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La mostra La Ceramica Parallela, a cura di Salvatore Arancio e Marinella Paderni, che ISIA Faenza presenta domani, sabato 6 aprile, negli spazi della Galleria Fatto ad Arte di Milano in occasione della Milano Art Week, proseguirà per tutta la settimana della Milano Design Week fino al 14 aprile. L’esposizione, ispirata al trattato pseudo-scientifico La botanica parallela (1976) di Leo Lionni, mette in scena un paesaggio fantastico, popolato da sculture totemiche, risultato del workshop condotto dall’artista Salvatore Arancio con otto studenti del Biennio Specialistico di Design del Prodotto di ISIA Faenza. 

Le forme scultoree sono, al tempo stesso, elementi di arredo – ad esempio, gambi di tavolini da caffè, stampati in ceramica 3D e poi smaltati – che consentono di creare un interessante cortocircuito tra il mondo dell’arte e quello del design. 

Irene Guzman press

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Come ogni anno, questo blog ricorda il primo aprile per il significato gioioso che questa data ha ormai da millenni. Pochi mesi fa, è uscito un libretto delizioso di Alessandra Palombo, Poesie in tautogramma, per i tipi di Interno Poesia che ho il piacere di seguire come editore sin dalla prima pubblicazione nel 2016 e come sito denso di perle numerose dall’aprile 2014.

Scrive Alessandro Fo nella prefazione: “Contro una dilagante aberrazione, in deriva sempre più marcata rispetto a ciò che vorremmo identificare come “umano”, il tautogramma stilizza in trame di un’araldica quasi trascendentale ciò che noi siamo, ciò che non vogliamo.”

Alla perizia stilistica della Palumbo, all’esattezza delle parole tutte dalla medesima iniziale, risponde anche un significato spesso umoristico e graffiante (ma non solo), talché m’è parsa scelta perfetta per questa cadenza annuale. Buona lettura e buon pesce d’aprile.

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Menù

Marco,

marito mio,

mangiasti martedì

mirabile menù:

mortadella, malfatti

maccheroni, minestra,

maiale, milanese,

mezzo manzo;

mescesti malvasia,

misurasti marsala,

masticasti merluzzo,

melone, melagrana,

mordicchiasti mela,

mirtilli, meringhe,

mieloso millefoglie,

moristi mercoledì

mormorandomi:

“magnifico menù,

mogliera mia.”

Alessandra Palombo, Poesie in tautogramma, Interno Poesia 2019

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Gaiezza

Girare giardini,

guardare germinare

gemme, germogliare

gigli, gialle ginestre,

gelsomini, garofani,

gerbere, gerani.

Guardare gabbiani

giovani giocare,

girellare gatti,

gustare gelato

genuino,

giornate gioiose.

Gaudio!

Grazie Grande G.

Alessandra Palombo, Poesie in tautogramma, Interno Poesia 2019

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Leggere

Leggere

lacera limiti,

linee, lontananze.

Livella.

Lava lacrime

-lapsus!-

leva lacune.

Lievita, lima

Leviga logica.

Leggere

lumina,

largisce leggiadria,

libera.

Alessandra Palombo, Poesie in tautogramma, Interno Poesia 2019

Ho conosciuto Davide Enia esattamente una settimana fa, partecipando a uno dei frequentissimi appuntamenti con gli autori organizzati dalla Biblioteca Classense di Ravenna, una delle istituzioni più prestigiose e attive di tutta la Regione e fra le migliori d’Italia, attualmente diretta da Maurizio Tarantino e animata da bibliotecarie come Nicoletta Bacco e Silvia Travaglini, colme di passione per la loro meravigliosa e importante professione, oltre che in preziosa collaborazione col giornalista Matteo Cavezzali.

Occasione dell’incontro è stata la presentazione del libro e dei passaggi di vita vera contenuti in Appunti per un naufragio (Sellerio, Palermo 2017), divenuto anche narrazione teatrale dal titolo L’abisso. Dati i tempi, non credo sia superfluo sottolineare quanto mi abbia coinvolto e sconvolto udire le parole dell’autore, drammaturgo e attore sulla sua esperienza lampedusana, che ha visto in parallelo procedere la malattia del suo amatissimo zio paterno Beppe insieme all’approfondirsi del rapporto col padre Francesco e soprattutto il toccare con occhi e mani la realtà tragica degli sbarchi, le esistenze miracolosamente salvate o altrettanto disperatamente perdute nel gran cimitero del Mediterraneo, la Shoah di questi ultimi anni. Una decina di giorni prima era stato mandato in onda un servizio fortissimo di Corrado Formigli sull’inferno libico, fatto di torture di ogni genere e stupri persino su ragazzine dodicenni, quelle che lo stesso Enia ha visto giungere stremate e incinte sulle coste isolane. Il libro, che ho letteralmente divorato, è da leggere e sottolineare e consigliare a chiunque, specie a quanti siano convinti della bontà dell’azione governativa dalle menzogne sporche e disumane dei politici peggiori di sempre, i succubi e incapaci 5 stelle e i fascio-razzisti leghisti e salviniani, peraltro mentre l’economia reale va a rotoli e certo non a causa dell’immigrazione, anzi.

A proposito, proprio per la cupezza di questo periodo assurdo e cattivo di cui la disinformazione dei media nazionali e popolari ha pure tanta responsabilità, desidero con forza rilanciare anche in qualità di insegnante una battaglia sacrosanta e giusta, quella dello Ius soli: riconoscere cittadinanza immediata a chiunque sia nato in Italia indipendentemente dalla provenienza dei genitori. Questa giovane vita studierà la nostra bellissima lingua e contribuirà con la sua stessa presenza a migliorare il presente e a dare un futuro più aperto a questo Paese. Impedirne l’integrazione, più che miope, è azzardo stupido e folle.

Spero che Nicola Zingaretti, da me votato alle ultime primarie del PD, dopo il disastro renziano possa riunire le forze democratiche di sinistra insistendo con coraggio proprio sui valori che ne segnano identità, unicità e diversità, emendando i troppi errori che ne hanno altrettanto segnato il recente e rapido declino.

Marco Bravura, Lampedusa, 2014, cm 200×250

“Poi ribadì ancora una volta il concetto: «In mare non esiste neanche il considerare una alternativa, ogni vita è sacra e si aiuta chi ha bisogno, stop». Questa frase era più di un mantra. Era un vero e proprio atto di devozione. (…)

«… Ma dopo tutto quello che hanno passato, dopo la traversata, ecco finalmente la terra ferma. Lì sul molo è una nuova nascita, piena di speranze e di gioia. E tu ti ritrovi a essere la prima persona che li accoglie. Hanno affrontato situazioni terribili, meritano una accoglienza degna. Per quel che mi riguarda, è un privilegio essere lì, perché onori il loro viaggio, il loro coraggio e anche la loro incoscienza, compartecipando per un breve istante al loro percorso». (…)

«Capita che i barconi si rovescino. Affondano in poco tempo. A volte il mare è pieno di corpi già al momento del nostro arrivo. A volte i corpi tra le onde sono vivi. A volte no. Tutto si riduce a una questione di tempo, di velocità, di buona sorte. Quando un corpo va giù, ora lo vedi sbracciarsi, ora non lo vedi più. È un niente».”

Davide Enia, Appunti per un naufragio, Sellerio 2017, p. 14, 70, 93.

Roberta Maioli, Damnatio memoriae, 2016 (particolare)

Ps. In quel “niente” c’è tutta una vita, un essere umano vero, col suo carico di storia, sentimenti e sogni che vorrebbero realizzarsi e troppo spesso non lo saranno più.

Oltre a invitare con urgenza alla visione del docu-film Fuocoammare (2016) di Gianfranco Rosi, desidero qui ricordare l’impegno di due artisti ravennati su questo tema: Marco Bravura con l’opera Lampedusa (2014) e Roberta Maioli con la mostra Damnatio memoriae (2016). Scrivere per loro è stato per me motivo di onore profondo.


Il lavoro in versi Silhouette di Luca Maggio è una piccola Spoon River sospesa fra Rivoluzione francese e una ideale galleria dantesca, mentre la conclusione, isolata, è affidata a una invocazione pronunciata da Orfeo. Numerosi i personaggi a cui l’autore ha restituito la parola e infine, dopo un’accurata limatura, ha pubblicato nel 2018 per i tipi dell’editore Italic. Sono pagine dedicate a poeti quali Valerio Magrelli, Valentino Zeichen e Alda Merini.

Importante il disegno in copertina, opera calligrafica dell’artista Sara Vasini, pensata appositamente per questo libro e realizzata con la sua caratteristica assenza di crenatura. Di questo e molto altro, artista e autore saranno lieti di parlare durante la conversazione di presentazione del volume sabato 23 marzo 2019 h.17.30 presso la libreria Libridine, Viale Baracca 91, Ravenna.

Sara Vasini, Senza crenatura, Incipit vita nova, 2017, 12×17 cm, inchiostro su carta

Ps. Oggi questo blog compie nove meravigliosi anni! Grazie di cuore a tutti voi, lettori preziosi. Con Kavafis auguro a ognuno di voi che la strada per la vostra Itaca sia ancora lunga e (…) che duri a lungo. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso, / già tu avrai capito cosa Itaca vuole significare.

Martedì 19 marzo 2019, alle ore 17.30, in occasione delle celebrazioni internazionali dell’Italian Design Day apre al pubblico la nuova Biblioteca di Design “Bruno Munari” dell’ISIA di Faenza, la prima in Emilia-Romagna a essere dedicata specificamente a questa materia. 

Oltre 3.500 volumi tra design, architettura, arte, scienze umane, letteratura che trovano spazio negli antichi ambienti del monumentale Palazzo Mazzolani, nel cuore di Faenza, appositamente ristrutturati per accogliere la nuova biblioteca.

Oggi le biblioteche sono nuove piazze del sapere, amate e frequentate dai giovani, e questo evento è un investimento importante e simbolico per un’istituzione di formazione universitaria quale ISIA Faenza.

L’Associazione Bruno Munari ha aderito con entusiasmo all’iniziativa di intitolare la biblioteca al grande Maestro, ideatore del progetto didattico dell’ISIA e massimo esponente del Novecento nel dialogo tra arti e design, per una creatività fondata sulla continua sperimentazione.

Irene Guzman press

Ai Sabati del Moog giungono il critico d’arte Luca Maggio e la ricercatrice Cristina Carile che, tra proiezioni e parole, ci conducono in un itinerario dall’antichità a oggi sulle tracce di visioni e opere d’arte .
Visioni e appunti fra antico e contemporaneo: arrivano ai Sabati del Moog grazie alla conversazione tra la ricercatrice Cristina Carile e il critico d’arte Luca Maggio. Appuntamento con la rassegna curata da Ivano Mazzani sabato 16 marzo, alle ore 18.00, in vicolo Padenna 5 a Ravenna. Cristina Carile e Luca Maggio esplorano al Moog i codici di comunicazione di opere antiche e contemporanee, interrogandosi sul rapporto tra immagine e parola e discutendo un certo tipo di arte contemporanea che usa la parola scritta come immagine-opera in sé. A strutturare la loro conversazione, una serie di proiezioni con opere d’arte d’ogni epoca.

L’appuntamento è a ingresso libero.

Maria Cristina Carile è una bizantinista specializzata in arte e archeologia. Dopo diverse esperienze di ricerca nel Regno Unito, in Turchia e in Grecia, dal novembre 2015 è ricercatrice presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna. Lo studio congiunto delle fonti materiali, visive e testuali caratterizza la metodologia applicata alla sua ricerca, come appare nella sua monografia The Vision of the Palace of the Byzantine Emperors as a Heavenly Jerusalem (CISAM, 2012) e in altre sue pubblicazioni. Ha presentato i suoi lavori a congressi e conferenze e tenuto seminari universitari in ambito nazionale e internazionale.
Luca Maggio è nato a Bergamo nel 1978. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo Arte Contemporanea presso l’Università di Bologna, si è dedicato all’insegnamento, oltre a impegnarsi come curatore di mostre e critico d’arte. Vive e lavora a Ravenna e dal 2010 gestisce il blog politematico lucamaggio.wordpress.com
 

Alessandra Rota, L19 Alabastro 1 (particolare), 2018

L19-26. Alessandra Rota e gli alabastri di Galla Placidia

di Luca Maggio

“Astri di fuoco che la notte abitate i cieli lontani” Simone Weil

Dalla notte dei tempi l’uomo è affascinato dai colori e dai disegni che si formano sull’alabastro e che attraverso la luce si accendono e prendono vita grazie alla natura di questo materiale, non a caso usato per manufatti artistici, funerari e d’uso quotidiano presso più culture antiche, dall’egiziana all’etrusca, sino alle finestre paleocristiane del cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia (benché nel corso dei secoli, com’è noto, le lastre originali siano state sostituite).

Il presente progetto specifico ideato da Alessandra Rota (Bergamo, 1976) su suggerimento di Felice Nittolo che desiderava per la niArt un lavoro pensato su Ravenna, prende spunto proprio dagli alabastri placidiani per ripensarli in funzione del materiale prediletto di questa artista, il legno.

Alessandra Rota, L20 Alabastro 2, 2018,
tessere legno frassino tinto scuro su pannello legno, cm 122x55x4,6

Formatasi a Milano e avendo lavorato anche nel design, la Rota scopre le sue radici ideali tanto in maestri occidentali del secolo scorso, quanto nell’ukiyo-e giapponese, più che per i soggetti, per la leggerezza fluttuante e lineare dell’estremo oriente, che come l’aria attraversa e nutre l’anima delle sue opere apparentemente geometriche e astratte, ma il cui minimalismo è frutto di un processo attentissimo di distillazione che parte da dati reali.

Anche la musicalità decisa e insieme delicata di Paul Klee può considerarsi fra i rimandi prossimi a questo suo riorganizzare porzioni di mondo (si pensi alle sue Visioni o ai Rimescolamenti), sempre giocando fra il rigore simmetrico delle Variazioni di Bach e le rarefazioni impreviste di Cage, due autori non a caso protagonisti di bachCage, disco di uno fra i pianisti più intelligenti e sperimentatori degli ultimi anni, Francesco Tristano Schlimé, che potrebbe essere colonna sonora perfetta per questa impresa.

Alessandra Rota, L21 Alabastro 3, 2018,
tessere legno frassino tinto ambra su pannello legno, cm 122x55x4,6

Come per i lavori precedenti, anche nei legni presenti – e si ricordi che la lettera L dei titoli sta appunto per Legno – dal policromo L19 ai monocromi L20, 21 e 22, la Rota è partita da cartoni quanto mai minuziosi in cui si rielaboravano i tratti infuocati di una delle finestre di alabastro del mausoleo cristiano, per ricostruirne in senso geometrico la trama con una mappatura numerata (che inconsapevolmente può ricordare il ciclo Vestigia dello stesso Nittolo). Questa, a sua volta, è servita da base per collocare con precisione le tessere di legno di frassino ridipinte in toni che l’artista ha nominato “ambra, ciliegio e scuro”, poi intagliate e rifinite, al cui interno però giocano ulteriormente i disegni casuali delle venature, senza contare che le altezze differenti di ogni parallelepipedo ligneo potrebbero far pensare a una citazione indiretta della tecnica bizantino-ravennate di posizionamento delle tessere secondo pressioni distinte per ogni singolo elemento.

Alessandra Rota, L22 Alabastro 4, 2018,
tessere legno frassino tinto ciliegio su pannello legno, cm 122x55x4,6

Com’è spesso consuetudine per quest’artista, anche queste opere hanno una cornice contenitiva, un recinto inconscio e razionale al contempo, in grado di evitare la fuga delle tessere affinché Alessandra possa tentare il controllo di ognuno dei frammenti quadrangolari e dell’identità d’insieme nella composizione generale. Questo perché i suoi legni respirano. Sono meditazioni immaginate ma vive di “visioni curative, ancestrali, oniriche” secondo le sue stesse parole, aggregazioni tridimensionali dell’aria, suo elemento primo e interiore, senza scordare il secondo elemento a lei esterno sebbene altrettanto centrale, ovvero la terra, in particolare le forme e i colori degli alberi, in passato ispirate fra le altre a opere di Giovanni Frangi, poi mutate sino a ottenere un’astrazione fluida in grado di generare, ad esempio, la serie dei piccoli Vegetali al microscopio.

Alessandra Rota, L15, Vegetali al microscopio 1, 2017, cm 22,2×30,3×4,2
Alessandra Rota, L17, Vegetali al microscopio 3, 2017, cm 22,2×30,3×4

Proprio proseguendo questa vena della sua ricerca, ecco nascere anche nel ciclo qui esposto gli Alabastri al microscopio L23-26, in cui si dà contezza sia dell’esplorazione dei legni maggiori ingrandendone alcuni particolari sino a ricavarne opere sostanzialmente diverse per quanto riconducibili a un’origine comune, come una sorta di breve viaggio frattale, sia dell’uso di tessere scartate dai lavori precedenti, dunque non progettate appositamente ma impiegate ugualmente, testimoniando ancora una volta l’oscillazione teorico-pratica della Rota fra caso e necessità, fra le dimensioni sonore, benché sapientemente dosate, di Cage e Bach, riuscendo ad armonizzare l’I Ching con l’ordine scrupoloso della percezione complessiva, il cui disegno, a sua volta, si presenta come un’astrazione geometrica che, specie nei pannelli al microscopio, non si sa se nata da aggregazioni accidentali o estremamente programmate, in un gioco di specchi e rimandi fra razionalità e fatalità pressoché privo di limiti.

Alessandra Rota, L23 Alabastro al microscopio 1, 2018,
tessere legno frassino tinto scuro e ambra
su pannello legno, cm 30x22x4,1
Alessandra Rota, L24 Alabastro al microscopio 2, 2018,
tessere legno frassino tinto scuro e ciliegio
su pannello legno, cm 30x22x4,1

Eppure tout se tient, come nella risoluzione del problema acustico nella Sala del Triclinio della reggia bizantina all’inizio del Fuoco greco, capolavoro indimenticato di Luigi Malerba: “Costantino e gli uomini del suo seguito osservarono attentamente la sala e in nessun luogo notarono dei cambiamenti. Si domandarono se il risultato finale fosse opera di magia ma i due persiani, che avevano intuito il sospetto, fecero notare all’Imperatore dei sottilissimi fili di seta tesi come una invisibile ragnatela fra una colonna e l’altra e fra le colonne e il soffitto secondo criteri, dissero, calcolati in base alla teoria pitagorica dei suoni e dei numeri applicata con profitto già in varie occasioni.”

Questione di equilibrio, dunque. Non resta che fermarsi per perdersi di fronte ai saliscendi lignei di quest’artista, in cui ogni tessera pare generare quella accanto, come ogni opera precedente è madre della successiva, e quasi, se viste in orizzontale, appaiono quali mappe di nuove Città invisibili, come se il romanzo del 1972 di Italo Calvino continuasse a produrre in legno pagine nuove senza fine.

Alessandra Rota, L19 Alabastro 1, 2018,
tessere legno frassino tinto scuro, ambra e ciliegio su pannello legno,
cm 122x55x4,6

L 19-26. Alessandra Rota e gli alabastri di Galla Placidia

a cura di Luca Maggio

niArt Gallery, via Anastagi 4a/6 (Zona Porta serrata) Ravenna

Vernissage sabato 2 marzo ore 19,00 / dal 2 al 16 marzo 2019

orari: martedì, mercoledì 11,00- 12,30; giovedì, venerdì 17,00-19,00; sabato 11-12,30 /17-19

su appuntamento chiamando il n. 338 2791174;

email galleria : artgallery@alice.it

Web : www.niart.eu

email artista: rota-alessandra@virgilio.it

Patrocinio: Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura