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Archive for the ‘arte’ Category

Questo è il messaggio d’auguri per il tuo compleanno di un innamorato (uno dei milioni) della tua voce, della tua personalità, del tuo coraggio (anche di sparire per esserci), della tua capacità di stupire, giocare con la tua immagine, vestire parole e musica di verità e leggerezza, anche nella gravità. Quanto bene ci hai fatto, Mina! Grazie di cuore, meravigliosa musica che sei!

Tanto per salutare i lettori tutti, due link di proposte della nostra grandissima: “La mente torna” di Battisti e Mogol del 1972 e “Luna diamante” ultimo capolavoro di Fossati del 2019. Lo so, è retorico e superfluo, ma davvero sei unica. E libera.

www.minamazzini.it

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Massimo Bartolini, Madrigali A Cinque Voci Dell’Illustrissimo, & Eccellentissimo Prencipe Di Venosa, D. Carlo Gesualdo – Libro Terzo, inchiostro su carta, 2019

Dal 16 febbraio al 22 marzo 2020 , lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con l’installazione di Massimo Bartolini dal titolo On Identikit , primo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

L’artista, riconosciuto a livello internazionale, è stato invitato a confrontarsi con l’ Archivio-Museo dello CSAC di Parma , che conserva oltre 12 milioni di materiali originali della comunicazione visiva e della ricerca artistica italiana a partire dai primi decenni del Novecento. Un patrimonio preziosissimo su cui l’artista ha lavorato, focalizzandosi in particolare sulle opere di due maestri dell’arte: Luigi Ghirri e Luciano Fabro.

Luigi Ghirri, Identikit, 1976-78, C Print, ©Eredi di Luigi Ghirri

Nella serie Identikit (1979) di Ghirri, i titoli dei vinili fotografati dall’artista sugli scaffali della propria libreria, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno provocato in Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poterli finalmente ascoltare, rigorosamente su vinile, in un luogo ben preciso e in compagnia di qualcuno. Questo qualcuno è Lo Spirato di Luciano Fabro (1968-73), opera allestita in una delle cappelle nobiliari della chiesa dell’Abbazia di Valserena, una scena che per Bartolini sta “a metà tra un letto sfatto ed un letto posseduto” dove il corpo è allo stesso tempo presente e invisibile. 

Luciano Fabro, Gesso per Lo Spirato, 1968-73. Veduta dell’installazione presso CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

La musica è nascosta dentro l’immagine di Identikit come la figura è nascosta dentro il gesso de Lo Spirato. Con il lavoro On Identikit, Bartolini intende fare incontrare l’essere invisibile e presente dello Spirato con l’essere, invisibile per natura, della musica, che risuona nei suggestivi spazi della chiesa. 

Press Irene Guzman

Massimo Bartolini. On Identikit

16 febbraio – 22 marzo 2020

Abbazia di Valserena

Strada Viazza di Paradigna 1, Parma

www.csacparma.it

Ingresso
5 euro. Per tutte le riduzioni e informazioni aggiornate: http://www.csacparma.it/visita/

Orari
Mercoledì, giovedì e venerdì 15.00-19.00

Sabato e domenica 10.00-19.00 

Per informazioni e prenotazioni

info@csacparma.it

Ufficio stampa CSAC

Irene Guzman

+39 349 1250956 | press@csacparma.it

CSAC – Abbazia di Valserena, Parma

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Centre Ce¦üramique Maastricht NL 1999_-®Jo Coenen Architects & Urbanists

Il Politecnico di Milano avrebbe dovuto ospitare dal 3 al 13 marzo 2020  negli spazi della Galleria del Progetto  JC 40-Y-EU. Jo Coenen, 40 anni in Europa: le misure restrittive motivate dalla recente epidemia virale hanno costretto all’annullamento dell’evento per rinviarlo a data futura.

Ciò detto, quando la mostra tornerà fruibile offrirà una panoramica inedita sui quarant’anni di carriera (1980-2020) del grande architetto e urbanista olandese Jo Coenen.

Si delinea così il profilo poliedrico di una figura di primaria importanza per la cultura architettonica europea, capace di  innovare l’insegnamento accademico, rafforzare il ruolo dell’architetto, introdurre nuovi metodi per la pianificazione a diverse scale. Capace soprattutto di agire sempre oltre le frontiere, nazionali e disciplinari, e liberare il suo lavoro da una visione confinata all’interno del singolo incarico per dedicarsi alla ricerca di un ordine più generale. 

Ce¦üramique Maastricht NL 1995 -®Jo Coenen Architects & Urbanists
Glaspaleis Heerlen NL 2003 with WIELARETS arch -®Jo Coenen Architects & Urbanists
Mosae Forum Maastricht NL 2007 -®Jo Coenen Architects & Urbanists

Come architetto e urbanista, Capo Architetto della Corona Olandese, consulente del Governo e di moltissime amministrazioni cittadine e regionali, membro di giuria in concorsi pubblici inter-nazionali e appassionato professore in molte università europee, Coenen ha colto in ogni ruolo la possibilità di lasciare il segno sul tema a lui più caro: l’interazione tra l’edificio e la città. 

Stockholm University Stockholm SW 1996 -®Jo Coenen Architects & Urbanists
Villa Lanaken BE 1999 -®Jo Coenen Architects & Urbanists

Il progetto, patrocinato dall’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Milano e dal Comune di Milano, è promosso dalla Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano insieme al Bureau Europa di Maastricht, in collaborazione con l’HNI e IBA Euroregion, e alla Delft University of Technology (TU Delft). 

La mostra, in cui sarà previsto anche un workshop con gli studenti, non vorrà essere un incontro per soli addetti ai lavori, ma servirà a portare all’attenzione di un pubblico ampio temi di estrema rilevanza e attualità rispetto alle trasformazioni della città europea.

Jo Coenen

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Maurizio Mercuri, Ho perso tempo, 2019, legno, rame elettroeroso e patinato, cm 26 x 20 x 18; courtesy l’artista

Dal 24 gennaio al 7 marzo 2020 gli ambienti settecenteschi di Palazzo Vizzani di Bologna ospitano la mostra Filigrana, un dialogo tra le opere per lo più inedite, di Stefano Arienti, Pierpaolo Campanini e Maurizio Mercuri, a cura di Fulvio Chimento. 

La filigrana, antica tecnica di impressione visibile su carta solo in trasparenza o in controluce, rimanda alla preziosità e alla sapienza del processo di elaborazione artistica, ma costituisce simbolicamente anche l’anima dell’opera d’arte che può manifestarsi o rimanere quieta, in attesa di un atto critico in grado di ridestarla.

Stefano Arienti, Rete arancio, 2019, stampa digitale su microciniglia, cm 135 x 182; courtesy l’artista

Stefano Arienti presenta esclusivamente opere inedite, frutto della sua attuale ricerca, che prevede la stampa di immagini su materiali di uso comune, come tappetini in ciniglia o carta da manifesto. Le opere realizzate da Pierpaolo Campanini dialogano con affreschi, tessuti e carte da parati che decorano gli ambienti di Palazzo Vizzani: la pittura diviene quasi araldica e infonde carica simbolica al percorso espositivo, accentuando la dimensione mimetica delle opere. Il suono, la luce e la fotografia sono gli elementi che qualificano i lavori per lo più inediti di Maurizio Mercuri, artista dotato di un talento cristallino che gli permette di formalizzare con immediatezza la sorgente concettuale delle sue intuizioni artistiche. 

Pierpaolo Campanini, Senza titolo, 2001, olio su tela, cm 190 x 140; ph. Roberto Marossi, courtesy Kaufmann Repetto

La filigrana, in conclusione, è espressione di una stratificazione di senso, di un presente sul quale incide un involontario processo di conservazione/disgregazione esercitato dal tempo, lo stesso che ha permesso agli ambienti di Palazzo Vizzani (la cui direzione artistica è affidata a Camilla Sanguinetti) di mantenere intatta la sua essenza.

Press Irene Guzman

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Enrico Galassi (Ravenna, 1907 – Pisa, 1980)

Il signor Dido, alias Alberto Savinio, è a Ravenna. Va a dormire e sogna «il suo amico Enrico. E chi altro avrebbe sognato il signor Dido a Ravenna? […]. Enrico traversò l’infanzia, l’adolescenza: diventò uno degli adulti più geniali che il signor Dido avesse mai conosciuto. E variamente operoso: pittore, architetto, scrittore, ideatore di infiniti progetti». Così scrive Alberto Savinio del carissimo amico ravennate Enrico Galassi (Ravenna, 14 novembre 1907-Pisa, 1° settembre 1980), nel suo ultimo capolavoro, Il signor Dido. In un’altra occasione, presentando una mostra di mosaici dello stesso Galassi, sempre Savinio aveva scritto di lui come di un «pittore fra i più intelligentemente moderni, architetto genialissimo che crea la casa dell’uomo dalle sue necessità interne, costruttore di macchine, inventore, uomo leonardesco». Ma di Galassi avevano parlato in maniera lusinghiera, tra gli altri, Filippo De Pisis, Carlo Carrà, Pietro Maria Bardi e Alberto Sartoris. Nonostante ciò, Galassi è stato quasi sempre «guardato in cagnesco dalla sorte» (Savinio).

Enrico Galassi, Composizione marina IV, 1933

Ravenna, ora, vuole rendergli omaggio affinché finalmente il suo geniale concittadino possa occupare quel posto che gli spetta nel panorama dell’arte italiana del Novecento, come si augurava l’amico e poeta Libero De Libero nel 1970, nel catalogo dell’unica mostra tenutasi a Ravenna, prima di questa: «Ed ora mi rivolgo ai collezionisti, alle gallerie, ai critici, ai musei, perché ti sia assegnato il posto che ti compete». A De Libero si deve la definizione di Galassi come «artista fuorilegge».

Enrico Galassi, La fruttiera, 1932

In questa mostra ravennate, la prima istituzionale che la sua città d’origine gli dedica, verrà esposta una trentina di opere, assieme a quattro quadri dei suoi maggiori estimatori: Carrà, De Chirico, De Pisis e Savinio. Sarà l’occasione per il pubblico di conoscere il loro «amico geniale» ravennate, attraverso la sua produzione pittorica più importante e originale, quella degli anni Trenta. Alberto Sartoris, in un articolo a lui dedicato nel 1938, parlerà di Galassi come di un «animatore dell’alchimia metafisica», che si muove al tempo stesso «nella direzione spirituale del fascino surrealista». I suoi «dialoghi platonici» hanno come oggetto «Marine, isole, strumenti musicali, pesci, conchiglie, vasi, uccelli, fiori, piante, frutta, bottiglie, ballerine, colonne, cigni, statue, figure e cose soprannaturali». Un mondo di cose animate e misteriose che tutt’oggi colpiscono chi le guarda.

Enrico Galassi, Le ballerine, 1933

Il non essersi mai fermato a un solo ambito artistico, ma l’aver voluto sperimentare tutti i campi dell’arte, dalla pittura, al mosaico, all’architettura, alla poesia, viene spiegato ancora una volta dalle parole del suo amico carissimo, Savinio: Enrico, essendo «artista-nato, sa che l’arte è un gioco da dei, timorosi di lasciarsi prendere dalla noia di quaggiù».

Enrico Galassi, Il mare dell’infanzia, 1966

Enrico Galassi. L’artista fuorilegge 1907-1980

Palazzo Rasponi dalle Teste, Piazza John Fitzgerald Kennedy 12, Ravenna

16 febbraio – 22 marzo 2020

feriali ore 15-18; sabato e domenica ore 11-18; chiuso il lunedì

ingresso libero

Catalogo e mostra a cura di Alberto Giorgio Cassani

Quarta esposizione del ciclo: Novecento rivelato, a cura del Comune di Ravenna, Assessorato alla Cultura e dell’Associazione culturale “Tessere del ’900”

Inaugurazione sabato 15 febbraio 2020, ore 18:00

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Carol Rhodes, Surface Mine, 2009 – 2011, olio su tavola, cm 50×56.5, Courtesy of the Estate of Carol Rhodes

Le realtà ordinarie è una mostra di dipinti di dodici artisti contemporanei internazionali:   Helene Appel, Riccardo Baruzzi, Luca Bertolo, Andrew Grassie, Clive Hodgson, Maria Morganti, Carol Rhodes, Salvo, Michele Tocca, Patricia Treib, Phoebe Unwin, Rezi van Lankveld. 

Clive Hodgson, Senza titolo, 2017, acrilico su tela, cm 150×110, Courtesy Arcade, London – Brussels
Helene Appel, Sand and Stones, 2018, acrilico su lino, cm.44×32, Courtesy l’artista e P420
Luca Bertolo, Il fiore di Anna #2, 2019, olio e pastelli su tela, cm 200×250, Courtesy Spazio A, Pistoia

Il progetto parte da una serie di domande molto stimolanti su alcuni temi centrali nella riflessione critica sulla pittura contemporanea:  esiste ancora una spinta verso i generi classici? In che modo i pittori possono assecondarla o eventualmente contrastarla? Da cosa deriva la nostra attrazione, apparentemente inesauribile, per soggetti ordinari come nature morte, vasi di fiori, paesaggi, interni domestici? E perché siamo inclini a considerare la rappresentazione di questi soggetti un luogo di puro piacere dello sguardo, liberato dal gioco culturale dei rimandi e delle citazioni? 

Maria Morganti, Sedimentazione 2018 N. 6 (Dettaglio), 2018, olio su tela, cm 18×16
Michele Tocca, In the mud, 2019. Olio su tela, 60×50 cm. Photo Sebastiano Luciano
Patricia Treib, Arm Measures, 2019
Phoebe Unwin, Lens, 2019, acrilico su tela, cm 76×61, Courtesy l’artista e Amanda Wilkinson Gallery, London

Attraverso il lavoro degli artisti sopra citati, la mostra  intende tracciare un percorso nella pittura contemporanea includendo quadri di genere o dipinti più ibridi, quando non proprio astratti, che nascono da piccole epifanie e dall’osservazione dei piccoli fenomeni quotidiani. 

Press Sara Zolla

Le realtà ordinarie | cura di Davide Ferri | Salone Banca di Bologna di Palazzo De’ Toschi (piazza Minghetti 4/D) | 21 gennaio-23 febbraio 2020

Salvo, Arance, 1981, olio su tela, cm 19×24,5, Courtesy Norma Mangione Gallery e Archivio Salvo, Torino, Foto Sebastiano Pellion di Persano

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Margherita Moscardini, The Decline of the Nation State and the End of the Rights of Man, 2018, neon rosso, cm 180 x 85.

L’artista toscana Margherita Moscardini interpreta lo spazio della Direzione Generale di Banca di Bologna esponendo una singola opera dalla vocazione fortemente pubblica: The Decline of the Nation State and the End of the Rights of Man: un’installazione al neon che riporta il titolo del nono capitolo de Le Origini del Totalitarismo, testo che la filosofa Hannah Arendt pubblicò nel 1951. 

In quel testo la Arendt descriveva la fondazione degli stati nazione d’Europa su principi che anziché proteggere giuridicamente le minoranze, le condannarono all’apolidia, generando milioni di rifugiati che lo stato nazione continua oggi a trattare come eccezioni anziché come fondamento.

Margherita Moscardini, The Decline of the Nation State and the End of the Rights of Man, 2018, neon rosso, cm 180 x 85.

La Moscardini considera questa citazione lo statement alla cui luce leggere la sua produzione recente. L’opera esposta alla Direzione Generale Banca di Bologna è un’edizione di un lavoro presentato per la prima volta nella città di Plovdiv in Bulgaria nel 2018.

Press Sara Zolla

Margherita Moscardini | In the light of | a cura di Barbara Meneghel | Direzione Generale Banca di Bologna (piazza Galvani 4) | 21 gennaio-21 febbraio 2020

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