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Archive for the ‘fumetto-graphic novel’ Category

cicatrici0La migliore e più sintetica definizione di Gianluca Costantini è quella data nel suo stesso blog channeldraw.blogspot.it ovvero artista/attivista: lui è uno veramente impegnato, uno che crede nelle battaglie per i diritti umani e le porta avanti sino in fondo, ed è un uomo generoso e un vero artista del tratto, nel senso che il suo segno lo riconosci per finezza, eleganza curvilinea verrebbe da dire orientale, calligrafia forse presa anche dalla sua amata e da sempre frequentata Istanbul, chissà.

Insomma è un creativo autentico di cui amo il lavoro e rispetto la coscienza civica, ripeto, vera, vissuta in prima persona, nulla mai retorica (tra gli altri se ne sono accorti anche l’Internazionale e Pagina 99), uno dei tanti piccoli fari rispetto al nostro tempo controriformato, cosa di cui non si ha abbastanza consapevolezza e non mi riferisco tanto alla morale religiosa, ma cosa ancor più grave alla cosiddetta società laica, politicamente corretta e ipocritamente perfetta: lavorando in campo educativo so di cosa parlo. C’è una volontà di omologare, imbrigliare tutto e tutti dentro certe regole sin dall’infanzia, anche se ufficialmente si è tutti per l’inclusione, la diversità e l’espansione delle intelligenze. Sono tempi tristi, terribilmente conformisti quelli attuali. E gli artisti/attivisti come Costantini aiutano ad alzare il velo sulle cose, ad andare verso la direzione opposta alla parete della caverna sulla quale si vedono solo le ombre della realtà. Il bello è che lui lo fa declinando una vasta gamma di sentimenti umani, dall’ironia alla vergogna alla rabbia alla pietà alla dolcezza, con poche tracce di nero (talvolta rosso) su bianco. E con poesia, sempre.

A proposito, uno dei suoi ultimi lavori editi da NdA Press riguarda proprio un’antologia di ritratti di poesia in lotta, come si legge in copertina. È un lavoro stupendo nella sua levità pensante (e non pesante) che consiglio a chiunque per iniziare in modo differente il 2017, ovvero con pensieri folgoranti, illuminazioni direbbe Rimbaud, in cui le parole completano l’immagine e trovano a loro volta sostanza nel tratto dei volti. Poesia, appunto. E coscienza. Eccone una breve galleria.

Ps. Prima di dare doverosamente spazio alle immagini, desidero ringraziare ancora una volta Gianluca Costantini e la sua compagna Elettra Stamboulis  in quanto fondatori di Mirada, l’associazione culturale che in tanti anni di attività faticosa e vissuta con passione ha aperto possibilità fattive di incontro, dialogo, mostre con artisti affermati e giovani sconosciuti (basti citare, fra le mille attività svolte, Komikazen e R.A.M.).

Ora Mirada prosegue i suoi obiettivi solo non più a Ravenna, visto che l’amministrazione cittadina ha deciso di rinunciare anche a questa preziosa e fruttuosa collaborazione, nel clima di generale decadenza culturale che proprio negli ultimi anni è sempre più evidente.

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Premessa: questo articolo è apparso su Mosaïque Magazine n.12, Parigi luglio 2016.

Arianna Gallo, Anime, 2015

Arianna Gallo, Anime, 2015

Anime: lo sguardo di Arianna Gallo su Hayao Miyazaki e lo Studio Ghibli

di Luca Maggio 

“…nonostante il vento che scuoteva gli alberi, regnava uno strano silenzio, e la scena ricordava il mondo immerso nell’acqua che si vede dietro le pareti di vetro di un acquario.” Inoue Yasushi, Il fucile da caccia

L’interpretazione data dalla ravennate Arianna Gallo all’universo parallelo creato dall’animazione (da cui l’abbreviazione “anime”) dello Studio Ghibli e di Hayao Miyazaki in particolare va oltre la traduzione in tessera di alcuni loro personaggi per penetrare e rispettare il pensiero e la cultura che li hanno prodotti.

Il riferimento non è dunque solo alle opere singole appese alle pareti della sala-installazione del laboratorio Koko Mosaico, ma a “come” tutto il materiale è stato organizzato dalla Gallo riuscendo a sintetizzare in termini pop (attitudine già evidente nel suo Lens del 2008, mosaico manga[1] acquisito dal MAR[2] nel 2011) sia le idee di Miyazaki, sia lo spirito che, ad esempio, animava le shoheki-ga, le decorazioni tradizionali con soggetti naturalistici su carta montata su parete, create non come giustapposizioni ma per sposarsi con l’architettura del luogo cui erano destinate[3]: l’armonia in Giappone non è mai qualcosa di accessorio, piuttosto intimamente legata alla tendenza centripeta nipponica, dalla lingua parlata, alla capacità tecnica, sino alla politica.[4]Arianna Gallo, Anime, 2015 (18)

Si tratta però di un’armonia analitica, ovvero tendente a scomporre le varie parti di un insieme, una vera e propria “disposizione a un tempo morale e intellettuale che (…) è presente nei più disparati settori della cultura giapponese”[5], dalla cucina, alla musica, alla pittura che, particolarmente in alcuni stili, nell’arte Yamato ad esempio, tende a separare disegno e colore, stendendo quest’ultimo in modo uniforme: è ciò che avviene nelle opere di Arianna Gallo, in cui le sfumature, se ci sono, sono ridotte al minimo percettibile, talvolta sapientemente celate da tocchi di pittura sugli sfondi dei suoi quadri, mentre il disegno è marcato da linee di contorno evidenti grazie al piombo reso più o meno spesso dalla Gallo secondo l’effetto voluto e il soggetto trattato.Arianna Gallo, Anime, 2015 (3)Arianna Gallo, Anime, 2015 (4)Arianna Gallo, Anime, 2015 (5)Arianna Gallo, Anime, 2015 (12)

A proposito, si tratta di immagini tratte da lungometraggi come Totoro, Porco rosso, Si alza il vento, Il castello errante di Howl, La città incantata, Laputa, Princess Mononoke, Ponyo sulla scogliera, Kiki, Arrietty, o da serie televisive come Heidi, Anna dai capelli rossi, Conan, ecc.

Una quindicina di queste sono presentate con studiata asimmetria su una parete dipinta a strisce azzurre, bianche e decorazioni di foglie gialle, come in una stanza d’infanzia, uno dei temi cardine di Miyazaki, in forma di piccoli quadri, tondi o rettangolari, quasi “xenia” pompeiani.

Solo che non si tratta dei doni ospitali e beneauguranti di nature morte tipiche dell’antichità, ma di ritratti di personaggi perfettamente incorniciati come foto di familiari che mescolano esseri umani a esseri fantastici, i kami, ancora una volta nel pieno rispetto della tradizione nipponica che non vuole la separazione netta fra mito e realtà storica tipica dell’occidente moderno.[6]Arianna Gallo, Anime, 2015 (9)Arianna Gallo, Anime, 2015 (6)Arianna Gallo, Anime, 2015 (7)Arianna Gallo, Anime, 2015 (8)

Dunque sono occhi benevoli su chi sta guardando quelli di queste piccole divinità domestiche, protettrici dell’infanzia passata e di quella che ancora ci vive dentro, inclusi gli esseri in apparenza più tenebrosi come la maschera con la mano nera del “Senza volto” della Città incantata, poiché in Miyazaki non c’è alcun manicheismo, anzi ciò che in apparenza è ombra può contenere la luce della purezza, e anche chi commette azioni sbagliate non è mai banalmente malvagio: i pirati di numerosi film sono furfanti e allo stesso tempo eroi e, in generale, sono anime complesse e in cammino quelle di questo grandissimo autore, tanto che spesso necessitano del volo come condizione vitale e mezzo di comunicazione fra mondi paralleli (terrestre/celeste, interiore/esteriore).Arianna Gallo, Anime, 2015 (10)Arianna Gallo, Anime, 2015 (11)Arianna Gallo, Anime, 2015 (15)

Del resto in Giappone la bellezza va scoperta, “è iniziatica, la si merita, è il premio d’una lunga e talvolta penosa ricerca, è finale intuizione, possesso geloso. Il bello ch’è bello subito ha già in sé una vena di volgarità.”[7]

Infatti è nell’intimo delle case che spesso si rivela questa bellezza (si pensi alla nicchia riservata all’ospite detta toko no ma), con la cura infinitesimale del dettaglio, del sentimento sussurrato, come in tanti capolavori esistenziali di Kurosawa o dell’ultimo immenso Ozu.Arianna Gallo, Anime, 2015 (13)Arianna Gallo, Anime, 2015 (14)Arianna Gallo, Anime, 2015 (16)

La bellezza giapponese per essere piena ha bisogno di ombra e non della violenza della luce diretta: Tanizaki ha scritto un saggio significativo sulla magia che l’ombra genera nella fantasia giapponese, dall’architettura esterna, i tetti delle case ad esempio, al trucco degli attori sulle scene teatrali, sino alle pieghe dei kimono femminili: “non nella cosa in sé, ma nei gradi d’ombra, e nei prodotti del chiaroscuro, risiede la beltà.”[8]

Ed ecco apparire sull’angolo opposto alla parete coi ritratti altri personaggi provenienti dall’ombra, i simpatici “nerini del buio” di Totoro, peraltro creati dalla Gallo con una disposizione delle tessere che richiama e omaggia gli amici del gruppo CaCO3, mentre di fronte, su un albero dipinto, si trovano i “kodama”, gli spiriti della foresta di Princess Mononoke, che al buio si illuminano essendo fatti di tessere fotoluminescenti. Ponte e contrasto fra queste due immagini notturne, poiché giocato su toni più chiari, è il ritratto gioioso e saltellante di Totoro, altro kami o spirito della natura dall’aspetto grottesco, la cui presenza proteggerà chiunque vorrà accompagnarsi al suo vento buono per iniziare un viaggio nuovo.Arianna Gallo, Anime, 2015 (28)Arianna Gallo, Anime, 2015 (26)Arianna Gallo, Anime, 2015 (19)Arianna Gallo, Anime, 2015 (30)

Mentre leggerete queste parole l’installazione nel laboratorio Koko Mosaico sarà da tempo stata smontata. Tale cancellazione, inserita in questa esperienza, riporta al significato buddhista, originale e sprezzante verso le “immagini del mondo fluttuante” ovvero l’ukiyo-e tanto caro all’occidente del XIX secolo: non lasciarsi travolgere dai mille rivoli del divenire quotidiano che passa, dai suoi piaceri effimeri e dagli oggetti che lo contornano.[9] Neanche la bellezza permane, forse il suo ricordo in chi resta per un po’ prima del grande volo.

Narra un apologo zen che un uomo inseguito da una tigre si gettò in un precipizio, ma si salvò aggrappandosi a una radice che spuntava dalla terra. Nel frattempo la bestia era sopraggiunta affamata, mentre sotto lo attendeva un’altra tigre ugualmente pronta a ucciderlo. Non solo: due topi iniziarono a rodere la radice che ancora per poco lo teneva in vita. Eppure, proprio in quel momento, l’uomo si accorse di avere a portata di mano una fragola. Ebbene, quella fragola era dolcissima.

kokomosaico.com

Arianna Gallo, Anime, 2015 (25)Arianna Gallo, Anime, 2015 (23)

 

Note:

[1] “Il termine stesso di manga, che identifica oggi i fumetti e i cartoni giapponesi, è di difficile traduzione: l’ideogramma man, che definisce una cosa “priva di seguito”, “frammentaria”, “confusa” o “destrutturata”, rimanda a un’idea di totale spontaneità, di fermento anarchico, che si coniuga con il ga, “il disegno”.” Jocelyn Bouquillard, Hokusai Manga, Milano 2007, pp. 9-10. In questo senso risulta ancora più interessante, quasi un ossimoro giocoso e insieme un’iperbole etimologica, il lavoro in tessere di Arianna Gallo, che in Lens usa la frammentarietà duratura del mosaico per ricreare un manga, il cui etimo rimanda al frammento cartaceo precario, in questo caso riproducendo un frammento di una ragazza che sta per far esplodere una bomba a mano, che ridurrà tutto in frammenti.

[2] In particolare fa parte delle collezioni del CIDM – Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico, sezione del Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna.

[3] “There are examples of decorative art produced with a clear understanding of the nature and function of the architecture itself.” Tsugiyoshi Doi, Momoyama Decorative Painting, New York 1977, p.26.

[4] “Durante il mio soggiorno sono stato colpito dal fatto che l’artigiano giapponese sega o pialla in senso inverso rispetto al nostro: da lontano verso il vicino, dall’oggetto verso il soggetto.”, Claude Lévi-Strauss, L’altra faccia della luna. Scritti sul Giappone, Milano 2015, pp.86-87.

[5] Claude Lévi-Strauss, op. cit. p.44.

[6] Ancora una volta, l’esperienza vissuta da Lévi-Strauss è estremamente chiarificatrice: “Mai mi sono sentito così vicino a un passato lontano come nelle piccole isole Ryūkyū, tra quei boschetti, quelle rocce, quelle grotte, quei pozzi naturali e quelle fonti considerati come manifestazioni del sacro. (…) Per gli abitanti, questi eventi non si sono svolti in un tempo mitico. Sono di ieri, sono di oggi, e anche di domani, poiché gli dèi che discesero qui ritornano ogni anno e, lungo tutta l’estensione dell’isola, riti e siti sacri inverano la loro presenza reale.” Claude Lévi-Strauss, op. cit., pp.187-188.

[7] Fosco Maraini, Ore giapponesi, Milano 2000, p.39.

[8] Jun’Ichirō Tanizaki, Libro d’ombra, Milano 2015, p.64.

[9] Gian Carlo Calza, Giappone Potere e Splendore 1568/1868, Milano 2009, pp.22-23.

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komikazen

Desidero ringraziare Gianluca Costantini ed Elettra Stamboulis che per ben undici anni hanno creato, curato, animato Komikazen – Festival Internazionale del Fumetto di Realtà, cominciando da veri pionieri nei primi anni duemila e riuscendo a portare ogni anno a Ravenna le migliori firme in circolazione di questo linguaggio, arricchendo la conoscenza di tutti, autori e lettori, dunque anche la mia.

Questo appuntamento fisso, di qualità vera e da molti giustamente atteso, non vedrà la dodicesima edizione. Motivo? Tagli di fondi tali da renderne impossibile una realizzazione seria.

Ma si sa, i comuni sono in bolletta, bisogna risparmiare, ci sono cose più importanti, etc.

Già, peccato che proprio a Ravenna si siano appena trovati trentamila euro per delle panchinacce olandesi a mosaico (giuro, non è una presa in giro nella sedicente capitale del mosaico! Vedi: https://lucamaggio.wordpress.com/2016/02/29/ravenna-capitale-del-mosaico-in-panchina/), o che fondi e appoggi e papaveri sin da Roma si siano mossi per aprire un nuovo museo archeologico in quel di Classe (le cui sale si riempiranno svuotando parte della collezione del Museo Nazionale della città. Vedi: https://lucamaggio.wordpress.com/2016/01/28/quel-pasticciaccio-brutto-di-ravenna-e-i-marmi-romani/), tanto per dire le prime e più recenti news che il PD ravennate ha appoggiato e sottoscritto.

A proposito, a giugno in città ci saranno le elezioni comunali: il futuro sindaco sarà Michele De Pascale, PD ovviamente, perché vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare. L’unica speranza è che Raffaella Sutter, che è l’unica ad aver proposto una lista di sinistra indipendente oltre ad aver inserito la parola cultura in senso pare non retorico ma attivo nel proprio programma, alla fine non faccia da sponda all’immarcescibile PD pigliatutto.

Ma no, mi sbaglio. In fondo ‘sti fumettari se la sono andata a cercare: pensanti d’accordo, ma troppo criticoni, alla fine stavano anche sulle balle. Inclusi gli organizzatori del festival. Meglio levare loro lo spazio. In linea con quanto accade nel migliore dei partiti possibili che fortunatamente ci governa nel locale come nel nazionale. Dunque, lunga vita al re!

 

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Cyril Pedrosa, Portugal, 2011 (ed. italiana 2012)

Cyril Pedrosa, Portugal, 2011 (ed. italiana 2012)

…perché capitano i momenti bui nella vita, eccome, periodi interi di nulla che inesorabile divora da dentro anche ciò che di buono è fuori e non puoi opporti, ti lasci scivolare in quotidianità eguali “underneath a sky that’s ever falling down, down, down/ ever falling down”, per dirla con Brian Eno.

Sì, la vita può portare a disaffezionarci a lei stessa. Si lavora per sopravvivere facendo altro da ciò che si vorrebbe o potrebbe, insomma ci si spegne più o meno consapevolmente e si scaccia anche l’amore che ci è accanto dai giorni più felici e che prova in tutti i modi a farci reagire.

Cyril Pedrosa, Portugal, 2011 (ed. italiana 2012)

Cyril Pedrosa, Portugal, 2011 (ed. italiana 2012)

Questo stato di cose che forse più di qualche lettore avrà provato (i tecnici odierni lo definirebbero depressione, più bella la parola antica malinconia o melancolia) è esattamente ciò che accade a Simon Muchat nella prima parte di quel viaggio straordinario in forma di graphic novel che è Portugal di Cyril Pedrosa.

Dico subito che è libro da avere fra i più preziosi nella propria biblioteca non solo per cosa ma anche per come è narrato (e ottimo pure il lavoro di riproduzione dell’editore Bao Publishing), per i disegni accuratissimi, ad esempio, da godere sin nei particolari come i colori del resto, che cambiano secondo le emozioni e i ricordi e i percorsi inattesi di questo cammino lungo 260 pagine circa, con l’unica delusione che alla fine finiscono.

Cyril Pedrosa, Portugal, 2011 (ed. italiana 2012)

Cyril Pedrosa, Portugal, 2011 (ed. italiana 2012)

Sicché nella seconda e terza parte del racconto si assiste a un recupero progressivo del senso dell’esistere che è tale solo se si riescono a riprendere le relazioni fra il circostante e la nostra interiorità (inclusa la storia della propria famiglia, ignorata o negata con fastidio per anni), talvolta grazie alla riscoperta inedita delle proprie radici, portoghesi nel caso del protagonista, radici che riallacciano un passato remoto e sconosciuto al futuro, salvando il presente altrimenti perduto.

Storia dunque di tempo ritrovato, raggiunto.

E ci vogliono istinto, coraggio, ma anche fortuna quando si è nella palude per lasciarsi trovare e prendere dalla corda che tirando può ridarci a noi stessi. Sempre che la vita getti quella benedetta fune fatta di affetti legati dalla voce: “Non arrenderti. Mai”.

Cyril Pedrosa, Portugal, 2011 (ed. italiana 2012)

Cyril Pedrosa, Portugal, 2011 (ed. italiana 2012)

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Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

E poi c’è il colpo di genio. Prendete un angolo della casa, sì, della vostra casa, quella che abitate da sempre o dove vi siete trasferiti da poco ma che pensate, un giorno, di lasciare ai vostri figli, chissà.

Non un angolo qualsiasi, ma diciamo del salotto dove leggete, vi riposate, ballate col vostro amore, fate l’amore, giocate con figli, nipoti, amici, ricevete gli ospiti, piangete nei brutti momenti, telefonate, fate ginnastica, mangiate uno spuntino senza farvi scoprire, ascoltate musica, guardate la televisione o usate il portatile, o sovrappensiero fissate la parete di fronte, trascorrete insomma la sequenza di tempo che chiamiamo vita.

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

Bene, cosa è successo due anni fa in quello stesso preciso punto di mondo, di realtà che ora fa parte della vostra esistenza, di quella che conoscete e definite come casa vostra? E nel luglio del ’79? O cinquantasette anni fa? E nel 1802? E nel 23.000 a.C.? E cosa accadrà nel 2229 o fra un milione di anni? E come vedere contemporaneamente tutto ciò che è accaduto sta accadendo accadrà in quella medesima angolatura della superficie terrestre, ben oltre i vostri lari e penati?

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

La risposta la si trova in Here – Qui di Richard McGuire: non è come altri graphic novel (a proposito, se dite “altre graphic novel” al femminile va bene lo stesso: piaccia o meno, è l’uso a modificare la lingua), è un’esperienza cognitiva diversa oltre che la realizzazione di un’utopia.

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

Sì, perché allo stato attuale delle conoscenze e in accordo alla fisica einsteiniana i viaggi nel tempo non sono possibili, bisognerebbe andare oltre la velocità della luce (per quanto a livello quantistico ciò non sia del tutto improbabile, cfr. S. Hawking, La grande storia del tempo, pp.120-135). Ma a noi umani è data l’immaginazione e attraverso essa qualsiasi barriera cade, i limiti terminano, l’infinito appare.

Ecco cos’è questo libro: una macchina del tempo immaginato perfetta nella sua semplicità mai prima d’ora così realizzata, in forma di carta disegnatadipinta per ognuno di noi. Un capolavoro.

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

Richard McGuire, Here (2014), ed. italiana Qui (2015)

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Pubblico due immagini dell’autore Gianluca Costantini apparse sia in rete sia sul settimanale Ravenna & Dintorni (giovedì 8 gennaio 2015 n.611 p.7) sulla strage di Charlie Hebdo.

http://www.gianlucacostantini.com
http://www.politicalcomics.info  | http://untitled.org.uk
https://www.facebook.com/gianlucacostantini.drawing
http://www.twitter.com/channeldraw
http://pinterest.com/drawingworld

Gianluca Costantini, 2015

Gianluca Costantini, 2015

Gianluca Costantini, 2015

Gianluca Costantini, 2015

Infine il link con le opere dei ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna (Giulia Bevilacqua, Sara Bombonati, Beatrice Celli, Alessandra Falcinelli, Andrea Fiori, Isotta Folli, Pilar Garcia, Andrea Gonzalez, Emanuele Matronola, Laura Mitaritonda, Giulia Rambelli, Francesca Saitta, Sofia Signani, Daniele Tamburro, Eleonora Trota, Martina Zani) che, coordinati dal loro docente di Applicazioni digitali per le arti visive Gianluca Costantini, hanno aggiunto la scritta Je suis Charlie ad alcuni loro lavori precedenti, un’azione semplice perché non si deve e non si vuole restare in silenzio:

Je suis Charlie – l’Accademia di Belle Arti di Ravenna a sostegno di Charlie Hebdo

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Gianluca Costantini, Al Aqsa mosque (feat. Luca Barberini - Koko Mosaico), 2009

Gianluca Costantini, Al Aqsa mosque (feat. Luca Barberini – Koko Mosaico), 2009

Gianluca Costantini (Ravenna, 1971): autore di political comics, disegnatore e blogger. Di recente, desidero ricordare, è uscita la riedizione del bellissimo “L’ammaestratore di Istanbul”, scritto con Elettra Stamboulis e centrato,  nomen omen, sulla tua città d’elezione, Istanbul ovvero l’antica Costantinopoli. Qui però sono a chiederti: come nasce il tuo rapporto col mosaico, in particolare con quello contemporaneo?

La mia formazione è avvenuta all’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna, quindi il mosaico è stato fondamentale per la mia visione. Era la fine degli anni ‘80 e la scuola era molto energetica. Era veramente una scuola d’arte. Verso il terzo anno si è capito che avrei fatto l’artista e il mosaico non poteva non farne parte. Anche il mio lavoro nel fumetto è stato influenzato per molto tempo dai mosaici bizantini di San Vitale e Galla Placidia.

Ma la strada del mosaico contemporaneo è stata sempre difficile, intuivo nei mosaicisti un nervosismo relazionale, una difficoltà ad aprirsi. Volevano essere artisti ma non riuscivano a sperimentare, rimanendo sempre ancorati al passato in qualche modo. Si lamentavano ma non avevano coraggio. Feci varie mostre con il mosaico e frequentai anche l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, che in quegli anni aveva l’indirizzo “Decorazione a mosaico”. Ci provai, feci mosaici con i lego, con le lavatrici, con i circuiti elettrici etc… ma poi mi annoiai. Non c’era un confronto con altri, quelli che facevano più strada erano i tradizionali.

Qui uno dei lavori, fotografato da Alex Majoli:

Gianluca Costantini, Ragno, 1992 (foto di Alex Maioli)

Gianluca Costantini, Ragno, 1992 (foto di Alex Majoli) 

Per andare contro tutti mi diedi al mosaico miniato realizzando alcuni lavori che alcuni ancora si ricordano. Li potete vedere qui: http://www.gianlucacostantini.com/art/decoration-of-existence-micro-contemporary-mosaic/

Uno dei due venne perfino rubato all’Albergo Cappello durante una edizione di After curata da Felice Nittolo.

Solo qualche anno fa sono tornato al mosaico alla prima edizione della Biennale del mosaico in collaborazione con Luca Barberini di Koko Mosaico: realizzammo quattro mosaici e li esponemmo in una mia personale alla Galleria Miomao dal titolo “Opus Quotidianum” curata da Sabina Ghinassi.

La mia relazione con il mosaico continua poi ogni due anni quando devo aiutare i giovani mosaicisti nell’allestimento di R.A.M – Giovani Artisti Ravennati.

Valentina Scarpa, Mosaico digitale, 2013

Valentina Scarpa, Mosaico digitale, 2013

In qualità di docente insegni in diverse Accademie di Belle Arti fra Bologna, Rimini e Ravenna. In quest’ultima in particolare hai curato il progetto di archivio digitale inedito, ridisegnando coi ragazzi i mosaici antichi: http://www.gianlucacostantini.com/insegnamento/accademia-ravenna-2012-2013/

Puoi parlarmene? Come nasce quest’idea? Come l’avete portata avanti? Avrà ulteriori sviluppi?

L’anno scorso è stato il mio primo anno come insegnante a Ravenna e il mio problema maggiore era come far avvicinare i ragazzi, che hanno tutti una propensione materiale dell’arte, al mondo digitale. C’è una visione molto artigianale che sembra tenere lontani i mosaicisti dai computer. Mi sono accorto con grande stupore che non esiste una digitalizzazione dei cartoni musivi in digitale. Abbiamo pensato allora di unire la didattica grafica all’utilità di creare un archivio digitale.

I ragazzi in questo modo hanno imparato l’uso di Photoshop e Illustrator ridisegnando i mosaici direttamente a computer. Il risultato è, per quanto mi riguarda, molto interessante.

Spero quest’anno di continuare questa sperimentazione.

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“L’ammaestratore di Istanbul”, TAMO, Ravenna

“L’ammaestratore di Istanbul”, TAMO, Ravenna

In genere saluto i miei intervistati con la domanda: progetti futuri? La pongo anche a te, naturalmente. Ma desidero anche intervenire rispetto alla recentissima polemica di cui sei stato oggetto, in merito alla vignetta che settimanalmente pubblichi sul free press Ravenna & Dintorni: in particolare in quella che ha scatenato lo sdegno delle autorità e del Sindaco si vedeva lo stemma di Ravenna coi due leoni non più affrontati, ma col rosso che “abbracciava” da dietro quello giallo. A me è piaciuta e mai avrei pensato a reazioni così ufficiali e roboanti, segno che hai colpito, forse al di là delle tue stesse intenzioni. Comunque, prima di chiedere un tuo commento su quanto accaduto, ricordo il vecchio adagio di Voltaire, uno dei padri laici della nostra modernità: “Non sono d’accordo con ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo”. E la satira è uno degli anticorpi più sani della nostra ovattata società.

Non ho progetti futuri, ma progetti continui. In questo momento sono in uscita tre miei libri nuovi: il libro “Arrivederci Berlinguer” scritto da Elettra Stamboulis e pubblicato da Becco Giallo, il libro “Cattive Abitudini” scritto da Emidio Clementi, il cantante dei Massimo Volume, e “Bronson drawings” che raccoglie i miei disegni realizzati per il Bronson produzioni di Ravenna. Inoltre in occasione del festival Komikazen è uscita la ristampa de “L’ammaestratore di Istanbul”. Sono contemporaneamente in mostra con tre personali: “Julian Assange, dall’etica hacker a Wikileaks” allo Zuni di Ferrara, “L’ammaestratore di Istanbul” al TAMO di Ravenna e “Mangiare sandwich di realtà” al CAOS Centro Arti Opificio Siri di Terni.

“Mangiare sandwich di realtà”, CAOS Centro Arti Opificio Siri, Terni

“Mangiare sandwich di realtà”, CAOS Centro Arti Opificio Siri, Terni

Dal 2004 pubblico una vignetta ogni settimana su Ravenna&Dintorni dal titolo “Tutto ad un tratto”, in cui si parla spesso della città di Ravenna. Abbiamo colpito un po’ tutti, essendo satira, molti si sono lamentati ma nessuno era arrivato a tanto come il Sindaco. La sua azione è stata un perfetto autogol.

Contatti:

http://www.gianlucacostantini.com

http://www.politicalcomics.info  

https://www.facebook.com/gianlucacostantini.drawing

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http://pinterest.com/drawingworld

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