abbazia di Valserena (oltre 12 milioni di pezzi). 

Afro Basaldella, Giornale 63_1, 1963

Il Canone è un omaggio al concetto stesso di archivio a partire dal  furgone utilizzato dallo CSAC per il trasporto di opere e progetti, che sarà allestito nell’imponente navata centrale della Chiesa abbaziale, seguito da una  lunga “parata” di lavori e progetti che rappresentano la ricerca artistico-culturale italiana del Novecento, selezionati dall’artista negli archivi CSAC con un criterio del tutto personale. 

Mario Schifano, C122313S

Per Vitone il furgone rimanda concettualmente all’opera  Das Rudel di Joseph Beuys del 1969, in cui 24 slitte fuoriescono da un vecchio furgoncino Volkswagen. Anche in questo caso, le  24 opere e oggetti che il furgone dell’Università di Parma lascia dietro di sé sono collegate a episodi autobiografici dell’artista oppure ad autori che hanno profondamente segnato la sua crescita artistica. Tra questi figurano  Ugo Mulas, Alighiero Boetti, Gianni Colombo, Lucio Fontana, Mario Schifano, Mario Nigro, Pietro Consagra, Alberto Rosselli, Afro Basaldella, Luigi Ghirri, Erberto Carboni, Archizoom Associati/Lucia Bartolini, Walter Albini, Giosetta Fioroni, Michelangelo Pistoletto, Maddalena Dimt, Franco Albini, Danilo Donati/Sartoria Farani, Ettore Sottsass jr./Sottsass Associati, Andrea Branzi, la rivista satirica  “Il Male” e persino un anonimo, autore di un’imitazione di una lampada di Vico Magistretti.

Luigi Ghirri, Salisburgo, 1976

Nell’abside della Chiesa sarà infine allestito il monocromo intitolato Stanze (CSAC, Parma) eseguito dallo stesso Vitone con le polveri dello CSAC, in occasione della sua residenza nel 2017, e successivamente donato al centro.

Irene Guzman press

Il male, 1979

Come molte realtà di performing arts, teatro e danza analoghe, colpite dagli effetti nefasti della pandemia di Covid-19, anche la nuova edizione forlivese di Ipercorpo sarà strutturata in una modalità temporale più estesa, e precisamente in  due parti: la prima parte si svolgerà nell’autunno 2020 (anteprima 25-26 settembre, Ipercorpo 1-4 ottobre) e la seconda nella primavera del 2021. 

Il tema dell’edizione 2020 sarà il Tempo Reale che,  come tale, ha raccolto l’esperienza del lockdown come opportunità per produrre e veicolare nuove modi di fare spettacolo e nuovi significati. 

Da numerose riflessioni è infatti emerso che l’artista è oggi una delle figure più colpite dalla pandemia.  Per tanto, il  nuovo Ipercorpo non sarà più strutturato come un contenitore di eventi bensì come un’opportunità per conoscere più da vicino gli artisti, fare un percorso con loro e, paradossalmente, entrare ancora più in intimità con il loro lavoro.

Ipercorpo si svolgerà a Forlì negli  spazi all’aperto di EXATR e in parte all’ EXGIL ( ex Casa Stadio dell’Opera Nazionale Balilla, importante edificio razionalista progettato negli anni Trenta dall’architetto Cesare Valle) e ognuna delle giornate del festival sarà strutturata, per la sezione TEATRO e DANZA, in tre momenti distinti, ma tra loro connessi: un incontro, un workshop e uno spettacolo che vedrà protagonista, di volta in volta, un artista solo.

Adele Naiaretti/Sara Zolla press

XVII edizione di  Ipercorpo  – Festival Internazionale delle Arti dal Vivo a Forlì 

Marcello Maloberti, Le montagne sono i denti di Dio, from Martellate. Scritti Fighi, 1990-2020. Courtesy of the Artist and Galleria Raffaella Cortese

La Biennale Gherdëina 7, a cura di Adam Budak, mostra internazionale di arte contemporanea, inizialmente prevista in giugno, è stata invece spostata dall’8 agosto al 20 ottobre 2020 negli spazi pubblici di Ortisei (BZ) e nei paesi limitrofi, in Val Gardena, sulle Dolomiti, coinvolgendo circa 30 artisti internazionali tra cui: Carlos Bunga, Pavel Büchler, Aron Demetz, Petrit Halilaj e Alvaro Urbano, Paolo Icaro, Pakui Hardware, Sharon Lockart, Kris Kemsalu, Marcello Maloberti, Paulina Ołowska, Maria Papadimitriou, Marinella Senatore e altri ancora.

Kris Lemsalu, Holy Hell O, 2018, installation view. Mark Blower
Paolo Icaro, Innesto, bosso, (2008-2009), legni e piombo. © the artist and P420. Ph C. Favero

 Questa 7° edizione ha per titolo A breath? A name? – The ways of worldmaking e porrà l’attenzione sulle esigenze vitali fondamentali dell’interazione umana. I focus di quest’anno saranno l’importanza delle questioni socio-politiche nel processo di creazione del mondo –worldmaking– e la resilienza che la cultura e la natura garantiscono in questo processo. Tematiche di grande attualità, dunque, su cui gli artisti saranno chiamati a confrontarsi interagendo con lo spazio pubblico, il paesaggio, le persone e la storia del territorio, per realizzare, in alcuni casi, anche opere inedite e site-specific.

Paulina Olowska, Discretion, 2019 Installation detai l © the artist and S. Lee Gallery. Ph Ben Westoby
Pakui Hardware, Thrivers, 2019 (C) of the arti st_s and carlier gebauer, Berlin- Madrid

La Biennale Gherdëina 7 consisterà quindi in una grande mostra diffusa nello spazio pubblico di Ortisei in Val Gardena e dei paesi circostanti e nello spazio espositivo nella sala Luis Trenker nel centro di Ortisei, appositamente adattato per la Biennale, nonché in una serie di eventi collaterali che si svolgeranno dall’estate all’autunno che saranno messi a disposizione anche in streaming.

In particolare si segnala che l’artista Marcello Maloberti firmerà l’immagine coordinata della Biennale con un’opera appositamente pensata tratta dalla sua serie Martellate

Press Sara Zolla

Sharon Lockart, Pine Flat, 2005 16mmfilm © Sharon Lockart, neugerriemschneider and Gladstone Gallery
Angelo Bellobono. Linea 1201

Linea 1201 di Angelo Bellobono è di un programma di residenze d’artista itinerante, con attività aperte al pubblico, che dalla fine di giugno sta attraversando i monti e le valli dell’Appennino per raccontare  le terre alte dell’Italia mediante l’arte, in dialogo con altri artisti, esperti e appassionati, per riflettere  su temi quali l’ isolamento e i confini, il rapporto con il  paesaggio  e l’ambiente, il nostro approccio al  camminare,  alle  relazioni e al  territorio montano con le sue esclusive modalità di frequentazione.  

Dopo la prima tappa in Molise, sulle Mainarde,  il progetto è proseguito in Basilicata, a Latronico, ai piedi del Monte Alpi, mentre a  settembre approderà prima a Valsamoggia, nel territorio della Valle del Samoggia (Bologna) (7-13 settembre) e poi ad Amatrice, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (21-27 settembre), luogo fortemente simbolico per Bellobono, dove l’artista svolgerà un workshop con altri artisti visivi: Davide D’Elia, Beatrice Meoni e Chris Rocchegiani. Durante gli appuntamenti sono previste attività aperte al pubblico.

Info e prenotazioni:

Adele Naiaretti/ Sara Zolla press

Philippe Daverio, Mulhouse 17 ottobre 1949 – Milano 2 settembre 2020

Forse più che storico dell’arte, Daverio è stato un formidabile divulgatore culturale, certamente con un quid in più, oltre che europeista convinto, dai libri alla televisione agli articoli di giornale, che partendo dal dato artistico quale campo di indagine privilegiato ha poi esteso i suoi ragionamenti ad aspetti antropologici più generali, dal cibo ai tessuti alla sociologia, ad esempio.

L’ho anche incontrato un paio di volte, a Lugo anni fa, quando suo fratello musicista tentò di far suonare al meglio il violoncello di Francesco Baracca, e poi a Ravenna, in occasione di una celebrazione dantesca. Quella volta, oltre a dedicarmi il suo Museo immaginato, si meravigliò delle mie risposte pronte sull’epigramma ravennate di Marziale e sull’affresco medievale con l’albero della vita in Santa Maria Maggiore a Bergamo. Mi disse di scrivergli, di contattarlo. Mai ricevuto risposta. Ho ancora il suo biglietto da visita nel libro.

Nel catalogo Skira del 2019 sull’Ardea Purpurea di Marco Bravura, dopo la sua introduzione, uno dei pezzi critici presenti è mio. A distanza, sicuramente senza ricordarsi del sottoscritto, si è collaborato per almeno un progetto. Sic transit. Leggerlo, ascoltarlo era davvero piacevole.