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Archive for marzo 2016

Luca Andreoni, Lambro n.5, 2016 (particolare)

Luca Andreoni, Lambro n.5, 2016 (particolare)

Luca Andreoni è davvero uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea. Ho il privilegio di conoscerlo. È anche persona di estrema ricchezza umana. Uno da frequentare, insomma, perché certi incontri danno senso al cammino.

Oggi questo mio blog compie sei anni. Penso non ci sia modo migliore per festeggiare di questa inattesa e bellissima occasione proposta stamattina da Luca. Spero non la perdiate (anche perché è valida solo dal 21 marzo al 10 aprile).

Buona primavera.

Luca Andreoni – Lambro 2016 – 21×21 Spring Offer – Special Edition

 

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tinarelli

Gesti paralleli, ingrandimenti  

di Luca Maggio

“Tutto è segno e la realtà non esiste ma la creiamo interpretandola con la nostra mente.” C.S. Peirce

Enzo Tinarelli è artista dai parallelismi forti, non contraddittori, complementari.

Conosciuto per la sua attività di artista e insegnante in ambito musivo, nasce in realtà come pittore e talvolta i mosaici suoi principiano da bozzetti pittorici, con tutto ciò che di parallelo comportano i gesti di questi due modi affatto diversi di pensare-creare.

Era tempo che si dedicasse un’indagine a questo cammino fatto di carte, tele, pastelli grassi, acrilici e oli e biro, una vita dipinta: Contrappunti è il titolo della mostra passata dalla Fondazione Balestra di Longiano al Museo Guidi di Forte dei Marmi e ora giunta a Marina di Ravenna.

Enzo Tinarelli, Eventi frontali, 1988

Enzo Tinarelli, Eventi frontali, 1988

 

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 1993 (serie Piani di luce)

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 1993 (serie Piani di luce)

C’è nel fare di Tinarelli desiderio organico dell’altro che si esplicita nei doppi così presenti nelle cose sue sin dai potenti esordi in eco di Moreni per l’energia sprizzata, benché in assenza d’esiti pessimisti, o Sutherland, pur senza conoscere da subito quest’ultimo, anche se talune suggestioni microbiologiche paiono comuni: che si tratti di linee rette o curve o macchie, che siano senza titolo o si riferiscano alle prime Calettature mnemoniche, Crisalidi e Matrici anamorfiche, i paralleli sono il filo rosso in forma di particolari o di interi di ciò che spazia e occupa atmosfere sulle superfici trattate. Pluriformi filamenti paralleli dunque, ma non posti in ordine speculare o necessariamente centrali, piuttosto in apparenza sparsi e comunque in movimento, natanti, anzi danzanti: essendo vivi, i soggetti di Tinarelli non sanno né possono trovare quiete, anche se sono sull’orlo d’un addio (Un dernier tableau?).

Enzo Tinarelli, Un dernier tableau? n. 2, 1992 (serie Piani di luce)

Enzo Tinarelli, Un dernier tableau? n. 2, 1992 (serie Piani di luce)

 

Enzo Tinarelli, Genetico, 1997 (serie Attraversamenti, genetica aurea)

Enzo Tinarelli, Genetico, 1997 (serie Attraversamenti, genetica aurea)

E significano Attraversamenti anzitutto di se stessi, in cui tornano eliche e incroci pastosi, erroneamente detti svastiche, segni luminosi però presso culture antiche e segni di soli carsici dentro i nostri dna, sorta di luce interiore della vita, che ricompaiono nell’alfabeto del faber, come voleva il vecchio maestro Licata.

Perché non ingrandire, dunque, tali frammenti genetici e far vedere a occhio umano le Piste ossessive e parallele degli universi subcellulari di cui pure è fatto, fibra per fibra, ciò che, a base di carbonio, respira e muove e muore e si trasforma in energia altra, humus novo; e offrire poi tali percorsi all’occhio, intuizione o astuzia, in cromie inafferrabili anche quando sembra prevalerne una su altre, poiché liquide come una musica (Lee Morgan, Search for the New Land), perché come sempre la vita non si ferma, non si può com-prendere, non se ne possono percorrere tutte le vie, si mescola, diviene.

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2010 (serie Proximité)

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2010 (serie Proximité)

 

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2010 (serie Proximité)

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2010 (serie Proximité)

Ed ecco la metafora/parallelo finale e iniziale, che curvandosi prende forma d’uroboro: il corrispondere dei percorsi interni, cellulari, tracciati dalla biologia che, ignorati, agiscono in noi anche nel sonno consentendo di vivere, con i percorsi, le pieghe, le tracce che ognuno sceglie e lascia nel tempo, nulla sapendo del futuro che è incertezza, pur illudendosi di controllare il quotidiano, e talvolta (o sempre) comportandosi secondo l’indeterminatezza insondabile d’Heisenberg.

Del resto, cambia un cromosoma e muta il genere o le possibilità dell’intelligenza o della malattia. Cambia una decisione e il cammino su cui eravamo diventa altro, un altro amore, un altro lavoro, altre tempeste e approdi lungo le coste d’Odisseo, a scoprire conoscenza e coscienza, vinti dall’essere esseri più umani che si possa o soccombenti all’istinto che abita feroce in noi e ci vuole lupi del simile: “Nominerò le cose, tanto lentamente/ che allorché perderò il Paradiso della strada/ e l’oblio me la trasformerà in sogno,/ potrò chiamarle d’improvviso con l’alba.” (Cintio Vitier)

www.enzotinarelli.com

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2015

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2015

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Simone Weil (1909 - 1943)

Simone Weil (1909 – 1943)

Astri di fuoco che la notte abitate i cieli lontani,
sfere mute che ignare sempre gelide ruotate,
via dal nostro cuore i giorni di ieri strappate,
senza il nostro consenso ci gettate nel domani.
Piangiamo e tutti i nostri lamenti a voi sono vani.
Poiché dobbiamo, vi seguiremo, le braccia legate,
gli occhi rivolti al vostro scintillio puro e amaro.
Al vostro cospetto poco importa ogni dolore.
Noi tacciamo, vacilliamo sul nostro cammino.
D’improvviso è nel cuore il loro fuoco divino.

Simone Weil, da Versi e prosa, a cura di A. Marchetti (Pazzini 2014).

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de chirico

piero-della-francesca-a-forli

Sono anni che le mostre organizzate presso il ferrarese Palazzo dei Diamanti e il forlivese complesso dei Musei di San Domenico riscuotono successo di critica e pubblico.

Se a fine febbraio a Ferrara si è conclusa trionfalmente la retrospettiva dedicata a De Chirico e alla nascita della Metafisica pittorica, con oltre 100.000 visitatori e catalogo esaurito prima della chiusura dell’esposizione, a Forlì si è da poco aperta un’antologica che ha come fulcro Piero della Francesca indagato sia nei rapporti coi suoi contemporanei sia per l’influenza sul ‘900, e pare stia andando molto bene. Meritatamente.

Qual è dunque il segreto di tanto successo? Nessuna alchimia misterica, solo una combinazione di fattori positivi voluti e armonizzati da tutti i soggetti coinvolti.

Anzitutto le amministrazioni di queste città, quale che sia la loro appartenenza politica, insieme alle indispensabili fondazioni bancarie, credono in tali progetti culturali (ovviamente anche come ritorno turistico economico) e lo dimostrano investendo somme adeguate, circa due milioni di euro per ciascun evento.

Ai non addetti ai lavori tale cifra potrà apparire ingente: in realtà è giusta per coprire le assicurazioni e il trasporto dei quadri primari (quante mostrine vengono altrimenti allestite annunciando grandi nomi nel titolo che poi corrispondono a opere in esposizione minori se non scadenti?), la guardianìa, gli allarmi, i cataloghi coi servizi fotografici relativi, la pubblicità sui vari media, i servizi di guide, etc.

Inoltre, per la curatela vengono chiamati di volta in volta i migliori esperti dei vari artisti o argomenti che si desiderano trattare, essendo impossibile che un singolo direttore/storico dell’arte, per quanto preparato, sia un tuttologo onnisciente. In questo modo si possono affrontare con coraggio e originalità anche personalità già studiate e importantissime come appunto De Chirico o Piero della Francesca.

Infine, benché elemento non meno importante, gli allestimenti sono disposti in luoghi adatti a ricevere il grande pubblico, essendo stati per tempo e opportunamente restaurati e attrezzati, ancora una volta evidenziando il pieno appoggio cittadino, sin dagli esordi.

Dunque, persone preparate e dotate di idee, spazi e mezzi congrui e l’intera città che ci crede: il successo di Forlì e Ferrara è il segreto di Pulcinella. Ma va ribadito, sottolineato, lodato anche. Mancando uno solo dei fattori sopraddetti è inutile poi versare pianti da coccodrilli ipocriti.

Nel tempo, va da sé, la fama dei prodotti culturali di queste città è andata consolidandosi e crescendo, sino a creare attese per le mostre successive: rispettare il pubblico vuol dire farlo tornare  ancora più numeroso.

A proposito: non sono mai stato a Conegliano, dove è stata da poco inaugurata l’esposizione sui Vivarini tra Gotico e Rinascimento, ma il fatto che sia curata da Giandomenico Romanelli, sommo conoscitore della cultura artistica veneziana, è indice sicuro di qualità.

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Rosalba (Bianca Arcangeli), Frammento appenninico, 1991

Rosalba (Bianca Arcangeli), Frammento appenninico, 1991

“Ricordo quando andai a Bellaria, ospite di un’amica, che aveva un albergo proprio sul mare, ma aveva anche un suo giardino bellissimo, nella villa. Mi dava il permesso e quando tutti i villeggianti andavano a dormire io uscivo nella notte, stringendomi al mio impermeabile e andavo per boschi, a vedere gli alberi respirare, gli alberi che vivono di notte. Stavo anche due o tre ore: le mie prodezze notturne. Ma con il permesso della padrona dell’albergo. Poi un giorno mi hanno regalato Gita al faro e allora ho letto la Woolf, quella sì è la vera vita, la poesia. Lì c’è una notte che non si può dimenticare. E io volevo studiare la vita degli alberi di notte.”

Bianca Arcangeli in Rosalba, Bologna 2003.

Bianca Arcangeli (1913 - 2007)

Bianca Arcangeli (1913 – 2007)

Ps. Appartiene ai pentimenti della mia vita non essere più andato a trovare la signora Arcangeli a Bologna, dopo che ebbi la fortuna e il piacere d’incontrarla a Ravenna in occasione della bellissima mostra che il Mar organizzò nel 2006 in memoria del fratello Francesco. Come quella volta con Mastroianni al Donizetti di Bergamo o a Granada al concerto di Cesaria Evora, “Tanto”, pensai scioccamente, “ci sarà un’altra occasione”.

Di Rosalba ricordo l’incantamento infinito, la malìa dei suoi acquarelli nei miei occhi, che ancora dura. E la voce, debole ma ferma nel ricordo struggente dei fratelli scomparsi da tanto tempo (a proposito: mai nominargli Giorgio Morandi, “uno senza cuore…”). E lo sguardo, infine, dolce ma sicuro.

Anni dopo, in una libreria bolognese ho trovato Le poesie di Gaetano Arcangeli, volume dedicato e firmato da Francesco e Bianca a un anno dalla sua morte. Questo mi resta.

Per chi volesse conoscere meglio l’opera di Bianca e le figure straordinarie dei vari fratelli Arcangeli, Francesco lo storico dell’arte, Gaetano il poeta e Nino il musicista, consiglio l’elegante e assai ben curata pubblicazione Rosalba – Il riverbero della memoria di Beatrice Buscaroli.

 

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