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Ho letto Cassandra muta,  l’ultimo appassionante saggio/pamphlet di Tomaso Montanari sul ruolo degli intellettuali italiani nel contesto politico attuale e se da una parte mi ha fatto star male (ma un male necessario) sapere del comportamento indegno di tante persone, del male inflitto ai nostri beni culturali e paesaggistici e al senso stesso della cultura, della sua gratuità e universalità (emblematica nel libro la sempre più pesante invasione di campo politica nelle università), delle decisioni assurde prese dal MiBACT di Franceschini e del suo entourage (che  si dimostrano tanto furbi quanto politici pessimi e aggressivi, la cui cecità e tracotanza sono pari solo all’ignoranza loro. Un dubbio: credono veramente d’essere e operare nel giusto e forse meglio, che so, di un Bondi o di un Galan?), d’altro canto questo testo è più che una denuncia, piuttosto un vero e proprio exemplum nel senso classico: è necessario, vitale tenere la schiena dritta, dicendo apertamente le cose con coraggio, nonostante le conseguenze di inevitabile ostracismo cui si è poi soggetti dai vari gerarchetti del potere locale o nazionale.

Anche questo ho sperimentato nella Ravenna monopolio PD da sempre e lo scrivo da ex elettore di sinistra che mai ha voluto una tessera per lavorare o avere favori e preferenze (a differenza di altri batraci locali coetanei e non, mi sono rifiutato sin dai tempi non sospetti dell’inizio università, quando avevo appena vent’anni, di aderire a certi giochetti), né tanto meno lo farò adesso, nell’era Renzi, uno dei peggiori antidemocratici, bugiardi e assetati di potere quanto vacui figuri di sempre. Né credo a una impossibile rinascenza populista e disorganica a 5 stelle.

A questo proposito, devo dire la verità: mi ha sorpreso la mia totale ingenuità politica nel rileggere un mio post del 2010, laddove in un’Italia ancora sotto la volgarità e corruzione berlusconiana pensavo che stimoli alternativi fuori o dentro il PD come Renzi, allora sindaco di Firenze, o Grillo o lo stesso Vendola potessero essere di aiuto rispetto alle medesime eterne e bloccate facce di sinistra (da D’Alema a Bersani a tutti ma proprio tutti gli altri), la cui opposizione era da tempo se non da sempre di pura facciata. Ahi, quanto mi sbagliavo! E le prossime elezioni restano un bel problema, non solo per la legge elettorale. Vedremo.

Ma tornando al testo di Montanari, ritengo mi sia davvero stato utile sia come insegnante, sia come cittadino che fra le altre cose si occupa di critica d’arte. Dunque lo ringrazio pubblicamente.

Il Resto del Carlino, 2 giugno 2017

Un’ultima nota su Ravenna: è di questi giorni lo “scandalo” strombazzato su tutte le testate locali, basti vedere l’immagine tratta dal Resto del Carlino del 2 giugno o leggere il Ravennanotizie.it dell’1 giugno

In sostanza, Nova Musa srl, ditta che per conto dello Stato da anni gestiva le biglietterie museali non ha mai versato quanto dovuto nelle casse pubbliche con evidente danno erariale. Rescissione immediata del contratto e lavoratori a spasso. Biglietterie nel caos alla vigilia del ponte del 2 giugno.

Perché chi di dovere, dopo molti anni, si è svegliato proprio adesso? Perché una storia del genere, pur gravissima senza dubbio alcuno, viene così cavalcata dai media locali, mentre mesi fa quando veniva approvato lo spoglio di alcuni beni dello stesso Museo pubblico per essere trasferiti nell’inutile Museo di Classe privato e gestito dalla Fondazione RavennAntica non solo la cosa non ha suscitato indignazione, ma è stata salutata come una conquista? Ne avevo ampiamente scritto in precedenti post dato che sulle testate locali non ho avuto alcuno spazio (si veda il 2 marzo 2017 e precedentemente il 28 gennaio 2016, all’alba di tutta questa vicenda).

Ricordo infine un dato di non secondaria importanza: l’ex deputata PD Elsa Signorino ed ex Presidente di RavennAntica (sino a un anno fa ricopriva questa carica) è l’attuale Assessore alla Cultura di Ravenna.

Cosa scommettere sul fatto che la prossima gara d’appalto per il servizio di biglietteria museale verrà, guarda caso, vinta da RavennAntica? Così, la Signorino e tutti gli alti papaveri locali che si dichiarano sorpresi e preoccupati per l’accaduto faranno anche la figura degli eroici salvatori. Con futuri elogi sui media locali. Capolavoro, no?

Mi aggrappo alla Costituzione, all’articolo 9 che c’è, continua a esistere, a resistere.

E vi saluto con i versi di P.P.P. oltre a segnalare l’ottimo e meritorio sito www.libertaegiustizia.it

 

Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
 

Pier Paolo Pasolini

 

René Gruau (Rimini 1909 - Roma 2004)

René Gruau (Rimini 1909 – Roma 2004)

A Parigi, quartiere latino, una sera di quattro anni fa, in un bistrot vicino alla Sorbonne, io mia moglie mio figlio e a un tavolo, sul fondo del locale, lei, epifania d’eleganza in rosso come le sue labbra e tacchi scuri come i capelli in chignon, sola, davanti a un calice di bianco, una sfumatura d’ombretto ambrato e un accenno di rimmel, tranquilla, sul limite dei trent’anni nella sua bellezza sicura d’un fascino consapevole.

Un primo sguardo rapido, distratto forse. Poi conto e mancia, un’altra occhiata fugace a me e quasi impercettibile un sorriso leonardesco sulla commessura labiale sinistra, poi via. Senza necessità d’una parola. E tutto in pochissimi istanti. La perfezione.

 

Rarità, certamente, attimi (ma quali attimi!) come le Lontananze di Pupi Avati ne Il passadondolo a cura di Enrica Caretta alle pagine 27 e 28 (Torino 2012): “Le lontananze sono scambi di sguardi. Raffinate schermaglie amorose che cominciano e finiscono nella sala di un ristorante o di un caffè. Lui entra, la vede. Lei lo guarda; lui le fa capire che l’ha notata. Lei ricambia; rilancia. I due sanno che tra loro qualcosa è accaduto, e da quel momento si innesca un meccanismo che non ha più niente di innocente, niente di casuale, una partita che tra assenze e ritorni può durare l’intera esistenza. Casomai lei si alzasse e lui si azzardasse a seguirla, non ci sarebbe storia; lei di sicuro farebbe l’offesa. Nelle lontananze la regola è che non si va oltre. Si aprono e si chiudono lì, però sono esplicite, perfette per rendere la situazione assolutamente straordinaria. A un certo punto uno dei due lascia il locale, riprende posto accanto al partner e se ne va, sicuro della propria innocenza. Un’ipocrisia totale. Perché anche così si tradisce. Le lontananze sono adulteri tascabili, consumati all’istante  in uno spazio di totale impunità sentimentale.”

Marco Maria Zanin, Maggese I, 2016, Stampa fine art su carta cotone, 110×137,5 cm

Inaugura oggi, sabato 20 maggio, dalle ore 18.00 alle 24.00, in occasione della Notte europea dei Musei, nelle sale superiori di Palazzo Santa Margherita- Galleria Civica di Modena, la personale di Marco Maria Zanin dal titolo Dio è nei frammenti a cura di Daniele De Luigi e Serena Goldoni.

Marco Maria Zanin, Senza Titolo I, 2017, Stampa fine art su carta cotone, 20×25 cm

La mostra, attraverso le fotografie e le sculture del giovane artista, esplora il tema della memoria e delle radici nella società contemporanea mediante un’opera di reinterpretazione di scarti prodotti dal tempo: detriti e oggetti che per Zanin, sulla scorta del filosofo francese Georges Didi-Huberman, sono “sintomi” della sopravvivenza lungo le epoche di valori umani archetipici. L’indagine si muove tra la civiltà rurale del Veneto, sua regione di origine, e la megalopoli di San Paolo, dove vive alcuni mesi all’anno: due luoghi profondamente diversi nel modo di vivere il passato e il presente, ma fortemente legati dai fenomeni migratori dall’Italia al Brasile tra XIX e XX secolo.

Marco Maria Zanin, Natura Morta III

Attrezzi del mondo contadino vengono tagliati e fotografati, assumendo forme inedite dal carattere totemico, mentre da frammenti di edifici moderni demoliti sono tratte sculture in porcellana, oppure nature morte che riecheggiano Giorgio Morandi, maestro con cui l’artista istituirà in mostra un intenso dialogo. Gli interventi di trasformazione degli oggetti di Zanin costituiscono “un invito a lavorare con la materia psichica della memoria assieme all’immaginazione”.

Marco Maria Zanin, Sintomo XII

Marco Maria Zanin è stato selezionato dalla Galleria Civica di Modena nell’ambito del progetto Level 0, promosso da ArtVerona in collaborazione con quattordici musei e istituzioni d’arte contemporanea italiani, per offrire supporto e visibilità agli artisti emergenti esposti in occasione dell’ultima edizione della fiera, dove l’artista era proposto dalla Galleria Spazio Nuovo di Roma.

La mostra è patrocinata dall’Ambasciata del Brasile.

Press Irene Guzman

Marco Maria Zanin. Dio è nei frammenti

a cura di Daniele De Luigi e Serena Goldoni

Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita

21 maggio – 16 luglio 2017

inaugurazione 20 maggio 18.00-24.00

 

Effigie di Lorenzo Valla (Roma, 1407-1457)

Effigie di Lorenzo Valla (Roma, 1407-1457)

Ho esposto queste cose affinché tu, Catone, comprenda che non avresti dovuto accusare come barbari e selvaggi i costumi dei contadini. Ed ecco la chiusa di quei versi: “Fra loro la giustizia segnò le sue ultime impronte, quando abbandonò la terra”[1]. Infine tu definisci l’onestà (honestas) il sommo o l’unico bene, per poi dividerla nelle quattro virtù e azioni delle virtù. Nessuna virtù, infatti, è una nozione, ma è un’azione che mette in pratica una cosa prima conosciuta, come attesta Cicerone: “Tutta la lode della virtù consiste nell’azione”[2].

Su questo concordano praticamente tutti gli autori. Né Aristotele, né Virgilio trattano di queste virtù, allorché essi affrontano, a modo loro, la questione della contemplazione. Capita così che il bene proprio della vita contemplativa non si riferisca all’onestà, ma al piacere, come abbiamo ricordato in precedenza a proposito delle professioni, delle scienze e delle discipline.

Lorenzo Valla (Roma, 1407-1457), da De vero falsoque bono, Bari 1970. Questo dialogo filosofico ebbe quattro redazioni da parte di Valla: 1431, 1433, 1445-48 e una quarta definitiva, ma non databile con precisione, contenuta nel manoscritto Ott. Lat. 2075 della Biblioteca Vaticana.

[1] Virgilio, Georgica, II, 473-474.

[2] Cicerone, De officiis, I, 6, 19.

Leon Keer, opera realizzata al Legoland di Gunzburg, Germania, 2014

In cinque diversi luoghi di Modena, dal 12 al 14 maggio 2017, altrettanti street artist internazionali, Kurt Wenner, Leon Keer, Julian Beever, Eduardo Relero e Vito Mercurio, sfonderanno illusoriamente la pavimentazione della città attraverso la tecnica artistica dell’anamorfismo, per “svelare” i siti più significativi della città romana di Mutina, celata nel sottosuolo del centro storico. L’evento si svolge nell’ambito del programma di Mutina Splendidissima, dedicato alle celebrazioni dei 2200 anni dalla sua fondazione.

Esiste una città romana sepolta sotto una coltre di argilla, collocata fra due fiumi che esondarono a più riprese nella tarda antichità: è Modena, l’antica Mutina definita da Cicerone splendidissima, della quale, grazie all’archeologia, si conoscono numerosi luoghi e monumenti sepolti.

Esiste un’arte sorprendente, definita street art 3D, che ha scelto la strada dell’anamorfismo per ingannare chi guarda le opere da una determinata posizione creando sprofondamenti illusionistici nel terreno. La tecnica risale al Rinascimento ed è stato Kurt Wenner, uno degli artisti in mostra, ad applicare per primo tecniche del ‘500, note ad artisti quali Leonardo da Vinci, a un’arte che utilizza la strada come una tela.

Realizzazione dell’opera 3d Lego Terracotta Army di Leon Keer, Ruben Poncia, Remko van Schaik e Peter Westerink al Sarasota Chalk Festival, Florida (USA), 2011

I Musei Civici di Modena hanno scelto di coniugare queste due realtà e dare vita a Varchi nel tempo, un evento unico nel suo genere, in cui la street art 3D fa rivivere i luoghi sepolti della città romana mettendo in comunicazione la città contemporanea con quella antica: le terme, le mura, l’anfiteatro, le domus, il capitolium di Mutina saranno visibili attraverso squarci aperti illusionisticamente nelle strade di Modena, che corrispondono anche ai luoghi più importanti della città moderna, come ad esempio Piazza Grande, Palazzo Ducale, Palazzo della Prefettura, la Chiesa di Santa Maria delle Asse.

La straordinarietà dell’evento è legata non solo all’inedito abbinamento fra street art 3D e archeologia, ma anche all’occasione unica di vedere riuniti nella performance cinque artisti di fama internazionale, che per la prima volta operano tutti insieme.

Arte per sua natura effimera, la street art 3D applicata alle pavimentazioni di strade e piazze della città è passata negli ultimi anni dall’utilizzo dei classici gessetti colorati all’elaborazione digitale del disegno, poi stampato su materiale resistente e fissato al terreno.

Durante l’evento modenese, parte dell’esecuzione del disegno sarà realizzata dal vivo, durante un work in progress che durerà tre giorni, dal 12 al 14 maggio.

L’itinerario della street art sarà veicolato attraverso una pianta della città con l’indicazione dei “varchi nel tempo” presenti sulle strade e sulle piazze del centro storico.

Il percorso in città alla scoperta delle opere di street art sarà accompagnato dalla visita virtuale dell’antica colonia, realizzata da Altair4 Multimedia e  scaricabile da smarthphone e tablet.

Mutina Splendidissima fa parte della più ampia rassegna 2200 anni lungo la Via Emilia, che celebra le origini romane di Modena (Mutina) e Parma fondate nel 183 a.C., e di Reggio Emilia (Regium Lepidi) istituita come forum in quegli anni. Il programma congiunto invita a scoprire siti, propone mostre, ricostruzioni ed eventi in tutte e tre le città fondate dal console Marco Emilio Lepido, al quale si deve anche la realizzazione della via Emilia, elemento unificante della regione che ne porta il nome.

Il progetto è promosso dai tre Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenza Archeologia di Bologna e di Parma, dal Segretariato Regionale Beni, Attività culturali e Turismo, e dalla Regione Emilia – Romagna (www.2200anniemilia.it).

Eduardo Relero, opera realizzata per la Croce Rossa durante la Journée Mondiale des Premiers Secours, Nancy (Francia)

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Il momento più importante doveva venire il giorno successivo. Riprendemmo l’aereo di Turrell a Overton dopo aver sorvolato il Gran Canyon e il Painted Desert, certamente tra i luoghi più belli del mondo. Fece alcune virate strette, piuttosto impressionanti per farci vedere dall’alto, il «Roden Crater» che aveva da poco individuato come il più adatto per realizzare il suo grande sogno: trasformare il cratere in una gigantesca opera d’arte con modifiche quasi invisibili. (…)

Solo nel tardo pomeriggio, finalmente ci avviammo verso il cratere, dove arrivammo quando il sole incominciava a scendere verso l’orizzonte. (…)

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Iniziammo la salita, scivolando sopra la cenere vulcanica, si facevano due passi avanti e uno indietro. Finalmente si arrivò sopra il margine del cratere. Si vedeva un meraviglioso panorama: una lontanissima catena di montagne, i colori del Painted Desert irreali. Scendemmo all’interno del cratere, verso il centro, percorrendo un declivio dolce. Veniva il momento decisivo, potevamo alzare la testa e guardare attorno. Dopo alcuni minuti di esitazione la nostra attenzione rimase fissa, immobile, a guardare qualcosa di imprevedibile e impensabile. La volta celeste non era più in alto a una distanza infinita. Sembrava scendere verso la terra e la terra salire verso il cielo, come se queste due entità si unissero.

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Era il cerchio quasi perfetto del margine del cratere che creava questo effetto. Un fenomeno unico, impossibile da percepire in condizioni diverse da quelle così speciali.

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Ogni tanto, grandi nubi bianche attraversavano il cielo spinte dal vento. Il bianco stava cambiando in un altro colore; quasi improvvisamente il cielo si riempì di rosso. Le nubi sembravano enormi montagne galleggianti nell’aria, rosse. Intanto le nubi cambiavano forma, le nuove erano giallo oro, poi viola, rosa. Per alcuni minuti il cielo era attraversato da raggi verdi. Non eravamo di fronte a una finestra che ci consentisse di vedere bellissimi colori, come nella casa di Turrell; nel cratere, invece, tutto diventava colore, il colore era tutto, la terra spariva nella penombra del tramonto. Finalmente capivamo perché Turrell ci aveva fatto aspettare per farci vedere qualcosa di non immaginabile. Intanto il tramonto finiva. I colori impallidivano e sparivano, il cielo da blu diventava viola e da viola nero. Apparivano le prime stelle, luminose, sempre più luminose e sempre più numerose. (…)

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Il programma di Turrell per fare diventare il cratere un’opera d’arte sarebbe costato alcuni milioni di dollari; una meravigliosa utopia, una vera utopia, per qualcuno che non aveva dollari. Ma aveva la caratteristica molto rara di essere un obiettivo bellissimo. Qualche volta le cose bellissime e quindi inutili, come tutte le cose veramente belle, possono diventare vere. Sono i sogni di chi crede nella forza silenziosa della bellezza, qualche volta vince e premia chi lavora per lei. Senza pensare ad altro, solo alla bellezza.

Giuseppe Panza, Ricordi di un collezionista, Milano 2006, pp.152-154.

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

James Turrell, Roden Crater, Flagstaff, Arizona, USA

Roden Crater

James Turrell

 

 

 

 

john-baker

Quasi nulla è dato sapere dell’inglese John Alec Baker (1926-1987), a parte l’artrite reumatoide di cui soffriva e il cancro che l’ha ucciso prematuramente, dovuto ai farmaci presi per curare la sua prima malattia. Due soli sono i titoli pubblicati rispettivamente nel 1967 The Peregrine (Il falco pellegrino) e nel 1969 The Hill of Summer (L’estate della collina). E sono due capolavori unici della letteratura inglese del secolo scorso. La conoscenza della lingua è stupefacente, lo stile è estremamente terso, l’uso delle parole e dei sinonimi così attento da restare ammirati per ogni variazione minima fra riga e riga. Quest’uomo conduce nel cuore della natura, fa immedesimare il lettore in essa, e d’un tratto si è nel mezzo del bosco a percepire una vasta gamma di sensazioni e loro sfumature cromatiche, tattili, uditive, olfattive, che prima s’ignoravano.

Sa essere elegiaco, Baker, ma non manierato, poiché si passa dalla fascinazione-immersione nel mondo silvestre alla descrizione puntuale della ferocia della natura stessa: mai scordare che quotidianamente in essa migliaia di vite animali lottano per sopravvivere. Da Virgilio a Orfeo e oltre. Stupendo.

“Mi stendo sulla collina d’erba, lasciando che il giorno scenda pigro a occidente. I monticelli delle tane di talpa si stagliano nel blu. L’aria, in alto, diventa più pura e solitaria, mentre il vento percorre l’erba e i pioppi, come viaggiatori, sembrano opporvisi. Un gheppio si leva riempiendosi d’aria le ali, come maniche a vento. Le rondini scanalano il cielo col vapore blu scuro del loro volo. È faticoso tornare in pianura seguendo il sentiero dei ricordi; è faticoso tornare al futuro perduto, al crepuscolo che sommerge la città, al cupo mondo occidentale di luce calante e cieli spezzati. La mia vita è qui, dove presto le allodole torneranno a cantare e il falco vola alto. Si vorrebbe solo avanzare immersi nel paese dell’estate, viaggiando da canto d’allodola a canto dall’allodola, attraversando il buio regno dei gufi, i poderi delle volpi, le contee dei tassi, per uscire nel luminoso dominio invernale, l’austero mondo marino dei falchi. Sulla campagna a oriente qualcosa indugia nell’aria, un pulviscolo che non si posa, una bruma che nessun lume può disperdere. È come se il mare rilucesse giù dal cielo.”

J.A.Baker, L’estate della collina, tradotto splendidamente in italiano da Salvatore Romano, Palermo 2008, p.151.